Charedì o Haredì ( traslitt. ḥaredi, IPA-ebr.: χaʁeˈdi), o ebraismo charedi/chareidi (plur. ḥaredim) è una forma molto conservatrice dell'ebraismo ortodosso, tra quelle cui spesso ci si riferisce come ultra-ortodosso. Un seguace di questa dottrina è quindi definito charedì/haredi (charedim/haredim al plurale).

Gli ebrei haredi considerano la loro dottrina l'estensione di una catena ininterrotta che fa capo a Mosè e alla consegna della Torah sul monte Sinai da parte del Signore. Pertanto considerano le forme non ortodosse, e per certi versi anche l'ebraismo ortodosso moderno, come deviazioni dall'ebraismo autenticoYated Ne'eman, about Reform and Conservatives ; esp. this article ; and this one . Gli haredi non sono comunque un gruppo istituzionalmente coeso o omogeneo, ma comprendono una diversità di orientamenti spirituali e culturali, generalmente suddivisi in una vasta gamma di gruppi chassidici, correnti lituane ashkenazite e sefardite orientali. Tali gruppi spesso differiscono notevolmente tra di loro in merito alle rispettive ideologie e stili di vita, ma anche nella severità della pratica religiosa e teologia, nonché nell'isolamento che mantengono dalla cultura generale che li circonda.

Oggigiorno, gli haredi si trovano principalmente in Israele, Nordamerica ed Europa. La rispettiva crescita demografica è notevole, grazie al numero elevato di nascite, e raddoppia ogni 12-20 anni Eli Berman, "Sect, Subsidy, and Sacrifice: An Economist's View of Ultra-Orthodox Jews", relazione del National Bureau of Economic Research Nr. 6715, agosto 1998.. Stime del numero globale di haredi sono difficili da calcolare, data la sua definizione imprecisa, la mancanza di raccolta dati e il rapido cambiamento temporale. Secondo il Telegraph nel 2011 c'erano circa 1,3 milioni di harediMick Brown, "Inside the private world of London's ultra-Orthodox Jews", The Daily Telegraph, 25/02/2011..

Terminologia Secondo il sociologo israeliano Nachman Ben-Yehuda, "la parola ebraica ḥaredi deriva da harada – timore e ansia – con il significato di colui che è ansioso, e/o timoroso della parola dell'Altissimo". Nurit Stadler scrive che la parola "significa coloro che paventano o tremano, come appare in : Ascoltate la parola del Signore, voi che tremate alla Sua parola'". Anche altre fonti citano ed ("quelli che tremano davanti al comando del nostro Dio").Norman Solomon, Historical Dictionary of Judaism, Scarecrow Press, 2006, p. 157. In generale, la parola "connota meraviglie e timore, in soggezione per la maestà di Dio".John Kenneth White, Political Parties and the Collapse of the Old Orders, State University of New York Press, 1998, p. 157.Ariela Keysar, Secularism, Women & the State: The Mediterranean World in the 21st Century, 2009, Institute for the Study of Secularism in Society and Culture, p. 86.

Il termine "ultraortodosso" è spesso usato al posto del termine haredi. Alcuni considerano che questo termine sia fuorviante: Ami Ayalon scrive che haredi sia preferibile perché

