La provincia di Reggio Emilia è una provincia dell'Emilia-Romagna, terza della regione per popolazione (dopo quelle di Bologna e Modena) con abitanti.

Il Reggiano, così è parimenti chiamato il territorio provinciale, confina a ovest con la provincia di Parma (il confine è il torrente Enza) e a est con la provincia di Modena, a nord con la Lombardia (provincia di Mantova) e a sud con la Toscana (provincia di Massa-Carrara e provincia di Lucca).

Geografia antropica Infrastrutture e viabilità La provincia è attraversata dalla strada statale 9 Via Emilia, di fondazione romana, a cui si affiancarono nel 1859 la ferrovia Milano-Bologna e cento anni più tardi l'A1 Autostrada del Sole. Dal 1968 la provincia di Reggio è lambita a est dall'A22 Autostrada del Brennero. Oltre alla ferrovia Milano-Bologna e alla recente linea del treno ad alta velocità che ricalca il medesimo collegamento, sono presenti quattro linee locali della FER - le ferrovie Reggio Emilia-Ciano d'Enza, Reggio Emilia-Guastalla, Reggio Emilia-Sassuolo, Parma-Guastalla-Suzzara - e un tratto della ferrovia Modena-Verona fra Rolo e Villanova di Reggiolo.

Longitudinalmente, in direzione nord-sud, la provincia è tagliata in due dalla SS 63 del Valico del Cerreto che un tempo collegava Gualtieri ad Aulla passando per Reggio e l'Appennino Tosco-Emiliano, oggi declassata a strada provinciale fra il capoluogo di provincia e la Bassa. Dal 2001 le altre strade statali presenti sul territorio provinciale - i tratti a nord della via Emilia della SS63 e della SS 62, la SS 358 di Castelnovo, la SS 467 di Scandiano, la SS 468 di Correggio, la SS 486 di Montefiorino e la SS 513 di Val d'Enza - furono affidate dal Governo Italiano alla Regione Emilia-Romagna che, a sua volta, le diede in gestione alle Province. A oggi, l'Amministrazione provinciale di Reggio Emilia gestisce circa 875 km di strade provinciali.

Insediamenti La provincia di Reggio Emilia era storicamente formata da quarantacinque comuni, divenuti quarantadue a partire dal 1º gennaio 2016, giorno in cui i quattro comuni di Busana, Ligonchio, Ramiseto e Collagna hanno cessato di esistere per fondersi e dar vita a un nuovo comune denominato Ventasso. Dal punto di vista sociale, culturale ed economico il territorio provinciale si compone di 5 distretti comprensoriali che, tuttavia, non godono di alcun riconoscimento giuridico ufficiale. I distretti sono: Reggio Emilia città, la Val d'Enza, la Bassa Reggiana, il Correggese, la Zona ceramiche e la Montagna.

Pur non essendo caratterizzati da organi veri e propri di autogoverno essi, de facto, garantiscono importanti funzioni convogliando su un "centro" forte una moltitudine di servizi a disposizione dei comuni del comprensorio. Si tratta, in primis, di servizi sanitari (la sede dell'ospedale di zona); educativi (il polo di istruzione superiore); direzionali, e di supporto ai lavoratori e alle imprese. I cinque comuni capodistretto sono: Guastalla per la Bassa Reggiana; Correggio, per la zona che comprende l'omonima città e i comuni circostanti; Castelnovo ne' Monti per l'Appennino reggiano, Montecchio Emilia per la Val d'Enza; Scandiano per la Zona ceramiche. Il distretto di Reggio Emilia città coincide con i confini comunali del capoluogo di provincia e, a livello sanitario, include i comuni della cintura nord e della cintura sud della città.

Ambiente La provincia risulta compresa fra il fiume Po a nord e il crinale dell'Appennino tosco-emiliano a sud, facente parte del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano (che si estende anche alle limitrofe province di Parma, Modena, Lucca e Massa Carrara).

