LEconomia della Spagna rientra tra le economie avanzate dell'Europa occidentale. I suoi punti di forza sono l'agricoltura, l'allevamento, la pesca, la ricchezza di materie prime e il turismo. Invece i suoi punti di debolezza sono la mancanza di petrolio e le comunicazioni insufficienti.

Espansione economica La politica franchista (rilancio dell'agricoltura, miglioramento della rete dei trasporti, investimenti industriali e apertura al turismo internazionale) diede solo risultati parziali.

Al termine di tale politica franchista, nel 1975, la Spagna era ancora un paese prevalentemente agricolo.

Appena uscito dall'isolamento politico ed economico imposto dalla lunga dittatura fascista, il Paese si è aperto a degli scambi commerciali internazionali.

Nella seconda metà degli anni '80, la Spagna si trovava in condizioni economiche appena migliori rispetto a quelle della Grecia e del Portogallo.

Il vero decollo economico del paese si è avuto con l'ingresso nella CEE (1986): il Prodotto interno lordo è quasi triplicato tra il 1980 ed il 1992; gli scambi con i partner europei hanno avuto aumenti del 20%; la produttività industriale è cresciuta grazie agli investimenti in beni strumentali; le entrate turistiche in valuta hanno permesso di riequilibrare parzialmente la bilancia dei pagamenti. L'economia ha anche potuto contare sulla nascita di nuove imprese industriali e sull'afflusso di capitali stranieri che, sfruttando il minor costo della mano d'opera rispetto ad altri paesi, hanno avviato iniziative industriali e commerciali. L'ingresso nell'UE e la democrazia hanno inoltre permesso alla Spagna l'apertura verso i mercati esteri e l'espansione delle imprese nei Paesi Latinoamericani, dove la Spagna è il primo investitore estero. Si parla perciò di reconquista económica.

Crisi economiche nel XX secolo Questo è l'elenco delle crisi economiche che la Spagna ha dovuto affrontare durante il XX secolo.

Crisi degli anni '70-'80 La crisi energetica e petrolifera del 1973 ha bloccato il forte sviluppo economico conosciuto tra gli anni '50 e i primi anni '70, con la conseguente crisi economica che si protasse durante l'intero periodo di transizione verso la democrazia, senza contare che la Spagna importa quasi tutto il petrolio consumato.

Crisi dei primi anni '80 Nei primi anni 80, la recessione internazionale ha messo in evidenza difficoltà strutturali, in primo luogo la forte dipendenza da capitali stranieri (oltre il 40% delle imprese sono controllate da gruppi inglesi, francesi, tedeschi e italiani).Enciclopedia Universale 2007 - in collaborazione con le garzantine

Crisi occupazionale dei primi anni '90 La Spagna ha dovuto affrontare una grave crisi occupazionale, a causa del calo degli investimenti esteri nel biennio 1992-1993.

Nel primo trimestre del 1994, il tasso di disoccupazione raggiunse il picco del 24,55% della popolazione attiva; inoltre dal quarto trimestre del 1992 (20,03%, al terzo trimestre del 1992 era del 18,27%) fino al quarto tirmestre del 1997 (20,11%), il tasso di disoccupazione non è mai sceso sotto il 20% della popolazione. Solo dal primo trimestre del 1998 (19,41%) il tasso di disoccupazione scende sotto il 20% della popolazione. Al quarto trimestre del 1999, tale tasso scende al 15,19%, inferiore al 15,85% registrato al terzo trimestre del 1990 che è il minimo nel lustro 1990-1994.

Inoltre, la crisi economica dei primi anni '90 provocò un calo di entrate fiscali e di conseguenza un aumento del debito pubblico.

Infine, tra il 1992 e i 1995 la peseta ha subìto tre svalutazioni.

Pil pro capite nel 1994 Stando a fonti della Banca Mondiale, con 13.405,70 USD la Spagna si trovava al terzultimo posto tra le 12 nazioni dell'Unione Europea per PIL pro capite: solo Grecia e Portogallo avevano un PIL pro capite inferiore a quello spagnolo.