L'uso del termine "ultraortodosso" può infatti essere controverso,Keith Wailoo & Stephen Gregory Pemberton, The troubled dream of genetic medicine: ethnicity and innovation in Tay-Sachs, cystic fibrosis, and sickle cell disease, JHU Press, 2006, p. 190, che cita: "Il termine ultra-ortodosso, sebbene controverso, spesso si riferisce all'Ebraismo haredi o Ebraismo chassidico..." ed è considerato peggiorativo da Ami Ayalon,Ami Ayalon, "Language as a barrier to political reform in the Middle East", International Journal of the Sociology of Language, Volume 137, 1999, pp. 67–80. "'Haredi'... è preferibile, essendo un termine comunemente usato da loro stessi... Inoltre, non sottintende nessuna delle malignità spesso associate al termine da altri ebrei e, purtroppo, dai media occidentali..." Norman LammNorman Lamm, Seventy Faces: Articles of Faith, KTAV Publishing House, 2001, p. 1: "...per distinguerlo dallo Haredi o la branca più reclusiva dell'Ortodossia (spesso menzionata come 'Ultraortodossa' o 'Ferventemente ortodossa'; Io preferisco il termine ebraico Haredi perché non è peggiorativo ed è quello usato dagli haredi stessi per identificarsi)." e altri.Tra le fonti che descrivono il termine come peggiorativo o denigratorio vi sono: Eytan Kobre, One People, Two Worlds. A Reform Rabbi and an Orthodox Rabbi Explore the Issues That Divide Them, recensito da Eytan Kobre, Jewish Media Resources, febbr. 2003. Consultato 12/06/2013. "'In verità il sociologo Marvin Schick richiama l'attenzione sul fatto che "mediante il semplice modo di identificare [alcuni ebrei] ... come "ultraortodossi", . . . [un] termine peggiorativo è diventato un riferimento standard per descrivere molti ebrei ortodossi... Nessun altro gruppo etnico o religioso in questa nazione viene identificato con un linguaggio che implica un tale messaggio negativo.'" Hella Winston, Unchosen: the hidden lives of Hasidic rebels, Beacon Press, 2005, p. 184. "Tra i chassidim, 'ultra-ortodosso' è considerato un termine improprio e, per alcuni, un termine peggiorativo". Mandell I Ganchrow, "With Jewry in crisis, Reform are still pushing disunity agenda. WHY!?", Jewish World Review, 10 sett. 2001. "Non è forse arrivato il momento di dichiarare 'ultraortodosso' un termine peggiorativo ed eliminarlo dal nostro vocabolario?" Abbot Katz, "Stop Calling Me an ‘Ultra-Orthodox Jew’", The Forward, 11 apr. 2008. "Ma in verità 'ultra-ortodosso' è un appellativo improprio, uno che distorce il dialogo e il gruppo che vuole identificare. Se 'ortodosso' denota un ebraismo sobrio, prudente, confortevole, allora 'ultra-ortodosso' viene coniato per contrapporre una fede feroce, smodata e di interpretazione relativamente nuova." Netty C. Gross, "Katamon on the Rhine", The Jerusalem Report, 22 genn. 2007. "... reputando il termine "ultra-Ortodosso" come peggiorativo". Nosson Scherman, "Non-Negotiable Judaism" , CLAL Encore Archive, National Jewish Center for Learning and Leadership website, 3 apr. 1981. Consultato 12/06/2013. "Nella mia comunità esistono molte organizzazioni di assistenza esclusivamente supportate e gestite da volontari ortodossi – soprattutto del tipo comunemente descritto con il peggiorativo che va di moda - gli 'ultraortodossi'". Henry Goldschmidt, Race and religion among the chosen peoples of Crown Heights, Rutgers University Press, 2006, p. 244, nota 26. "Sono riluttante ad usare il termine 'ultra-ortodosso', poiché il prefisso 'ultra' porta connotazioni peggiorative di estremismo irrazionale." Chia Longman, "Engendering Identities as Political Processes: Discources of Gender Among Strictly Orthodox Jewish Women", in Rik Pinxten, Ghislain Verstraete, Chia Longmanp (curatori) Culture and politics: identity and conflict in a multicultural world, Berghahn Books, 2004, p. 55. "Webber (1994:27) usa l'etichetta 'rigorosamente ortodosso' quando si riferisce ad haredi, apparentemente più adeguato come nome puramente descrittivo, e tuttavia con connotazioni meno denigratorie di ultraortodosso." Jeremy Stolow, Orthodox by design: Judaism, print politics, and the ArtScroll revolution, University of California Press, 2010, p. 193, nota 1: "Diversamente da ultra-ortodosso e ebreo fondamentalista (che apparentemente sembrano neutrali ma in realtà sono termini sottilmente peggiorativi), l'etichetta Haredi è più facilmente riconoscibile tra coloro che si classificano tali..." Josh Lipowsky, "Paper loses 'divisive' term" . Jewish Standard, 30 genn. 2009. "...La JTA [Jewish Telegraphic Agency] si confrontò con lo stesso problema e decise di eliminare il termine, sostituendolo con 'fervorosamente ortodosso' ... 'ultra-ortodosso' veniva visto come un termine dispregiativo che implicava estremismo." Il Centro per la Fede e i Media in Canada, mentre asserisce che tale termine "a volte non può essere evitato", avvisa i giornalisti di

