La prima generazione della Mini è stata prodotta dal 1959 al 2000 inizialmente dalla British Motor Corporation; il modello è stato anche realizzato e venduto su licenza nel mondo da varie altre case automobilistiche come la Innocenti in Italia.

Prima serie La nascita

La crisi di Suez del 1956 aveva causato in Europa scarsità di benzina e il relativo incremento dei prezzi. Nel Regno Unito tale situazione aveva enormemente favorito la vendita delle bubble car, a scapito delle normali autovetture utilitarie. In particolare ebbe notevole successo l'Isetta, prodotta dalla BMW su licenza della italiana Iso Rivolta. Per fronteggiare la concorrenza, il presidente della British Motor Corporation, George Harriman, affidò ad Alec Issigonis il compito di progettare una microvettura a quattro posti, quattro ruote, dotata del motore a quattro cilindri già utilizzato per la Austin A35.Piero Casucci, Issigonis, il padre della "Mini", Quattroruote, gennaio 1973

Issigonis progettò una vettura per 4 persone di nuova concezione con la disposizione anteriore-trasversale del motore, cambio montato sotto a esso (con coppa dell'olio unica) e la trazione anteriore, e lunga 303 centimetri; la carrozzeria era a 2 volumi con 2 porte. Altri elementi di modernità erano le sospensioni a ruote indipendenti con elementi elastici in gomma (al posto delle molle), le ruote da 10 pollici (per limitare l'invasività nell'abitacolo dei parafanghi) e dallo sportello del vano bagagli ribaltabile verso il basso per trasportare colli ingombranti; il vano bagagli era occupato, per 1/4, dal serbatoio del carburante.

Il motore era un A-Series (dotato di un albero a camme laterale), con cilindrata ridotta a 848cm³, alimentazione a carburatore e potenza di 34 cv. Per farlo entrare nel piccolo vano, Issigonis aveva dovuto spostare il radiatore sul lato sinistro del motore. Per contenere i costi di produzione le cerniere delle porte e le saldature (mascherate dai gocciolatoi) erano a vista.

La vetturetta venne posta in vendita il 26 agosto del 1959, con marchi Austin e Morris. Sia l'Austin Seven sia la Morris Mini-Minor (nomi commerciali delle due versioni) erano disponibili negli allestimenti standard e De Luxe.

Col tempo divenne un successo commerciale grazie a doti come l'agilità e la tenuta di strada. Per contro la vettura presentò subito un particolare assetto di guida al quale gli utenti dovettero fare l'abitudine e che fu definito alla "camionista". Si guidava con un volante quasi orizzontale e, se il pilota era piuttosto alto, con le gambe divaricate.

L'evoluzione negli anni sessanta

Nel 1960 venne lanciata la versione familiare della Mini, con passo allungato, portellone a doppio battente e listelli in legno. La nuova versione, dotata dello stesso motore della berlina, era disponibile nella versione Austin (denominata Seven Countryman) e Morris (Mini Minor Traveller), negli allestimenti standard e De Luxe. Nel 1961 la versione con listelli in legno venne affiancata da quella con carrozzeria interamente metallica. Sempre nel 1961, per offrire un modello dotato di un bagagliaio più capiente, venne presentata una versione a 3 volumi (con coda dotata anche di "pinne") della Mini. La linea, discutibile, presentava anche un frontale ridisegnato, con una calandra a sviluppo verticale.

La nuova variante della Mini venne commercializzata in due versioni: Wolseley Hornet (più economica) e Riley Elf (più lussuosa, con plancia in legno). Ma il 1961 fu un anno importante per la Mini soprattutto per il lancio della "Mini Cooper", ovvero la versione sportiva elaborata da John Cooper (titolare dell'omonimo team di Formula 1). L'elaborazione consisteva, essenzialmente, nell'incremento di cilindrata da 848 a 997 cm³, nell'adozione di 2 carburatori tipo SU da 1.25, di freni anteriori a disco e di un assetto rivisto. La potenza di 55 CV (non molti in assoluto) era sufficiente, abbinata alle doti stradali della Mini, a garantire buone prestazioni. Sempre nel 1961 vennero realizzati 15 esemplari della Mini in configurazione spiaggina, progettata dall'argentino Ricardo Burzi.

