Britannia fu il nome di una provincia prima, poi di più province dell'Impero romano situate nell'isola di Gran Bretagna in un tempo compreso tra il 43 e il 410 d.C.

Statuto

Dopo la conquista avvenuta ad opera di Claudio nel 43, la Britannia divenne una provincia imperiale, sottoposta al governo di un legatus Augusti pro praetore di rango consolare. La capitale fu stabilita nel centro di Camulodunum; poi, dopo la rivolta di Boudicca, fu spostata a Londinium. Dal 207, la provincia venne divisa in Britannia Superior con capitale Londinum e Britannia Inferior con capitale Eburacum.

Dopo la fine dell'Impero delle Gallie e il suo riassorbimento all'interno dell'Impero romano, la Britannia fu divisa dall'imperatore Diocleziano (fine III-inizi IV secolo) in quattro province: la Maxima Caesariensis (nel sud-est, con capitale Londinium, oggi Londra), la Flavia Caesariensis (nell'est, con capitale Lindum Colonia, oggi Lincoln), la Britannia Secunda (nel nord, con capitale Eburacum, oggi York) e la Britannia Prima (nell'ovest, incluso il Galles, con capitale Corinium Dobunnorum, oggi Cirencester).

Ci fu anche una quinta provincia, nel nord, chiamata Valentia (con capitale Luguvallium, oggi Carlisle), che ebbe però vita breve e venne creata nel 369. A capo della diocesi di Britannia era posto un vicarius, il quale aveva sotto di lui quattro governatori di rango equestre (i praesides). Nel tardo IV secolo, il governatore della Maxima Caesariensis divenne di rango consolare.

Vi erano, infine, una serie di comandi militari durante il tardo impero romano: il Dux Britanniarum, il Comes Britanniarum e il Comes litoris Saxonici per Britannias. Nel 410 ci fu la partenza delle ultime truppe romane, che lasciarono l'isola definitivamente.

Nota: sotto il nome di ogni provincia è indicata le relativa capitale.

Storia

Prologo alla conquista

La Britannia era già nota ai Greci e ai Cartaginesi agli inizi del IV secolo a.C., che importavano stagno:George Patrick Welsh (1963), Britannia: the Roman Conquest and Occupation of Britain, pp. 27-31. le isole britanniche erano infatti note ai Greci col nome di Cassiteridi (isole dello stagno).Erodoto, Storie, III, 115. Il navigatore cartaginese Imilcone disse di aver visitato l'isola nel V secolo a.C.Plutarco, Vite parallele (Cesare 23.2)., mentre Pitea, un navigatore greco di Marsiglia, vi giunse nel 320 a.C. circa e la circumnavigò.Robin Hanbury-Tenison, I settanta grandi viaggi della storia, pp. 44-45. Il primo contatto diretto tra i Romani ed i Britanni ci fu quando Giulio Cesare, già impegnato nella conquista romana della Gallia (odierna Francia), condusse due campagne militari in Britannia, affermando nel suo De bello Gallico che i popoli di quest'isola stessero aiutando la resistenza gallica. La prima spedizione si ebbe nel 55 a.C. ed era più una ricognizione che non una vera e propria invasione. Le navi di Cesare approdarono sulla costa del Kent, ma a causa di una tempesta che danneggiò la flotta e della scarsità di cavalleria a sua disposizione, il generale tornò nelle sue basi in Gallia.

Militarmente la spedizione fu quindi un insuccesso, ma ebbe effetti positivi sul piano politico: il Senato dichiarò infatti 20 giorni di feste pubbliche a Roma per celebrare questo evento senza precedenti.Giulio Cesare, De bello Gallico, 4.20-36.

Cesare affrontò la seconda spedizione (54 a.C.) con forze militari più ampie, tentando di sottomettere le tribù britanniche, o invitandole a pagare tributi e a dare ostaggi per avere la pace.Giulio Cesare, De bello Gallico, V 8-23. Cesare non fece dunque conquiste territoriali, ma stabilì un sistema di clientele e portò almeno parte della Britannia nella sfera d'influenza di Roma.

