La Carboneria è stata una società segreta rivoluzionaria italiana. Nacque nel Regno di Napoli durante i primi anni del XIX secolo con valori patriottici e liberali. La Carboneria, oltre al suo operato in Italia, ha influenzato altri gruppi rivoluzionari in Francia, Grecia, Spagna, Portogallo, Romania, Brasile e Uruguay. Nonostante i suoi obiettivi avessero delle basi liberali e patriottiche, mancavano di una politica immediata. Lo scopo primario della società era quello di sconfiggere la tirannia austriaca in Italia e unificare la penisola sotto una Repubblica democratica. Altre organizzazioni, come Adelfi e i Filadelfi, erano in stretto contatto con la Carboneria.

Storia Le origini Nata nel Regno di Napoli, inizialmente come forma di opposizione alla politica filo-napoleonica di Gioacchino Murat, la Carboneria fece successivamente seguaci in Francia ed in Spagna, puntando sulle libertà politiche e sulla concessione di una costituzione nei paesi d'Europa. Dopo la caduta di Murat, essa lottò contro il re Ferdinando I delle Due Sicilie. Filippo Buonarroti (che carbonaro non era, ma che con la Carboneria si identificò), contribuì, all'indomani del Congresso di Vienna del 1815, a far assumere al movimento anche un carattere patriottico e marcatamente anti-austriaco. Così la Carboneria si diffuse anche nel Nord Italia, e soprattutto in Lombardia ed in Romagna, grazie in particolare all'opera del forlivese Piero Maroncelli.

I moti del 1820-1821

La Carboneria passò per la prima volta dalle parole ai fatti nel 1820 a Napoli organizzando delle rivolte di carattere anti-assolutistico e liberal-costituzionale che prendevano spunto da quella effettuata a Cadice il 1º gennaio dello stesso anno: i due ufficiali Michele Morelli e Giuseppe Silvati (che avevano avuto l'adesione di generali ex murattiani, come Guglielmo Pepe) il 1º luglio marciarono da Nola e dalle cittadine vesuviane, seguiti da molti cittadini, verso la capitale alla testa dei loro reggimenti della cavalleria.

A causa della forte protesta, il re Ferdinando I accettò per primo nella Penisola di concedere una nuova carta costituzionale e l'adozione di un parlamento. La vittoria, seppur parziale, illusoria ed apparente, causò molte speranze nel resto d'Italia e a Torino i carbonari locali, guidati da Santorre di Santa Rosa, marciarono anch'essi verso la capitale del Regno di Sardegna ed il 12 marzo 1821 ottennero la costituzione democratica da un impaurito sovrano.

Tuttavia la Santa Alleanza non tollerò tali comportamenti e a partire dal febbraio del 1821 spedirono un esercito nel sud che sconfisse gli insorti, numericamente inferiori e male equipaggiati. Anche in Piemonte il re Vittorio Emanuele I, indeciso sul da farsi, abdicò a favore del fratello Carlo Felice di Sardegna, che chiese all'Austria di intervenire militarmente: l'8 aprile l'esercito asburgico sconfisse i rivoltosi ed i moti del 1820-1821, scatenati quasi totalmente dalla Carboneria, potevano dirsi chiusi in maniera fallimentare.

Il 13 settembre 1821 con la bolla Ecclesia a Iesu Christo di papa Pio VII la carboneria fu condannata come società segreta di tipo massonico e i suoi aderenti furono scomunicati. L'anno seguente nel Ducato di Modena e Reggio a seguito della scoperta di una congiura carbonara, fu imprigionato il sacerdote Giuseppe Andreoli, quindi condannato a morte e giustiziato per decapitazione. Tra i principali capi della Carboneria, Morelli e Silvati furono condannati a morte; il Pepe andò in esilio mentre il Boccia venne incarcerato, come Confalonieri, Pellico e Maroncelli.

Carbonari erano anche i Quattro sergenti di La Rochelle, ghigliottinati a Parigi il 21 settembre 1822.

I moti del 1831

Sconfitti ma non battuti, i carbonari parteciparono nel 1830 alla rivoluzione di luglio che sostenne la politica del re liberale Luigi Filippo di Francia: sulle ali dell'entusiasmo per la vittoriosa sollevazione parigina, anche i carbonari italiani presero le armi contro alcuni stati centro-settentrionali ed, in particolare, lo Stato Pontificio ed a Modena.

