Paura è un romanzo dell'autore statunitense Richard Wright pubblicato nel 1940. Racconta la penosa storia di Bigger Thomas, un nero di 20 anni che vive in condizioni di estrema povertà nel ghetto di South Side, a Chicago, negli anni Trenta. Bigger si ritrova sempre nei pasticci, ma quando ottiene di lavorare presso la casa dei Dalton, una ricca famiglia bianca, sperimenta la realizzazione della propria identità. Egli pensa di avere ucciso accidentalmente una donna bianca, fugge dalla polizia, violenta e uccide la sua fidanzata ed è quindi catturato e processato.
«Non volevo uccidere. Ma ciò per cui ho ucciso, quello sono io! Deve essersi acquattato ben dentro di me per spingermi a uccidere», protesta il protagonista. Wright penetra nella testa del "Negro bruto" Bigger, e ne rivela i sentimenti, i pensieri, il punto di vista mentre commette crimini ed è fatto oggetto di razzismo, violenza e umiliazioni. Il romanzo segue le convenzioni del naturalismo letterario.
Pur non giustificando i crimini commessi da Bigger, Wright mostra compassione per la sistematica inevitabilità che li sottende. Il romanzo rappresenta una così potente dichiarazione di ineguaglianza razziale e ingiustizia sociale da diventare quasi impossibile determinare dove le aspettative e i condizionamenti sociali finiscano e dove inizia il libero volere. Come l'avvocato di Bigger fa notare, non c'è alcuna via di fuga da questo destino per il suo cliente o qualsiasi altro americano nero, poiché esso è il prodotto inevitabile della società che li ha forgiati dicendo loro fin dalla nascita che cosa essa si aspetta che siano. «Non esiste nessun negro americano», scrisse una volta James Baldwin «che non abbia nel suo cranio il suo privato Bigger Thomas». Frantz Fanon esamina questa percezione nel suo saggio del 1952 L'Experience Vecue du Noir, o, in inglese, The Fact of Blackness. «Alla fine», scrive Fanon, «Bigger Thomas agisce. Per mettere fine alla sua tensione, egli agisce, reagisce all'anticipazione del mondo».
La storia fu influenzata dal caso degli Scottsboro Boys, nove adolescenti afroamericani accusati ingiustamente di stupro.
Trama Libro primo: Paura Bigger Thomas si sveglia in una piccola stanza buia al suono della sveglia. Vive in una camera con suo fratello Buddy, sua sorella Vera, e la madre. All'improvviso appare un ratto. La stanza si trasforma in un vortice e, dopo un violento inseguimento, Bigger uccide l'animale con una padella di ferro e inizia a terrorizzare Vera con il corpo scuro dell'animale. Vera sviene e la signora Thomas rimprovera Bigger, che odia la sua famiglia perché la vede soffrire senza potere fare nulla.
Quella sera Bigger deve vedere il signor Dalton per un nuovo lavoro. La famiglia di Bigger dipende da lui. Bigger vorrebbe abbandonare le sue responsabilità per sempre, ma quando pensa a cosa fare vede soltanto un vicolo cieco. Si reca alla sala da biliardo e incontra il suo amico Gus. Bigger gli confida che ogni volta che pensa ai bianchi, sente che gli capiterà qualcosa di terribile. Incontrano altri amici, G.H. e Jack, e organizzano una rapina. Hanno tutti paura di attaccare e derubare un bianco, ma nessuno di loro vuole ammettere la propria ansia. Prima della rapina, Bigger e Jack vanno al cinema. Sono attratti dal mondo dei bianchi ricchi del cinegiornale e si sentono stranamente commossi dai tam-tam e dai neri primitivi presenti nel film, ma sentono anche di non appartenere a nessuno dei due mondi. Dopo il cinema Bigger ritorna alla sala da biliardo e attacca Gus violentemente forzandolo a leccare la lama del suo coltello per umiliarlo e nascondere la sua stessa codardia. La lotta fra i due mette fine a ogni possibilità che il furto accada; Bigger è oscuramente consapevole che ha fatto tutto questo intenzionalmente.
