Ospizio o Villa Ospizio (L'Uspési in dialetto reggiano, Hospitii in latino) è una ex villa (frazione) del comune di Reggio Emilia, oggi popoloso quartiereIl riferimento riguarda l'odierno territorio di Ospizio, seguendo convenzionalmente i confini di ambito comunale ovvero quelli dell'attuale parrocchia di Ospizio secondo l'ultima variazione territoriale del 1983. Per ulteriori riferimenti all'antica superficie territoriale della villa di Ospizio consultare le voci: Mirabello, Villaggio Stranieri-Bazzarola e Pappagnocca. situato un chilometro a est del centro storico.

Geografia fisica Il quartiere si trova in una zona di media pianura sul tratto orientale della via Emilia, a La statale lo collega al centro storico e a San Maurizio. Collocato in un ambito totalmente a carattere urbano confina a nord con il quartiere Santa Croce e l'aeroporto, a sud con il Mirabello e la Pappagnocca, a ovest il Villaggio Stranieri e San Maurizio per mezzo dell'ex ospedale psichiatrico San Lazzaro, oggi Campus San Lazzaro dell'Università di Modena e Reggio Emilia. I principali corsi d'acqua che lo attraversano sono il canale del Buco del Signore e il cavo Rodanello, oggi tombati. Un tempo i confini della villa si estendevano sino al rio Acqua Chiara.

Origini del nome Questa ex villa è così denominata per un ospizio, fondato nel 1688 dai Padri Minimi, dove sorgeva sino agli anni 2000 il ricovero di mendicità cittadino, posto 500 metri a levante della chiesa parrocchiale sul lato meridionale della via Emilia.

Storia Età romana Il territorio di Ospizio, in età romana, ospitava le tombe della necropoli cittadina e diverse fornaci, che sorgevano a ridosso della via Emilia a est di Reggio sino all'attuale località di San Maurizio. Diverse lapidi sono state ritrovate sia nell'area della chiesa parrocchiale che nei dintorni dell'ex ospedale San Lazzaro.

Medioevo Per tutto il basso medioevo e fino al 1769, anno di erezione dell'attuale parrocchia di Ospizio, la zona fu suddivisa fra le parrocchie urbane di San Pietro (esistente), San Biagio e San Raffaele (soppresse), che estendevano i loro confini oltre la cinta muraria di Reggio sino al cavo Rodanello. In quel periodo appena fuori porta San Pietro si ergeva l'omonimo borgo, menzionato già nel XII secolo, nella cui braidaTermine di origine longobarda utilizzato nell'Italia centro-settentrionale che indicava un campo suburbano tenuto a prato. si svolgeva un'importante fiera. Nella medesima località, durante l'anno 1318, furono costruite tre fornaci, ancora attive per tutto il XVIII secolo. Nelle vicinanze era anche un ospedale intitolato a san Giovanni Battista, oltre a una domus dell'Ordine di san Giovanni di Gerusalemme (poi di Malta). Nei borghi di porta San Pietro era presente anche un altro ospedale, fondato nel 1215, limitrofo a una chiesa dedicata a san Barnaba appartenente ai Crocigeri. L'ospedale fu poi dato in commenda a un religioso dell'ordine di sant'Agostino (Eremitani) nel 1444. Non lontano dall'edificio ospedaliero è inoltre citata una cappella dedicata a san Vincenzo.

Età moderna Tutti i fabbricati posti nei borghi di porta San Pietro, purtroppo furono distrutti nel 1551, con la realizzazione della "tagliata", una grande opera di rafforzamento del sistema difensivo della città che determinò il potenziamento delle mura, con la realizzazione dei baluardi e la chiusura di cinque delle nove porte cittadine, e la demolizione di ogni edificio situato a meno di 600 metri dai bastioni medievali.

La nascita dellospizio che diede il nome alla località risale, invece, a un legato del fabbricato di proprietà del sacerdote conte Giovanni Battista Ruggeri all'Ordine dei Minori, avvenuto nel 1665. L'edificio, situato sul lato meridionale della via Emilia, poco prima dell'istituto San Lazzaro, figurava già in attività come osteria la cui insegna raffigurava un piccolo leone che da allora e diede il nome di Leoncino a tutto il complesso. La fondazione vera e propria del convento con annesso ospizio, comprendente l'osteria, avvenne però nel 1681. Successivamente fu chiuso e dato in possesso al seminario diocesano che, a sua volta, lo cedette al Pio Luogo dei Bastardini e, successivamente a diverse opere pie, fra cui l'albergo Orfani e Mendicanti (1821). Per volere del duca Francesco IV d'Este, capo dello stato di Modena e Reggio, l'istituto fu eretto in ricovero di mendicità: questo portò al rifacimento integrale dell'edificio (1842) per opera dell'architetto Pietro Marchelli e alla delocalizzazione in altra posizione dell'antica osteria che aveva dato il nome al plesso. Il ricovero di mendicità passò poi all'Opera Pia di Carità e, quindi, al Comune. Gli ultimi importanti lavori di restauro risalgono al 1906 da parte degli ingegneri Zuccardi e Montanini.

La chiesa parrocchiale di Villa Ospizio venne edificata nel 1769 su una preesistente cappella intitolata a san Francesco da Paola. Rifatta tra il 1815 e il 1839 nella forma attuale, terminata la facciata nel 1906, venne restaurata nel 1920. All'interno, sopra la porta d'ingresso, vi è una copia su tela del Cristo in Croce di Reni.

