La produzione letteraria in lingua gallega fu praticamente nulla durante i secoli XVI, XVII e XVIII, ragion per cui questo lungo periodo viene denominato dei secoli oscuri o bui (in galiziano Séculos Escuros).
Contesto storico
Alcuni studi fanno supporre che il cronista Fernão Lopes (XV sec.) sia l'ultimo scrittore medievale appartenente alla letteratura galiziano-portoghese. A partire da questo momento, i sistemi letterari galiziani e portoghesi verranno a separarsi sviluppandosi in modo autonomo.
Nonostante tutto, la scomparsa della scuola trobadorica galiziano-portoghese medievale non ebbe luogo in maniera brusca. Di fronte all'opinione tradizionale che dava poco valore a questi testi, gli attuali storici della letteratura galiziana rivendicano il valore dei poeti della cosiddetta impropriamente scuola galiziano-castigliana (Escola galego-castelá) - unicamente presenti nel Cancionero de Baena - e anche nel Cancioneiro Geral di Garcia de Resende (1511), in Portogallo. Entrambe le considerazioni mostrano, nell'opera di autori come l'Arcidiacono di Toro o Macías "O Namorado", una volontà di superare questi luoghi comuni trovadorici, sia rielaborandoli, sia cercando nuovi modi che vanno ben al di là del convenzionalismo dell'amor cortese. In questo modo, gli epigoni trovadorici significano molto più che un periodo di transizione dove, a causa delle circostanze socio-politiche, il galiziano verrà a cedere il suo ruolo di lingua letteraria all'emergente castigliano. Diverse sono le circostanze che motivano un simile processo:
In primo luogo, durante lo sviluppo delle guerre trastamariste (1370), l'alta nobiltà galiziana appoggia Pietro I nel suo tentativo di salire la trono di Castiglia. Tuttavia, il vincitore di questo conflitto bellico fu il suo rivale, Enrico di Trastámara (Enrico II di Castiglia). In seguito a ciò, Enrico sostituì parte della nobiltà galiziana con quella castigliana, processo battezzato dagli storici come la "prima sostituzione nobiliare". La storia si ripeterà poco più di un secolo dopo. In una nuova guerra per la successione al trono castigliano, la nobiltà galiziana appoggiò Giovanna la Beltraneja (ereditiera legittima), ma il vittoria arrise al Isabella I di Castiglia, conosciuta anche come Isabella la Cattolica. Dopo la guerra, i Re Cattolici imposero una politica che assicurasse loro il predominio del potere reale in Galizia; si tratta del cosiddetto, da padre Zurita, "processo di addomesticamento del Regno di Galizia", mediante il quale la nobiltà galiziana resterà totalmente "decapitata" (descabezada) e, il che è determinante per la letteratura, senza capacità di produrre un sistema letterario in lingua gallega. Il galiziano continuò ad essere la lingua abituale di tutta la popolazione, ma non usato dall'alta nobiltà, contrariamente alla classe fidalga emergente che ancora conservava, fino a che questa non scomparve, l'uso della lingua galiziana in ambiti informali, come si può vedere nei racconti di Ramón Otero Pedrayo.
E se la nobiltà [laica] venne ad essere sostituita, non diversa fu la sorte di quella ecclesiastica. Mentre i vescovi galiziani esercitavano i loro incarichi in altri luoghi della penisola iberica, in particolare a Siviglia, in Galizia giungevano vescovi castiglianofoni che favorivano i nobili castigliani. La nobiltà ecclesiastica impiegava il latino, salvo nei rapporti interpersonali tra i vescovi e in alcuni usi amministrativi, in cui veniva impiegato il castigliano. Ciò si verificava ugualmente anche quando qualche galiziano era a capo delle diocesi galiziane.
