La battaglia di Gela ebbe luogo in Sicilia nell'estate del 405 a.C. L'esercito cartaginese, sotto il comando di Imilcone (membro della famiglia dei Magone e consanguineo di Annibale Magone), che nel corso dell'inverno e della primavera era acquartierato ad Agrigento, catturata da poco, marciò verso Gela. Il governo siracusano aveva deposto Dafneo, il comandante greco sconfitto ad Agrigento, con Dionigi, un ufficiale che era stato allievo di Ermocrate. Dionigi intrigò, con successo, per ottenere poteri dittatoriali. Quando i cartaginesi avanzarono su Gela e misero la città sotto assedio, Dionigi marciò da Siracusa per confrontarsi con la minaccia. Pianificò di utilizzare uno schema di attacco complesso, su tre colonne d'assalto, contro i cartaginesi, tale piano fallì per la mancanza di una coordinazione sufficiente. Dionigi decise di evacuare la popolazione di Gela, poiché la sconfitta senza nessun risultato avrebbe provocato malcontento in Siracusa ed egli non voleva perdere il potere. Imilcone saccheggiò la città abbandonata dopo che i greci erano fuggiti a Camarina.

Antefatti Cartagine era stata estromessa dagli eventi siciliani per quasi 70 anni in seguito alla battaglia di Imera avvenuta nel 480 a.C., periodo in cui la cultura greca aveva iniziato la sua penetrazione nelle città elimiche, sicane e sicule. Questo equilibrio collassò nel 411 a.C. quando la città elimica di Segesta fu sconfitta dalla città greco-dorica di Selinunte. Segesta chiese aiuto a Cartagine ed il senato cartaginese acconsentì ad intervenire in appoggio a Segesta. Annibale Magone di Cartagine organizzò un esercito che prese d'assalto Selinunte nel 409 a.C. e successivamente distrusse la città di Himera. Siracusa e Akragas (Agrigento), le più importanti città greche in Sicilia, non si opposero subito a Cartagine e l'esercito cartaginese poté ritrarsi con il bottino di guerraBath, Tony, Hannibal's Campaigns, p11. Per 3 anni fu tregua nei territori siciliani, tuttavia non erano stati firmati accordi fra greci e cartaginesi per porre fine alle ostilità.

La spedizione del 406 a.C. I raid del generale siracusano esiliato, Ermocrate, nei territori punici attorno a Mozia e Panormos (Palermo) spinsero Cartagine ad inviare un altro esercito in Sicilia nel 406 a.C., sempre sotto il comando di Annibale MagoneFreeman, Edward A., Sicily, p145-47. Intanto Siracusa e Akragas si erano preparate al conflitto assoldando mercenari e rinforzando le flotte, oltre a mantenere in piena efficienza le fortificazioni cittadine. Sebbene Siracusa fosse coinvolta nella guerra del Peloponneso e in dispute con le città confinanti, il suo governo inviò richieste di aiuto nella Magna Grecia e nella Grecia stessa una volta che i cartaginesi erano sbarcati in Sicilia.

Annibale pose l'assedio ad Akragas nell'estate del 406 a.C., ma la città riuscì a resistere al primo assalto. Mentre venivano costruite le opere d'assedio per gli attacchi futuri l'esercito fu colpito da un'epidemia, che fece morire migliaia di cartaginesi ed Annibale stesso. Parte dell'esercito cartaginese, guidato da Imilcone, parente di Annibale e suo sostituto, fu sconfitta dall'esercito di soccorso greco, guidato da Dafneo, quindi la città fu liberata dall'assedio. I cittadini di Akragas non erano d'accordo con la decisione dei generali, che avevano deciso di non inseguire i cartaginesi sconfitti, e lapidarono quattro di loro. I greci, a quel punto, tagliarono i rifornimenti per il campo punico, provocando quasi un ammutinamento nell'esercito cartaginese. Imilcone rimise a posto la situazione sconfiggendo la flotta siracusana e catturando il convoglio di grano destinato ad Akragas. I greci, di fronte al rischio della fame, abbandonarono Akragas, che fu saccheggiata da Imilcone. L'assedio era durato 8 mesiKern, Paul B., Ancient Siege Warfare, p163-170.

