I Navigli di Milano (in milanese Navili) sono un sistema di canali irrigui e navigabili, con baricentro la città lombarda di Milano, che metteva in comunicazione il lago Maggiore, quello di Como e il basso Ticino aprendo al capoluogo lombardo le vie d'acqua della Svizzera e dell'Europa nordoccidentale, del Cantone dei Grigioni e dell'Europa nordorientale e, infine, quella del Po verso il mare Adriatico.
Descrizione
Col regime regolare delle acque dei Navigli si irrigarono e resero produttive vastissime aree, collegandosi con l'opera di bonifica iniziata dai monaci delle abbazie a sud della città già nel X secolo. La costruzione dell'intero sistema è durata dal XII al XIX secolo. La Cerchia dei Navigli (anche conosciuta come Naviglio Interno, Fossa Interna o Cerchia Interna) rappresentava la "cerniera" cittadina milanese che consentiva il funzionamento del sistema nel suo complesso.
I navigli che fanno parte del sistema dei Navigli milanesi sono: Naviglio Grande Naviglio Pavese Naviglio della Martesana Naviglio di Paderno Naviglio di Bereguardo Navigliaccio Cerchia dei Navigli (non più esistente) Naviglio di San Marco (non più esistente) Naviglio Vallone (non più esistente)
Mentre gli specchi d'acqua artificiali sono: Darsena di Porta Ticinese Laghetto di San Marco (non più esistente) Laghetto di Santo Stefano (non più esistente) Porto fluviale romano di Milano (non più esistente)
Invece le conche di navigazione più importanti presenti lungo i Navigli milanesi sono: Conca dell'Incoronata (in disuso) Conca di Viarenna (in disuso) Conca Fallata Conchetta
Altri canali artificiali facenti parte dell'idrografia di Milano sono: Cavo Ticinello Cavo Redefossi Canale Ticinello Vettabbia
Mappa
Storia La deviazione del Seveso
Il primigenio insediamento celtico che diede origine a Milano, il cui toponimo era forse Medhelan, fu in seguito, da un punto di vista topografico, sovrapposto e sostituito da quello romano; quest'ultimo, che fu chiamato dagli antichi Romani Mediolanum, fu poi a sua volta rimpiazzato da quello medievale. Il centro urbano di Milano è costantemente cresciuto a macchia d'olio, fino ai tempi moderni, attorno al primo nucleo celtico.
L'insediamento celtico aveva un solo fiume che lo interessava direttamente, il torrente Nirone, e un fontanile, il Molia (o Mollia). Il Nirone lambiva l'antica Mediolanum, mentre il Molia sgorgava nei pressi dell'insediamento raccogliendo da nord alcune rogge; entrambi erano compresi tra l'Olona, che scorreva più a ovest, e il Seveso, il cui alveo naturale era situato più a est.
I tre fiumi maggiori che fanno parte dell'idrografia milanese (Lambro, Seveso e Olona) scorrevano nei loro alvei naturali, il Lambro e l'Olona più lontani dalla città, mentre il Seveso era più vicino, fermo restando che si trovavano a una certa distanza da Mediolanum. Dei tre, l'unico che non ha subito modifiche nel corso dei secoli è il Lambro, che scorre ancora nel suo antico alveo naturale, mentre l'Olona e il Seveso furono deviati dagli antichi Romani.
Il territorio di Mediolanum era ricchissimo d'acqua visto che l'insediamento si trovava sulla "linea dei fontanili", laddove vi è l'incontro, nel sottosuolo, tra strati geologici a differente permeabilità, cosa che permette alle acque profonde di riaffiorare in superficie
Per praticare l'agricoltura e per muoversi su un terreno altrimenti paludoso, i Celti hanno dovuto necessariamente regolarizzare il flusso delle acque ricorrendo a canalizzazioni e drenaggi, cui si sono sovrapposte opere successive che hanno fatto perdere la traccia e la memoria del sistema idrico milanese originario.