Nella tabella seguente: le quattro nazioni dell'Unione Europea con il PIL pro capite più basso nel 1994, tutte con economie deboli all'epoca. Questo per evidenziare le difficoltà economiche attraversate dalla Spagna finora. +PaesePIL pro capite Portogallo9.977,32 USDGrecia10.937,02 USDSpagna13.405,70 USDIrlanda15.902,93 USD

Ripresa economica (1995-2008) Solo a metà degli anni '90 l'economia della Spagna ha cominciato a riprendersi da queste lunghe crisi economiche.

Sempre a metà degli anni novanta è invece cominciata una fase di sostenuta crescita economica (incremento annuo del PIL del 3% tra il 1996 e il 2004), che ha interessato soprattutto alcune regioni (Catalogna, Aragona, Navarra, Valencia) e ne ha solo sfiorato altre (Andalusia, Canarie). La Spagna ha continuato la sua crescita economica anche quando il partito governante cambiò nel 2005, mantenendo una solida crescita del PIL durante il primo mandato di José Luis Rodríguez Zapatero, sebbene fossero evidenti alcuni fondamentali problemi dell'economia spagnola. Secondo il Financial Times, vi era un deficit commerciale enorme della Spagna (che ha raggiunto l'incredibile cifra di 10% del PIL del paese nell'estate del 2008) e una "perdita di competitività nei confronti dei suoi principali partner commerciali". Nel decennio che va dal 1998 al 2008, l'economia iberica è stata tra le più dinamiche nell'eurozona.

I progressi nell'economia spagnola sono stati ben maggiori di quelli previsti nella seconda metà negli anni '80.

Crisi economiche nel XXI secolo Crisi del 2008-2014

Il boom economico ha segnato, durante i primi mesi del 2008, una forte battuta d'arresto, a seguito della crisi di alcuni settori industriali e in primo luogo di quelli legati all'edilizia, trainanti per la crescita economica del Paese, diminuita in un anno di quasi di 2 punti percentuali. La tendenza si è confermata nel 2009, durante il quale il PIL è diminuito del 3,6%.

Durante il terzo trimestre del 2008 il PIL nazionale si è contratto per la prima volta in 15 anni e, nel febbraio 2009, è stato confermato che la Spagna, insieme ad altre economie europee, era ufficialmente entrata in recessione. Tuttavia, ancora nel 2008 il totale del debito pubblico spagnolo rispetto al totale del PIL era ben al di sotto della media europea, e in effetti il bilancio statale era in attivo.

Nel dicembre 2009 al paese iberico è stato attribuito il primo posto nel Misery Index di Moody's, classifica costruita sommando disoccupazione (19,1% nel 2009) e rapporto deficit/pil (10,1%): la Spagna, con 30 punti, «è il paese più a rischio d'Europa» (anche più di Grecia, Lettonia e Lituania) ed è entrata nella lista dei "sorvegliati speciali" Ue.Spagna - La fiesta è finita, articolo pubblicato ne La Repubblica, 28 dicembre 2009 La grande recessione mondiale ha avuto infatti effetti disastrosi sull'economia spagnola: il rapporto debito pubblico/Pil è passato dal 34% del 2007 al 67% del 2009, i debiti di famiglie e imprese sono schizzati al 177% del Pil, i disoccupati sono arrivati a quota 4 milioni (la disoccupazione è passata dall'8,3% del 2007 al 19,1% del 2009). Secondo l'economista turco Nouriel Roubini «la Spagna rischia di sperimentare una crescita zero per un decennio, come è successo al Giappone», mentre per lo statunitense Michael Spence (premio Nobel per l'economia nel 2001) «la Spagna deve, temo, aspettarsi un periodo di crescita molto lenta, e di serie difficoltà interne».

La disoccupazione in Spagna ha raggiunto nel 2010 il 20,33%, il dato più alto dal 1997. Secondo l'istituto nazionale di Statistica, rispetto al 2009, il numero dei disoccupati è cresciuto a quota 4,69 milioni. Il 2010 è diventato così il quarto anno consecutivo di aumento della disoccupazione nel Paese iberico.

Nel secondo trimestre del 2011, il debito pubblico è aumentato al 65,2% del PIL, il massimo degli ultimi 14 anni, rimanendo tuttavia ancora basso rispetto ad altri paesi europei, come la Grecia (160% del PIL nel 2010), l'Italia (119% nel 2010), la Francia (81,7% nel 2010) e la Germania (83,2% nel 2010).

