, presidente della Repubblica socialista di Croazia dal 1990 al 1991 e primo presidente della Croazia indipendente. Fu uno degli artefici della dissoluzione della ex Jugoslavia e della conseguente guerra civile che portò all'indipendenza croata. Il partito politico di Tuđman, l'Unione Democratica Croata (Hrvatska demokratska zajednica - HDZ), vinse le prime elezioni multipartitiche dopo la riforma elettorale per il sistema democratico a più partiti. Tuđman venne eletto a presidente del Paese. Un anno dopo proclamò la dichiarazione d'indipendenza croata. Fu rieletto due volte e rimase al potere fino alla sua morte, avvenuta alla fine del 1999.

È stato riconosciuto post mortem dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia membro chiave di un gruppo criminale che intendeva conquistare con la violenza una parte del paese confinante della Bosnia ed Erzegovina, in particolare eliminandone la popolazione musulmana attraverso la commissione di crimini di guerra e contro l'umanità. Inoltre, lo stesso propugnava l'eliminazione di ogni presenza serba nella regione della Krajina così commettendo atti considerati crimini di guerra.

Diverse fonti hanno definito il suo governo nazionalista ed autoritario.

Biografia Franjo Tuđman nacque il 14 maggio 1922 a Veliko Trgovišće, allora parte del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, da Stjepan Tuđman e Justina Gmaz. Il padre era un membro attivo del partito contadino croato. Nel 1940, mentre frequentava la scuola superiore a Zagabria, venne arrestato dalle autorità jugoslave per il suo appoggio al movimento nazionalista croato.

Tuđman e il comunismo Durante la seconda guerra mondiale Tuđman combatté nelle file dei partigiani jugoslavi di Tito, insieme con il fratello Stjepan che cadde in azione nel 1943. In questo periodo conobbe la futura moglie, Ankica.

Divenne uno dei più giovani generali dell'esercito popolare jugoslavo negli anni sessanta — un fatto che alcuni osservatori hanno collegato al fatto che proveniva da Zagorje, una regione che aveva portato pochi partigiani comunisti.

Tuđman smise di prestare servizio militare nel 1961 per fondare lIstituto per la storia dei movimenti dei lavoratori, di cui rimase direttore fino al 1967.

Il dissidente Oltre al libro sulla guerriglia, Tuđman scrisse una serie di articoli attaccando il regime comunista jugoslavo, e per questo fu espulso dal partito. Il più importante dei suoi libri scritti in quel periodo è Velike ideje i mali narodi, (Grandi idee e piccoli popoli), una monografia sulla storia politica che si contrappose ai dogmi fondamentali della élite comunista jugoslava, riguardo al collegamento tra elementi sociali e nazionali nella guerra rivoluzionaria jugoslava (durante la seconda guerra mondiale).

Nel 1971 fu condannato a due anni di carcere per attività sovversive durante il periodo del movimento politico della Primavera croata.

La Primavera croata fu un movimento riformista nato nel clima di crescente liberalismo alla fine degli anni sessanta. Si trattò inizialmente di un liberalismo moderato e ideologicamente controllato dal partito, ma ben presto sfociò in manifestazioni di massa di insoddisfazione riguardo alla posizione del popolo croato nella Jugoslavia, e iniziò a minacciare il monopolio politico del partito. Assieme alle idee riformiste, presero sempre più piede istanze di natura puramente nazionale, che sfociarono in fortissime tensioni fra croati e serbi, nel solco della pluridecennale storia jugoslava e come presagio di ciò che sarebbe accaduto vent'anni dopo. Di tutto ciò fece le spese anche la minoranza italiana, accusata dai croati di irredentismo e pesantemente colpita nelle sue strutture. Il risultato fu una ferma e immediata soppressione da parte di Tito, che usò l'esercito e la polizia per distruggere quello che vide come una minaccia al sistema comunista e alla stessa integrità della Jugoslavia. Ci furono tentativi di mediazione andati a vuoto.

