Paestum fu un'antica città della Magna Grecia, chiamata dai greci Poseidonia in onore di Poseidone, ma devotissima anche ad Atena ed Era. Dopo la sua conquista da parte dei Lucani venne chiamata Paistom, per poi assumere, sotto i Romani, il nome di Paestum. L'estensione del suo abitato è ancora oggi ben riconoscibile, racchiuso dalle sue mura greche, così come modificate in epoca lucana e poi romana.

Si trova in Campania, in provincia di Salerno, nell'omonima frazione del comune di Capaccio Paestum, a circa a sud di Salerno ( a sud di Napoli); è situata nella piana del Sele, vicino al litorale, nel golfo di Salerno.

Nel 2021 il sito archeologico registrò oltre visitatori.

Storia Preistoria

L’area dove più tardi sorse Paestum è stata abitata fin dall’epoca preistorica, mostrando una lunga continuità di vita. Ad est della Basilica, vicino all’ingresso principale, sono stati rinvenuti numerosi oggetti e utensili che risalgono dal Paleolitico fino all’età del bronzo. A sud della Basilica, vicino a Porta Giustizia, sono stati scoperti i resti di capanne, segno che qui esisteva già un villaggio stabile. Questi ritrovamenti dimostrano che le prime comunità organizzavano i loro spazi in maniera funzionale, sia per vivere sia per proteggersi dagli elementi naturali.

Nell’area del Tempio di Cerere e tra questo e Porta Aurea, gli scavi hanno rivelato tracce di insediamenti dell’età neolitica. La Basilica e il Tempio di Cerere si trovano su due piccole alture, che probabilmente in epoca preistorica erano più marcate, separate da un piccolo torrente che oggi coincide con il Foro. È facile immaginare che ciascuna altura ospitasse un villaggio diverso: il torrente fungeva da risorsa idrica e da barriera naturale tra le comunità.

Successivamente, durante l’età eneolitica, le alture furono abitate dalla popolazione della Civiltà del Gaudo, di origine egeo-anatolica. La cultura del Gaudo si sviluppò nel sud Italia tra la fine del IV e la prima metà del III millennio a.C. e prende il nome dalla necropoli di Spina-Gaudo, situata vicino alla foce del fiume Sele, a circa 1–2 km da Paestum. Gli studi archeologici dimostrano che la ceramica del Gaudo è molto omogenea e che i centri di origine e diffusione di questa cultura si trovano principalmente in Anatolia e nelle isole del Mar Egeo.

Si ritiene che le origini della cultura del Gaudo derivino da una migrazione di una popolazione nomade e guerriera dall’Anatolia settentrionale. Le tombe, chiamate a "forno", erano scavate nella roccia e costituite da un pozzetto d’accesso che conduceva a una o due camere sepolcrali, destinate a sepolture multiple. Il rito funebre coinvolgeva più persone: una volta terminato, la cella sepolcrale veniva chiusa con un grande masso. Le tombe venivano riutilizzate più volte; i resti dei defunti più recenti venivano spostati in fondo, insieme a quelli precedenti. Nelle tombe sono stati ritrovati numerosi askoi, vasi caratteristici a saliera. Lo studio della disposizione delle ossa e degli oggetti funerari fa ritenere agli studiosi che queste popolazioni vivessero in clan familiari, con un’organizzazione sociale guerriera.

Questa popolazione del Gaudo abitava le due alture dove più tardi sorgerà Paestum, utilizzandole sia come luogo di vita sia come centro funerario. Per le sepolture sceglievano la località di Gaudo, a circa 1,4 km a nord, segno che già allora le comunità organizzavano attentamente i propri spazi, separando la vita quotidiana dai luoghi sacri. La scelta delle alture non era casuale: offriva protezione, controllo visivo sul territorio circostante e permetteva di gestire le risorse naturali in modo strategico, anticipando in qualche modo la futura struttura urbana della città di Paestum.

