Biografia Le origini e gli anni settanta

Nato nel 1960 a Manciano in provincia di Grosseto, da madre di origine casentinese, e da padre veneto. Ancora bambino approda in Sardegna al seguito della famiglia che vi si trasferisce per motivi di lavoro, inizialmente a Jerzu, un piccolo paese in Ogliastra e successivamente a Sinnai, cittadina non lontana da Cagliari, dove trascorrerà la sua prima adolescenza.

Il primo contatto con la musica avviene in giovanissima età grazie alla curiosità manifestata verso ogni oggetto o dispositivo capace di emettere suoni, sinché non gli capita di imbracciare una chitarra acustica.

Al doposcuola delle scuole medie Maroccolo frequenta un corso di musica, e dopo essersi iscritto all’Istituto Nautico, grazie a qualche lavoretto sporadico, ancora a Jerzu, riesce ad acquistare il primo basso elettrico: un Saint-Luois di colore rosso. Sprovvisto di un amplificatore, Maroccolo si ingegna a proprio modo, sino ad arrivare a collegare il suo basso ad una vecchia radio modificata per amplificarne il suono. Anni dopo quello stesso strumento passerà di mano e verrà regalato a Piero Pelù.

Maroccolo si immerge completamente nella musica di David Bowie, The Who, Led Zeppelin e Pink Floyd, colonna sonora di quel periodo, ma la musica suonata dovrà ancora attendere perché, dopo aver ottenuto il brevetto di salvataggio e la patente nautica, la famiglia Maroccolo dovrà nuovamente trasferirsi, stavolta con destinazione Firenze.

Maroccolo si iscrive alla scuola alberghiera e nel frattempo conosce e frequenta nuovi amici che con lui condividono la medesima viscerale passione per la musica, tra questi vi sono un batterista energico e adrenalinico, Francesco Calamai, e uno studente di architettura, chitarrista particolarmente dotato: Sandro Dotta, una conoscenza che lo stesso Maroccolo definisce sostanziale:

Dopo un periodo di rodaggio trascorso a suonare brani classici, a loro si unisce Antonio Aiazzi all’organo, col quale si può dire nasca il suo primo gruppo ufficiale: i “Destroyers”. Dopo alcuni rimaneggiamenti interni della formazione, si aggiungeranno due ballerine, portando la band a mutare il proprio nome in ” Queenies & The Suffragettes”.

Gli anni ottanta

A Firenze Maroccolo studia contrabbasso, musica elettronica e fonologia al Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze, nonché percussioni con il M° Vittorio Ferrari. Si avvicina anche allo studio dell'armonia e della composizione, da autodidatta.

Si imbatte in un'inserzione di tale Federico che cerca un bassista per formare una band, e gli telefona. Si tratta di Federico Renzulli, soprannominato "Ghigo", un chitarrista appena fuoriuscito dai Cafè Caracas dove sino a poco prima aveva suonato assieme a Raffaele Raf Riefoli. Nascono così i Litfiba, che oltre a Maroccolo e Ghigo Renzulli, vedono Antonio Aiazzi alle tastiere e Piero Pelù alla voce. Alla batteria si alternano dapprima Francesco Calamai, poi Renzo Franchi ed infine Luca De Benedittis, noto con il soprannome di Ringo De Palma. In occasione della data del 6 Dicembre 1980, sul palco della Rokkoteca Brighton di Settignano (FI), dal vivo con i Litfiba, si può dire abbia inizio la carriera di musicista di Maroccolo.

Maroccolo partecipa attivamente alla composizione delle musiche assieme agli altri componenti della band e cura gli arrangiamenti dei brani. Nel 1983, con i Litfiba registra il primo singolo Luna/La preda, cui seguiranno due EP Yassassin (liberamente tratto da un brano di David Bowie) e Transea, che sono intercalati tra le uscite degli album ufficiali Desaparecido, 17 Re e Litfiba 3 ai quali si aggiungono due dischi dal vivo: 12-5-87 (aprite i vostri occhi) e Pirata.