Da un punto di vista idrologico la provincia di Reggio si colloca nel regime intermedio tra il regime sublitoraneo alpino tipico della fascia prealpina lombardo-veneta e il regime sublitoraneo appenninico tipico delle aree interne appenniniche della Penisola Italiana. I massimi annui di piovosità sono principalmente due, il più significativo (anche per i fenomeni di piena nei torrenti provinciali e del fiume Po) è quello autunnale (precisamente nei mesi di ottobre e novembre) mentre il secondario si registra solitamente nel periodo tardo primaverile (aprile e maggio). La piovosità annua comunque si attesta attorno a 800–900 mm, pur rimanendo anche notevolmente più elevata nella fascia appenninica. Il clima è appenninico nella porzione meridionale (inverni rigidi e nevosi, estati temperate e più piovose) mentre risulta spiccatamente sub-continentale nella porzione settentrionale di pianura della provincia (inverni solitamente meno rigidi e meno nevosi, estati afose e poco piovose).

Mentre il territorio della pianura è fortemente antropizzato e presenta un'alta densità insediativa, l'Appennino reggiano presenta ancora un livello di naturalità elevato, crescente, soprattutto salendo verso il crinale. L'Appennino reggiano è soggetto a fenomeni di calanchismo naturale, visibili lungo tutto il suo sviluppo trasversale della provincia, ma particolarmente evidenti nella porzione occidentale lungo l'alveo del torrente Enza. Fra le maggiori attrattive della montagna reggiana vi è di sicuro la Pietra di Bismantova, che sorge nel comune di Castelnovo Monti, ma visibile dal territorio di molti comuni appenninici. Il profilo così netto della montagna colpì persino il poeta fiorentino Dante Alighieri che la cita nel suo Purgatorio.

Orografia Il Reggiano ha un'orografia molto lineare, con una zona di pianura che va dal confine nord sino a una linea quasi retta ovest/est a 6–7 km a sud del capoluogo dove iniziano le colline che vanno gradualmente crescendo e mutandosi in vere e proprie montagne sino al crinale. La pianura, essendo legata al corso del Po, va decrescendo di altitudine procedendo da ovest a est. Gli estremi sono 19 metri s.l.m.. al confine provinciale di nord-est e i 2121 metri del monte Cusna. Altre cime di rilievo sono il monte Prado (2054 m), l'Alpe di Succiso (2017 m), il Casarola (1979 m), il Monte Alto (1904 m), il monte Cavalbianco (1855 m) e il Monte Ventasso (1727 m). Da rimarcare l'unicità e l'originalità della Pietra di Bismantova, che si staglia con la sua cima piatta e le sue pareti scoscese a rendere inconfondibili tanti panorami dell'Appennino reggiano. I passi automobilistici al confine con la Toscana, sono, da ovest a est: il Passo del Lagastrello (1200 m), il Passo del Cerreto (strada statale 63, 1261 m), il Passo della Pradarena (1579 m) e il passo delle Forbici (1574 m), quest'ultimo raggiungibile in automobile solo con una strada sterrata dal versante toscano in estate.

Acque Tre sono i principali corsi d'acqua che bagnano la provincia: il fiume Po marca il confine settentrionale per circa 20 km con la provincia di Mantova, il torrente Enza a ovest, che scorre in territorio provinciale dalle sue sorgenti alla foce nel Po, segnando il confine con la provincia di Parma per circa 85 km e il fiume Secchia che segna il confine est con la provincia di Modena da Cerredolo a Rubiera località presso cui entra nella provincia di Modena fino a sfociare anch'esso nel Po, dopo un corso di oltre 170 km. Numerosi sono i torrenti, specie in montagna: il più importante per lunghezza e portata risulta indubbiamente il torrente Crostolo, lungo 55 km che nasce poco sopra il paese di Casina e si getta nel Po presso Guastalla, attraversando per un breve tratto il comune capoluogo. Corsi d'acqua minori sono il Dolo, il Secchiello, l'Ozola e il Tresinaro, tributari della Secchia, Lonza e Tassobbio, tributari dell'Enza, poi il Rodano, la Modolena e il Quaresimo che bagnano i sobborghi del capoluogo.

Pochi i laghi naturali: uno solo in pianura, il Lago di Gruma nel comune di Campegine, in montagna i tre laghi del Cerreto (uno principale e due minori) e il lago Calamone, detto anche lago del Ventasso, alle pendici del monte medesimo.

