La conquista vandalica dell’Africa del Nord fu un conflitto combattuto negli anni 430 tra l'Impero romano d'Occidente e i Vandali per il possesso dell'Africa proconsolare e della Mauretania. La guerra si concluse con la conquista vandalica dell’Africa del Nord (escluso l'Egitto), che privò i Romani d'Occidente del "granaio dell'Impero".

Casus belli

Secondo Procopio di Cesarea e Giordane, i Vandali furono chiamati in Africa dal comes Africae Bonifacio, che era stato proclamato dalla reggente Galla Placidia hostis publicus ("nemico pubblico") in quanto accusato di voler separare l'Africa dall'Impero. Per difendersi dagli eserciti inviati da Placidia contro di lui, Bonifacio avrebbe deciso di chiedere aiuto ai Vandali, che ebbero così il pretesto per invadere l'Africa. Tuttavia la versione di Procopio e Giordane è ritenuta inattendibile da diversi studiosi moderni, che ritengono che i Vandali invasero l'Africa di propria iniziativa.

Secondo Procopio, Bonifacio sarebbe diventato nemico pubblico dell'Impero per gli intrighi del rivale Ezio, il quale, con un'abile mossa, avrebbe fatto credere a Galla Placidia (reggente dell'impero in nome del figlio Valentiniano III) che Bonifacio avesse intenzione di staccare l'Africa dall'Impero; questi sospetti sembrarono essere confermati dal fatto che Bonifacio avesse disobbedito all'ordine di Galla di tornare in Italia; in realtà Bonifacio ricevette da Ezio una lettera che lo avvertiva di non obbedire all'ordine dell'Augusta, perché quest'ultima lo avrebbe fatto uccidere.Procopio, Guerra vandalica, I, 3. Tuttavia alcuni storici (come Freeman) hanno sollevato dubbi sull'attendibilità del racconto di Procopio: il Freeman lo definisce una «legend of the sixth century and not trustworthy history of the fifth century» («leggenda del sesto secolo e non storia attendibile del quinto secolo»), e ritiene più attendibili le informazioni fornite dagli annalisti e dalle opere di Agostino da Ippona.Gibbon, History of the Decline and fall of the Roman Empire, p. 504

La Chronica minora di Prospero Tirone non accenna al coinvolgimento di Ezio e afferma che Bonifacio divenne nemico pubblico per volere del generale rivale Felice (ad arbitrium Felicis) poiché si era rifiutato di venire in Italia (quia ad Italiam venire abnuerat).. Si ritiene che alla rottura tra Bonifacio e Placidia contribuirono divergenze in materia religiosa: infatti, come attesta peraltro una lettera di Agostino da Ippona, Bonifacio, dopo aver sposato una ariana di nome Pelagia, cominciò ad appoggiare gli eretici, segnatamente Donatisti e Ariani, in contrasto con l'ortodossia della reggente; Felice ne avrebbe approfittato per accusare Bonifacio di tradimento e di volersi rendere indipendente dall'Impero; Galla pretese allora che Bonifacio si recasse in Italia per rispondere della propria condotta e al suo rifiuto lo dichiarò nemico pubblico...

Anche se, secondo il Freeman, Ezio non giocò un ruolo nella disgrazia di Bonifacio, le versioni di Procopio e di Prospero non necessariamente si contraddicono: Felice e Ezio potrebbero aver entrambi giocato un ruolo nel convincere Galla a dichiarare Bonifacio nemico pubblico. D'altro canto il presunto coinvolgimento di Ezio potrebbe essere stato un errore di Procopio.Hodgkin, Italy and its invaders: the visigothic invasion, p. 894. In effetti, è più probabile che ad ordire contro Bonifacio sia stato Felice, che all'epoca rivestiva una carica più importante a corte rispetto a Ezio, all'epoca impegnato in importanti campagne militari contro i barbari invasori..