Durante il turbolento 1971, il ruolo di Tuđman fu quello di una forma particolare di dissidente, che denunciava la pretesa «serbizzazione» della Jugoslavia, così come il ruolo del centralismo in Jugoslavia e la continuazione dell'ideologia dello jugoslavismo unitario. Tuđman asserì che questa idea romantica, originariamente croata, del panslavismo del XIX secolo era stata usata in entrambi gli stati jugoslavi in un fronte per cercare di dominare le popolazioni non serbe: dall'economia all'esercito, alla cultura e alla lingua. All'interno di questa polemica, iniziò un aspro dibattito sul numero delle vittime del campo di concentramento di Jasenovac, sviluppato negli anni successivi ed espresso chiaramente all'interno del libro Gli orrori della Guerra.

Gli orrori della Guerra (Bespuća povijesne zbiljnosti) Nel 1989 Tuđman pubblicò la sua opera più famosa, Gli orrori della guerra (Bespuća povijesne zbiljnosti), in cui metteva in discussione il numero delle vittime durante la seconda guerra mondiale in Jugoslavia. Gli orrori della guerra è un libro strano, una raccolta di riflessioni sul ruolo della violenza nella storia del mondo frammiste a reminiscenze personali sulle sue baruffe con gli uomini degli apparati, giungendo infine al vero nucleo dell'opera: l'attacco alla sopravvalutazione delle vittime serbe nello Stato Indipendente di Croazia (NDH).

Il libro (tradotto anche come La terra sterile della Realtà Storica) causò anche molte discussioni a causa del seguente brano:

. Queste cifre erano grossolanamente inaccurate, come la maggior parte delle stime sui morti della seconda guerra mondiale, gonfiate o sgonfiate in base a chi scrive la storia; erano intenzionalmente messe in circolazione, abilmente manipolate e gonfiate per ragioni puramente politiche: gli Ustascia erano un nemico sconfitto della seconda guerra mondiale, che doveva essere raffigurato come estremamente negativo, come realmente era stato. .

Ciò, a sua volta, portò ad atteggiamenti che facevano ricorso alla paura, all'ostilità e alla sete di vendetta sia da una parte sia dall'altra. .

Tuđman, basandosi su ricerche precedenti commissionate da lui stesso, affermò che il numero di tutte le vittime del campo di Jasenovac (serbi, ebrei, rom, croati e altri) fu tra i 30.000 e i 60.000: un'opinione messa in discussione da molti storici.

Un'altra controversia scatenata da Gli orrori della Guerra fu quella relativa al presunto antisemitismo di Tuđman, che verrebbe fuori da questo libro: egli citò diverse fonti ebraiche che dimostrano come sia difficile stimare il numero delle vittime - gli storici hanno stabilito tra 4 e 6 milioni il numero degli ebrei uccisi dal genocidio nazista. L'incertezza su queste cifre (margine di errore oscillante intorno ai due milioni di persone) spinse Tuđman ad equiparare queste stime a quelle sui serbi.

Anche lo stile di Tuđman era tutt'altro che sfumato: ciò diede adito a tensioni tra una parte delle comunità ebraiche (specialmente negli Stati Uniti e in Israele) e confuse Tuđman - .

Al di là di questi dissidi, .

Lavori pubblicati Riguardo alla considerazione scientifica delle opere di Tuđman, è da notare che:

.

In genere, .

Questa interpretazione però non è condivisa da una gran parte degli studiosi: secondo lo storico Luciano Canfora "Tuđman non è soltanto "revisionista" sul piano "storiografico", è anche un antisemita in servizio permanente (...). Tuđman, che esalta Pavelić e condanna il cosiddetto "giudaismo internazionale" passa per il "moderato" della nuova Croazia. La Croazia (...) è ormai a tutti gli effetti una nuova "Croazia fascista", come ha efficacemente argomentato Simon Wiesenthal in un'intervista apparsa su questo giornale il primo aprile "repubblica antisemita di Croazia Repubblica antisemita di Croazia, in Corriere della Sera, 15 aprile 1993.