Anche se tutti questi fattori sono importanti, forse il fattore fondamentale che spiega la decadenza politica della Galizia - e quindi delle lettere galleghe, in diretta relazione con i fattori anzidetti - è il fatto che il paese gallego abbia raggiunto l'epoca moderna senza un monarca suo proprio, soprattutto, senza la presenza di istituzioni proprie. Sebbene mantenga il carattere di "regno", la Galizia passa a formare parte della corona di Castiglia senza che venga ad esistere nessuna istituzione autonoma che possa servire da contrappeso alla politica centralizzatrice; al contrario, le nuove istituzioni che si creano - Capitanía General, Real Audiencia - non faranno altro che assicurare questa dipendenza rispetto alla corte. Esclusa dai centri decisionali, la Galizia passa ad essere una semplice provincia che assiste, da una posizione marginale, l'emergere della monarchia spagnola incentrata sul regno di Castiglia. Troviamo, a partire dal secolo XVI, quindi, una lingua galiziana senza centri di potere che le possano servire da base e priva del prestigioso sistema letterario di cui godeva durante il medioevo. Nonostante questo, in questi "secoli bui" troveremo comunque manifestazioni letterarie.
La poesia dei Secoli Oscuri La prima manifestazione poetica dei Secoli Bui viene fatta risalire all'anno 1506. Si tratta di una composizione fatta in omaggio al consorte della regina Giovanna I di Castiglia (popolarmente conosciuta come Giovanna la Pazza (Xoana a Tola), Filippo il Bello, per celebrare lo sbarco della coppia nella città di La Coruña. Di questa cantiga, Xosé María Álvarez Blázquez disse che:
Questo studioso attribuisce in più a questa composizione una finalità politica. In realtà, il re Ferdinando II di Aragona, "il Cattolico", non favorirà molto la nobiltà galiziana. Infatti, sua moglie, fu colei che porterà a termine il processo cosiddetto di "addomesticamento e castrazione del Regno di Galizia". In quanto ai nobili galiziani, questi non vedevano di malocchio, a priori, il governo di tale monarca, dal momento che si poteva pensare a un cambiamento (che non si ebbe) nelle relazioni tra Galizia e Castiglia.
Alá en Monterrei en Val de Laça, a Violante vi beira de un río tan fermosa, en verdá, que quedei frío de ver alma inmortal en mortal maça.
De un alto e lindo corpo a seda laça a pastora sacaba fío a fío, quando lle dise: - “Morro, corta o fío” - “Vólveo, non cortarei, seguro pasa”.
- “¿E como pasarei, se eu acá quedo? Se pasar –respondí- non vou seguro que este corpo, sen alma, morra cedo”.
- “Coa miña, que levas, te aseguro que non morras pastor” – “Pastora hei medo; o quedar me parece máis seguro.
Sonetto di Monterrei,Anonimo, 1530-1540 Al XVI secolo risale anche un ipotetico ciclo di romances in cui vi si racconta la storia della morte del maniscalco Pardo de Cela. Di questa serie di composizioni oggigiorno si conservano solo due testimonianze scritte, tra cui degno di nota è il cosiddetto Lamento della Frouseira, composto tra il 1530 e il 1540, e attribuito erroneamente al poeta portoghese Luís de Camões. In questo tipo di composizioni emerge e si idealizza la figura di questo personaggio storico, che sembra caratterizzato come un signore feudale sottomesso alla volontà della regina Isabella I di Castiglia, "la Cattolica", difensore della terra, che solo potrà essere sconfitto attraverso il tradimento da parte di coloro che gli sono vicini. Questa stessa immagine sarà raccolta da Ramón Cabanillas e Antón Vilar Ponte nella sua opera drammatica O Mariscal (1926). Nelle due creazioni poetiche citate si narra il momento della tragica morte del Mariscal (maniscalco) e di suo figlio, giustiziati dalla Corona di Castiglia. Del secolo XVI è anche il Sonetto di Monterrei.
Si parla anche di La Araucana (1589), composizione poetica di Isabel Castro e Andrade (contessa di Altamira), come di un'altra testimonianza letteraria dei Séculos Escuros risalente sempre al XVI. Ma, in realtà, questa composizione è scritta in lingua portoghese e, pertanto, conformemente al canone stabilito nel 1963 da Ricardo Carvalho Calero (vale a dire che "è letteratura galiziana solo quella scritta in gallego"), apparterrebbe alla letteratura portoghese, non a quella gallega. Alla letteratura galiziana invece vanno annoverati una serie di sonetti la cui autorialità e allo stesso modo contesa, dei quali attualmente conserviamo solo uno.
