La campagna dei Balcani fu l'invasione della Jugoslavia e della Grecia, da parte delle forze dell'Asse, principalmente l'Italia e la Germania, avvenute tra l'ottobre del 1940 ed il maggio del 1941, durante la seconda guerra mondiale.

Guerra greco-italiana

La Grecia nel 1940 era governata da Ioannis Metaxas, un politico filofascista sostenuto da Re Giorgio II, riportato al trono il 3 novembre 1935, a seguito di un colpo di Stato militare che aveva ripristinato la monarchia dopo che questi era stato deposto 11 anni prima, con la proclamazione della repubblicaIl regime di Ioannis Metaxas durò dal 3 novembre 1935 al 29 gennaio 1941, giorno della sua morte; egli, appena insediato, proclamò la costituzione di uno "Stato anticomunista, antiparlamentare, totalitario ed antiplutocratico". I provvedimenti in materia economica furono tuttavia, a suo dire, improntati sul modello del Portogallo di António de Oliveira Salazar piuttosto che su quello dell'Italia fascista. V. AA.VV., La storia, vol. XIII, L'età dei totalitarismi e la seconda guerra mondiale, Torino, 2004, p. 312.. Metaxas venne contattato alle ore 03:00 della mattina del 28 ottobre dall'ambasciatore italiano ad Atene Emanuele Grazzi che gli consegnò un ultimatum nel quale l'Italia accusava la Grecia di violazione della neutralità a vantaggio degli inglesi, veniva inoltre richiesta l'occupazione di alcuni punti strategici in territorio ellenico, il documento concedeva solo tre ore di tempo per accettare le condizioni; Metaxas respinse l'ultimatum e, alle ore 06.00, le avanguardie delle truppe italiane di stanza in Albania iniziarono l'avanzata su di un fronte largo circa 150 chilometriCervi, Storia della guerra di Grecia, Rizzoli, 1992, pp. 109-112..

La campagna italiana di Grecia, voluta da Mussolini per tentare di bilanciare i successi ottenuti fino a quel momento dalla Germania, avrebbe dovuto ricalcare le modalità della guerra lampo ma, contrariamente alle previsioni, la resistenza dell'esercito greco, unita a difficoltà dovute alla natura del territorio, allo scarso numero di truppe messe in campo all'inizio dagli Italiani e all'antiquato equipaggiamento del Regio Esercito, sommato a una difficile situazione logistica fecero ben presto arrestare l'offensiva tramutandola in una guerra di posizione, tanto che, il 4 dicembre, il capo di stato maggiore delle forze armate italiane, il maresciallo Pietro Badoglio, venne sostituito con il generale Ugo CavalleroIl generale Ugo Cavallero fu nominato comandante anche delle truppe di stanza in Albania al posto del generale Ubaldo Soddu. V. Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, vol. II, 1995, Fabbri Editori, p. 412.; Metaxas consentì a truppe inglesi di insediarsi a Creta ed a Suda e, poche settimane dopo l'inizio della guerra, le forze greche riuscirono a passare al contrattacco, penetrando in territorio albanese.

La situazione sul fronte italo greco e la presenza di forze inglesi sul suolo ellenico indussero, il 27 marzo 1941, Hitler a ordinare all'OKW di preparare un piano per l'invasione sia della Grecia che della Jugoslavia, il cui assetto interno, condizionato in quel momento dall'Unione Sovietica e dalla Gran Bretagna, rischiava di limitare il controllo tedesco sul paese e l'attacco avvenne simultaneamente il 6 aprile 1941, concludendosi vittoriosamente il giorno 23.