Nel capoluogo emiliano fu Ciro Menotti a prendere in mano le redini dell'iniziativa, cercando di trovare il sostegno del duca Francesco IV di Modena, che fece finta di rispondere positivamente in cambio della concessione del titolo di re dell'Alta Italia: tuttavia il duca fece il doppio gioco e Menotti, rimasto praticamente inerme, fu arrestato il giorno prima della data stabilita per la sollevazione. Francesco IV, su suggerimento dello statista austriaco Klemens von Metternich, fece condannare a morte lui e molti altri tra i suoi alleati.

Nello stato della Chiesa, invece, la rivolta partì nel febbraio del 1831 su impulso di alcune città quali Bologna, Reggio Emilia, Imola, Faenza, Ancona, Ferrara e Parma dove i cittadini, aiutati dai carbonari, innalzarono la bandiera tricolore e stabilirono un governo provvisorio. Un corpo di milizia volontaria, che avrebbe avuto nell'intenzione dei carbonari il compito di marciare su Roma, fu massacrato dalle truppe austriache chiamate in soccorso da Papa Gregorio XVI. Anche questa sollevazione, quindi, fu soffocata nel sangue.

Questa ulteriore sconfitta fece capire a molti carbonari che militarmente, soprattutto se da soli, non avrebbero potuto competere con l'Austria, una delle più grandi potenze del Vecchio Continente: Giuseppe Mazzini, uno dei carbonari più acuti, fondò una nuova società segreta chiamata Giovine Italia nella quale sarebbero confluiti molti ex aderenti alla Carboneria che, ormai quasi senza sostenitori, cessò praticamente di esistere, anche se la storia ufficiale di questa importante società si sarebbe protratta stancamente fino al 1871.

La seconda metà del XIX secolo La Carboneria continuerà a operare ben oltre il Risorgimento. Fin dal 1871 sarà fortemente attiva nei territori dell'ex Stato Pontificio e non solo, pronta a riorganizzarsi e riformarsi per ribaltare l'esito monarchico e instaurare la repubblica mazziniana:

Riservatissima 31 maggio 1894 – dal questore Sirone al prefetto Cavasola (Rapporto del 1894 del Questore Sironi in Archivio di Stato di Roma, Prefettura, Gabinetto, b. 471, f. "Assoc. segreta di Carbonari")

Sin dal 1870 esiste in Roma la setta dei Carbonari, che col volgere degli anni modificò poi scopi e programma. Organizzata, come tutte le società segrete, in modo da rendere assai difficile ogni vigilanza da parte dell'Autorità, sua prima e costante cura fu sempre quella di non richiamare in alcun modo l'attenzione su di sé e sui singoli membri, lavorando nell'ombra, agendo indirettamente, non ammettendo nel proprio seno che persone provate e sicure, punendo quelli fra i propri affigliati che avessero traditi i segreti della setta, non avessero eseguiti gli ordini loro dati, od in qualsiasi modo fossero venuti meno agli obblighi loro imposti dal giuramento cui erano vincolati.

Apparentemente gli scopi della setta dei Carbonari sono la mutua assistenza fra i soci, la propaganda per il trionfo di tutto ciò che è giusto, onesto, liberale. – In effetti però ha scopi sovversivi: i dirigenti appartengono al partito repubblicano intransigente, e si servono del lavoro, delle influenze, dei poteri occulti dell'associazione a tutto beneficio del loro partito.

La famiglia Carbonara è divisa per Vendite, Sezioni e Gruppi, a seconda del numero di affigliati. – Le Vendite esistenti nei centri principali prendono anche il nome di Centri, a cui fanno capo le Sezioni esistenti nelle piccole città e nei comuni più prossimi. – In ogni Vendita vi è il Capo Vendita ed un supplente e così pure in ogni Sezione vi è il Capo Sezione ed il supplente.

Le Vendite corrispondono coi Centri a mezzo di Intermediarii.

Tutti i Capi Squadra sono responsabili degli atti dei proprii dipendenti verso il CapoSezione.