Ottaviano Augusto pianificò diverse invasioni nel 34, nel 27 e nel 25 a.C., senza però riuscire a portarle a termine per una serie di circostanze sfavorevoli e così le relazioni tra la Britannia e Roma restarono di tipo diplomatico (con ambasciatori inviati dai sovrani dei Britanni ad Augusto) e commerciale (com'è dimostrato dall'archeologia, che attesta un aumento delle importazioni di beni di lusso dall'Impero romano alla Britannia sud-orientale).Ottaviano Augusto, Res Gestae, 32; Strabone, Geografia, IV, 5; Dione Cassio, Storia romana, IL 38, LIII 22, 25; Keith Branigan, The Catuvellauni, 1987. Al tempo dell'imperatore Tiberio, alcune navi, durante le sue spedizioni in Germania (16), furono spinte in Britannia da una tempesta e poi rimandate indietro dai sovrani locali.Tacito, Annali, 2.24.

Nel sud della Britannia, i Romani appoggiarono due potenti regni: quello dei Catuvellauni, guidati dai discendenti di Tasciovano (favorito di Cesare), e quello degli Atrebati, regnati dai discendenti di Commio.John Creighton, Coins and power in Late Iron Age Britain, Cambridge University Press, 2000. Questa politica fu seguita fino al 39/40, quando Caligola ricevette un membro della dinastia dei Catuvellauni in esilio, pianificando una campagna contro i Britanni, che però non riuscì neppure a partire dalla Gallia.Svetonio, Vite dei dodici Cesari, Caligola, 44-46; Dione Cassio, Storia romana LIX, 25.

Invasione e conquista (43-47)

L'effettiva invasione romana della Britannia si ebbe al tempo dell'imperatore Claudio: nel 43, le forze romane, sbarcate a Richborough (nel Kent) al comando di Aulo Plauzio sconfissero i catuvellauni e i loro alleati nelle due battaglie del Medway e del Tamigi. Uno dei loro capi, Togodumno, fu ucciso, mentre il fratello Carataco sopravvisse, continuando a guidare la resistenza. Raggiunto da Claudio in persona con dei rinforzi, Plauzio marciò sulla capitale catuvellauna, Camulodunum (odierna Colchester), conquistandola.Cassio Dione, Storia romana 60.19-22. Intanto il futuro imperatore Vespasiano sottometteva il sud-ovest.Svetonio, Vite dei dodici Cesari, Vespasiano, 4. Conquistato il sud dell'isola, i Romani rivolsero la loro attenzione al Galles. Siluri, Ordovici e Deceangli si opposero però strenuamente agli invasori, catalizzando gli sforzi militari dei Romani. A capo dei Siluri e gli si pose Carataco, che condusse una vera e propria guerriglia contro le truppe guidate dal governatore Publio Ostorio Scapula, che però sconfisse il leader britanno nel 51. Carataco si rifugiò allora presso Cartimandua, regina dei Briganti, che provò la sua fedeltà ai Romani consegnandogli Carataco. Il capo britanno fu portato a Roma, dove lui e la sua famiglia ebbero però salva la vita.

Tuttavia i Siluri, ora guidati dall'ex marito di Cartimandua, Venuzio, iniziarono ad opporsi strenuamente ai Romani.Tacito, Annali 12:31-38.

Nel 61 scoppiò una rivolta nell'isola di Mona (l'odierna Anglesey, nel Galles del nord)Venceslas Kruta, Les Celtes. Histoire et dictionnaire. Des origines à la romanisation et au Christianisme, Bouquins, Paris, 2000, p. 382. guidata da druidi e sacerdotesse, a cui i Romani erano estremamente avversi a causa dei sanguinari culti; venne mandato a risolvere la situazione il governatore Gaio Svetonio Paolino, che stroncò duramente la ribellioneTacito, Annales, XIV, 29, 30..

Rivolta di Boudicca (60-61)

Per i primi venti anni, il dominio romano fu oppressivo e brutale, e così, stuprata e picchiata insieme alle figlie dagli invasori, Boudicca, regina degli Iceni, si pose a capo di una rivolta. I Trinovanti e i Catuvellauni si unirono agli Iceni, assalendo e distruggendo la colonia romana di Camulodunum. Paolino, ancora occupato in Galles, raggiunse Londinium, su cui stavano marciando i nemici. Constatando però che la città era indifendibile con le poche truppe a sua disposizione, Paolino l'abbandonò al suo destino, spostandosi a Verulamium (odierna St Albans). Londinium fu distrutta e la popolazione massacrata. Con alcune legioni Svetonio alla fine si scontrò coi nemici, infliggendo loro una dura sconfitta nella battaglia di Watling Street, sia pure con forze numericamente molto inferiori. Boudicca, in seguito alla sconfitta, si diede la morte con il veleno, per non cadere nelle mani dei Romani.Tacito, Agricola 14-17, Annali 14.29-39; Cassio Dione, Storia romana 62.1-12. La rivolta aveva quasi persuaso l'imperatore Nerone a ritirarsi dalla Britannia.Svetonio, Vite dei dodici Cesari, Vita di Nerone 18.