Nel 222 a.C. gli antichi Romani conquistarono Milano. Le città romane erano grandi consumatrici d'acqua, sia per usi pubblici che per usi domestici, e quindi gli antichi Romani studiarono a fondo l'ingegneria idraulica, di cui diventarono profondi conoscitori. A Mediolanum non occorrevano acquedotti, visto che l'acqua era abbondante e facilmente raggiungibile: essa affiorava dal suolo dalle risorgive e scorreva vicina nei fiumi e nei torrenti, e ciò rispondeva pienamente alle esigenze della vita quotidiana della cittàFelice Poggi, Idrografia nei dintorni di Milano nell'era romana, Milano, 1911..
Il Seveso è stato il primo fiume facente parte dell'idrografia di Milano a cui gli antichi Romani modificarono il percorso: il suo corso naturale originariamente lo portava, provenendo da nord est, a sfiorare Mediolanum sul suo lato orientale. L'alveo naturale del Seveso seguiva poi il percorso del moderno Cavo Redefossi, sfociando infine nel Lambro a Melegnano. Secondo la ricostruzione fatta nel 1911 dall'ingegner Felice Poggi, all'altezza di Milano, il Seveso sarebbe originariamente transitato nei pressi delle future mura medievali, da Porta Orientale medievale a Porta Romana medievale, il cui luogo dove sarebbero sorte, in epoca romana, era al di fuori dal centro abitato dell'antica Mediolanum.
Gli antichi Romani realizzarono un anello d'acqua formato da due rami, il Grande Sevese e il Piccolo Sevese, che diventarono poi il fossato delle mura romane di Milano. In particolare il Grande Sevese costituiva il lato settentrionale, meridionale e orientale del fossato, mentre il Piccolo Sevese ne formava il suo ramo occidentale. Il Grande Sevese e il Piccolo Sevese esistono ancora e sono i canali più antichi di Milano, dato che risalgono all'età romana repubblicana.
Dal Seveso fu poi realizzata una derivazione che portava acqua alle Terme Erculee, erette tra la fine del III secolo e l'inizio del IV dall'imperatore Massimiano Erculio e andate distrutte durante le invasioni barbariche del V secolo o nel 1162, quando l'imperatore Federico Barbarossa fece radere al suolo Milano.
Il primo porto fluviale di Milano
Giunto nei pressi dell'attuale via Larga, a causa di una depressione naturale, il fiume Seveso un tempo formava un ampio bacino (ne sarebbero, tra l'altro, testimoni antichi toponimi come via Poslaghetto e via Pantano): qui vi sarebbe stato costruito, dagli antichi Romani, il primo porto fluviale di Milano, che era in comunicazione, tramite la Vettabbia, con il Lambro, il Po e quindi il mare.
Di questo collegamento fa menzione nell'XI secolo Landolfo Seniore nella sua Historia Mediolanensis, mentre una "patente" di Liutprando re dei Longobardi (690-740) parla di un porto tra Lambro e Po. Ancora a favore della tesi, due ritrovamenti, uno in piazza Fontana e l'altro in via Larga, di un lungo manufatto romano (un pavimento litico su palafitte) che appare come una banchina portuale. Il materiale, costituito da lastre in serizzo di due metri e mezzo e pali di rovere, è conservato al Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
La deviazione dell'Olona
Fino dall'antichità, all'altezza della Maddalena, odierno quartiere di Milano, l'Olona fu deviato verso la città con l'obiettivo di portarvi acqua: in epoca romana sboccava nel fossato delle mura difensive repubblicane poi, dal XII secolo, nel fossato difensivo attorno ai bastioni medievali entrando in città dalla moderna piazza della Resistenza Partigiana e successivamente (1603) nella Darsena di Porta Ticinese.
In particolare l'Olona, durante il Medioevo, confluiva nel fossato in corrispondenza della moderna piazza della Resistenza Partigiana, mentre in epoca romana continuava il percorso cittadino arrivando alla moderna piazza Vetra, dove riversava le sue acque nel fossato grazie all'omonimo canale. Dal fossato medievale ebbe poi origine la Cerchia dei Navigli, mentre i due rami del fossato romano furono chiamati, come già accennato, Grande Sevese e Piccolo Sevese.
In origine l'Olona, giunto a Lucernate, frazione di Rho, percorreva il suo alveo naturale verso sud attraversando la moderna Settimo Milanese e passando a diversi chilometri da Milano per poi percorrere l'alveo dell'Olona inferiore o meridionale e sfociare nel Po a San Zenone.