Fondazione

La fonte letteraria principale sulla fondazione di Poseidonia è costituita da un passo di StraboneStrabone, V 4, 13., che la mette in relazione con la polis di Sibari. L'interpretazione di questo passo è stata lungamente discussa dagli studiosi. Sulla base delle evidenze archeologiche raccolte finora, l'ipotesi più valida sembra essere quella secondo cui la fondazione della colonia sarebbe avvenuta in due tempi: al primo impianto, consistente nella costruzione di una fortificazione ("teichos") lungo la costa, sarebbe seguito l'arrivo in massa dei coloni e la fondazione vera e propria ("oikesis") della città.Secondo un'altra fonte letteraria (Solino, II, 10) la fondazione di Poseidonia sarebbe da attribuire a genti doriche. Contro questa testimonianza, però, viene addotto il ritrovamento, all'interno delle mure della città, di numerosi frammenti ceramici ed altri oggetti con iscrizioni in alfabeto acheo.

In base ai dati archeologici, si può tentare una ricostruzione del quadro che portò alla nascita della città. Verso la metà del VII secolo a.C., la città di Sibari iniziò a fondare una serie di sub-colonie lungo la costa tirrenica, con funzioni commerciali: tra esse si annoverano LaosCorrispondente all'attuale Marcellina, poco dopo Scalea, in Calabria. ed uno scalo, il più settentrionale, presso la foce del Sele, dove venne fondato un santuario dedicato ad Hera, con valenza probabilmente emporicaNon sub-colonie, ma fortemente influenzate da Sibari furono invece Palinuro-Molpe e Pyxous/Pixunte-Sirino.. I Sibariti giunsero nella piana del Sele tramite vie interne che la collegavano al Mare Ionio.

Grazie ad un intenso traffico commerciale che avveniva sia per mare - entrando in contatto con il mondo greco, etrusco e latinoVa ricordato che la costa tirrena era frequentata sin dall'epoca micenea costituendo tappa fondamentale nella rotta marina verso l'Etruria. - sia via terra - commerciando con le popolazioni locali della piana e con quelle italiche nelle vallate interne - nella seconda metà del VII secolo a.C. si sviluppò velocemente l'insediamento che poi dovette dar luogo a Poseidonia, evento accelerato certamente anche da un preciso progetto di inurbamento. Una necropoli, scoperta nel 1969 subito al di fuori delle mura della città, contenente esclusivamente vasi greci di fattura corinzia, attesta che la polis doveva essere in vita già intorno all'anno 625 a.C.

Età greca: Poseidonia

Dal 560 a.C. al 440 a.C. si assiste al periodo di massimo splendore e ricchezza di Poseidonia. Tale apice fu dovuto a diversi fattori, alcuni dei quali si possono ravvisare, ad esempio, nella diminuzione dell'influenza etrusca sulla riva destra del Sele nella prima metà del VI secolo a.C.Non si può non menzionare la grande battaglia tra Greci ed Etruschi a Cuma, nel 524 a.C., dove gli Etruschi furono duramente sconfitti.. Con l'allentarsi della presenza etrusca si dovette infatti creare un vuoto di potere ed economico nella zona a nord del SeleIn quest'area sorgeva un grande insediamento etrusco, Amina, identificato da alcuni studiosi in Pontecagnano o Fratte. da cui Poseidonia trasse vantaggio.

A tale evento seguirono altri due tragici accadimenti: la distruzione della città di Siris (corrispondente all'attuale Policoro) sul Mar Ionio, da parte di Crotone, Sibari e MetapontoCon conseguente predominio di Sibari in tutta la regione della Siritide, per cui dovettero intensificarsi i traffici interni tra Poseidonia e questa regione.; e la distruzione di Sibari stessa nel 510 a.C., ad opera di Crotone. L'esplosione di benessere e di ricchezza, che si riscontra a Poseidonia in coincidenza con quest'ultimo avvenimento, fa sospettare che buona parte dei Sibariti, fuggiti dalla città distrutta, dovettero trovare rifugio nella loro sub-colonia, portandovi le proprie ricchezze. Ascrivibile al medesimo periodo è la costruzione di un monumentale sacello sotterraneo: potrebbe trattarsi di un cenotafio dedicato ad Is, mitico fondatore di Sibari, edificato a Poseidonia dai profughi Sibariti. Nello stesso arco cronologico, a distanza di cinquant'anni l'uno dall'altro, vengono eretti anche la cosiddetta Basilica (560 a.C. circa), il Tempio cosiddetto "di Cerere", ma in realtà consacrato ad Atena (510 a.C. circa) ed il Tempio cosiddetto "di Nettuno" (460 a.C. circa).

