LUnione Sportiva Avellino 1912, meglio nota come Avellino, è una società calcistica italiana con sede nella città di Avellino. Milita in Serie B, la seconda divisione del campionato italiano di calcio.
La prima squadra di calcio cittadina fu fondata il 12 dicembre 1912. Il club, nella sua lunga tradizione sportiva che ha visto fallimenti e rifondazioni, ha al suo attivo dieci stagioni in Serie A, categoria in cui ha militato ininterrottamente dal 1978 al 1988 e di cui il miglior risultato è l'ottavo posto ottenuto nella stagione 1986-1987. Per partecipazioni alla serie A è la seconda squadra campana dopo il Napoli con il doppio dei campionati della Salernitana e il quintuplo del Benevento. Occupa la 50ª posizione nella graduatoria della tradizione sportiva FIGC ed il 43º posto nella classifica perpetua della Serie A dal 1929. I colori sociali dal secondo dopoguerra sono il bianco e il verde, ha come simbolo il lupo e disputa le gare interne allo stadio Partenio-Adriano Lombardi.
Dichiarata fallita nel 2010 dal Tribunale Civile di Avellino, è stata radiata dalla Federcalcio l'11 febbraio 2011. Covisoc e in seguito a questi eventi, dopo la presentazione di alcune cordate imprenditoriali presso il Comune di Avellino, è nata la società Avellino Calcio.12 Società Sportiva Dilettantistica, che poi nel giugno del 2010 ha assunto la denominazione Associazione Sportiva derby Avellino 1912. Il 15 giugno 2015 la società ha annunciato il ritorno del vecchio logo e della vecchia denominazione Unione Sportiva Avellino, con l'aggiunta finale del 1912.
Il 12 luglio 2018 la Covisoc nega alla società la licenza per il campionato di Serie B 2018-2019, decisione poi confermata dai ricorsi alla FIGC e al collegio di garanzia dello sport del CONI. Il 7 agosto 2018 il TAR del Lazio rigetta l'istanza di sospensione cautelare del provvedimento di esclusione della squadra dal campionato cadetto, decisione poi confermata dalla sentenza del settembre 2018. A seguito di ciò viene fondata una nuova società denominata Calcio Avellino Società Sportiva Dilettantistica, la quale il 15 giugno 2019 riprende la denominazione U.S. Avellino 1912.
Storia Dalle origini agli anni 1960
Dopo un'assemblea delle società federali tenutasi il 31 agosto 1912, alla quale partecipa per la prima volta lAssociazione Sportiva Avellinese, il 12 dicembre 1912 viene fondata lUnione Sportiva AvellinoLeondino Pescatore, Alfonso Carpenito e Leondino Pescatore, Avellino: una squadra, una storia (1912-1985), Poligrafica Ruggiero Editore, Avellino, 1985, che sùbito partecipa a tornei minori non ufficiali, con una divisa non ancora biancoverde. Il primo presidente è Alfonso Di Marzo Capozzi, proprietario di miniere di zolfo.Avellino, su ilcalcio.net, URL consultato il 15 novembre 2023. Nella stagione 1929-1930 disputa il campionato di Terza Divisione Campana, scontrandosi con nobili decadute del calcio italiano come il (che solo pochi anni prima - era il 1924 - aveva sfiorato lo scudetto venendo eliminata solo nella finalissima dal Genoa). L'annata è positiva e, complice il quarto posto nel girone finale campano, la società irpina viene ammessa in Seconda Divisione Campana. Gli irpini continuano a risalire la china, venendo promossi prima in Prima Divisione Campana e poi in Serie C al termine della seconda guerra mondiale.
A contribuire alla scalata è la decisione della Federazione di ingrandire in maniera spropositata la Serie C, ammettendovi 192 squadre nella stagione 1945-1946, tra cui l'Avellino come società ospite e in quanto tale non avente diritto alla promozione. Al termine della stagione l'Avellino, insieme alle altre società ospiti, fu ammesso a pieno titolo in Serie C, ampliata a 266 squadre e strutturata su diciotto gironi gestiti da tre leghe interregionali. Nella stagione 1946-1947 la squadra non ha problemi a salvarsi, ma nel terzo anno la permanenza è resa difficile da una riforma dei campionati voluta dalla FIGC per ridurre i gironi della Serie C da 18 a 3; ciò fa sì che nei tre gironi della Lega Interregionale Sud si salvino solo le prime classificate oltre a due ulteriori squadre da individuare attraverso un girone di qualificazione tra le tre seconde classificate; l'Avellino fallisce l'obiettivo chiudendo terzo, ma il Caso Napoli, aumentando i gironi da 3 a 4, gli apre comunque le porte della permanenza in Serie C. Proprio il 23 febbraio 1947 indossa per la prima volta la maglia biancoverde, che da quel derby contro il Benevento non abbandonerà più.
