Il grande fregio di Traiano era un fregio scolpito che si ipotizza fosse collocato nell'omonimo foro a Roma. Esso raffigurava le gesta dell'imperatore Traiano al termine della conquista della Dacia, che culminava con un trionfo, quale continuazione del racconto del fregio coclide traianeo e il cui soggetto è riferibile, quindi, agli anni finali del 106-107.
Datazione
Qualche studioso ha anche proposto di attribuire questo rilievo all'epoca di Domiziano e delle sue guerre daciche,W.Gauer, Untersuchungen zur Trajansaule, Berlin 1977; Salvatore Settis (a cura di), La Colonna Traiana, Torino, Einaudi, 1988, pp. 202-219. tanto che uno dei massimi studiosi contemporanei dell'arte romana non esclude tale datazione a priori, almeno sulla base del solo dato stilistico, considerando che tutti i ritratti dell'imperatore sono stati rielaborati in età costantiniana; sempre Coarelli aggiunge che non è nota la sua collocazione iniziale e che la sua provenienza dal Foro di Traiano, contrasterebbe con la descrizione che ne fa Ammiano Marcellino nel IV secolo, secondo cui la piazza del foro era ancora perfettamente conservata (e quindi molto dopo la riutilizzazione del fregio nell'arco di Costantino), come testimonia la meraviglia di Costanzo II in visita a Roma nel 357:Ammiano Marcellino, Res gestae, XV, 10, 15-16; Filippo Coarelli, La cultura artistica, in Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, vol.17, p.646.
Composizione e collocazione
Il fregio era costituito da lastre di marmo pentelico (lunghe ciascuna 2,25/2,30 m circa), delle quali si conservano quattro pannelli (ciascuno formato da due lastre), reimpiegati sull'arco di Costantino: due nel passaggio del fornice centrale e due in alto sui lati corti dell'attico. I quattro pannelli reimpiegati combaciano perfettamente, provando che si trattasse in origine di un unico grande fregio, di circa 3 m di altezza e di poco più di 18 m di lunghezza, con alcune figure in primo piano, alte 2,30 metri circaRanuccio Bianchi Bandinelli, Il maestro delle imprese di Traiano, Roma 2003, p. 48..
Il fregio potrebbe essere stato completato da altre lastre, in parte perdute in parte individuate da frammenti al Louvre, all'Antiquarium del Foro Romano e al Museo Borghese (in quest'ultimo vi sarebbero dei frammenti di unadlocutio che il Bandinelli ipotizza prima della battaglia sulla destra del fregio): la ricostruzione della sua lunghezza complessiva (fino a 28-32 metri, per un totale di 12 o 14 lastre) e l'individuazione della sua originaria collocazione sono tuttora discusse.
Filippo Coarelli lo collocherebbe lungo la facciata esterna della Basilica UlpiaFilippo Coarelli, Roma, Bari 1981, pp. 112-128., Anne Marie Leander Touati lungo i portici laterali della piazzaAnne Marie Leander Touati, The Great Trajan Frieze. The study of monument and of the mecanism of message transmission in roman art, in Acta Instituti Romani Regni Sueciae, 4°, XLV, Stoccolma 1987., Sandro Stucchi sul retro della Basilica Ulpia, nel cortile nel quale sorgeva la Colonna traianaSandro Stucchi, Tantis viribus: l'area della colonna nella concezione generale del Foro di Traiano, in Archeologia Classica, XLI, 1989, pp. 237-291.. L'ammirazione di Costanzo II nel 357 per il complesso traianeo, nota dalle fontiAmmiano Marcellino, Storie, XVI, 10.15. ha suggerito che il fregio, all'epoca già reimpiegato nell'arco, non fosse stato sottratto dagli edifici traianei del foro: Werner Gauer ne ha supposto una collocazione originaria nell'ambito della ricostruzione traianea del Foro di CesareW.Gauer, Untersuchungen zur Trajanssäule, 1: Darstellungsprogramm und künstlerischen Entwurf, Berlin 1977. e Ranuccio Bianchi Bandinelli dal Foro di Nerva.
