Fu abate di Malmesbury e vescovo di Sherborne. È ricordato come il più antico poeta anglosassone ad aver scritto in lingua latina; egli è considerato da Beda il Venerabile un grande erudito e primo classico della letteratura inglese. Egli è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e da quella anglicana. La sua vita è stata scritta per la prima volta nel XII secolo dal monaco italiano Faritius di Arezzo.Una seconda vita fu scritta trent’anni più tardi da William di Malmesbury, nel quinto libro dei suoi Gesta pontificum Anglorum.
Biografia Infanzia ed educazione Gli Studi presso Iona (ca. 660) AldelmoLa forma anglosassone del nome, Ealdhelm, significa “antico elmo”, in senso di ottima protezione. nacque intorno al 639 nel regno del Wessex, alla cui casata reale apparteneva, in quanto figlio del re Centwine (676-686); aveva una sorella di nome Osburg. Studiò inizialmente presso la scuola del monaco irlandese Maeldub (chiamato anche Maildulfo), fondatore dell’abbazia di Malmesbury. Durante la sua giovinezza, trascorse un periodo presso l’abbazia di Iona, dove svolse i suoi studi probabilmente sotto la tutela dell’influente monaco Adomnan. Venne così a contatto con la tradizione irlandese e coi principali autori latini, tra cui sicuramente il poeta Virgilio. Questo soggiorno si rivelò per lui molto significativo: sull’isola infatti avrà modo di apprendere le tecniche della metrica latina che venivano adottate nelle scuole irlandesi e che avranno importanti ripercussioni sulla sua produzione poetica. È inoltre qui che conoscerà il principe Aldfrith di Northumbria, suo compagno di studi momentaneamente esiliato, con il quale nascerà un profondo legame di amiciziaM. Lapidge, The Career of Aldhelm in «Anglo-Saxon England» 36, 2007 pp. 15-69.Le sezioni che seguono faranno ugualmente riferimento a questo testo..
La scuola di Canterbury (ca. 670) La tappa successiva della sua formazione ebbe luogo presso la prestigiosa scuola di Canterbury, dove incontrò come maestri i fondatori Teodoro di Tarso, che era stato inviato in terra britannica nel 668 da Papa Vitaliano per divenire arcivescovo di Canterbury e Adriano, che nello stesso anno divenne abate a Sant’Agostino presso Canterbury. Aldelmo perfezionò la sua conoscenza del latino attraverso studi biblici, della grammatica e della patristica ed è probabile che ricevette anche qualche nozione di greco, lingua madre dei due maestri mediterranei. Dopo diversi anni, dovette tuttavia interrompere il suo soggiorno, forse a causa di una malattia.
Abate di Malmesbury
Dopo la morte di Maeldub, Aldelmo divenne abate di Malmesbury. Non è certa la data della sua ordinazione, ma con molta probabilità si può collocare non prima del 685. È proprio qui che tra il 682 e il 685 il padre, dopo l’abdicazione, si ritirò a vita privata e non è escluso che la nomina ad abate di Aldelmo sia legata a una concessione da parte del primo, per distogliere il figlio da una possibile rivendicazione del trono vacante e già destinato a un altro nuovo re.
L’attività svolta a Malmesbury dall’abate fu molto vivace: introdusse nella comunità la regola benedettina, creò una biblioteca e istituì una scuola che accolse numerosi studenti. Alcuni di questi, come AethilwaldLe epistole che interessano la corrispondenza con Aethilwald sono la VII e la XI. Aethilwald si contraddistinse per aver composto quattro poemi ritmici ispirandosi al Carmen Rhytmicum del maestro., intratterranno anche una relazione epistolare con Aldelmo, come alcune epistole ci testimoniano.
In questi anni Aldelmo compì un viaggio a Roma, dove visitò le principali basiliche e i numerosi santuari dedicati ai martiri locali. La presenza delle numerose iscrizioni che costellavano le chiese romane potrebbe aver dato l’idea all’abate di comporre simili tituli per le chiese del Wessex. Grazie alla personale conoscenza con Papa Sergio, presentò una petizione con la quale gli venne accordato il privilegio della diretta dipendenza da Roma per i due monasteri dei SS. Pietro e Paolo presso Malmesbury e di San Giovanni Battista presso Frome.