Quando finalmente ottiene il lavoro Bigger non sa come comportarsi nella grande e lussuosa casa. Il signor Dalton e la moglie cieca utilizzano strane parole. È anche a conoscenza del fatto che il Dalton è proprietario di molti alloggi, tra i quali il suo. Essi tentano di essere gentili con Bigger, ma in realtà lo mettono a disagio; Bigger non sa cosa si aspettino da lui. Poi entra nella stanza la figlia Mary e chiede a Bigger perché non sia membro di un sindacato mentre definisce suo padre un "capitalista". Bigger non conosce il significato di quella parola ed è ancora più confuso temendo di perdere il lavoro. Dopo la conversazione Peggy, una cuoca irlandese, mostra a Bigger la sua stanza e gli dice che i Dalton sono una famiglia molto per bene e che fanno molte opere benevole per la gente di colore. Gli dice inoltre che Mary simpatizza per il partito comunista e di fare attenzione ai suoi amici. Bigger si guarda attorno stupefatto. Prima di allora non aveva mai avuto una stanza tutta sua.
Quella sera accompagna Mary in giro per la città per incontrare Jan, il fidanzato comunista di Mary. Per tutta la sera Mary e Jan parlano amichevolmente con Bigger, chiedendogli di portarli a cena in uno di quei posti "dove va a mangiare la gente di colore". Bigger, sempre più a disagio, li accompagna alla bettola di Ernie, nel South Side, il suo quartiere. Qui lo invitano a entrare e a sedere al tavolo con loro, e gli dicono di dare loro del tu. Bigger non sa come reagire alle loro richieste e si sente frustrato, dal momento che lui è semplicemente il loro autista per la serata. Ma soprattutto perché non è mai stato a mangiare con dei bianchi. Alla cena comprano una bottiglia di rum e cominciano a bere. Gli amici di Bigger lo vedono al tavolo e anche la fidanzata, Bessie. Jan e Mary invitano Bigger a fare accomodare anche la sua fidanzata. Cosa che egli non fa. Bigger, finita la cena, li porta in macchina per il parco mentre Jan e Mary bevono il rum e scherzano sul sedile posteriore. Jan e Mary si separano, ma Mary è così ubriaca che Bigger, quando arrivano a casa, si vede costretto a portarla di peso nella sua camera da letto. Bigger è terrorizzato che qualcuno possa vederlo con Mary fra le sue braccia; sente tutto il proprio odio per la ragazza bianca e ricca, che lo costringe in quella situazione. Tuttavia non può resistere alla tentazione del proibito e la bacia.
Proprio in quell'istante la porta si apre ed entra la signora Dalton. Bigger sa che è cieca ma è terrorizzato che possa percepire la sua presenza nella stanza. Bigger fa tacere Mary, premendole un cuscino sulla faccia. La signora Dalton si avvicina al letto, sente l'odore di whisky, rimprovera la figlia e lascia la stanza. Mary, nel tentativo di fargli capire che non può respirare, stringe i polsi di Bigger con le unghie, mentre la signora Dalton è ancora nella stanza. Quando Bigger toglie il cuscino, si rende conto di averla soffocata. Bigger inizia a pensare freneticamente sul da farsi, e decide di raccontare che Jan, il fidanzato comunista di Mary, l'ha portata dentro casa quella notte. Pensando che sarebbe meglio se Mary sparisse in modo da lasciare pensare che sia uscita, decide in uno stato di massima disperazione di bruciarne il corpo nella caldaia della casa. Inizialmente il corpo non entra nell'apertura della caldaia, ma, dopo averla decapitata con una accetta, Bigger finalmente riesce a fare entrare il corpo. Mette poi altro carbone nella caldaia, lasciando bruciare il corpo, e torna a casa.