Calchi delle lastre dell'arco di Costantino furono ricomposti nella loro originaria unità per la "Mostra augustea della romanità" (inaugurata il 23 settembre del 1937 presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma). Più tardi furono esposti in modo definitivo (a partire dal 21 aprile del 1955) presso il Museo della civiltà romana a RomaClotilde D'Amato, Antonio Di Tanna, Anna Maria Liberati, Museo della Civiltà Romana, Milano 2008, p. 5..
Descrizione Il fregio, nelle parti combacianti sull'arco, raffigura (da sinistra a destra), Traiano che entra a Roma, incoronato da una Vittoria e portato verso la città dalla personificazione della Virtus in abito amazzonico; alcuni prigionieri daci sono incalzati da una carica della cavalleria romana guidata dall'imperatore stesso e seguito da signiferi e cornicini; la conquista di un villaggio dacico (scolpito sullo sfondo) da parte delle forze romane congiunte di cavalleria e fanteria che circondano i Daci e ne fanno prigionieri; in secondo piano i soldati (tra il terzo e quarto pannello) mostrano le teste mozzate dei barbari. La rappresentazione mancante, secondo il Bianchi Bandinelli, doveva continuare con l'imperatore portato in trionfo.Ranuccio Bianchi Bandinelli, Il maestro delle imprese di Traiano, Roma 2003, p. 53.
Il fregio storico, dove i Daci sono ben riconoscibili nei loro costumi, è stato confrontato coi rilievi della Colonna Traiana, arrivando a ipotizzare la presenza dello stesso maestro nelle due opere, anche se qui mancano gli intenti di fedele ricostruzione storica degli avvenimenti e della sequenza temporale, nonostante alcune scene siano simili (scena 51, Traiano riceve le teste di due capi daci e le scene di cavalleria alla carica). Se si tratta della stessa mano, almeno nei disegni e nella concezione, si tratterebbe comunque di due contenuti diversi (narrativo-cronistico e celebrativo-simbolico) espressi con linguaggi differenti, nonostante alcuni inconfondibili tratti comuni, come il solco di contorno per le figure, alcuni schemi compositivi e il ritratto dei barbari vinti come onorevoli avversari. La presenza della scena dell'adventus ("ritorno"), non presente nella Colonna, forma una sorta di continuazione del racconto delle imprese di Traiano, anche se con intento maggiormente encomiastico e celebrativo.
Stile Lo stile del fregio è "baroccheggiante"Bianchi Bandinelli-Torelli, cit., Arte romana scheda 117., con una composizione affollata e complessa, con l'uso di un ricco chiaroscuro, con un notevole senso della spazialità dato dagli elementi non disposti su uno sfondo piatto ma variamente "fluttuanti" (teste, alberi, lance).
Note
Bibliografia Ranuccio Bianchi Bandinelli, Il maestro delle imprese di Traiano, Roma 2003. Filippo Coarelli, Roma, Bari 1981. Filippo Coarelli, La cultura artistica, in Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Ed. Il Sole 24 ORE, Milano, 2008, vol.17. Clotilde D'Amato, Antonio Di Tanna, Anna Maria Liberati, Museo della Civiltà Romana, Milano 2008. Werner Gauer, Untersuchungen zur Trajanssäule, 1: Darstellungsprogramm und künstlerischen Entwurf, Berlin 1977. Anne Marie Leander Touati, The Great Trajan Frieze. The study of monument and of the mecanism of message transmission in roman art, in Acta Instituti Romani Regni Sueciae, 4°, XLV, Stoccolma 1987. Salvatore Settis (a cura di), La Colonna Traiana, Torino, Einaudi, 1988, ISBN 88-06-59889-9. Sandro Stucchi, Tantis viribus: l'area della colonna nella concezione generale del Foro di Traiano, in Archeologia Classica, XLI, 1989.
Altri progetti
Categoria:Sculture marmoree Categoria:Foro di Traiano Categoria:Sculture a Roma Categoria:Sculture a soggetto storico Categoria:Sculture romane Categoria:Traiano