La presa del potere di un tiranno I cittadini di Akragas, ora privi di case, giunsero a Siracusa, alcuni portando accuse ai generali siracusani. Nell'assemblea Dionigi, che aveva combattuto coraggiosamente ad Akragas, appoggiò tali accuse. Egli era stato multato per aver contravvenuto alle regole di combattimento, ma il suo amico Filisto pagò la multa. L'assemblea depose Dafneo e gli altri generali e propose i sostituti, fra cui Dionigi. I rifugiati di Akragas infine trovarono asilo a Leontini. A questo punto giunse a Siracusa una richiesta di aiuto da Gela, dato che i cartaginesi si stavano avvicinando alla cittàFreeman, Edward A., Sicily, p151-52.

Le forze contrapposte Annibale Magone aveva portato con sé in Sicilia un esercito reclutato da cittadini cartaginesi, nonché in Africa, Spagna ed Italia ed una flotta di 120 triremi. L'esercito era stato ridotto come forza dall'epidemia e dalle perdite contro Akragas e non si sa se Imilcone aveva ricevuto rinforzi o reclute fino al suo ingresso in Akragas. Le forze originali dovevano essere circa 60000 uominiCaven, Brian, Dionysius I: Warlord of Sicily, pp45- pp46, ed i sopravvissuti marciarono su Gela nella primavera del 405 a.C. La flotta cartaginese, che contava circa 105 navi, avendo perso 15 triremi ad Erice a causa della flotta greca sotto il comando di LeptineDiodoro Siculo, XIII.80, era a Mozia e non supportava l'esercito.

L'esercito cartaginese I libici fornivano fanteria tanto leggera quanto pesante e formavano le unità più disciplinate dell'esercito. La fanteria pesante africana combatteva in formazioni chiuse, armata di lunghe picche e con scudi rotondi, con elmi e corazze di tessuto. La fanteria leggera libica portava giavellotti e piccoli scudi, così come la fanteria iberica. La fanteria iberica indossava tuniche bianche con bordature porpora e copricapo di cuoio.

La fanteria pesante tatticamente era schierata in falangi dense, armata di picche pesanti, lunghi scudi che coprivano tutto il corpo e corte spade difensiveGoldsworthy, Adrian, The fall of Carthage, p 32 ISBN 0-253-33546-9. La fanteria campana (probabilmente equipaggiata come i guerrieri sanniti o etruschi)Warry, John, Warfare in the Classical Age, pp103, sicula, sarda e gallica combatteva con il proprio equipaggiamento nazionaleMakroe, Glenn E., Phoenicians, p 84-86 ISBN 0-520-22614-3, sebbene spesso l'equipaggiamento fosse fornito da Cartagine. I siculi ed i sicilioti erano equipaggiati come gli opliti greci.

L'esercito greco Le maggiori città siciliane come Siracusa e Akragas potevano mettere in campo fino a 10000-20000 cittadiniDiodoro Siculo, X.III.84, mentre le più piccole come Imera e Messina ne potevano fornire fino a 3000Diodoro Siculo, X.IV.40-6000Diodoro Siculo XIII.60. Gela probabilmente era in grado di reclutarne un numero simile. Dionigi portò a Gela nel 405 a.C. 30000 fanti e 1000 cavalieri, reclutati da Siracusa, dalla città greche di Sicilia alleate e mercenari con 50 triremi.

Il nerbo dell'esercito greco erano gli opliti, arruolati principalmente fra i cittadini, tuttavia Dionigi aveva anche un certo numero di mercenari dall'Italia e dalla Grecia. Erano presenti anche siculi e sicilioti che servivano nell'esercito come opliti e fornivano anche peltasti, ed un certo numero di campaniDiodoro Siculo, XIII.80.4 probabilmente equipaggiati come i guerrieri sanniti o etruschi dell'epoca. La formazione di combattimento usuale era la falange oplitica. La cavalleria era reclutata fra i cittadini più ricchi e fra i mercenari. Erano inoltre presenti opliti mercenari affittati in Sicilia ed in Italia ed anche dalla Grecia. Alcuni dei cittadini servivano come peltasti. I mercenari forniva anche arcieri e frombolieri.

