Noto anche con i soprannomi di el Rey Caballero (il re cavaliere) o el Electo (l'eletto), il suo regno in Spagna, durato poco più di due anni, fu marcato da una profonda instabilità politica. I sei gabinetti che si succedettero durante questo periodo non furono capaci di risolvere la crisi creatasi, aggravata inoltre dal conflitto indipendentista a Cuba, iniziato nel 1868, oltre ad una nuova guerra carlista, iniziata nel 1872. La sua abdicazione ed il suo rientro in Italia nel 1873 portarono alla dichiarazione della Prima Repubblica spagnola. La monarchia spagnola fu poi ripristinata un anno dopo, nel 1874.
Biografia Giovinezza
Amedeo nacque a Torino il 30 maggio 1845, secondogenito maschio di Vittorio Emanuele II, poi re di Sardegna e poi, dal 1861, re d'Italia, e della consorte, l'arciduchessa Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena; aveva due fratelli, il futuro Umberto I d'Italia e Oddone, duca di Monferrato, e due sorelle, Maria Clotilde, principessa Bonaparte, e Maria Pia, regina del Portogallo. Alla nascita, Amedeo, ottenne il titolo di duca d'Aosta, che poi costituirà tramite i suoi discendenti il ramo cadetto della dinastia sabauda, Savoia-Aosta.
Il duca d'Aosta, entrato nell'esercito con il grado di capitano nel 1859, prese parte alla Terza guerra d'indipendenza del 1866 come maggior generale, guidando una brigata al Monte Croce nella battaglia di Custoza, dove venne ferito e dove si guadagnò la medaglia d'oro al valor militare .
Primo matrimonio Nel 1867 suo padre cedette alle suppliche del deputato Francesco Cassins e, il 30 maggio dello stesso anno, Amedeo si sposò a Torino con la nobildonna piemontese Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna. Il re inizialmente si era dimostrato contrario a questa unione, dal momento che, pur essendo di rango principesco, la famiglia aveva una levatura ancora troppo bassa per aspirare di imparentarsi con i Savoia; inoltre per il proprio secondogenito Vittorio Emanuele II aveva progettato un matrimonio con qualche principessa straniera, magari tedesca, così da rafforzare i legami politici e diplomatici con altri stati, ma decise alla fine di accondiscendere a quello che era il desiderio di Amedeo di sposare la donna che amava.Oltre ad un valore affettivo, quello che fece alla fine cedere Vittorio Emanuele II fu il ricco patrimonio che la giovane principessa portava in dote e alcuni suoi legami famigliari che, nel piccolo, potevano giovare all'Italia da poco unita: la madre di Vittoria, Luisa de Mérode-Westerloo, era infatti la sorella maggiore di Antoinette, moglie del principe Carlo III di Monaco.
Quello che Vittorio Emanuele II non poteva prevedere, o forse cercava di nascondere, era però che suo figlio Amedeo fosse un inguaribile amatore, al punto che nel marzo 1870 la duchessa d'Aosta si appellò per iscritto al re per esporre le sue rimostranze circa le infedeltà matrimoniali del marito, che le causavano dolore e imbarazzo in società. Il re, per tutta risposta, le scrisse che, pur comprendendo i suoi sentimenti, ella non era in posizione da poter giudicare il comportamento di suo marito e che la sua gelosia era indegna di una duchessa di casa Savoia Pollock, Sabrina (agosto 2006), "Spain's Forgotten Queen", in European Royal History Journal 9.4 (LII): pagg. 25–26.
Re di Spagna
Pretese dei Savoia sul trono spagnolo
Nel 1868 Vittorio Emanuele II iniziò a preoccuparsi attivamente di garantire il trono vacante nella successione spagnola a un esponente di Casa Savoia. Il disegno sarà compiuto nel 1870. Ferdinando VII di Borbone, infatti, era morto nel 1833 senza eredi maschi e, in previsione di ciò, aveva abolito nel 1830 la legge salica a favore della figlia Isabella, appena nata. La successione venne contestata da Carlo di Borbone, fratello del defunto monarca, e dai conservatori carlisti, sostenitori della successione secondo la tradizionale legge salica, ma, quando una rivoluzione progressista depose Isabella II, i carlisti si trovarono esclusi dai giochi, in quanto rappresentanti del partito decisamente più reazionario. Vi erano, tuttavia, altri possibili pretendenti al trono e fra di essi spiccava la Casa Savoia. Sin dal 1718, infatti, Vittorio Amedeo II di Savoia aveva ottenuto, a fronte della perdita della Sicilia per la Sardegna, il diritto a succedere al trono di Spagna, in caso di estinzione della locale Casa di Borbone.