L'invasione della Jugoslavia

Il colpo di Stato Il 1º marzo 1941 la Bulgaria aderì al patto Tripartito e contestualmente fu firmato un patto di non aggressione tra il paese balcanico e la Turchia, che provocò le reazioni dell'Unione Sovietica in merito alla violazione della sua zona di sicurezza; il giorno successivo le truppe tedesche destinate all'invasione della Grecia iniziarono a schierarsi in territorio bulgaro e questo causò, il 5 marzo, la rottura dei rapporti diplomatici tra Londra e SofiaSalmaggi e Pallavisini, La seconda guerra mondiale, 1989, Mondadori, p. 104.. La Jugoslavia restava dunque l'ultimo paese neutrale dell'area balcanica e per questo fu sottoposto ad intense pressioni diplomatiche da parte di Hitler, di Churchill e dello stesso re Giorgio VI, ma il 20 marzo il principe Paolo comunicò al suo governo che anche il suo paese avrebbe aderito al patto Tripartito, adesione che venne formalizzata a Vienna il giorno 25.

L'adesione della Jugoslavia al patto Tripartito sollevò un'ondata di proteste nel paese e, il 27 marzo, un colpo di Stato guidato dal generale Dušan Simović, pose sul trono Pietro II di IugoslaviaIl colpo di Stato fu idealmente organizzato dal Regno Unito ma realizzato materialmente con la collaborazione di elementi sovietici. Vedi AA.VV., La storia, cit., pag. 653.; il nuovo Governo stipulò immediatamente un patto di non aggressione con l'Unione Sovietica ma attese fino al 2 aprile per comunicare alla Germania che non sarebbe stato stipulato nessun accordo formale con la Gran Bretagna, facendo intendere che l'accordo tra le potenze dell'Asse e la Jugoslavia non sarebbe stato sciolto. Il ritardo fu sufficiente ad Hitler per confermare gli ordini diramati il 27 marzo al momento del colpo di Stato, la cosiddetta direttiva 25, che autorizzava lo stato maggiore tedesco ad elaborare i piani di invasione della Jugoslavia che sarebbe iniziata, contestualmente a quella della Grecia, la cosiddetta operazione Marita, il 6 aprileHitler dichiarò ai suoi più stretti collaboratori che la Jugoslavia doveva essere cancellata per sempre. V. AA.VV., Il terzo Reich, vol. La Conquista dei Balcani, 1993, H&W, p. 32..

L'attacco dell'Asse L'offensiva, lanciata il 6 aprile, ebbe completo successo: il giorno 17 la Jugoslavia capitolò e, contro una perdita di 558 uomini da parte tedesca, l'esercito jugoslavo fu totalmente distrutto e quasi uomini fatti prigionieri.

L'invasione della Grecia

La Germania iniziò l'attacco alla Grecia ed alla Jugoslavia il 6 aprile 1941 e le forze che furono impiegate contro il paese ellenico furono: la 12ª armata, comandata dal feldmaresciallo Wilhelm List, il XVIII corpo di montagna, comandato dal generale Franz Böhme, integrato dalla divisione SS Leibstandarte, comandata dallObergruppenführer Josef Dietrich, e dalla IV. Luftflotte, comandata dal generale Wolfram von Richthofen, forte di circa aeroplani, la cui zona di operazioni si estendeva anche alla Jugoslavia; l'esercito greco, comandato dal Generale Alexander Papagos, disponeva di tre armate, oltre al contingente Alleato comandato dal generale Henry Maitland Wilson, formato dal I corpo d'armata australiano, comandato dal generale Thomas Blamey, dalla 2ª divisione neozelandese, comandata dal generale Bernard Freyberg, da due divisioni inglesi e da una brigata polacca, per un totale di circa uominiSalmaggi e Pallavisini, op. cit., p. 116..