Libro secondo: Fuga Adesso, quando Bigger parla con la sua famiglia e incontra i suoi amici, si sente diverso. Il crimine commesso dà senso alla sua vita. Quando torna alla grande casa dei Dalton, la signora Dalton si accorge della scomparsa della figlia e chiede a Bigger cosa sia successo la notte prima. Bigger cerca di fare cadere i sospetti su Jan. La signora Dalton per quel giorno rimanda a casa Bigger e Bigger decide di visitare la fidanzata Bessie. Bessie si lamenta per il fatto che non si sente amata e Bigger le dà del denaro in segno di affetto. Bessie menziona un caso famoso in cui i rapitori di un bambino prima lo hanno ucciso e poi hanno chiesto la somma del riscatto. Bigger decide di fare lo stesso. Parla a Bessie della scomparsa di Mary e le dice che intende utilizzare la scomparsa della ragazza per estorcere denaro ai Dalton, ma, durante la conversazione, Bigger si rende conto che Bessie sospetta che lui abbia fatto qualcosa a Mary. Bigger torna al lavoro. Nel frattempo il signor Dalton ha chiamato un detective privato, il signor Britten, e, questa volta, percependo il razzismo di Britten, Bigger accusa Jan facendo leva sulla sua religione (Jan è ebreo), sul suo credo politico (Jan è comunista), e il suo atteggiamento amichevole nei confronti dei neri. Quando Britten trova Jan conduce il ragazzo e Bigger in una stessa stanza e mette a confronto le due versioni contrastanti. Jan rimane sorpreso dalla versione di Bigger ma gli offre ugualmente aiuto.
Bigger si allontana come una furia dai Dalton. Decide di scrivere la falsa richiesta di riscatto, chiedendo diecimila dollari e firmando la lettera "Rosso" e disegnando il simbolo del partito comunista. Bigger fa scivolare la richiesta di riscatto sotto la porta principale dei Dalton e poi torna nella sua stanza. Quando la richiesta arriva nelle mani dei Dalton, questi non contattano la polizia, per paura di ripercussioni da parte dei rapitori. Britten continua a indagare e presto arrivano anche i giornalisti. Bigger ha paura ma non vuole andarsene. Nel pomeriggio, gli ordinano di togliere le ceneri dalla caldaia per accendere di nuovo il fuoco. Bigger è terrorizzato e inizia a rovistare con la pala finché tutta la stanza è piena di fumo. Infuriato, uno dei giornalisti prende la pala e spinge Bigger da parte. Egli trova immediatamente nella caldaia i resti delle ossa di Mary e un orecchino. Bigger fugge.
Bigger va subito da Bessie e le racconta l'intera storia. Bessie si rende conto che i bianchi lo accuseranno di avere violentato la ragazza prima di ucciderla. Si allontanano insieme, ma Bigger deve trascinare Bessie che è paralizzata dalla paura. Quando trovano rifugio in un edificio abbandonato, Bigger violenta Bessie, poi attende che si addormenti e la uccide. Colpisce ripetutamente la testa di Bessie con un mattone prima di gettarla da una finestra in un condotto d'aria. Velocemente si rende conto che gli unici soldi di cui poteva disporre erano nella tasca del cappotto di Bessie.
Bigger corre per la città. Vede i titoli di giornale che parlano del crimine commesso e sente di sfuggita diverse conversazioni sull'argomento nelle quali i bianchi lo definiscono "uno scimmione". I neri lo odiano per avere dato ai bianchi un motivo per il loro razzismo. Ma adesso è qualcuno; sente di avere un'identità. Non dirà che il crimine è stato accidentale. Dopo un rocambolesco inseguimento sopra i tetti della città la polizia lo cattura.
Libro terzo: Destino Durante i suoi primi giorni in prigione Bigger non mangia, non beve, non parla con nessuno. In seguito Jan gli fa visita. Gli dice che gli ha insegnato molto sui rapporti fra bianchi e neri e gli offre l'aiuto di un avvocato comunista di nome Max. Nelle lunghe ore che Max e Bigger passano insieme, Max impara a conoscere le sofferenze e i sentimenti dei neri e Bigger se stesso. Egli, infatti, inizia ad analizzare il proprio rapporto con la sua famiglia e con il resto del mondo. Riconosce la sua ira incontrollabile, il suo bisogno di futuro e il suo desiderio di dare un senso alla sua vita. Riesamina il suo atteggiamento verso i bianchi, sia nel caso in cui abbiano dei pregiudizi come Britten, sia che si mostrino ben disposti come Jan. Bigger è ritenuto colpevole ed è condannato a morte.
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