Ottenuto l'ingresso nella Lega Nazionale la squadra viene rinforzata e nel campionato successivo lotta fino all'ultimo per la promozione in un testa a testa con il ; terminato il campionato in ex aequo, gli irpini vinsero lo spareggio per 1-0, ma, a causa di un sospetto caso di corruzione, l'Avellino perse la promozione in serie B e si vide retrocesso in Promozione. Per i campani, tuttavia, nel 1950 arriverà un'amnistia con il conseguente ripescaggio.
Precipitato di nuovo in Promozione al termine del campionato 1950-1951, l'Avellino riuscì a qualificarsi al nuovo campionato di IV Serie, istituito con la riforma che rese la Serie C un campionato a girone unico, e nella stagione 1952-1953 sfiorò la promozione in terza serie: vinto il girone G battendo nello spareggio per il primo posto il Colleferro, nel girone di semifinale la promozione sfumò solo a causa della sconfitta nello spareggio con l'ex aequo Carbosarda. Nei campionati successivi la compagine irpina non riuscì a vincere il proprio girone, ma al termine della stagione 1958-1959, chiusa al terzo posto nel girone H, fu comunque ammessa alla Serie C allargata a tre gironi per motivi di rappresentanza geografica. Negli anni sessanta l'Avellino militò in Serie C, fatta eccezione per le stagioni 1961-1962 e 1963-1964 disputate in Serie D e conclusesi con l'immediato ritorno in terza serie.
Dagli anni 1970 agli anni 1990
La prima storica promozione in Serie B Mentre la squadra vaga tra la Serie C e la Serie D, l'Unione Sportiva Avellino si trasforma da S.r.l. a S.p.A., precisamente il 5 luglio 1968. Il salto di qualità avviene nella stagione 1972-1973, dove in seguito a un testa a testa con il , l'Avellino viene promosso in Serie B. Con Antonio Sibilia presidente e Antonio Giammarinaro allenatore, in questa stagione l'Avellino batte molti record: punteggio finale di 62 punti (fin allora mai ottenuto da nessuna squadra di C), 64 reti segnate, solo 18 reti subite, neanche una sconfitta in casa, dieci vittorie in trasferta, primato di incasso per la Serie C con 47.997.000 lire nella gara casalinga contro il terminata 1-0 con gol su rigore di Bruno Nobili.
La promozione in Serie A e il decennio nella massima serie
Dopo cinque anni nella serie cadetta nella stagione 1977-1978 gli irpini riescono ad approdare in Serie A sotto la presidenza dell'imprenditore e politico Arcangelo Iapicca di Mirabella Eclano e la guida tecnica dell'allenatore Paolo Carosi, vincendo all'ultima giornata a Marassi contro la per 1-0, rete di Mario Piga. L'Avellino approda in Serie A e inizia un'era che, da un punto di vista sportivo, darà tanto alla città e alla sconosciuta provincia meridionale.
Negli anni della A si alternano momenti di entusiasmo a soffertissime salvezze. L'Avellino resta in Serie A per dieci stagioni consecutive e raggiunge l'ottavo posto nel 1987, che resterà il miglior piazzamento di sempre.
Nel decennio 1978-1988 l'Avellino si toglie notevoli soddisfazioni battendo squadre del calibro di , e . Nell'estate del 1986 si aggiudica inoltre il Torneo Estivo, organizzato dalla Lega Calcio tra le dodici squadre di serie A non partecipanti alle semifinali di Coppa Italia.