Per le ammissioni nella famiglia Carbonara, le proposte devono essere fatte per iscritto con tutte le maggiori possibili indicazioni circa la persona da ammettersi; dopo le assunte più precise informazioni, la persona stessa, se ritenuta meritevole, viene aggregata a qualche squadra col titolo di apprendista. – Da apprendista si è poi promosso a Maestro, e da Maestro a Maestro Gran Luce.

I Maestri di una Vendita fecero la cosiddetta Corte d'Onore, chiamata a risolvere le questioni di una certa importanza.

Tutti gli affiliati sono obbligati a pagare una quota mensile a seconda della loro posizione, ed in tutti gli atti, corrispondenze, riunioni, i Maestri e gli apprendisti devono essere indicati con pseudonimi.

Da qualche tempo per quanto riflette Roma, nei Rioni Regola, Campitelli, Trastevere si accentuò un lavoro di organizzazione diretto a scartare l'elemento vecchio e dannoso ed a raccogliere la parte seria e provata ed atta all'azione.

Da informazioni fiduciarie che ho ragione di ritenere attendibili le sezioni di Roma sarebbero 5, la più importante delle quali la “Felice Orsini”. Gl'inscritti sarebbero circa 240 nella maggioranza scarpellini, lavoranti del Tevere, facchini e pesatori del Mercato dei Cerchi, parecchi delle Società Giuditta Tavani, Giordano Bruno, Mazzini, Vitruvio, Romagnoli.

Dei principali e più influenti affigliati, rassegno l'elenco con le precise generalità

Nell'elenco stesso, come dal medesimo si rileva Fiorentini Vincenzo, Curti Romolo, Coralizzi Luigi, l'Avv. Zuccari Federico, Giuseppe Proia, l'Avv. Fratti, Ettore Ferrari, Luigi Domenicali, Felice Albani, Michele Guastalla, Dr Cittaglia Cesare, l'Avv. Augusto Santini, Pasquale Arquati, Antoni De Santis, Giuseppe Varoni, che sono i più noti, provati ed influenti affigliati al partito repubblicano intransigente di Roma, delle cui forze completamente dispongono.

Quindi, dopo l'unità nazionale, all'interno del movimento repubblicano, la Carboneria avrebbe svolto opera di proselitismo repubblicano tra le classi meno abbienti, portando avanti battaglie quali il suffragio universale, l'emancipazione femminile e il miglioramento delle condizioni lavorative. A livello internazionale, tra il 1896 e il 1897, si adopererà nel reclutamento di volontari per la causa dell'indipendenza greca e cubana.

L'inizio del XX secolo e lo scioglimento Dal 1915, sarebbe stata attivissima nella propaganda interventista, ritenendo tale conflitto come l'ultima propaggine del processo risorgimentale. Scioltasi con l'avvento del fascismo avrebbe cercato di riorganizzarsi, anche se con difficoltà per l'assiduo controllo della polizia e dell'OVRA. Molti suoi esponenti avrebbero partecipato alla Resistenza tra le file del PRI, mentre altri avrebbero dato vita a brigate della "Carboneria Italiana", quali la "Mazzini" e la "Mameli". La Carboneria quindi avrebbe continuato a lavorare all'interno del Partito Repubblicano Italiano almeno fino agli anni settanta del Novecento.Gian Mario Cazzaniga, Marco Marinucci, Per una Storia della Carboneria dopo l'Unità d'Italia (1871-1975), Roma, Gaffi, 2014; Carbonari del XX secolo - fra rituali adelfici e intransigenza repubblicana, Pisa, Edizioni ETS, 2015.

L'ideologia Dopo aver raccolto il favore di molti elementi della borghesia cittadina come artigiani e mercanti (che non avevano perdonato al sovrano borbonico la sua politica favorevole ai grandi proprietari terrieri) la Carboneria iniziò ad assecondare le volontà guerresche dei suoi capi, tralasciando altri gravi problemi politico-sociali che avrebbero creato all'interno di essa stessa un'ideologia e dei percorsi politici tortuosi e spesso contraddittori: ad esempio i carbonari si dichiaravano favorevoli all'indipendenza italiana, ma non accennavano minimamente all'eventuale governo che avrebbe dovuto guidare l'Italia libera.