Considerato uno dei fondatori dello studio moderno della sociologiaArnaldo Bagnasco, Max Weber e la ricerca sociologica contemporanea, in "Stato e mercato, Rivista quadrimestrale" 2/2014, pp. 151-168, doi: 10.1425/77409. e della pubblica amministrazione, cominciò la sua carriera accademica all'Università Humboldt di Berlino; successivamente lavorò all'Università Albert Ludwigs di Friburgo, all'Università di Heidelberg, all'Università di Vienna e all'Università di Monaco di Baviera. Personaggio influente nella politica tedesca del suo tempo, fu consigliere dei negoziatori tedeschi durante il trattato di Versailles e della commissione incaricata di redigere la Costituzione di Weimar.
Larga parte del suo lavoro di pensatore e studioso riguardò la razionalizzazione nell'ambito della sociologia della religione e della sociologia politica, ma i suoi studi diedero un contributo importante anche nel campo dell'economia. La sua opera più famosa è il saggio L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, con il quale cominciò le sue riflessioni sulla sociologia della religione: Weber sosteneva che la religione fosse una delle ragioni per cui le culture dell'Occidente e dell'Oriente si sono sviluppate in maniera diversa, e sottolineava l'importanza di alcune particolari caratteristiche del Protestantesimo ascetico che portarono allo sviluppo del capitalismo, della burocrazia e dello Stato razionale e legale nei paesi in primo luogo europeiPietro Rossi, Max Weber, l'etica protestante e il capitalismo, in "Nuova informazione bibliografica, Il sapere nei libri" 1/2018, pp. 45-60, doi: 10.1448/89395..
In un'altra sua importante opera, La politica come professione (Politik als Beruf), Weber definì lo Stato come "quella comunità di uomini che [...] pretende per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica": una definizione divenuta centrale nello studio delle moderne scienze politiche in OccidenteMichele Salvati, Max Weber: capitalismo, liberalismo, democrazia, in "Stato e mercato, Rivista quadrimestrale" 2/2015, pp. 229-262, doi: 10.1425/80767.
Biografia
Il padre, Max Weber, fu un funzionario pubblico e uomo politico liberaleMassimo Palma, Note sul dominio patrimoniale in Weber, in "Materiali per una storia della cultura giuridica, Rivista fondata da Giovanni Tarello" 2/2014, pp. 353-376, doi: 10.1436/78248.; la madre, Helene Fallenstein, una calvinista moderata. Max fu il primo di sette figli, fra cui si ricorda anche il fratello Alfred, di quattro anni più giovane, anch'egli sociologo ma soprattutto economista. La famiglia stimolò intellettualmente i giovani Weber fin dalla più tenera età.
Nel 1882 Max Weber si immatricolò alla facoltà di giurisprudenza dell'università di Heidelberg, in cui aveva studiato pure suo padre, frequentando anche corsi di economia politica, storia medievale e teologia. Nel 1884 tornò nella casa paterna e si trasferì all'Università di Berlino, dove ottenne nel 1889 il dottorato in giurisprudenza e nel 1891 la libera docenza, entrambi con scritti di storia del diritto e dell'economia.
Dopo aver compiuto studi giuridici, economici e storici in varie università, si distinse precocemente in alcune ricerche economiche e sociali svolte con il Verein für Sozialpolitik, l'associazione fondata nel 1873 dagli economisti associati alla scuola storica tedesca, cui Weber aveva aderito già nel 1888. Nel 1893 sposò Marianne Schnitger, più tardi femminista e sociologa, oltre che curatrice postuma delle opere del marito.
Fu nominato professore di economia nelle università di Friburgo dal 1894 e di Heidelberg dal 1896. Tra il 1897 (anno della morte del padre) e il 1901 soffrì di un'acuta forma di depressione, tanto che dalla fine del 1898 alla fine del 1902 non poté svolgere regolare attività né didattica né scientifica (fra le cure, oltre a un soggiorno in sanatorio, si ricorda un viaggio in Italia).
Guarito, nell'autunno 1903 rinunciò al posto di professore e accettò l'incarico di direttore associato del neonato Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik (Archivio per la scienza sociale e la politica sociale), con Edgar Jaffé e Werner Sombart come colleghi, dove comparvero i due saggi Über die Objektivität sozialwissenschaftlicher und sozialpolitischer Erkenntnisse e Über die protestantische Ethik und den Geist des Kapitalismus. Su questa rivista pubblicò in due parti nel 1904 e 1905 l'articolo fondamentale L'etica protestante e lo spirito del capitalismo.
Nello stesso anno visitò gli Stati Uniti d'America. Grazie a un'ingente rendita privata derivata da un'eredità nel 1907, riuscì comunque a dedicarsi liberamente a tempo pieno ai suoi studi, che spaziarono dall'economia al diritto, dalla filosofia alla storia comparata e alla sociologia, senza essere costretto a ritornare alla docenza. La sua ricerca scientifica affrontò problemi teorico-metodologici cruciali e svolse complesse indagini storiche e sociologiche sulle origini della civiltà occidentale e sul suo posto nella storia universaleDimitri D'Andrea, Weber e la svolta assiale. Trascendenza profetica e rifiuto del mondo, in "Politica & Società, Periodico di filosofia politica e studi sociali" 2/2015, pp. 249-274, doi: 10.4476/80594..
L'interpretazione di Max Weber vede nel protestantesimo la chiave di volta riguardante la scienza, l'economia e la politica. L'etica calvinista proclamava la virtù del lavoro e il peccato della pigrizia e, in aggiunta a ciò, Alanson Lloyd Moote ricorda l'interessante lavoro degli storici marxisti della visione dei destini umani collegata ai fattori socio-economici.