Avrebbe poi preso parte a un sinodo della Chiesa del Wessex, in seguito a un contrasto nato con la Chiesa di Devon e Cornwall, non allineata alle direttive di Roma circa la datazione della Pasqua e la forma della tonsura ma vicina invece alla tradizione bizantina; Aldelmo ammonì con una lunga epistola il loro re Gerentius risolvendo la controversiaAldhelm, su Encyclopaedia Britannica; K. Barker, Aldhelm «Old Helmet», First Bishop of Sherbourne, and His Helmgils, «Helmet Hostage», First Abbot of Glastonbury, on the Dorset/Devon Coastat Lyme: The Making of a West Saxon Bishopric in Medieval Hostageship c. 700-c. 1500: Hostage, Captive, Prisoner of War, Guarantee, Peacemaker cur. Matthew Bennett - Katherine Weikert, London-New York, Routledge, 2016, p. 16..
La fama di Aldelmo a questa epoca aveva già raggiunto altri paesi: nelle sue epistole si nota una corrispondenza con l’irlandese Cellanus di Péronne, monaco in Francia; anche il soggiorno italiano lo rese noto nella penisola.
Vescovo di Sherborne Dopo la morte del vescovo Haeddi di Winchester, intorno al 705, la diocesi venne divisa in due parti separate dalla foresta di Selwoode e Aldelmo divenne vescovo a Sherborne. Non si hanno che scarse notizie del suo episcopato. Mantenne la cattedra per quattro anni fino alla morte e si contraddistinse per la sua intensa ed energica attività.
Morte e venerazione Si spense nel 709 (o forse nel 710) mentre si trovava a Doulting e fu sepolto nella chiesa di San Michele presso il monastero di Malmesbury. I suoi biografi raccontano che le sue reliquie furono fonte di numerosi miracoli. Venne proclamato santo nel 1080 dall’arcivescovo di Canterbury Lanfranco e la sua memoria liturgica cade il 25 maggio.
Opere e trasmissione manoscritta La produzione di Aldelmo lo ha reso celebre fino ai giorni nostri in quanto è il primo anglosassone ad aver adottato il verso latino, grazie alla raffinata istruzione impartitagli a Iona e a Canterbury. Si servì di diverse strategie per facilitare la composizione dei suoi versi, per lo più ottosillabi, come l’uso ripetitivo di modelli metrici fissi e formule prestabilite. Tuttavia, la monotonia della sua tecnica è ben compensata dal brillante utilizzo di espedienti come l’allitterazione o la varietà del lessico poetico. Fu sicuramente uno degli autori più letti e studiati nelle scuole anglosassoni, dalle generazioni immediatamente successive alla sua morte, fino alla conquista dei Normanni del 1066. Il numero elevato di manoscritti che circolavano a quel tempo ci testimonia l’ampia fortuna delle sue opere. Beda il Venerabile, nella sua Historia ecclesiastica gentis Anglorum, parlerà di Aldelmo con toni encomiastici esaltando la sua grande erudizione.
Tutte le opere di Aldelmo sono state pubblicate per la prima volta da Rudolf Ehwald nel 1919 nei Monumenta Germaniae HistoricaAldhelmi Opera, ed. R. Ehwald, Berlin, 1919 (MGH, AA 15). L’ultima ristampa risale al 2001.. Gli scritti di Aldelmo sono difficilmente databili e per questo, nello stabilire la cronologia delle sue opere, si fa spesso riferimento alle formule con le quali egli etichetta sé stessoSi farà riferimento per questa sezione a M. Lapidge, op.cit. e Aldhelmvs Malmesberiensis Abbas et Scirebvrnensis Episcopus in La trasmissione dei testi latini del medioevo, a cura di Paolo Chiesa e Lucia Castaldi, Firenze, SISMEL, 2012..
Sappiamo che nel periodo che precede la nomina ad abate, Aldelmo usa descrivere sé stesso come vernaculus ecclesiae, cioè servo della Chiesa. Risalgono a questa epoca:
De virginitate Scritto prima del 690 (anche se altri critici credono sia stato scritto dopo il 705). Ha una parte in prosa (con qualche parte in versi) seguito da un poema di 3000 esametri. i modelli sono tratti dalla Bibbia e dalle storie dei martiri mentre le fonti letterarie sono Cassiano, Agostino, Gregorio Magno, Cipriano e Girolamo mentre le fonti per la parte in versi è la Psicomachia di Prudenzio.