Inoltre il termine "ultraortodosso", significando etimologicamente "al di là della norma" (dal greco ultra, oltre e doxa, norma opinione), risulta essere completamente fuorviante rispetto all'ideologia ebraico ortodossa in generale e charedi in particolare. L'ebraismo ortodosso è infatti un'ortoprassi in cui vige il principio halachiko (normativo) stabilito dai poskim (decisori halachici) di "non deviare da essa (dalla Torah) né a destra né a sinistra" (Giosuè ): è perciò proibito aggiungere e diminuire a qualsiasi precetto della Torah o dei Rabbini. Per questa ragione il termine "ultraortodosso" risulta soprattutto errato da un punto di vista etimologico, indicando un comportamento al di la della norma, cosa di per sé contraria ai principi dell'ortodossia ebraica (questa la critica principale, mossa in ambito charedi, all'uso del termine).

L'agenzia giornalistica Jewish Telegraphic Agency smise di usare il termine negli anni 1990, sostituendolo con "ortodossi ferventi" o "Haredi", oppure entrambi. L'editore di allora, Lisa Hostein, affermò che "'ultraortodosso' veniva visto come termine dispregiativo che implicava estremismo". Un giornale del New Jersey, The Star-Ledger, apparentemente smise di usare il termine ultraortodosso nel 2009.Josh Lipowsky, "Paper loses 'divisive' term" , Jewish Standard, 30 gennaio 2009.Vedi anche l'intervista di Avraham Weissman con Stephen Schwartz in Ten to One del 7 gennaio 2009, p. A3.

Più generalmente, una serie di altre espressioni sono usate tra gli ebrei haredi per designarsi nella comunità, tra cui Yidn (ebrei), erlekhe Yidn (ebrei virtuosi), frum (pii), heimish (caserecci), yeshivish e Anash (anshei-shloimeinu – membri della nostra comunità). Tutti questi appellativi acquisiscono significati diversi a seconda del contesto.

In Israele, a volte gli ebrei laici chiamano gli haredi "i neri" (ebraico: shechorim), riferimento denigratorio ai vestiti scuri solitamente indossati da questi ultimi.Cfr. le segg. fonti: Jewish folklore and ethnology review, Volumes 17–18, American Folklore Society, sez. "Jewish Folklore and Ethnology", p. 53. Nadia Abu El-Haj, Facts on the ground: Archaeological practice and territorial self-fashioning in Israeli society, University of Chicago Press, 2001, p. 262. Vengono inoltre chiamati con la parola slang "dos" (plur. "dosim" o "dossim"), altro termine dispregiativo che imita la tradizionale pronuncia aschenazita della parola "datim", che significa 'religiosi'.Cfr. i segg. autori: Yair Ettinger, "Can you pray in a secular neighborhood?" . Haaretz, 1º apr. 2009. Tamar Rotem, "Notes from the ultra-Orthodox underground" . Haaretz, 5 ago. 2011. Daniel Jacobs, Shirley Eber, Francesca Silvani, Israel and the Palestinian territories: The Rough Guide, Rough Guides, 1998, p. 518. Donna Rosenthal, The Israelis: Ordinary People in an Extraordinary Land. Simon and Schuster, 2005. p. 183. "Dossim, a derogatory word for Haredim, is Yiddish-accented Hebrew for 'religious.'"

Storia

Per diversi secoli prima dell'emancipazione degli ebrei europei, in alcune nazioni in cui vivevano gli ebrei d'Europa, erano costretti a vivere in comunità chiuse (ghetti); l'unico modo per tali ebrei di ottenere l'accettazione sociale era quello di convertirsi, abbandonando in tal modo tutti i legami con le proprie famiglie e comunità, per poi essere comunque discriminati, in quanto considerati cristiani soltanto di facciata (si veda il caso dei marranos in Spagna dopo l'espulsione degli ebrei). Poche alternative esistevano per i singoli individui, soprattutto nel ghetto, di destreggiarsi tra la cultura dominante e la comunità, perché ciò era gestito dalla più vasta comunità nel suo insieme.Per questa sezione, si veda specialmente Riccardo Calimani, Storia del pregiudizio contro gli Ebrei - Antigiudaismo - Antisemitismo - Antisionismo, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2007; Hans Küng