Successive turbolenze nell'isola ci furono nel 69, cioè nell'"anno dei quattro imperatori". Davanti al disordine che si diffuse nell'Impero romano, Venuzio dei Briganti scacciò l'ex moglie e assunse il controllo del nord del paese. Dopo la salita al potere dell'imperatore Vespasiano, Quinto Petillio Ceriale pose fine alla rivolta.Tacito, Agricola 16-17; Storie 1.60, 3.45.

Agricola e la Scozia (77-84)

Negli anni successivi i Romani conquistarono buona parte dell'isola. Il governatore Gneo Giulio Agricola, suocero dello storico Tacito, sottomise gli Ordovici nel 77 e i Caledoni nell'83 nella battaglia del Monte Graupio (nell'odierna Scozia del nord).Tacito, Agricola 18-38. Poco dopo la vittoria, Agricola fu richiamato in patria e i romani si ritirarono sulla linea del più difendibile istmo del Forth-Clyde.

Per gran parte della storia della Britannia romana, numerosi contingenti militari furono stanziati in guarnigioni sull'isola. Questo richiese però che l'imperatore tenesse un uomo fidato ed esperto come governatore della provincia. Come effetto collaterale, diversi futuri imperatori servirono come governatori o legatus Augusti pro praetore in Britannia, tra cui Vespasiano, Pertinace, e Gordiano I.

II secolo: i due Valli

L'archeologia ha dimostrato che alcuni forti romani a sud del limes Forth-Clyde, furono ricostruiti ed ampliati dopo la partenza del governatore provinciale, Gneo Giulio Agricola, sebbene molti altri fossero abbandonati. Monete romane e ceramica sono state rinvenute nelle Lowlands scozzesi negli anni precedenti il 100, a testimonianza di un aumento della romanizzazione nell'area. Alcune delle fonti più importanti di questa epoca sono le tavolette del forte di Vindolanda nel Northumberland, per lo più databili agli anni compresi tra il 90 ed il 110. Queste tavolette mostrano il funzionamento del forte durante il periodo sopra citato, fornendo uno scorcio della vita dei romani lungo i margini dell'impero: militari, consorti degli ufficiali, commercianti e addetti ai trasporti.

Nel 105 un'importante invasione dei Pitti, portò devastazione in numerosi forti di confine (es. a Trimontium, oggi Newstead), tanto che alcuni furono abbandonati. Sembra, infatti, che alcuni reparti ausiliari siano stati inviati nell'isola dalle due Germanie per arginare questa invasione, dopo che la conquista della Dacia aveva in precedenza obbligato l'imperatore Traiano a ritirare parte delle truppe provinciali, riducendone così gli effettivi e costringendo a rinunciare alla difesa delle conquiste di Domiziano della Scozia centrale. In questo caso la frontiera sembra sia stata spostata verso sud fino alla linea dello Stanegate presso la linea Solway-Tyne.

Una nuova crisi scoppiò all'inizio del principato di Adriano nel 118: una rivolta militare che fu soppressa dal governatore provinciale Quinto Pompeo Falcone. Quando Adriano raggiunse la Britannia durante il suo famoso viaggio attraverso le province attorno al 122, dispose la costruzione di un vallum, conosciuto ai posteri come il vallo di Adriano, innalzato lungo la linea di frontiera dello Stanegate. L'imperatore dispose che se ne occupasse il nuovo governatore Aulo Platorio Nepote a cui fu affidata una nuova legione proveniente dalla Germania inferiore: la VI Victrix. I rilievi archeologici hanno poi dimostrato che, durante questa prima metà del secolo, vi fu una notevole instabilità politica in Caledonia, e lo spostamento della frontiera più a sud dovrebbe essere considerato in questo contesto.