thumb|right|Chamonix, monumento in onore di Horace-Bénédict de Saussure e di Jacques Balmat, scalatori del Monte Bianco

La regione alpina è stata popolata precocemente e, a causa della sua posizione centrale, risulta strettamente compenetrata, in tutti i periodi, con la storia europea. Oggi otto Stati hanno al loro interno porzioni dell'area alpina (Francia, Monaco, Italia, Svizzera, Liechtenstein, Austria, Germania e Slovenia). Dal 1991 esiste la convenzione alpina che è transnazionale e riguarda un'area di circa chilometri quadrati.

Preistoria e antichità

Un insediamento umano continuato nell'area alpina comincia verso la fine dell'ultima età glaciale (circa 13500 a.C.) e si consolida durante l'età del bronzo (circa 2200 a.C.). La mummia trovata sulle Alpi Venoste, conosciuta come Ötzi, l'uomo dei ghiacci, è vissuta approssimativamente intorno al 3200 a.C. A quell'epoca la popolazione nella sua maggioranza è già passata dalla caccia e dall'economia di raccolta all'esercizio dell'agricoltura e all'allevamento del bestiame. Una questione ancora aperta è se già nella preistoria ci fossero o meno forme di mobilità pastorale, come la transumanza o la pratica dell'alpeggio.Si vedano Philippe Della Casa (a cura di), Prehistoric alpine environment, society, and economy, Bonn, Rudolf Habelt GmbH, 1999; Pierre Bintz, Thierry Tillet, Migrations et gestions saisonnières des Alpes aux temps préhistoriques, in «Storia delle Alpi» 3 (1998), pp. 91-105 e Noël Coulet, Vom 13. bis 15. Jahrhundert: die Etablierung der provenzalischen Transhumanz, in «Storia delle Alpi» 6 (2001), pp. 147-158. Negli anni tra il 35 e il 6 a.C. la regione alpina viene conquistata in seguito all'espansione dell'impero romano. Un monumento dell'epoca, il Trophaeum Alpium a La Turbie, commemora la vittoria ottenuta dai romani contro 46 tribù nelle loro campagne alpine. La successiva costruzione di strade attraverso diversi passi alpini consente in primo luogo di collegare gli insediamenti romani a sud e a nord delle Alpi, inserendo al tempo stesso la popolazione alpina nella vita dell'Impero.

Medioevo

Con la divisione dell'impero romano e il crollo di quello di Occidente tra IV e V secolo le vicende dell'area alpina tornano a denotare uno spiccato carattere regionale. Le sedi delle diocesi diventano importanti centri di aggregazione territoriale. Mentre nelle Alpi occidentali italiane e nel Sud della Francia la creazione di diocesi avviene precocemente, a partire dal IV secolo, e riguarda molte località, nelle Alpi orientali la superficie delle diocesi è molto maggiore e la loro creazione più tarda (fino al XIII secolo). Anche i nuovi monasteri creati nelle valli alpine contribuiscono alla cristianizzazione della popolazione.Hubert Jedin, Jochen Martin (a cura di), Atlas zur Kirchengeschichte. Die christlichen Kirchen in Geschichte und Gegenwart, Freiburg i. B., Herder, 2004, e il manuale di Hannes Obermair, Klaus Brandstätter e Emanuele Curzel (a cura di), Dom- und Kollegiatstifte in der Region Tirol, Südtirol, Trentino in Mittelalter und Neuzeit = Collegialità ecclesiastica nella regione trentino-tirolese dal medioevo all'età moderna. Innsbruck, Wagner, 2006.

In questa fase l'affermazione di poteri politici sovraregionali riguarda il nord delle Alpi, prima con l'impero carolingio e poi, dopo la sua divisione, con la nascita della Francia e del sacro romano impero tedesco. I sovrani tedeschi, che tra il IX e il XV secolo ricevono la loro investitura imperiale dal pontefice, devono per questo scopo attraversare le Alpi, insieme al loro entourage.