Età contemporanea Dall'Unità d'Italia alla Guerra di Liberazione

La costruzione della linea ferroviaria Milano-Bologna, nel 1859, portò nei decenni successivi allo sviluppo della prima zona industriale della città, che sorse attorno allo scalo ferroviario. Il territorio di Villa Ospizio, allora, comprendeva buona parte dell'attuale aeroporto e metà della zona di Santa Croce, che diventò una comunità autonoma soltanto nel 1914, con la costruzione della chiesa parrocchiale di via Adua, terminata nel 1917. Le Omi Reggiane e tante altre importanti industrie della città, fra cui uno stabilimento di quella che poi sarà la Montecatini, nacquero a inizio Novecento entro gli allora confini della villa. La prima grande industria chimica della città fu insediata proprio a Ospizio da due esimie personalità della città e del paese, nate proprio nella villa: i fratelli Natale e Giovanni Prampolini. In quel periodo attorno alla stazione ferroviaria era sorto il mercato bestiame e, nella zona del Mirabello, un ippodromo, poi tratto a nord della ferrovia statale per far posto allo stadio e quindi demolito a metà degli anni '30 per far posto all'aeroporto. Negli anni successivi l'unità d'Italia, sempre al Mirabello, fu progettata la nuova piazza d'Armi anche se, di fatto, a essere collocata nell'area a sud-est dello stadio fu soltanto la polveriera. Più a est l'amministrazione fascista della città decise di individuare un'area su cui spostare il nuovo stadio che avrebbe sostituito quello del Mirabello, proprio dove oggi sono situati il campo d'atletica e la piscina. Tuttavia il comune acquistò l'area anche se poi non se ne fece nulla, se non la costruzione della casa del fascio di Villa Ospizio (1938), il cui fabbricato risulta oggi ampiamente rimaneggiato e modificato per far posto alla sede dei Monopoli di stato.È situato all'angolo tra la via Emilia e via Maria Melato. Nel 1901 a Ospizio era nata la cooperativa di consumo di ispirazione laica e socialista, poi sciolta nel 1933 dal governo fascista. In questo periodo Villa Ospizio fu coinvolta direttamente dagli eventi bellici della prima e della seconda guerra mondiale: se durante la grande guerra la zona ospitò svariati soldati feriti sia al San Lazzaro che al casino Giovanardi, convertito a ospedale, durante la seconda guerra mondiale il quartiere a causa della sua vicinanza allo stazione ferroviaria, all'aeroporto e alle officine Reggiane subì pesanti bombardamenti e distruzioni i cui segni sono ancora oggi visibili sulla torre campanaria della chiesa parrocchiale. I bombardamenti alleati del 7-8 gennaio 1944 colpirono fortemente questi luoghi fra cui il vecchio cimitero di Ospizio, ove vennero scoperchiate le tombe dei fratelli Cervi, ivi seppelliti in gran segreto dai fascisti.

Il dopoguerra Pochi anni prima il quartiere aveva visto un importante sviluppo residenziale, culminato con la realizzazione del Villaggio Costanzo Ciano, terminato a guerra in corso e intitolato dopo la Liberazione al partigiano del posto Sergio Stranieri. Il 3 maggio 1948 la località di Ospizio fu al centro di un infausto accaduto che coinvolse da vicino il grande pilota automobilistico Tazio Nuvolari. Quell’anno, malgrado la non giovane età, l’allora pilota 56enne, prese parte alla celebre corsa Mille Miglia a bordo di una Ferrari 166SC. Quando sembrava aver la vittoria in pugno, nonostante alcuni inconvenienti già sopraggiunti al veicolo, il pilota mantovano, a causa di un guasto alla balestra, fu costretto al ritiro. Stremato, chiese e ottenne ristoro presso la canonica della chiesa parrocchiale di Ospizio, non distante dal luogo dello sfortunato evento. Poco dopo lo raggiunse, da Modena, Enzo Ferrari in persona per dargli conforto.

Negli anni 1950, in via Melato, fu realizzata la prima grande zona sportiva della città, dotata di campi da calcio, del campo d'atletica, dei campi da tennis, di palestre e della prima piscina comunale. In quel periodo fu istituita una nuova parrocchia al Villaggio Stranieri, intitolata a sant'Alberto di Gerusalemme, grazie all'allora parroco di Ospizio don Primo Carretti, che si prodigò anche per la realizzazione dell'asilo infantile, oggi a lui intitolato. Il grande sviluppo urbanistico fece sì che dall'antica villa e parrocchia di Ospizio, nella seconda metà del Novecento, furono stralciate diverse parrocchie che hanno dato vita a nuovi quartieri: Villaggio Stranieri (1956), Mirabello (1982), e Pappagnocca (1983). Parte degli insediamenti fuori le antiche mura cittadine posti a ridosso dell'antica Porta San Pietro, fra cui la stazione ferroviaria centrale, erano già stati aggregati alla parrocchia urbana di San Pietro negli anni Trenta e, nel 1914, a quella di Santa Croce, per la quale furono stralciate porzioni di territorio da Ospizio e Mancasale.

Per tutta la seconda metà del Novecento i principali poli di aggregazione di Ospizio, fatta eccezione delle attrazioni di livello cittadino, furono rappresentati dalla parrocchia dal circolo ricreativo della "nuova" cooperativa di consumo, di ispirazione socialcomunista - e successivamente ospitante il circolo Arci Gramsci - e dalla parrocchia di San Francesco da Paola con l'attiguo circolo parrocchiale ACLI e il cinema-teatro Verdi. Ad animare la vita parrocchiale furono i parroci don Primo Carretti e, dal 1955 fino a fine secolo, don Guglielmo Ferrarini.

Dagli anni Sessanta al XXI secolo