Maroccolo non si limita al ruolo di bassista e co-arrangiatore dei brani della band fiorentina, ma si interessa attivamente anche della parte gestionale del gruppo. Così scrive di lui il giornalista musicale Federico Guglielmi:

Con i Litfiba, nel 1983 pubblica una colonna sonora destinata al teatro: Eneide di Krypton e poco dopo fonda i Beau Geste, una formazione parallela interamente dedita alla realizzazione di colonne sonore, assieme ad Antonio Aiazzi e Francesco Magnelli, quest’ultimo conosciuto negli ambienti dell’etichetta discografica fiorentina I.R.A. Records di Alberto Pirelli in qualità di arrangiatore e collaboratore. Ed è proprio con i Beau Geste che negli anni a seguire verranno pubblicati gli album Per il teatro (1990), Chakà (1991), assieme agli Africa X, e Il tetto del mondo (1997), sino al 2014, quando lEneide di Krypton, viene nuovamente portata in scena con il titolo Un nuovo canto.

Maroccolo non si limita più al ruolo di bassista, compositore ed arrangiatore: la sua concezione di “fare musica” è più profonda e diventa presto causa frequente di attrito con Alberto Pirelli, il quale, oltre ad essere il manager di I.R.A. Records, usava anche firmare la produzione artistica dei dischi dei Litfiba. Il confronto tra i due si fa sempre più serrato e Pirelli, pur di tenerlo a bada, nel corso del 1988 gli affida la produzione artistica di Rane ‘n Roll dei cagliaritani Joe Perrino & The Mellowtones e Twice Told Tales del poliedrico autore greco Georges Carantonis. Nel frattempo i Litfiba riscuotono grande successo in Italia e in alcuni paesi europei, soprattutto in Francia, dove la band si esibirà in più occasioni. Nel frattempo, vengono stampati e distribuiti i primi tre album, Desaparecido, 17 Re e 3 in una versione speciale dedicata al mercato francese. Il successo riscosso dalla band attira l'attenzione delle principali Major discografiche.

Pirelli voleva mantenere stretta a sé e per intero la gestione della band: questo provoca lo strappo definitivo con Maroccolo che ormai reputa incolmabili le distanze tra sé e il manager della I.R.A. sulla gestione del progetto Litfiba. Nel 1989 Maroccolo decide di abbandonare la band proprio quando i Litfiba, in procinto di pubblicare l'album Pirata, cominciano a raccogliere i frutti del lavoro seminato in precedenza.

Un altro motivo alla base della scelta fu l'intenzione di Pirelli, di pubblicare un disco come Pirata, registrato dal vivo ma pesantemente rimaneggiato in studio con sovraincisioni ed editing. L'album venne anticipato dal singolo e relativo videoclip di Cangaceiro.

Gli anni novanta Più autonomo nelle scelte che lo riguardano e sempre più consapevole della direzione da intraprendere, lasciata ormai dietro le spalle la significativa esperienza con i Litfiba, Maroccolo affronta una nuova fase della sua vita, non solo artistica. Avendo nel tempo maturato una forte credibilità nell'ambiente musicale e assieme, una cospicua dote di contatti e di fedeli amicizie, mentre Antonio Aiazzi decide di rimanere con i Litfiba, con Francesco Magnelli e Giorgio Canali, che sino ad allora “disegnava il colore dei suoni” dietro al mixer negli ultimi tour con i Litfiba, costituisce un vero e proprio sodalizio. Assieme, i tre collaborano per anni e su differenti produzioni artistiche. Da qua in poi verrà gettata la base toscana di quella che molto presto sarebbe diventata una delle più significative entità musicali degli anni novanta italiani: il Consorzio Suonatori Indipendenti. Le etichette discografiche più importanti, come Virgin, CGD e Polydor, che sino a quel momento avevano osservato con distacco il fenomeno musicale cosiddetto “indipendente”, vi si buttano a capofitto, trovandosi a contendersi i gruppi emergenti dal profondo delle cantine, investendo budget cospicui e dando l'avvio ad un vero e proprio movimento.