Durante la prima guerra mondiale prestò servizio come direttore degli ospedali militari di Heidelberg e al termine del conflitto tornò all'insegnamento con una cattedra di Economia, prima a Vienna e nel 1919 a Monaco di Baviera, dove guidò il primo istituto universitario di sociologia in Germania. Nel 1918 fu tra i delegati dalla Germania a Versailles per la firma del trattato di pace e fu consulente dei redattori della Costituzione di Weimar, dopo esser stato tra i fondatori del Partito Democratico Tedesco (DDP) ed essersi candidato, senza successo, all'Assemblea costituente. Morì nel 1920, colpito dalla grande epidemia postbellica dell'influenza spagnola. In Italia il suo nome cominciò a diventare noto con la traduzione di Parlamento e Governo a opera di Benedetto Croce.
Studi e ricerche sociologiche e politiche
Benché in vita fosse considerato uno storico e un economista, Max Weber è considerato uno dei fondatori della sociologia moderna, assieme a Karl Marx ed Émile Durkheim. Mentre Durkheim, seguendo Comte, apparteneva alla tradizione positivista, Weber, come Sombart, avviò la tradizione ermeneutica nelle scienze sociali, una rivoluzione antipositivistica, in quanto sottolineava la differenza tra scienze naturali e scienze sociali, attribuendola al ruolo delle azioni sociali umane. Molte delle sue opere furono raccolte, riviste e pubblicate dopo la sua morte. Interpretazioni fondamentali furono prodotte da grandi sociologi come Talcott Parsons e C. Wright Mills.
Buona parte della ricerca di Weber si concentrò sullo sviluppo del capitalismo occidentale moderno. Subì l'influenza di Karl Marx, ma ne criticò molti aspetti: respinse, ad esempio, la concezione materialistica della storia e attribuì una minore importanza al conflitto di classeCamilla Emmeneger, Max Weber e i comunisti. Considerazioni intorno all’etica del fine ultimo, in "Storia del pensiero politico, Rivista quadrimestrale" 2/2022, pp. 229-250, doi: 10.4479/104946.. Secondo Weber, le idee e i valori influiscono sulla società allo stesso modo delle condizioni economiche. Egli cerca di indagare su quali basi il potere politico esercitato all'interno di uno Stato riesca a legittimarsi creando forme di consenso.
La problematica della natura e dell'origine del capitalismo era largamente dibattuta nella cultura tedesca degli ultimi anni dell'Ottocento, soprattutto a partire da Marx. Erano stati da poco pubblicati da Engels il secondo e il terzo libro de Il capitale di Marx, e le teorie marxiste cominciavano a essere considerate con molta attenzione da economisti e storici, sia per confutarle, sia per avvalorarle. Weber giungeva all'analisi del capitalismo moderno dall'analisi del capitalismo antico, che era stato oggetto dei suoi studi di economia politica.
Weber riconosceva il carattere del capitalismo occidentale moderno nel razionalismo economico, concepito come l'aspetto economico di un più generale processo di razionalizzazione, che comportava l'organizzazione razionale dell'impresa, la tendenza razionale al profitto sulla base del calcolo del capitale, la redazione di bilanci preventivi e consuntivi (libri contabili), la separazione tra impresa e amministrazione domestica, l'impiego del lavoro formalmente libero, l'esistenza di un libero mercato. Accanto a questi elementi, però, egli indicava un aspetto che, dal punto di vista marxista, si direbbe sovrastrutturale: lo "spirito del capitalismo", ovvero una specifica mentalità economica che, secondo Weber, affonda le sue radici nel terreno della religione protestante, in particolare quella calvinista.
Il problema di Weber è quello di spiegare "il particolare carattere del capitalismo occidentale e, in seno a questo, di quello moderno, e le sue origini". Non era nuova l'osservazione, anzi la constatazione, del più avanzato grado di sviluppo economico e civile in generale della società in cui si erano diffuse le confessioni riformate. Weber ne trae spunto per impostare la sua nuova tesi del rapporto tra la mentalità capitalistica e l'etica protestante, in particolare del calvinismo.
Il credente di questa confessione - convinto che la sua salvezza o la sua dannazione siano state decretate da Dio già al momento della nascità e non dipendono, come nella religione cattolica, dalle sue opere in terra - cerca una conferma della grazia divina e la trova nel lavoro quotidiano metodico che accresce la fiducia in sé stesso. Il compimento del proprio volere nel mondo è voluto da Dio ad accrescimento della sua gloria ("ad maiorem Dei gloriam") ed è un segno della "grazia". Si caricano, quindi, di significato religioso l'operosità, lo zelo, la coscienza rigorosa e severa, che si traducono nella concezione della professione come vocazione e in una condotta di vita metodica.
Weber prende in esame i protestanti e il loro grande successo economico a partire dal Cinquecento. Il termine chiave per capire questo fenomeno è il termine tedesco BerufPietro Rossi, Max Weber e l'ambivalenza del Beruf, in "il Mulino, Rivista trimestrale di cultura e di politica" 1/2022, pp. 24-31, doi: 10.1402/103280., che significa tanto "vocazione" quanto "lavoro"Giovanni Mari, «Beruf» e libertà. Lavoro intellettuale e lavoro manuale in Max Weber, in "Iride, Filosofia e discussione pubblica" 3/2020, pp. 609-621, doi: 10.1414/100162., termine che non ha un corrispettivo nella lingua italiana - mentre ce l'ha l'inglese "calling"- caratterizzata dal retaggio cattolico nella cui etica non viene considerato per il raggiungimento della grazia il ruolo, o il semplice "mestiere" che Dio ha assegnato a ogni individuo nella società.