La storiografia internazionale quindi considera gli scritti di Tuđman come delle fonti per approfondire lo studio sul personaggio storico, ma non li si trova citati fra le opere scientificamente probanti.

Il programma nazionale Nell'ultima parte degli anni ottanta, la Jugoslavia si trascinava verso la sua inevitabile fine, lacerata da contrapposte aspirazioni nazionali: tra di esse, la questione albanese nella provincia autonoma del Kosovo, compresa dentro i confini della Serbia, e il movimento populista nazionale pan-serbo, ispirato da un'élite intellettuale serba e guidato da Slobodan Milošević. In questo contesto, Tuđman formulò un programma nazionale croato che può essere riassunto nei seguenti punti:

L'obiettivo principale era l'instaurazione dello Stato nazionale croato: perciò, tutte le dispute ideologiche del passato dovrebbero essere messe da parte. In pratica, ciò significò un forte supporto dalla diaspora croata anticomunista (in buona parte legata all'ideologia ustascia), specialmente dal punto di vista finanziario. I risentimenti e l'opposizione delle nazioni dell'Europa occidentale devono essere messi in conto, in particolare obiezioni del tipo: «Noi stiamo intraprendendo un processo di integrazione e voi croati volete distruggere un esempio riuscito di Stato multietnico, come la Jugoslavia». La risposta a questo era, secondo Tuđman: «La vostra cara Jugoslavia non è un paradiso multietnico, ma una tirannide comunista serba. Voi volete un'"integrazione" basata sull'oppressione?». Detto in termini più raffinati: «Le nazioni stanno attraversando processi simultanei di individualismo su base nazionale e di integrazione internazionale». Anche se l'obiettivo ultimo di Tuđman era una Croazia indipendente, egli era conscio della realtà della politica interna ed estera. Così, inizialmente, . . Riguardo agli scottanti problemi dei conflitti nazionali, almeno all'inizio la sua visione era questa: egli sapeva che il nazionalismo serbo avrebbe potuto causare devastazioni sul suolo croato e bosniaco, poiché i serbi di fatto controllavano il JNA (Esercito Popolare Jugoslavo). In effetti i serbi, pur essendo meno del 40% della popolazione della Jugoslavia, costituivano circa l'80% degli ufficiali dell'esercito. La proposta di Tuđman era che i serbi residenti in Croazia, circa l'11% della popolazione croata, potessero acquisire un'autonomia culturale e, per certi versi, anche politica. Questa posizione di Tuđman non soddisfaceva i desideri dei serbi, che si muovevano su più livelli: essi consideravano d'avere - in quanto popolo costitutivo della Jugoslavia - lo stesso diritto di secessione che i croati stessi desideravano esercitare nei confronti della Federazione. La risposta croata fu chiarissima: nella nuova Costituzione croata si affermò che "il Parlamento Croato non sanzionò mai la decisione del Consiglio Nazionale dello Stato degli Sloveni, Croati e Serbi di unirsi alla Serbia e al Montenegro nel Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (1º dicembre 1918)" (con ciò negando la legittimità dell'unione originaria della Croazia alla prima Jugoslavia), ma soprattutto che "La Repubblica di Croazia è stabilita come lo stato nazionale della Nazione Croata e lo stato delle minoranze nazionali autoctone: Serbi, Cechi, Slovacchi, Italiani, Ungheresi, Ebrei, Tedeschi, Austriaci, Ucraini e Ruteni"ICL - Croatia Constitution La costituzione croata (testo in inglese): da "popolo costitutivo" della Jugoslavia, i serbi della Croazia venivano quindi inseriti all'interno di uno Stato autodichiaratosi "nazionale", nel quale essi erano una minoranza assimilata a tutte le altre.