Età lucana: Paistom

In una data collocabile tra il 420 a.C. e 410 a.C., i Lucani presero il sopravvento nella città, mutandone il nome in Paistom. A parte sporadici riferimenti nelle fonti, non si conoscono i particolari bellici della conquista lucana, probabilmente perché non dovette trattarsi di una conquista repentina. È un processo che è possibile riscontrare in altre località (ad esempio nella non distante Neapolis), dove vi fu una lenta, graduale, ma costante infiltrazione dell'elemento italico, dapprima richiamato dagli stessi Greci per i lavori più umili e servili, per poi divenir parte della compagine sociale mediante il commercio e la partecipazione alla vita cittadina, fino a prevalere e a sostituirsi nel potere politico della città.

Sebbene letterati e poeti greci riportino il rimpianto dei Poseidoniati per la perduta libertà e per la decadenza della città, l'archeologia testimonia che il periodo di splendore proseguì ben oltre la "conquista" lucana, con la produzione di vasi dipinti (talora firmati da artisti di prim'ordine quali Assteas, Python e il Pittore di Afrodite), con sepolture copiosamente affrescate e preziosi corredi tombali. Tale ricchezza doveva derivare in larga misura dalla fertilità della piana del Sele, ma anche dalla produzione stessa di oggetti di grande qualità, parte cospicua di quei commerci instauratisi durante il periodo precedente. Neanche il carattere greco della città scomparve del tutto, come attestano, oltre la produzione dei vasi dipinti, anche la costruzione del bouleuterion e la monetazione, che preservò le sue prerogative elleniche.

Breve parentesi fu aperta nel 332 a.C., quando Alessandro il Molosso, re dell'Epiro - giunto in Italia su richiesta di Taranto in difesa contro Bruzi e Lucani - dopo aver riconquistato Eraclea, Thurii, Cosentia, giunse a Paistom. Qui si scontrò con i Lucani, sconfiggendoli e costringendoli a cedergli degli ostaggi. Ma il sogno del Molosso di conquistare l'Italia meridionale ebbe breve durata: la parentesi si chiuse nel 331 a.C., con la sua morte in battaglia presso Pandosia. Paistom ritornò così sotto il dominio lucano.

Età romana: Paestum

Paestum è anche località balneare, dotata di una spiaggia sabbiosa lunga 12 chilometri e costeggiata da una pineta affacciata sul mar Tirreno. Nel 273 a.C. Roma sottrasse Paistom alla confederazione lucana, vi insediò una colonia di diritto latino e cambiò il nome della città in Paestum. I rapporti tra Paestum e Roma furono sempre molto stretti: i pestani erano socii navales dei Romani, alleati che in caso di bisogno dovevano fornire navi e marinai. Le imbarcazioni che Paestum e la non lontana Velia fornirono ai Romani dovettero probabilmente avere un peso rilevante durante la prima guerra punica. Durante la seconda guerra punica Paestum rimase fedele alleata di Roma: dopo la battaglia di Canne, addirittura offrì a Roma tutte le patere d'oro conservate nei suoi templi. La generosa offerta fu rifiutata dall'Urbe, che però non disdegnò, invece, le navi cariche di grano grazie alle quali i Romani assediati da Annibale entro le mura di Taranto poterono resistere. Come ricompensa della sua fedeltà, a Paestum fu permesso di battere moneta propria, in bronzo, fino ai tempi di Tiberio: tale conio si riconosce per la sigla "PSSC" (Paesti Signatum Senatus Consulto).