In occasione di un precedente tour congiunto in Unione Sovietica, che aveva visto la partecipazione di Litfiba, Mista & Missis, Rats e CCCP - Fedeli alla linea, Maroccolo ebbe modo di approfondire la conoscenza con Massimo Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti, contatto che si rivelerà utilissimo in quanto i CCCP - Fedeli alla Linea dovevano ancora licenziare un album per onorare il contratto discografico con la multinazionale Virgin. Per la produzione di questo ultimo capitolo dei CCCP - Fedeli alla Linea, viene ingaggiato Maroccolo, e da questa esperienza non solo maturerà Epica Etica Etnica Pathos, album che può essere ritenuto un punto fermo nella discografia italiana, ma fu posata anche la più importante pietra miliare di un percorso che pochi anni dopo, congiungendo la compagine emiliana di Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni con quella fiorentina di Maroccolo e Francesco Magnelli, assieme a Giorgio Canali, avrebbe portato alla nascita della factory del Consorzio Produttori Indipendenti. Durante le registrazioni del disco, avvenute presso Villa Pirondini, un’imponente casa colonica nel paesino di Rio Saliceto (RE), attrezzata per l’occasione a studio di registrazione e foresteria, circolava indisturbato il fotografo Luigi Ghirri che immortalà le varie fasi della convivenza del gruppo. Quelle fotografie compongono l’intera grafica dell’album.

Le quotazioni di Maroccolo come produttore artistico prendono sempre più corpo, e stavolta l'ingaggio arriva dalla band bresciana Timoria per i quali firma la produzione artistica di ben due dischi: Colori che esplodono (1990) e Ritmo e dolore (1991), anche stavolta con il coinvolgimento di Francesco Magnelli e Giorgio Canali.

A tal proposito, Enrico Ghedi, tastierista dei Timoria afferma:

Si susseguono altre importanti produzioni artistiche e, dopo i Timoria che ormai ottengono sempre più riscontri positivi dalla critica musicale e di pubblico, nella primavera del 1991 Maroccolo incontra i fiorentini Vidia, dei quali produce un disco intriso di folk oscuro e di sonorità gitane Solo un folle può sfidare le sue molle (CGD, 1991). La band poco dopo mutò la propria ragione sociale in Bandabardò, coinvolgendo nuovamente Maroccolo nella produzione artistica di Mojito Football Club (Ricordi, 1999).

I reduci di Villa Pirondini non nascondono il rimpianto per non aver mai suonato dal vivo Epica Etica Etnica Pathos sino a che, su invito del Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, il 18 settembre 1992 parte di quei brani vengono finalmente eseguiti dal vivo e introdotti da Giovanni Lindo Ferretti come la fine dei CCCP - Fedeli alla linea e la transizione verso il Consorzio Suonatori Indipendenti. Il gruppo per quell’occasione condivide il palco con gli Üstmamò e i Disciplinatha.

Così recita la didascalia ad una foto nel primo numero de Il Maciste: “”(da Il Maciste, n. 1 del Dicembre 1994, Foglio d’informazione del Consorzio Produttori Indipendenti)

Il 10 settembre 2017, al Teatro Politeama di Prato si è celebrato il venticinquesimo anniversario da quella fatidica esibizione con un concerto ricco di ospiti come Peppe Voltarelli, Max Collini, Francesco Di Bella e Angela Baraldi.

Nell'autunno del 1992, in qualità di giurato della rassegna musicale per gruppi emergenti Rock Targato Italia, Maroccolo fa la conoscenza dei Marlene Kuntz, entrambi ancora inconsapevoli del potenziale che la band di Fossano (CN) avrebbe espresso nei successivi trent’anni. La carriera dei Marlene Kuntz è stata contrassegnata da una profonda amicizia e da stima reciproca verso Maroccolo. Per quell’occasione, Maroccolo produce loro il brano in studio La canzone di domani pubblicata in un'audiocassetta promozionale allegata alla rivista Tutto Musica e Spettacolo.

Nel gennaio 1992, Maroccolo collabora alla produzione artistica del primo disco solista di Andrea Chimenti appena fuoriuscito dai Moda, coinvolgendo gran parte dei musicisti incontrati negli anni precedenti nella realizzazione dell'album intitolato La Maschera del Corvo Nero e altre Storie (CGD, 1992).

Seguirà la medesima collaborazione con la band torinese degli Statuto, producendo l'album Zighidà che contiene diversi singoli significativi del repertorio della band torinese, come Piera e Abbiamo vinto il Festival di Sanremo, quest’ultima entrata nella classifica dei singoli più venduti nel periodo.