Nel suo volume sulla civiltà del Mediterraneo lo storico francese Fernand Braudel definisce le Alpi una “montagna straordinaria” - straordinaria con riferimento alle risorse, all'importanza delle pratiche collettive, alle capacità degli abitanti, alla presenza di numerose e rilevanti vie di comunicazione.Fernand Braudel, Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II, Torino, Einaudi, 2002, vol. I, pp. 35–72, 295–300, (citaz. p. 46).

Questa forte presenza dell'uomo nell'area alpina è in linea con la crescita della popolazione europea e l'espansione della coltivazione a partire dall'alto medioevo. Inizialmente l'economia è dominata da una forma mista in cui convivono agricoltura e allevamento del bestiame. A partire dal basso medioevo si assiste a uno spostamento dall'allevamento ovino a quello bovino, mentre in diverse regioni dello spazio nordalpino l'allevamento del bestiame bovino sostituisce l'agricoltura, venendo sempre più orientato alla vendita su mercati di ampio raggio. Al tempo stesso accrescono la loro importanza anche altre forme di traffico inter-regionali e transalpine. Il più importante passo è quello del Brennero che è carreggiabile a partire dal XV secolo. Nelle Alpi centro-occidentali invece fino al XIX secolo i passi sono praticabili soltanto dagli animali da soma.Sulla mutata percezioni delle Alpi in Italia tra età moderna e contemporanea si veda Luca Mocarelli, Dalla montagna immaginata alla montagna vissuta. La percezione degli abitanti del piano tra rappresentazioni idealtipiche e realtà (secoli XVI-XX).

Infine, un particolare ruolo acquistano dai secoli XII e XIII in poi i centri urbani delle Alpi che costituiscono una rete sempre più importante di luoghi centrali, che seppur demograficamente deboli avocano a sé funzioni guida dello sviluppo economico, politico e culturale.Axel Borsdorf, Michaela Paal (a cura di), Die 'Alpine Stadt' zwischen lokaler Verankerung und globaler Vernetzung. Beiträge zur regionalen Stadtforschung im Alpenraum, Vienna 2000, e il case study di Hannes Obermair, ‘Bastard Urbanism'? Past Forms of Cities in the Alpine Area of Tyrol-Trentino, in «Concilium medii aevi» 10 (2007), pp. 53-76.

Età moderna

Popolazione ed economia

Con l'inizio dell'età moderna la popolazione dell'area alpina può essere stimata con buona approssimazione. Se si considera come base territoriale quella delle aree incluse nella convenzione alpina ci sarebbero stati circa 3,1 milioni di abitanti intorno al 1500, 5,8 nel 1800, 8,5 nel 1900 e 13,9 intorno al 2000.Jon Mathieu, Storia delle Alpi 1500–1900. Ambiente, sviluppo e società, Bellinzona, Casagrande, 2000, p. 35 (qui calcolato con riferimento all'area della Convenzione Alpina); per l'ultimo valore si rinvia ad Alpine Convention, Report on the State of the Alps, Innsbruck, 2007, p. 36 (dati nazionali per il periodo 1999-2005). Fino al tardo XIX secolo gran parte delle vallate alpine rimangono delle realtà prevalentemente agricole. La crescita della popolazione favorisce un'intensificazione dello sfruttamento del suolo e la diffusione di mais, patate e fabbricazione del formaggio. Il periodo vegetativo più limitato al crescere della quota non sembra fino al XVIII secolo un fattore particolarmente penalizzante. In seguito però si rivela un grande ostacolo per un'intensificazione dell'agricoltura, soprattutto se si confronta la situazione della montagna con quella delle limitrofe aree di collina e di pianura dove ora la produttività della terra cresce in misura molto maggiore. All'interno dell'area alpina osserviamo una distinzione tra le regioni della parte orientale, caratterizzate dalla presenza di aziende agricole medie e grandi, e quelle della parte centro-occidentale, dove invece le aziende sono in genere piccole. Già prima del XVI secolo soprattutto queste ultime aree sono inserite in ampi network commerciali e appaiono legate ai dinamici poli urbani delle pianure retrostanti da intensi flussi di manodopera stagionale diretta verso le città del piano. Nell'area alpina invece il processo di urbanizzazione progredisce molto lentamente.