Il momento più difficile si ha nella stagione 1980-1981, in seguito alla penalizzazione di 5 punti a causa del calcio scommesse, e al tragico evento del terremoto del 23 novembre 1980. Uno dei testimoni della tragedia, il difensore Salvatore Di Somma, ricorda l'atmosfera di quei giorni:
La squadra, tuttavia, riuscirà a salvarsi all'ultima giornata grazie a un pareggio casalingo contro la (1-1), rete decisiva di Massimo Venturini.
Durante questi anni transitano per Avellino tanti futuri campioni e giocatori già affermati, come gli irpini Pasquale Casale (primo irpino a debuttare in serie A con la maglia dell'Avellino) e Fernando De Napoli, Stefano Tacconi, Ottorino Piotti, Andrea Carnevale, Luciano Favero, Beniamino Vignola, Gerónimo Barbadillo, Ramón Díaz, lo storico capitano Adriano Lombardi, Juary, José Dirceu, Angelo Colombo, Walter Schachner, Franco Colomba (allenatore dei lupi nella stagione 2005-2006), Paolo Beruatto, Vincenzo Romano, Angelo Alessio, Gian Pietro Tagliaferri, Alessandro Bertoni e allenatori come Vinicio, Eugenio Bersellini, Rino Marchesi, Antonio Angelillo, Tomislav Ivić e Ottavio Bianchi. Sono gli anni della cosiddetta Legge del Partenio, con la quale i Lupi riescono a inanellare nove salvezze consecutive in massima serie costruendole soprattutto tra le mura amicheSibilia e la Legge del Partenio guerinsportivo.it.
Il ritorno in Serie B Il sogno irpino finisce nella stagione 1987-1988. I lupi arrivano penultimi a -1 dalla salvezza e scendono in B insieme all, non riuscendo quindi nemmeno ad approfittare del fatto che quell'anno le retrocessioni erano due anziché tre per il concomitante allargamento della serie A da 16 a 18 squadre.
Ai fallimenti sportivi succedono le disastrose vicissitudini societarie. Nell'estate del 1988 l'Avellino corre il serio rischio di non potersi iscrivere alla Serie B e riesce a evitare il fallimento in extremis dopo che la proprietà del club viene rilevata dalla Bonatti, società satellite della Parmalat di Calisto Tanzi e il presidente della società è Pierpaolo Marino. Nonostante le vicissitudini estive, per la stagione 1988-1989 viene allestita una squadra competitiva tanto da sfiorare la promozione in Serie A, chiude infatti settima in classifica a tre punti dall'ultima delle promosse.
Le stagioni seguenti di Serie B, 1989-1990 e 1990-1991, sono deludenti al punto che l'Avellino evita la retrocessione in C1 per un solo punto nel 1990 e per la classifica avulsa nel 1991 (ai danni della ).
La caduta in Serie C
Dopo aver fallito per tre stagioni di fila il ritorno in Serie A, Pierpaolo Marino decide di lasciare l'incarico a Gaetano Tedeschi. Per le sorti dell'Avellino non cambia nulla: arriva, infatti, la retrocessione in serie C1 (ultimo posto in serie B) con l'allenatore Ciccio Graziani nel 1992.
Dopo due anni negativi in Serie C1, 1992-1993 e 1993-1994, nel 1994 la famiglia Sibilia, dapprima con il figlio Cosimo e poi con lo stesso Antonio Sibilia, torna alla presidenza e conquista subito la promozione in Serie B ai play-off contro il il 24 giugno 1995.
A nulla servono le 19 reti di Pasquale Luiso nella Serie B 1995-1996: i lupi giungono terzultimi e tornano in serie C1. Vi restano per sette stagioni, nelle quali più volte la società rischia il fallimento.
Nel 1999 girano alcune voci sul possibile acquisto della società da parte di Silvio Berlusconi, il quale smentisce associando l'Avellino alla Patagonia, provocando la replica infastidita delle istituzioni cittadine.
Anni 2000: L'altalena tra Serie C e Serie B Il definitivo addio di Sibilia, nell'estate del 2000, permette al duo Massimo Pugliese-Aniello Aliberti di rilevare il club biancoverde.
Nella stagione di Serie C1 2000-2001 la squadra riesce a conquistare i play-off ma ne viene eliminato alle semifinali dal . La società è allo sbando dopo il solo girone di andata; alla fine la spunta Pasquale Casillo, ex patron del " dei miracoli", che ne sale ai vertici.
Promozione in Serie B 2002-2003