Secondo la cronaca di Prospero Tirone, Placidia inviò nel 427 tre generali contro Bonifacio: Mavorzio, Gallione e Sanece. Bonifacio riuscì però a corrompere Sanece, facendo uccidere a quest'ultimo gli altri due generali; anche Sanece venne poi ucciso e i suoi soldati passarono dalla parte di Bonifacio. Prospero aggiunge che fu inviata da Galla una seconda spedizione in Africa sotto il comando di Sigisvulto e che inoltre l'accesso ai mari fu garantito a non meglio precisati barbari, fino a quel momento ignari della navigazione, che erano stati chiamati da entrambi gli schieramenti contrapposti per fornire aiuto (exinde gentibus, quae uti navibus nesciebant, dum a concertantibus in auxilium vocantur, mare pervium factum est); nel rigo successivo della cronaca Prospero scrive che i Vandali dalla Spagna passarono in Africa, senza però chiarire se fossero tra i popoli barbari chiamati da entrambi gli schieramenti contrapposti. Procopio di Cesarea sostiene che Bonifacio, vistosi in difficoltà nel respingere gli eserciti di Galla, avesse chiesto aiuto ai Vandali, offrendo loro i due terzi dell'Africa in cambio del loro appoggio, e che i Vandali accettarono la proposta. Secondo alcuni studiosi, invece, non è detto che i popoli ignari della navigazione chiamati da Bonifacio in Africa come alleati fossero proprio i Vandali, in quanto non è da escludere la tesi della loro identificazione con i foederati goti a disposizione di Bonifacio secondo la Vita di S. Agostino di Possidio..

Nel frattempo, nell'inverno tra il 428 e il 429, furono avviate delle trattative tra Ravenna e Cartagine per una eventuale riappacificazione tra Galla e Bonifacio. Esse ebbero termine nella primavera del 429 con esito positivo. Nello scritto polemico Conferenza con Massimino redatto da Agostino, all'epoca vescovo di Ippona, viene accennato di sfuggita che il generale Sigisvulto aveva inviato a Ippona il vescovo ariano Massimino per trattare la pace, mentre nelle Epistole il vescovo di Ippona attesta che la pace fu raggiunta grazie all'ambasciatore Dario e che come pegno di pace fu consegnato in ostaggio un certo Verimodo (probabilmente figlio di Bonifacio). Secondo Procopio, la riconciliazione sarebbe avvenuta grazie alla scoperta degli intrighi di Ezio: infatti Bonifacio avrebbe fatto leggere la lettera ricevuta da Ezio agli ambasciatori provando così che aveva disobbedito all'ordine di recarsi in Italia perché gli era stato falsamente riferito che Placidia avesse intenzione di farlo uccidere. Procopio aggiunge che, una volta ottenuta la riconciliazione con Galla, Bonifacio avrebbe contattato i Vandali cercando invano di convincerli ad abbandonare l'Africa.

Alcuni studiosi, come Heather, hanno messo in dubbio l'attendibilità della versione del tradimento di Bonifacio, sostenendo che i Vandali avrebbero invaso l'Africa di propria iniziativa, in quanto essa, protetta dal mare, appariva loro come un luogo strategicamente più sicuro rispetto alla Spagna dove erano esposti agli attacchi dei Visigoti alleati di Roma.. Andrebbe detto che, secondo Idazio, l'invasione vandalica dell'Africa avvenne nel maggio 429 (la data ritenuta più plausibile per gli studiosi moderni mentre Prospero la colloca nel 427 e il Chronicon Paschale nel 428), quindi posteriormente alla riappacificazione tra Bonifacio e Galla avvenuta nella primavera dello stesso anno; Heather conclude che Bonifacio, essendosi già riappacificato con Galla, non avrebbe avuto alcun motivo a chiamare i Vandali in suo aiuto. Inoltre il tradimento di Bonifacio non è menzionato nelle fonti del V secolo, a meno che non si voglia interpretare la già citata frase ambigua della cronaca di Prospero Tirone (in cui si affermava che l'accesso ai mari fu garantito a popoli chiamati dagli schieramenti rivali per fornire aiuto) come riferita ai Vandali.