La Mini Cooper, opportunamente elaborata, si aggiudicò la vittoria di classe del Rally di Monte Carlo del 1963, con alla sua guida il pilota Timo Mäkinen. Alla fine dello stesso anno le "Wolseley Hornet" e le "Riley Elf" adottarono un motore di cilindrata maggiorata a 998 cm³ e potenza di 38 CV. Sul finire del 1964 tutte le Mini berlina (incluse le Cooper, le Cooper S e le varianti Wolseley e Riley) adottarono le sospensioni Hydrolastic, già montate dal 1962 sulle Austin e Morris 1100. Le versioni station wagon mantennero, invece, le sospensioni d'origine. Con l'occasione la Cooper venne affiancata dalla Cooper S, con motore di 1071 cm³ da 70 CV. La Cooper S (1071 cm³) con potenza portata a circa 85Cv s'aggiudicò il Monte dell'edizione '64 con alla guida il pilota Patrick Barron "Paddy" Hopkirk. Nel corso del 1964 la gamma Cooper e Cooper S cambiò ancora, con l'introduzione di una nuova versione per la Cooper "normale" con motore portato a 998 cm³ (55CV) e la produzione di due nuovi modelli Cooper S 1.0 (970 cm³, 65 CV) e la Cooper S 1.275 (1275 cm³, 76 CV) che si affiancarono alla versione da 1071 cm³ (70 CV). La Cooper S 1.275 s'aggiudicò nuovamente il Monte Carlo nel 1965, nel 1966 (fu tuttavia squalificata per fanali irregolari) e nel 1967, anno quest'ultimo in cui trionfò anche al Rally dell'Acropoli.

La Mini Cooper S 1275 del pilota Rauno Aaltonen e del navigatore Tony Ambrose vinse il Campionato Europeo Rally del 1965 (Il campionato mondiale comparve solo negli Anni '70).

La gamma della prima serie (MKI) comprendeva:

Austin/Morris Mini 850 Austin/Morris Mini 850 De Luxe Austin/Morris Mini 1000 Super De Luxe Austin/Morris Mini Cooper 997 (54Cv, prodotta dal 1961-1964) Austin/Morris Mini Cooper 998 (55Cv, prodotta dal 1964-1967) Austin/Morris Mini Cooper S 1070 (71Cv, prodotta dal 1963-1964) Austin/Morris Mini Cooper S 970 (65Cv, prodotta dal 1964-1965) Austin/Morris Mini Cooper S 1275 (76Cv, prodotta dal 1964-1967) Wolseley Hornet 850 (1961-1963) 1000 (1963-1969) Riley Elf 850 (1961-1963) 1000 (1963-1969) Austin/Morris Mini Traveller/Countryman 850 Austin/Morris Mini Traveller/Countryman 850 De Luxe Austin/Morris Mini Traveller/Countryman 1000 Super De Luxe

Bisogna premettere che inizialmente lo stesso Issigonis all'idea di elaborare la "sua" Mini non fosse particolarmente entusiasta ma fu lo stesso Cooper in persona che all'inizio degli Anni '60 lo fece ricredere anche grazie a una dimostrazione pratica delle potenzialità della piccola vettura.

Più modelli "S" per vincere in più categorie La "S" da 1071 cm³ non poteva competere nelle classi sotto i 1000 cm³ e inoltre aveva molte difficoltà a competere con berline più grandi, sia di mole sia di cilindrata e potenza, nella categoria assoluta dei rally (la vittoria assoluta al Rally di Monte Carlo del '64 era stata ottenuta grazie alla correzione del tempo finale come previsto dal regolamento dell'epoca in base alla cilindrata). Per questi motivi fu messa a punto la Cooper S 1000 (prodotta in poco più di novecento esemplari) per gareggiare nelle categorie riservate alle piccole cilindrate mentre la 1275 cm³ fu pensata per competere nella classe assoluta (senza limiti di cilindrata).

Seconda serie (MK2)

Nel 1967 fu introdotta la Mini seconda serie (MK2), che venne prodotta fino al 1969. In verità le modifiche furono modeste e diversificate a seconda delle versioni. Le Mini berlina di Austin e Morris (incluse le Cooper) adottarono una nuova calandra (ampliata), un lunotto leggermente ampliato e luci posteriori rettangolari (senza la luce della retromarcia) e interni monocolore neri (Cooper e Cooper S).