Nel 1869 Vittorio Emanuele II nominò, quindi, un nuovo ambasciatore nella persona del fido generale e senatore Enrico Cialdini, che conosceva bene la Spagna, dove aveva prestato servizio da militare dal 1835 al 1848. Egli agiva, in pratica, in qualità di rappresentante personale del re, il quale aveva avocato a sé l'intero dossier delle relazioni con la Spagna.
Re di Spagna
Il tentativo ebbe successo il 16 novembre 1870, quando le Cortes decisero la restaurazione della monarchia, designando Amedeo d'Aosta come nuovo re di Spagna. Egli aveva ricevuto 191 voti a favore, contro 60 a favore della Repubblica Federale, 41 a favore di altri candidati o repubbliche e 19 schede bianche. Immediatamente una delegazione parlamentare si recò a Firenze per informare il nuovo sovrano, che accettò ufficialmente il 4 dicembre.Inizialmente, lo stesso Amedeo si era dimostrato particolarmente scettico nei confronti dell'accettazione di questa corona per la sua natura di tipo parlamentare, quindi frutto più di un compromesso politico che di una precisa volontà popolare. Un rifiuto simile in passato era già stato prescelto anziché un trono evidentemente instabile anche da altri sovrani in Europa come il re di Prussia al quale venne proposta la corona per la fondazione di un impero tedesco Sbarcato a Cartagena il 30 dicembre 1870, Amedeo entrò in Madrid il 2 gennaio 1871 per giurare, lo stesso giorno, sulla Costituzione.
In Spagna i Savoia godevano di un notevole prestigio, loro derivato dalla brillante soluzione nazionale e costituzionale italiana, ma soffrivano di una profonda ostilità da parte dei partigiani del carlismo, per via del ruolo svolto dai Savoia nella deposizione del Papa-Re, nonché da parte dei partigiani della casa di Borbone, a causa dell'annessione del Regno delle Due Sicilie sottratto ai Borbone di Napoli. Amedeo, inoltre, non fu in grado di recuperare posizioni presso la chiesa spagnola e l'aristocrazia locale, né fu capace di conquistare una sufficiente padronanza della lingua spagnola, tutti tratti che contribuirono a complicare ulteriormente la situazione oltre al già tragico inizio di una rivolta indipendentista a Cuba.
L'arrivo di Amedeo in Spagna, anzi, contribuì a riunire tutta l'opposizione anti-liberale (dai repubblicani ai carlisti)Il 20 aprile del 1871, ad esempio, il capo repubblicano Emilio Castelar dichiarava alle Cortes:. Amedeo basava, infatti, il proprio potere sul supporto del Partito Progressista, che dominava le Cortes con ripetuti brogli elettorali. La situazione era tutt'altro che stabile e, nei due anni di regno, Amedeo ebbe sei diversi governi: l'elezione del nuovo re coincise, d'altra parte, con l'assassinio del generale Juan Prim, suo maggiore sostenitore, il 27 dicembre, mentre Amedeo navigava verso Cartagena.
Quando i Progressisti si divisero fra monarchici e costituzionalisti, l'instabilità divenne ancor maggiore, sino a sfociare, nel 1872, in violenti scontri. Il 19 luglio 1872 Amedeo subì un tentativo di assassinio, dal quale fortunatamente riuscì a scampare illeso. Contestualmente la Catalogna ed il Paese Basco venivano sconvolti da una rivolta carlista, seguita da ripetute azioni repubblicane un po' in tutto il paese. Il corpo dell'artiglieria, infine, scese in un inedito scioperoIl povero re è ricordato aver pronunciato spesso, in italiano, il suo famoso «Ah, per Bacco, non capisco niente!». Fu così che, dopo appena due anni, Amedeo proclamò che, senza il supporto popolare, gli era impossibile regnare. L'11 febbraio 1873 firmò l'atto di abdicazione. Poco dopo pronunciò alle Cortes il discorso di rinuncia al trono, definendo ingovernabili gli spagnoli , e alle dieci di sera della stessa giornata in Spagna venne proclamata la repubblica. La prima Repubblica spagnola durò meno di due anni, cessando nel 29 dicembre 1874, quando Alfonso XII, figlio di Isabella II, venne proclamato re sotto la reggenza di Antonio Cánovas del Castillo, primo ministro spagnolo parecchie volte dal 1875 al 1897, data del suo assassinio.