Esso è un lungo trattato in prosa sotto forma di lettera dedicata alla badessa di Barking Ildelita e alle sue monache, tra cui Osburga, sorella di Aldelmo stesso. L’opera vuole essere una esortazione a perseguire nella vita di castità, attraverso l’illustrazione di esempi sulla verginità sia maschile che femminile. Lo stile risulta estremamente difficile e ricercato, soprattutto per l’elevata occorrenza di arcaismi e grecismi. La prosa del De virginitate venne studiata intensamente nelle scuole anglosassoni dalle generazioni immediatamente successive ad Aldelmo fino alla conquista dei Normanni nel 1066; il risultato di questi studi è ben visibile nelle innumerevoli glosse in latino o antico inglese che accompagnano alcuni manoscritti sopravvissuti. Inizialmente, il testo concepito da Aldelmo, o textus Aldhelmianus, prevedeva una forma più epistolare dell’opera, scandita in capitoli.
L’opera è trasmessa dai seguenti manoscritti, datati tra il IX e il XIII secolo:
Bruxelles, Bibliothèque Royale «Albert Ier», 1650 (1520), ff. 1-56,Canterbury?; Abingdon, St. Mary, abbazia OSB?,XI secolo; textus Aldhelmianus glossato. Cambridge, Corpus Christi College, Ms. 326 (K. 12), X secolo. Cambridge, Gonville and Caius College, 68/35, XIII secolo. Cambridge, University Library, Add. 3330, ff. 1r-2v, Canterbury?; Mercia?; Worcester?, IX secolo; frammento. Cambridge, University Library, Add. 4219, ff. 1r-2v, Germania?, IX secolo; frammento. Hereford, Cathedral Library, P.I.17, ff. 1r-103r, Cirencester, XII-XIII secolo. London, British Library, Add. 50483, Inghilterra, IX secolo. London, British Library, Add. 71687, Inghilterra, IX secolo. London, British Library, Harley 3013, Inghilterra, XII secolo. London, British Library, Royal 5.E.XI, Canterbury, X-XI secolo. London, British Library, Royal 5.F.III, Mercia?; sud Inghilterra, IX secolo. London, British Library, Royal 6.A.VI, ff. 9v-109r, sud-est Inghilterra, IX-XI secolo; glossato. London, British Library, Royal 6.B.VII, Exeter, XI secolo. London, British Library, Royal 7.D.XXIV II, ff. 82r-162v, 166-168v, Winchester?; Canterbury?; Glastonbury?, ca. 930; con glosse della seconda metà del X secolo. London, Lambeth Palace Library, 200 II, ff. 66-113, Canterbury, X secolo. New Haven, CT, Yale University, Beinecke Rare Book and Manuscript Library, 401, Inghilterra, IX secolo; textus Aldhelmianus. New Haven, CT, Yale University, Beinecke Rare Book and Manuscript Library, 401A, Inghilterra, IX secolo; textus Aldhelmianus. Oslo and London, The Schøyen Collection, 197, Inghilterra, IX secolo. Oxford, Bodleian Library, Bodl. 97 (S.C. 1928), XI secolo. Oxford, Bodleian Library, Digby 146 (S.C. 1747), ff. 1r-95v, Canterbury, X secolo. Oxford, Bodleian Library, Lat. theol. d. 24 (S.C. 30591), Inghilterra, IX secolo. Philadelphia, PA, Free Library of Philadelphia, John Frederick Lewis Collection ET 121, Inghilterra, IX secolo. Salisbury, Cathedral Library, 38, X secolo. Wolfenbüttel, Herzog August Bibliothek, Helmst. 365 (400), ff. 1-43, X secolo. Würzburg, Universitätsbibliothek, M.p.th.f. 21, ff. 2r-50r, Würzburg, 833-842; textus Aldhelmianus.
Epistola ad Acircium Il titolo che si riferisce a una complessa opera in forma di lettera dedicata all’amico e re Aldfrith di Northumbria (685-705), qui indicato col soprannome Acircium e probabilmente inviatagli poco dopo la sua elezione al trono. Essa si compone di quattro parti e sarebbe stata così assemblata da Aldelmo stesso:
Un trattato allegorico del numero sette. De metris: trattato di introduzione alla metrica che contiene una descrizione delle proprietà del verso esametro. Destinatari sono probabilmente i suoi studenti. De pedum regulis: trattato si pone come obiettivo quello di presentare e classificare, attraverso esempi, i ventotto tipi di piede metrico. Come il precedente, anche questo aveva uno scopo didattico ed era destinato agli studenti.