L'etere (dal greco αἰθήρ áither «aria superiore, cielo»Poi confluito nel latino aether. Il Lessico Liddell-Scott-Jones collega αἰθήρ ad αἴθω e, per l'uso omerico, lo definisce «the brighter purer air, the sky»; nel lessico di Cunliffe per l'epica omerica è definito «the upper air». Cfr. la voce αἰθήρ nel Lessico Liddell-Scott-Jones.) detto anche quinto elemento o quintessenzaDal latino medievale quinta essentia, calco del greco antico πέμπτη οὐσία pémptē ousía «quinta essenza» o πέμπτον στοιχεῖον pémpton stoichéion «quinto elemento»., nella scienza antica e medioevale era uno degli elementi naturali che, secondo Aristotele, si andava a sommare agli altri quattro: il fuoco, l'acqua, la terra, l'aria: a differenza dei quattro elementi terrestri, l'etere non è tuttavia soggetto a mutamento o corruzioneCfr. Aristotele, De caelo, I, 3, 270a13-15; I, 12, 282a24-30., arrivando a rappresentare nella tradizione alchemica medievale e rinascimentale la quintessenza celeste, mediatrice tra il mondo terrestre e quello celeste.Leah DeVun, Prophecy, Alchemy, and the End of Time, Columbia University Press, 2009, pp. 107-108.
Oggetto di indagine spirituale da parte di diverse tradizioni filosofiche ed esoteriche, secondo gli alchimisti l'etere sarebbe il composto principale della pietra filosofale.Glenn Alexander Magee, Hegel e la tradizione ermetica, § 4.4, Mediterranee, 2013.
Nella fisica ottocentesca, prima della teoria della relatività, è stato a lungo teorizzato come il mezzo necessario per la propagazione delle onde elettromagnetiche (etere luminifero).
Storia La dottrina greca antica
La storia dell'etere inizia con gli antichi Greci, per i quali esso era l'elemento cristallino con cui era fatto l'universo. Platone, che nel Fedone parlava di terre perfette abitate da esseri superiori e situate al di sopra della terra a noi conosciuta, sosteneva che l'etere avesse la forma di un dodecaedro, solido regolare composto da 12 facce, il cui significato numerologico implicava una corrispondenza con i dodici segni dello zodiaco.
Aristotele ne diede una trattazione sistematica, rimasta prevalente in Occidente, sostenendo che l'etere costituiva l'essenza del mondo celeste, e distinguendolo così dalle quattro essenze (o elementi) di cui riteneva composto il mondo terrestre, stratificato dall'alto in basso in fuoco, aria, acqua ed infine terra. Aristotele riteneva che l'etere fosse eterno, immutabile, senza peso e trasparente; proprio per l'eternità e staticità dell'etere, il cosmo era un luogo immutabile, o quantomeno soggetto a mutamenti regolari, in contrapposizione alla Terra, luogo di continuo cambiamento.Aristotele, De caelo, libro I, capp. 1-12. All'etere, infatti, egli attribuiva per natura il moto circolare, che entrando poi in contatto con gli altri quattro elementi giungeva a corrompersi diventando rettilineo.Aristotele, De caelo, I, 2, 268b, 11-270 a 12. Mentre così le stelle fisse, incastonate nel cielo del firmamento, realizzavano il loro fine con un solo movimento, appunto attraverso il moto circolare uniforme, gli altri pianeti più vicini alla Terra lo realizzavano progressivamente per mezzo di più movimenti.Aristotele, De caelo, II, 12.
Il Sole e i diversi astri risultavano anch'essi fatti di etere, e ritenuti da Aristotele veri e propri esseri viventi dotati di anima, coincidenti con gli dèi della mitologia greca.Aristotele, Metaphysica, XII, 8. L'etere inoltre era per lui qualcosa di denso che permeava tutti i luoghi celesti, nei quali perciò non esisteva nessuno spazio vuoto.Aristotele, Fisica, IV, 7-8.