Bacini artificiali di una certa importanza sono situati a Ligonchio, al Passo di Lagastrello e a Gazzano di Villa Minozzo, mentre la bassa pianura è intersecata da una estesa rete di canali di scolo e di bonifica (in primis la Parmigiana Moglia) che confluiscono nel Po o direttamente o, più spesso, attraverso il Crostolo o l'Enza. Dall'alto Medioevo e sino al Settecento alla periferia nord del capoluogo ci si imbarcava sul canale Naviglio per giungere, nel modo più veloce e sicuro, a Ferrara e a Venezia.

Sorgenti termali di rilievo sgorgano a Cervarezza Terme, nel comune di Busana, mentre quelle di Quara di Toano, note dall'epoca romana e fino al Medioevo, sono abbandonate e quasi prosciugate a causa di bradisismi e antichi terremoti che ne hanno ostruito il corso. Le abbondantissime fonti di Poiano di Villa Minozzo non sono note turisticamente come altre realtà regionali.

Geografia antropica Il comune capoluogo è posto al centro del territorio provinciale, nell'alta pianura, a una quota di circa 60 m.s.l. in una fascia di territorio che si è fittamente urbanizzata a partire dal secondo dopoguerra. Il territorio provinciale è suddivisibile in cinque zone urbane vaste coincidenti con i bacini urbani di Reggio Emilia, Guastalla, Poviglio, Correggio e Novellara. I restanti due bacini urbani di Scandiano e Casalgrande sono conglomerati con quello di Sassuolo/Fiorano Modenese e quindi afferiscono in misura molto minore al bacino provinciale di Reggio Emilia. Per quanto riguarda il bacino urbano di Reggio Emilia si può stimare una popolazione complessiva di circa 275.000 abitanti (dato del 2012), per i centroidi di Guastalla, Poviglio, Correggio circa 33.000 mentre per Novellara si ha un bacino urbano stimabile in circa 45.000 abitanti. Il fenomeno del pendolarismo è ben diffuso nella provincia di Reggio Emilia, dai dati del censimento 2001 risulta infatti che ben il 53,3% della popolazione residente in provincia di Reggio Emilia si spostava quotidianamente per studio o per lavoro. Su 453.892 residenti provincia di Reggio Emilia alla data del Censimento 2001, ben 242.015 ogni giorno effettuavano spostamenti sia all'interno dello stesso comune (152.498 persone) sia fuori dal comune di dimora abituale (89.517)

Storia Il territorio provinciale fu abitato fin dalla preistoria. Le prime fonti storiche scritte che parlano del territorio di Reggio Emilia sono di Tito Livio, quando nel 187 a.C. ci narra della guerra condotta dai Romani contro le popolazioni celtiche (Galli Boi) che si erano insediati in buona parte del territorio reggiano e quelle dei Liguri Friniates i quali abitavano l'Appennino tosco-emiliano. Tito Livio ci narra che il console Marco Emilio Lepido al comando delle legioni romane inseguì, depredò, bruciò per valli e monti i Liguri fino ai monti Ballistam (Monte Valestra) e Suismontium (Pietra di Bismantova) e dopo un difficile assedio li sconfisse in battaglia in campo aperto e per questo eresse un tempio a Diana. Proseguì la lotta attraversando gli Appennini verso i territori romani (cis) e sconfisse gli altri Liguri Friniates che abitavano la Garfagnana, probabilmente passando per i passi di Pradarena o delle Forbici/Radici, visto che i passi del Cerreto/Ospedalaccio o Lagastrello danno accesso alla Lunigiana, che lo stesso Tito Livio ci dice abitata dai Liguri Apuani.

Una volta sconfitti i Liguri Friniates della Garfagnana il console Marco Emilio Lepido tornò in Emilia e diede inizio alla costruzione della via che poi prenderà il nome di Via Emilia e che collegava Rimini con Piacenza, su cui sorgeranno di lì a poco le città di Parma, Reggio Emilia e Modena. E verosimilmente il termine Lepidum Regium potrebbe stare a indicare il territorio oggetto della vittoriosa campagna militare condotta dal console Marco Emilio Lepido.