Con il passare dei secoli la popolazione di Milano divenne molto numerosa, e il modesto regime idrico di Seveso e Merlata non era più sufficiente a coprire il fabbisogno d'acqua della popolazione. L'Olona fu deviato verso Milano anche per un altro motivo: avere un corso d'acqua che costeggiasse interamente la via Mediolanum-Verbannus, antica strada romana che congiungeva Mediolanum (la moderna Milano) con il Verbannus Lacus (il lago Verbano, ovvero il lago Maggiore.).
Parte del tracciato della via Mediolanum-Verbannus, che venne utilizzato anche nel Medioevo e nei secoli seguenti, fu ripreso da Napoleone Bonaparte per realizzare la strada statale del Sempione...
Navigli alla metà del XII secolo
Durante le invasioni barbariche del V secolo, che portarono alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, il complesso intrico di canali e rogge costruite per la bonifica e l'irrigazione attorno alla città decadde, con i campi coltivati tra Milano e Pavia che lasciarono il posto alla boscaglia e alla palude.
Furono i monaci dell'abbazia di Chiaravalle e quelli dell'abbazia di Morimondo, appartenenti all'ordine cistercense, ordine religioso che venne fondato solo pochi decenni prima in Francia e che favorì in tutta Europa la ripresa dell'agricoltura e delle attività manifatturiere, a riportare, nel XII secolo, nella bassa pianura milanese, le coltivazioni nonché a introdurre i prati a marcita, a reintrodurre l'allevamento, a ripristinare il funzionamento della rete di canali e rogge e a far rinascere le attività artigianali della lavorazione della lanaDelle antichità Longobardico-Milanesi, dei Monaci della Congregazione Cistercense di Lombardia, Dissertazione terzadecima,Sulla cultura delle campagne, e sull'irrigazione de' prati promossa ed estesa dai Monaci di Chiaravalle. Milano, MDCCXCII. Da Google Libri. I documenti conservati nei due monasteri citati sono particolarmente ricchi per quel che riguarda i diritti d'acqua, gli acquisti di fondi e l'apertura di mulini ad acqua.
Nel 1152 fu costruito per scopi militari tra Abbiategrasso e Landriano un nuovo canale artificiale deviando una parte delle acque del Ticino con il precipuo obiettivo di scoraggiare le incursioni dei pavesi, alleati di Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero e nemico di Milano. Il Canale Ticinello, questo il suo nome, ha resistito nei secoli e una sua parte è giunta sino a noi.
Quattro anni più tardi, nel 1156, sempre per difendersi da Federico Barbarossa, Milano si dotò di nuove mura in legno, che vennero circondate da un ampio fossato allagato dalle acque del Seveso e del Merlata. Questo fu il secondo sistema di mura di Milano, che sono conosciute come cinta dei terraggi e che in parte inglobavano i resti del primo sistema difensivo della città, le mura romane di Milano. Da questo fossato, grazie a lavori di ampliamento effettuati nei secoli successivi terminata la sua funzione militare, ebbe origine la Cerchia dei Navigli.
Come conseguenza della distruzione di Milano del 1162, Federico Barbarossa ordinò l'interramento del fossato. Tuttavia, a partire dal 1167, i milanesi diressero i propri sforzi in verso opposto rispetto agli ordini imperiali, intraprendendo una serie di lavori che nel giro di quattro anni comportarono la realizzazione di un più efficace sistema difensivo, questa volta in muratura, dotato di un fossato allagato dalle acque dell'Olona che, in questa occasione, subì la seconda deviazione della sua storia. Contestualmente vennero realizzate le porte di Milano e una chiusa tra Porta Ticinese e la pusterla di Sant'Eufemia.
La Cerchia dei Navigli
Realizzata come fossato difensivo delle mura medievali di Milano a partire dal 1156. e trasformato in Naviglio nella sua parte sud-est tra il 1387 e il 1496 grazie ai lavori di canalizzazione e ampliamento voluti dai Visconti e dagli Sforza, la Cerchia dei Navigli (anche conosciuta come Naviglio Interno, Fossa Interna o Cerchia Interna) era il raccordo del sistema dei Navigli di Milano.