In seguito la natura dell'etere continuò a essere discussa da stoici, neoplatonici, filosofi islamici, e quindi dagli scolastici medioevali, che in opposizione al meccanicismo democriteo, il quale ammetteva l'esistenza del vuoto, lo intendevano come il mezzo universale che riempiva lo spazio, attraverso cui tutto si propagava, e tutto connetteva in unità.Ludwik Kostro, Einstein e l'etere: relatività e teoria del campo unificato, pag. 14, Dedalo, 2001.
Per la sua caratteristica di essere «forza vitale conservatrice del ricordo delle forme», o «memoria biologica»,Gino Testi, Dizionario di alchimia e di chimica antiquaria, pag. 80, Mediterranee, 1980. l'etere era ritenuto l'elemento costitutivo dell'Anima del Mondo, che nel sistema filosofico di Plotino rappresentava l'ipostasi preposta alla generazione della vita, subordinata all'Intelletto il quale invece era la sede superiore delle Idee e dei modelli a cui sottostavano le forme viventi.
Analoghi concetti vennero espressi in età rinascimentale da Luca Pacioli, neoplatonico del XVI secolo, per il quale l'etere coinvolge anche le strutture matematiche e geometriche dell'universo: secondo il Pacioli, che si rifaceva in tal modo a Platone, il cielo, ossia il quinto elemento, aveva la forma di un dodecaedro, struttura perfetta secondo lo studioso.
Tradizione alchemica
Almeno fino al XVII secolo, le proprietà alchemiche dell'etere furono oggetto di studio anche ai fini della ricerca della pietra filosofale, per produrre la quale era necessaria la disponibilità del grande Agente universale, cioè la stessa Anima del mondo, altrimenti detta «Azoto»,Azoto era un acronimo cabbalistico di 4 lettere (A-Z-Ω-Th), simbolizzante il mercurio: "A" in quanto inizio dell'alfabeto, "Z" in quanto fine, "O" come fine dell'alfabeto greco (omega), "TO" come fine dell'alfabeto ebraico. Le caratteristiche di contenere in sé l'inizio e la fine di tutto erano quelle attribuite appunto al mercurio (cfr. L'anello del mercurio ). acronimo cabalistico che indicava appunto l'Etere divino di cui ogni elemento della realtà si riteneva fosse permeato:Georges Ranque, La pietra filosofale, Edizioni Mediterranee, 1989. il lapis philosophorum, analogamente detto «quintessenza», sarebbe risultato dalla sintesi di due realtà contrapposte, quali il mercurio, associato all'aspetto passivo dell'etere, e lo zolfo, associato al lato attivo e solare dell'intelletto.David Walsh, The esoteric origins of modern ideological thougth: Boehme and Hegel, pag. 49, Università della Virginia, 1978.
Per il fatto che in ambito chimico la quintessenza fosse ritenuta un elisir ottenuto dalla quinta distillazione degli elementi, il termine «quintessenza» ha anche assunto un significato più ampio, quello di caratteristica fondamentale di una sostanza o, più in generale, di una branca del sapere.
Teorie moderne
Tra l'autunno e l'inverno del 1609, il fisico pisano Galileo Galilei (1564-1642) perfezionò nuovi strumenti ottici in grado di effettuare rilevanti ingrandimenti astronomici, i cui risultati furono pubblicati nel Sidereus Nuncius (1610), dove dava conto della morfologia della Luna, della Via Lattea, dell'esistenza dei cosiddetti satelliti medicei di Giove, e di numerose stelle non visibili a occhio nudo. I corpi celesti si dimostravano composti di elementi analoghi al mondo sub-lunare e cadeva così la necessità di attribuire loro una materia perfetta (o quintessenza).
L'antico concetto di etere continuò tuttavia ad essere inteso come una sostanza permeante il cosmo, sebbene le nuove teorie meccanicistiche presero a concepirlo come un medium sempre più grossolano. Cartesio ad esempio spiegava il fenomeno della gravità sulla base di vortici di etere.