Il 29 luglio 2011, a seguito della pesante crisi economico-finanziaria e della speculazione che ha travolto il Paese, il Primo ministro spagnolo Josè Zapatero ha comunicato l'intenzione di indire elezioni anticipate, previste per il 20 novembre 2011 e vinte poi dal leader popolare Mariano Rajoy.

A fine 2011, il debito pubblico spagnolo ha toccato il suo record, raggiungendo il 68,5% del Pil: si tratta del massimo mai raggiunto dal 1995. Nel primo trimestre del 2012, il rapporto fra debito pubblico spagnolo e Pil è cresciuto del 5,36% toccando il record storico al 72,1% del Pil.

Nel primo trimestre 2012 il tasso di disoccupazione in Spagna è salito al nuovo livello record di 5.639.500 persone, pari al 24,44% della popolazione attiva, ai massimi dal 1994 e record anche a livello europeo e dell'area OCSE. È inoltre previsto che, per i mesi successivi, la situazione continui a peggiorare, soprattutto a causa dell'impatto delle drastiche misure di taglio della spesa pubblica avviate per ridurre il deficit e centrare l'obiettivo del 5,3% rispetto al Pil, imposto per l'anno in corso da Bruxelles. Alla Spagna spetta anche il record negativo della disoccupazione giovanile nell'Unione europea: a maggio 2012 i giovani sotto i 25 anni senza un lavoro erano in Spagna il 52,1%, contro il 22,7% della Ue-27 e il 22,6% della Ue-17 (zona euro).

Il 14 giugno 2012 Moody's ha tagliato il rating della Spagna di tre gradini, da A3 a Baa3 e l'ha messa sotto osservazione per un possibile ulteriore declassamento. La decisione, spiega l'agenzia di rating, è dettata da diversi fattori, tra cui la decisione del governo spagnolo di chiedere 100 miliardi di euro di prestito per ricapitalizzare il sistema bancario, che aumenterà il debito pubblico del Paese. Il governo spagnolo, si legge nella nota, ha un accesso al mercato finanziario "molto limitato" e la debolezza finanziaria dell'economia spagnola comporta "preoccupazioni molto serie" sulle ragionevoli aspettative di crescita dei prossimi anni.

La crisi bancaria in Spagna e il declassamento del suo debito sovrano hanno spinto i rendimenti dei titoli di stato iberici a 10 anni ad un rendimento che sfiora il 7% annuo e che è considerato un punto di non ritorno sulla strada del default (in quanto proprio il superamento della soglia del 7% per gli interessi sul debito pubblico aveva innescato i piani di salvataggio a favore di Grecia, Irlanda e Portogallo): il 18 giugno 2012 lo spread (differenziale di rendimento) tra i Bonos e i Bund tedeschi è volato a 573 punti e quello con i Btp italiani a 104, con i tassi decennali sul debito spagnolo al 7,09% annuo; si tratta del massimo storico dall'introduzione dell'euro (nel pomeriggio lo spread dei titoli decennali spagnoli aveva addirittura raggiunto i 588 punti base, con un rendimento del 7,28%).

L'11 luglio 2012, per fronteggiare la crisi, il governo Rajoy vara nuove imponenti misure di austerità: soppressione già a partire dal 2012 delle tredicesime agli statali, che avranno anche meno giorni di ferie e meno permessi sindacali, riduzione del sussidio di disoccupazione al 50% della retribuzione, tagli al sistema pensionistico e ai ministeri, aumento del 3% dell'Iva dal 18 al 21% e quella ridotta dall'8% al 10%.

Giovedì 11 ottobre 2012 Standard & Poor's ha annunciato di aver tagliato il rating della Spagna di ben due scalini, da BBB+ a BBB- (ovvero l'ultimo livello considerato "Investment Grade" e sotto il quale c'è la qualità da "junk bond", ovvero titoli spazzatura) con outlook negativo. La valutazione di S&P è diventata così uguale a quella di Moody’s Investor Service, che ha tuttavia messo Madrid sotto osservazione per un possibile downgrade a "junk". Secondo S&P "l'attuale deterioramento delle condizioni economiche e finanziarie potrebbe aumentare i rischi fiscali nel breve-medio termine, prima che le riforme fiscali a sostegno della crescita siano radicate".