L'avanzata si sviluppò su due direttrici principali: ad ovest il grosso delle forze corazzate avanzò verso Skopje, allo scopo di attraversare il confine greco nei pressi di Florina, mentre la 2ª divisione corazzata, comandata dal generale Rudolf Veiel, si mosse in direzione di Strumica per dirigersi verso Salonicco; il XVIII corpo di montagna era incaricato di oltrepassare la cosiddetta linea Metaxas, la barriera fortificata lunga circa 150 chilometri lungo il confine bulgaroLa linea Metaxas fu realizzata allo scopo di sfruttare al meglio la natura del terreno montagnoso a difesa del paese contro l'allora nemica Bulgaria, era un complesso di trincee e di bunker annidati lungo le montagne, la cui costruzione tuttavia, iniziata nel 1930, al momento dell'attacco tedesco, non era stata del tutto completata. V. AA.VV., Il terzo Reich, cit., p. 75., mentre reparti di fanteria tedesca e bulgara ebbero il compito di occupare la regione della Macedonia orientale e Tracia e le isole del mar Egeo site di fronte alla Turchia.

La 5ª e la 6ª divisione di montagna, comandate rispettivamente dal generale Julius Ringel e dal generale Ferdinand Schörner, avanzarono sulla linea Metaxas, che venne contemporaneamente aggiarata ad est dalle due divisioni di fanteria del XXX corpo, comandato dal generale Otto Hartmann, e ad ovest dalla 2ª divisione corazzata e dalla 72ª divisione di fanteria, comandata dal generale Philipp Müller-Gebhard; la velocità dei panzer tedeschi consentirono all'unità corazzata tedesca di giungere alle spalle dell'armata della Macedonia orientale, che, dopo la rapida occupazione di Salonicco, avvenuta il 9 aprile, si arrese senza condizioniLa resa dell'Armata della Macedonia Orientale fruttò ai tedeschi prigionieri a fronte della perdita di soli 150 uomini. V. Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, cit., p. 424..

Contemporaneamente all'attacco contro la linea Metaxas il XV corpo corazzato, comandato dal generale Georg Stumme, avanzò attraverso la Jugoslavia ed attraversò il confine con la Grecia l'11 aprile insieme alla divisione corazzata SS Leibstandarte Adolf Hitler, puntando a circondare le due armate greche impegnate contro gli italiani. Già il giorno 12, non appena giunse l'ordine da parte di Papagos alle truppe elleniche impegnate in Albania di cominciare a ritirarsi onde cercare di evitare di essere insaccate, il comandante dell'armata dell'Epiro richiese ai propri superiori di cominciare a trattare un armistizio, la richiesta venne respinta, ma il 20 aprile il comandante dell'armata della Macedonia occidentale Tsolakoglu prese l'iniziativa e avviò trattative di resaCervi, Storia della guerra di Grecia, Rizzoli, pp. 246-251 con i soli tedeschiIl generale Tsolakoglou, riscontrando l'impossibilità di uscire dalla sacca che si era formata, si rifiutò di prendere in considerazione l'idea di arrendersi alle truppe italiane, considerando la loro vittoria non meritata, ed avviò trattative di resa separata solo nei confronti delle forze tedesche con l'Obergruppenführer Josef Dietrich. V. John Keegan, La seconda guerra mondiale, Rizzoli, 2000, p. 152..

La situazione indusse il generale Wilson a ripiegare in quanto, dopo la conquista di Salonicco da parte del XVIII corpo di montagna, questo stava avanzando verso sud, lungo la direttrice del mar Egeo, rischiando di chiudere in una morsa l'intero contingente alleato e il generale Papagos maturò l'idea di suggerirne l'evacuazione dalla Grecia; il comandante inglese non ritenne possibile una soluzione differente e ordinò la ritirata in direzione del passo delle Termopili, lasciando alcune unità in retroguardia allo scopo di rallentare l'avanzata tedesca, per tentare di raggiungere Atene, al fine di permettere ai soldati di imbarcarsi verso Creta od AlessandriaL'evacuazione del contingente alleato dalla Grecia prese il nome di operazione Demon. V. B.H. Liddell Hart, Storia militare della seconda guerra mondiale, 1995, Mondadori, p. 186..