Così Jakob Bernoulli nel 1682 formulò la teoria che la durezza dei corpi dipendesse dalla pressione dell'etere, mentre pochi anni dopo Isaac Newton nei suoi Philosophiæ Naturalis Principia Mathematica definì quest'ultimo un «mezzo intermedio» per descrivere le interazioni dinamiche dei moti planetari, da lui poste alla base della legge di gravitazione universale. Nel suo modello eterico, Newton descrive l'etere come un mezzo che "scorre" continuamente verso il basso verso la superficie terrestre ed è parzialmente assorbito e parzialmente diffuso. Questa "circolazione" dell'etere è ciò a cui ha associato la forza di gravità per aiutare a spiegare l'azione della gravità in modo non meccanico. Questa teoria ha descritto diverse densità di etere, creando un gradiente di densità eterica. La sua teoria spiega anche che l'etere era denso negli oggetti e rarefatto senza di essi. Quando particelle di etere più denso interagivano con l'etere rarefatto, venivano attratte dall'etere denso proprio come i vapori di raffreddamento dell'acqua vengono attratti l'uno verso l'altro per formare l'acqua. Egli spiegava cioè l'azione a distanza tra i corpi celesti, priva di contatto materiale, ricorrendo all'etere come ad un modello statico di fluidi.Newton, Isaac. Isaac Newton to Robert Boyle, 1679, 28 febbraio 1679. Questa interazione elastica è ciò che ha causato l'attrazione della gravità, secondo questa teoria iniziale, permettendo una spiegazione dell'azione a distanza invece dell'azione attraverso il contatto diretto. Newton spiegò anche questa mutevole rarità e densità di etere nella sua lettera a Robert Boyle nel 1679. In questa lettera illustrò anche l'etere e il suo campo attorno agli oggetti e lo utilizzò come modo per informare Robert Boyle della sua teoria (cfr. ) Sebbene Newton alla fine abbia cambiato la sua teoria della gravitazione in una forza coinvolgente e le leggi del moto, il suo punto di partenza per la moderna comprensione e spiegazione della gravità derivava dal suo modello eterico originale sulla gravitazione.
L'etere luminifero
Ancora agli inizi dell'Ottocento una simile visione dell'etere fu riproposta con l'affermarsi della teoria ondulatoria della luce, da parte dell'inglese Thomas Young (1773-1829) e del francese Augustin-Jean Fresnel (1788-1827), in contrapposizione a quella corpuscolare di Isaac Newton, per l'esigenza di postulare un mezzo materiale in cui la luce potesse propagarsi, così come il suono si propaga attraverso l'aria. Venendo ora infatti concepita come onda, anziché come un corpo, la luce non avrebbe potuto diffondersi nel vuoto.
In seguito, Albert Einstein, con la sua teoria della relatività, supererà questa concezione dell'etere, almeno nel suo aspetto grossolano, sostituendolo però di fatto con una nuova considerazione dello spazio dotato di specifiche proprietà fisiche che escludono la possibilità del vuoto assoluto.Come egli stesso ebbe modo di precisare, «a favore dell'ipotesi dell'etere gioca un argomento molto importante. Negare l'etere significa, in ultima istanza, supporre che lo spazio vuoto non possieda alcuna proprietà fisica, il che è in disaccordo con le esperienze fondamentali della meccanica» (A. Einstein, Opere scelte, a cura di E. Bellone, Bollati Boringhieri, Torino 1988).
La dimensione eterica nell'esoterismo
L'etere è tornato ad essere oggetto di indagine filosofica ed esoterica sia da parte degli ambienti teosofici fondati da Madame Blavatsky, che lo identificò con i concetti orientali di akasha a livello cosmico e di prana a livello vitalistico individuale (costitutivo del corpo eterico),H.P. Blavatsky, La chiave della teosofia (1889). sia negli scritti rosacrociani di Max Heindel.M. Heindel, La Cosmogonia dei Rosacroce, cap. I-2 (1909).
I quattro eteri secondo Steiner Rudolf Steiner, fondatore dell'antroposofia, lo mise invece in relazione con i quattro elementi della tradizione occidentale. Egli sostenne che, in epoche remote, l'etere di cui era fatto il mondo esisteva come calore, dal quale prese in seguito a differenziarsi, condensandosi progressivamente attraverso quattro epoche planetarie, e giungendo attualmente a scindersi in quattro coppie, governate dalla legge universale della polarità: fuoco, aria, acqua e terra hanno cioè ognuno una controparte eterica, dotata di caratteristiche opposte e complementari.Peter Tompkins, La vita segreta della natura, pp. 120-122, Mediterranee, 2009.