Inoltre, nei canzonieri musicali spagnoli dei secoli XV e XVI ancora si conservano canzoni paralelísticas simili a quelle della lirica trovadorica. Allo stesso modo possiamo constatare nei canzonieri del Palazzo Reale, di Madrid, di Uppsala, di Luis de Milán, di Juan Vázquez e altri ancora. Esistono in totale più di venti "canzoncine" che ricordano le Cantigas de amigo.
Al XVI secolo - intorno al 1594 - sappiamo che risale la Canción galega en loor de don Diego das Mariñas Parragués, composizione di autore sconosciuto (forse Gaspar de Teves), la cui funzione è quella di lodare il personaggio che fu il primo galiziano a raggiungere il grado di Capitano Generale di Galizia. Il testo è composto di undici stanze, forma strofica questa che raggiunse il suo apogeo nel Secolo d'Oro. Tale poesia si trova nel libro che passò per le mani di Diego Sarmiento de Acuña (Conte di Gondomar), e conteneva composizioni in lingua castigliana.
Nel 1612 venne pubblicato un canzoniere delle Exequias á Raíña Margarida ("Esequie alla Regina Margherita"), nel quale si raccolgono composizioni elegiache tra cui un lamento per la morte della regina Margherita d'Austria. Alla pubblicazione di questa opera era incaricata la Real Audiencia del Regno di Galizia. Vi si trovano due sonetti scritti in lingua galiziana, uno di Xoán Gómez Tonel e l'altro della raccolta di Pedro Vázquez de Neira. Ad ogni modo, non saranno gli unici testi di questi autori ad apparire in questo libro di poesie: Gómez Tonel scrisse sette poesie in spagnolo e sette in latino; Vázquez de Neira, da parte sua, compose tre sonetti in latino, tre in spagnolo e più un altro in cui utilizza queste due lingue. A tale proposito, commentava Xesús Alonso Montero il fatto curioso che ognuno dei due prolifici poeti in spagnolo scrivessero a quel tempo sonetti in gallego. Pertanto, i vari studiosi, tra i quali il professore Xosé María Dobarro Paz, arrivarono alla conclusione che l'utilizzo del galiziano in queste due poesie risponde a motivi estetici. Così, la lingua galiziana sarebbe stata utilizzata in questo caso con la stessa finalità con la quale si usa un determinato tipo di metro, di rima o di figure retoriche.
Del 1617 è datata una composizione anonima dove si narra il sacco di Cangas da parte dei turchi. Anche anonimo è un canto [dedicato] al monte Medulio di cui Xosé María Álvarez Blázquez resta incerto se sia da datare al XVII o XVIII secolo.
Si ritiene siano antecedenti al 1630 le Décimas ao apóstolo Santiago, di frate Martín Torrado che, benché mai stampate, furono molto popolari ai suoi tempi. In esse si trova la diatriba in merito al fatto se l'apostolo Santiago (Giacomo) avrebbe dovuto essere l'unico patrono "delle Spagne" o se, diversamente, avrebbe dovuto condividere questo onore con Santa Teresa di Gesù.
Nel 1697 furono pubblicati i nove romances scritti in galiziano contenuti nel volume commemorativo delle Festas Minervais celebrate in quell'anno. Della presenza della lingua galiziana in queste Festas Minervais Xesús Alonso Montero afferma che si tratta di una apparenza aneddotica e, come succede per il volume delle Exiquias á Raíña Margarida, la sua finalità sarebbe più che altro estetica. Eppure, come indica Ramón Mariño Paz, si tratta di testi ben lontani dal romance galiziano popolare, il quale è facilmente spiegabile, se teniamo conto che furono scritte da intellettuali di grande levatura, tra i quali lo stesso Mariño sottolinea Joseph Gil de Taboada e Fabián Pardiñas Vilardefrancos. D'altra parte, secondo Anxo Tarrío, sembra che le Festas Minervais vengano celebrante a cominciare dal 1536, in omaggio al propulsore dell'Università di Santiago di Compostela, Alonso III de Fonseca, soprannominato "il Grande". Ma nella maggior parte dei casi non si è conservato nessun volume simile a quello del 1697, per cui potrebbero esistere più composizioni in lingua galiziana di cui attualmente non abbiamo conoscenza.