Completamente disgustato, Amedeo tornò a Torino, dove assunse il titolo di duca d'Aosta, senza però ricoprire alcun ruolo politico, anche in seguito all'aggravarsi delle condizioni di salute della moglie Maria Vittoria (deceduta l'8 novembre 1876 per tubercolosi). Negli anni successivi il duca ricoprì incarichi di rappresentanza sotto il regno del fratello, divenuto nel 1878 re d'Italia con il nome di Umberto I.
Seconde nozze e morte
Dopo dodici anni di vedovanza, l'11 settembre 1888 sposò a Torino la giovane nipote Maria Letizia Bonaparte, sua nipote in quanto figlia della sorella Maria Clotilde, da cui ebbe un unico figlio, Umberto, conte di Salemi. Due anni dopo, appena quarantacinquenne, Amedeo morì, a causa di una polmonite durante la pandemia di influenza russa. Il suo corpo riposa nella cripta reale della basilica di Superga, sulle alture appena fuori Torino. Massone, raggiunse il 33º e ultimo grado del Rito scozzese antico e accettato Archivo Histórico Nacional de Salamanca (A.H.N.S.), Carta de la Logia Nueva Sparta al hermano (masón) Amadeo de Saboya, Grado 33º(Diploma della Loggia "Nuova Sparta" al fratello (massone) Amedeo di Savoia, Grado 33º), anno 1872..
Omaggi Amedeo ha dato il proprio nome al lago Amadeus in Australia centrale.
Fra gli istituti scolastici intitolati a suo nome, dall'anno della sua morte si segnala il Liceo classico statale Amedeo di Savoia di Tivoli, che però ha abbandonato la vecchia intitolazione ad "Amedeo di Savoia", confluendo, insieme al Liceo Artistico di Tivoli, nell'Istituto d'Istruzione Superiore "Via Tiburto 44". Dal 24 gennaio 2021 è stato rinominato “Publio Elio Adriano”.
Le città di Torino e di Milano gli hanno dedicato una via centrale; a Torino è a lui intitolato anche un ospedale specializzato in malattie infettive. Il compositore Giacomo Puccini, suo amico, alla sua morte compose "in una notte" l'elegia per quartetto d'archi denominata Crisantemi.
Discendenza Dal primo matrimonio con la principessa Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, erede di un antico casato piemontese, nacquero tre maschi: Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, secondo duca d'Aosta (1869-1931); Vittorio Emanuele di Savoia-Aosta, conte di Torino (1870-1946); Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, duca degli Abruzzi (1873-1933).
Dalla seconda unione con sua nipote Maria Letizia Bonaparte, figlia di sua sorella Maria Clotilde di Savoia e del principe Napoleone Giuseppe Carlo Paolo Bonaparte, nacque un altro figlio maschio:
Umberto di Savoia-Aosta, conte di Salemi (1889-1918).
Ascendenza
Ascendenza patrilineare Umberto I, conte di Savoia, circa 980-1047 Oddone, conte di Savoia, 1023-1057 Amedeo II, conte di Savoia, 1046-1080 Umberto II, conte di Savoia, 1065-1103 Amedeo III, conte di Savoia, 1087-1148 Umberto III, conte di Savoia, 1136-1189 Tommaso I, conte di Savoia, 1177-1233 Tommaso II, conte di Savoia, 1199-1259 Amedeo V, conte di Savoia, 1249-1323 Aimone, conte di Savoia, 1291-1343 Amedeo VI, conte di Savoia, 1334-1383 Amedeo VII, conte di Savoia, 1360-1391 Amedeo VIII (Antipapa Felice V), I duca di Savoia, principe di Piemonte, 1383-1451 Ludovico, II duca di Savoia, principe di Piemonte, 1413-1465 Filippo II, III duca di Savoia, principe di Piemonte, 1443-1497 Carlo II, IV duca di Savoia, principe di Piemonte, 1486-1553 Emanuele Filiberto, V duca di Savoia, principe di Piemonte, 1528-1580 Carlo Emanuele I, VI duca di Savoia, principe di Piemonte, 1562-1630 Tommaso Francesco, principe di Carignano, 1596-1656 Emanuele Filiberto, principe di Carignano, 1628-1709