Le station wagon Traveller e Countryman (sempre disponibili nelle varianti con o senza inserti esterni in legno) adottarono la nuova calandra delle berline. Le versioni Austin e Morris, berlina o station wagon, erano inoltre disponibili in versione Super De Luxe, equipaggiate col motore di 998 cm³ da 38 CV. Più consistenti gli aggiornamenti alle Wolseley Hornet e Riley Elf: vetri discendenti, cerniere delle porte nascoste, impianto di ventilazione migliorato, trasmissione manuale migliorata e disponibilità, a richiesta, di un cambio automatico a quattro rapporti.

La gamma della seconda serie comprendeva:

Austin/Morris Mini 850 Austin/Morris Mini 850 De Luxe Austin/Morris Mini 1000 Super De Luxe Austin/Morris Mini Cooper 1000 (998 cm³) Austin/Morris Mini Cooper S 1275 Wolseley Hornet 1000 Riley Elf 1000 Austin/Morris Mini Traveller/Countryman 850 Austin/Morris Mini Traveller/Countryman 850 De Luxe Austin/Morris Mini Traveller/Countryman 1000 Super De Luxe

La gamma fu completata nel 1968 con l'introduzione della Mini Matic, con motore 1000 da 38 CV e cambio automatico a quattro rapporti della Automotive Products. La parte interessante della nuova trasmissione automatica era la logica di funzionamento. La selezione dei rapporti avveniva in base a quanto si premeva l'acceleratore: premendolo poco i cambi di marcia avvenivano a basso numero di giri, premendolo a fondo le marce venivano tirate il più possibile, era inoltre dotato del sistema "kick down" per la fase di ripresa.

Dalla terza serie (MK3) in poi Anni settanta: la Mini classica e la Clubman

Nel 1969, tolte di produzione le poco gradite Wolseley Hornet e Riley Elf, la British Leyland (nuova denominazione della BMC) decise di rendere la Mini una marca a sé stante (abolendo la doppia denominazione Austin e Morris) e d'intervenire sul modello in due direzioni: migliorando la Mini classica e introducendone una versione di lusso (modificata anche esteticamente) in grado di prendere il posto delle dismesse Hornet ed Elf. Il miglioramento della Mini classica si sostanziò, essenzialmente, nell'abolizione delle cerniere a vista sulle porte, nell'adozione dei vetri discendenti (prima erano scorrevoli) e nell'eliminazione delle sospensioni Hydrolastic. All'interno venne modificata la plancia (con la strumentazione spostata al centro e racchiusa in un pannello ovale). La versione station wagon, priva di cornici in legno, si chiamava ora Traveller. Per la versione di lusso la British Leyland decise di puntare su un sostanzioso restyling interno ed esterno. Venne così lanciata, sempre nel 1969, la Mini Clubman. Rispetto alla versione classica la Clubman differiva solo nel frontale (squadrato e allungato) e negli interni (con plancia e sedili ridisegnati). La gamma Clubman comprendeva anche la versione station wagon (con muso ristilizzato e coda identica a quella della Traveller classica), denominata semplicemente Estate. La Clubman berlina soffriva di un evidente squilibrio estetico, generato dalla cattiva armonizzazione tra il frontale squadrato e la coda tondeggiante della Mini. Molto più riuscita la Estate (con la fiancata percorsa da una fascia in finto legno), nella quale le linee tese della coda e il passo lungo si fondevano meglio (persino della Traveller) col nuovo frontale.

Dal punto di vista tecnico la Mini classica rimaneva disponibile col solo motore di 848 cm³ (ma potenziato a 37 CV), mentre la Clubman era mossa dal 998 cm³ portato a 44 CV. Rimanevano, infine, in produzione, con le modifiche previste per la Mini classica, le Cooper 1.0 (55 CV) e Cooper S 1.3 (76 CV), ma non più verniciate in doppia colorazione (per risparmiare). Dalla seconda metà del 1971 vi fu l'uscita dal listino di tutti i modelli Cooper con l'esordio però della Mini Clubman GT, mossa dal 1275 cm³ della Cooper S, ma in versione monocarburatore da 58 CV. Nel 1974 le Clubman standard adottarono il motore di 1098 cm³ da 48 CV. Lo stesso anno la Clubman GT venne equipaggiata con cerchi da 12 pollici, anziché 10.

Nel 1976 la Clubman Estate perse la fascia in finto legno, rimpiazzata da una semplice striscia adesiva in due colori in abbinamento al colore della carrozzeria: argento o bronzo.