Forze in campo

Secondo Procopio di Cesarea l'esercito dei Vandali era costituito da 80 reggimenti i cui comandanti furono chiamati chiliarchi (letteralmente "comandanti di mille soldati") in modo da ingannare il nemico facendogli credere che l'esercito vandalico raggiungesse la cifra di guerrieri, quando in realtà, per lo storico di Cesarea, ogni reggimento comprendeva meno di mille effettivi e probabilmente l'esercito vandalico non superava la cifra di soldati.Procopio, Guerra Vandalica, III, 5. Vittore Vitense, invece, afferma che, secondo i risultati di un censimento indetto da Genserico, il numero totale dei Vandali, inclusi anche i non guerrieri, ammontava a persone.. Secondo le stime degli studiosi moderni, il numero totale dei Vandali ammontava intorno a o persone, di cui però solo circa o dovevano essere guerrieri...

Le truppe romane a difesa dell'Africa, secondo la Notitia Dignitatum, consistevano nel: Numerus intra Tingitaniam (esercito di Tingitana): 13 reggimenti, di cui 5 comitatensi e 8 limitanei (- uomini), sotto il comando del comes Tingitaniae. Numerus intra Africam (esercito d'Africa): 31 reggimenti comitatensi ( uomini) e 22 reggimenti limitanei ( uomini), sotto il comando del Comes Africae.

Lo sbarco in Africa presentava problemi logistici notevoli: per sbarcare su una costa presidiata da un nemico, si stima che l'esercito invasore proveniente dal mare debba essere cinque-sei volte numericamente superiore rispetto all'esercito difensore; inoltre i Vandali non avevano sufficienti navi per trasportare l'intero loro popolo in un solo viaggio, per cui dovevano necessariamente dividersi e fare più viaggi, rischiando però in questo modo di essere più facilmente sconfitti dai Romani perché divisi.

Genserico risolse il problema decidendo di sbarcare in Mauritania Tingitana: tale regione dell'Africa era separata dalla Spagna solo dallo stretto di Gibilterra, lungo solo 62 chilometri, per cui le navi vandale per trasportare una parte del loro esercito in Tingitana per poi tornare indietro per trasportare in Africa il resto dell'esercito ci avrebbero messo solo un giorno di navigazione.. Inoltre la Tingitana era il luogo dell'Africa in cui la concentrazione di truppe romane era minore, e dunque più vulnerabile a un'invasione nemica: dei 13 reggimenti dell'esercito di Tingitana, solo 5 erano comitatensi, mentre ben 8 erano limitanei (reggimenti a presidio delle fortezze di frontiera, considerati dalle fonti coeve come soldati di scarsa qualità rispetto ai comitatensi, e quindi incapaci di frenare una minaccia potente come i Vandali); a rendere ancora peggiore la sproporzione rispetto ai Vandali, dei 5 reggimenti comitatensi (gli unici in grado di affrontare con qualche possibilità di successo i Vandali) solo due di essi erano comitatensi veri e propri mentre le altre tre erano semplicemente reggimenti di limitanei promossi in seguito a comitatensi (e quindi meno abili nel combattimento); Heather conclude quindi che «c'erano forse , al massimo soldati accettabilmente addestrati con cui cercar di frenare Genserico», e ciò «metteva fuori discussione qualsiasi idea di scontro in campo», spiegando il perché i Vandali riuscirono a sbarcare senza problemi in Africa.. Un'altra possibile spiegazione dello sbarco senza problemi dei Vandali in Africa è il tradimento di Bonifacio, che, secondo Procopio e Giordane, avrebbe richiesto l'aiuto militare dei Vandali in Africa, permettendo così loro di sbarcare senza problemi, ma alcuni studiosi hanno messo in dubbio la versione dei due storici, negando che Bonifacio abbia veramente chiamato i Vandali in Africa.

Quanto all'esercito mobile di Bonifacio, anch'esso, seppur più potente di quello di Tingitana, era inadeguato ad affrontare con successo i Vandali: ciò è spiegabile con il fatto che nel IV secolo l'Africa non possedesse un esercito comitatense, ma fosse presidiata solo da limitanei, mentre, quando, intorno al 420, fu introdotto un esercito comitatense nella regione, le ristrettezze economiche impedirono di costituirlo in modo adeguato: di fatto, dei 31 reggimenti comitatensi dell'esercito d'Africa, ben 27 erano costituiti da ex reggimenti di limitanei promossi a comitatensi mentre solo i restanti quattro erano formati da soldati comitatensi veri e propri, e dunque accettabilmente addestrati per sconfiggere i Vandali..

Guerra