Politica e cultura Se il mondo alpino abbia sperimentato una fioritura nel medioevo e una successiva fase di decadenza dall'età moderna è ancora una questione controversa. Non c'è dubbio che, con la formazione degli stati moderni, i centri politici di potere si siano venuti a trovare in gran parte ai margini o al di fuori dell'area alpina. Dall'altro lato però questa distanza dai centri di potere ha consentito elevati margini di autonomia sul piano locale e regionale. In effetti nel processo di formazione degli stati ha avuto un ruolo importante la vicinanza all'epicentro dei conflitti europei, come le guerre d'Italia tra il 1494 e il 1559. In quel periodo le condizioni delle aree regionali alpine iniziano a seguire percorsi diversi. Si possono in proposito individuare tre sviluppi diversi: uno centralistico con un principe dotato di notevole forza (Alpi occidentali), uno localistico-comunale (Svizzera) e uno intermedio, con un forte ruolo dell'aristocrazia (Alpi orientali).

A partire dal XVI secolo gli studiosi, in particolare quelli delle città vicine alle Alpi, iniziano a mostrare un interesse maggiore per la realtà della montagna. A muoverli è anche l'interpretazione della Bibbia, con riferimento all'origine del mondo, che porta in seguito alla nascita della geologia. Un entusiasmo per la natura e le Alpi si manifesta nel XVIII secolo, come attesta la grande popolarità dello scritto di Horace Bénedict de Saussure “Voyages dans les Alpes” (1779-1796). Un interesse che porta tra l'altro il naturalista ginevrino nel 1787 in cima al monte Bianco. Questa attenzione si riscontra anche nella letteratura e in particolare in diversi scritti di Rousseau tra cui va ricordata “Julie ou la nouvelle Heloise” (1761). I cambiamenti culturali in atto determinano un notevole incremento dei viaggi verso la regione alpina, così importanti per l'affermazione del turismo in quest'area. All'interno di un'Europa sempre più densamente urbanizzata le Alpi acquistano importanza anche simbolica in quanto ambiente ancora dominato dalla natura. Con l'espansione coloniale molte montagne in Asia, Australia e America vengono chiamate “Alpi”.Bernard Debarbieux, La nomination au service de la territorialisation. Réflexions sur l'usage des terme ‚alpe' et ‚montagne’, in «Le Monde alpin et rhodaien» 25 (1997), pp. 227-241.

Età contemporanea (XIX-XXI secolo) thumb|right|Vista aerea delle Alpi innevate Popolazione e insediamento

Nel corso del XIX e XX secolo si assiste a diversi importanti cambiamenti. In primo luogo l'andamento della popolazione alpina appare caratterizzato da tassi di crescita che tendono progressivamente ad allontanarsi da quelli delle aree non montane, molto più dinamiche. Secondariamente si registra una persistente importanza delle correnti migratorie, ora sempre più proiettate verso mete extraeuropee, e si assiste in diverse aree a un vero e proprio spopolamento a partire dai primi decenni del Novecento.In proposito Luigi Lorenzetti, Raul Merzario, Il fuoco acceso. Famiglie e migrazioni alpine nell'Italia dell'età moderna, Roma, Donzelli, 2005.

Questo processo contribuisce ad accentuare lo squilibrio presente nella distribuzione della popolazione all'interno dell'area alpina perché si accompagna alla forte crescita demografica dei centri urbani situati alle quote più basse, che diventano nel corso del XX secolo la realtà di gran lunga più dinamica.A evidenziarlo chiaramente è stato Werner Bätzing, Le Alpi una regione unica al centro dell'Europa, Torino, Bollati Boringhieri, 2005.

Economia

Anche l'economia alpina fa registrare profondi cambiamenti che riguardano in primo luogo il ritardato ma inevitabile ridursi dell'importanza del settore agricolo, che per sopravvivere punta sull'introduzione di colture agrarie specializzate nei fondovalle e sul consolidamento dell'attività dell'allevamento del bestiame alle quote più alte. A determinare questa profonda trasformazione è ovviamente il diffondersi nel corso del XIX secolo del processo di industrializzazione in Europa, che influenza, direttamente o indirettamente, anche le Alpi.