Gela minacciata Mentre Dionigi era impegnato a seguire la sua via al potere assoluto l'esercito cartaginese aveva lasciato i quartieri d'inverno ad Akragas dopo aver distrutto la città. Imilcone marciò lungo la costa verso Gela e pose il campo presso il mare ad ovest della città, fortificandolo con una trincea ed una palizzata. I cartaginesi impiegarono del tempo saccheggiando le campagne e raccogliendo provviste prima di iniziare le operazioni di assedio. Gli abitanti di Gela avevano proposto di trasferire donne e bambini a Siracusa, ma le donne insistettero per restare in città. Alla fine fu deciso di non costringere nessuno a evacuare la città, ed i greci misero in atto una difesa attiva, attaccando i cartaginesi quando foraggiavanoKern, Paul B., Ancient Siege Warfare, p172.

L'assalto a Gela Imilcone decise di prendere d'assalto la città prima dell'arrivo dei soccorsi. I cartaginesi non si preoccuparono costruire muri di circonvallazione attorno a Gela, decidendo invece per l'assalto diretto. Nonostante la resistenza di Gela, i cartaginesi riuscirono a portare arieti contro le mura occidentali e ad aprire alcune brecce. Tuttavia i difensori riuscirono a tenere a bada gli attaccanti nel corso del giorno ed a riparare le brecce di notte, l'aiuto delle donne nel riparare le brecce era inestimabile, quindi i cartaginesi ogni mattino dovevano ricominciare da capoKern, Paul B., Ancient Siege Warfare, p172-73.

L'assedio è tolto A parte le sue macchinazioni politiche Dionigi era riuscito a organizzare un esercito formato da italici, greci siciliani e mercenari, che contava almeno 30000 opliti, 4000 cavalieri e una flotta di 50 triremiCaven, Brian, Dionysius I, p62, e marciò lentamente verso Gela. All'arrivo di questo esercito i cartaginesi tolsero l'assedio per un certo tempo. I greci si accamparono alla foce del fiume Gela sulla riva occidentale di fronte alla città e dall'altro lato rispetto al campo cartaginese, abbastanza vicino al mare per poter dirigere sia le operazioni terrestri sia quelle navali.

Preludio alla battaglia Per tre settimane Dionigi tormentò i cartaginesi con le truppe leggere e tagliò loro i rifornimenti con la flotta. Queste tattiche avevano quasi portato al disastro i cartaginesi ad Akragas, ma è probabile che Dionigi abbia scelto di combattere una battaglia schierata dopo tre settimane a causa dell'insofferenza dei suoi soldati nei confronti di una guerra di attrito. Probabilmente l'esercito cartaginese era superiore come forze a quelle disponibili per i greci, quindi Dionigi si risolse ad usare uno stratagemma per neutralizzare questo vantaggio del nemicoKern, Paul B., Ancient Siege Warfare, p173.

Il piano di battaglia greco I cartaginesi erano accampati ad ovest di Gela e Dionigi pianificò un attacco su tre colonne contro il loro accampamentoDiodorus Siculus, XIII.109.4, piano che richiedeva comunque un tempismo preciso nelle operazioni. La cavalleria cartaginese era accampata sul lato verso terra, mentre i mercenari erano sul lato verso mare, con gli africani nella parte centrale entro il campo. Dionigi, osservando che una forza trasportata via mare poteva attaccare il campo da sud, dove questo era aperto e poco difeso, decise il piano seguente: un gruppo di poche migliaia di truppe leggere sarebbe sbarcato sulla spiaggia a sud del campo cartaginese al comando di suo fratello Leptine ed avrebbe attaccato l'estremità meridionale da ovest, impegnando le forze cartaginesi; 4000 opliti italici avrebbero marciato lungo la costa ed avrebbero attaccato da est la stessa parte del campo. nello stesso momento, la cavalleria greca, appoggiata da 8000 opliti, avrebbe impegnato i cartaginesi nella parte settentrionale del campo. Dionigi, con la riserva e gli opliti di Gela, avrebbe effettuato una sortita dalla porta occidentale della città ed avrebbe attaccato il campo una volta che i cartaginesi fossero stati fortemente impegnati ai fianchiCaven, Brian, Dionysius I, p63-72.

La battaglia