Biografia

Era figlia di Giuseppina Persichetti (1888-1962) e del medico Francesco Saverio Petacci (1883-1970), direttore per alcuni anni di una clinica a Roma e introdotto negli ambienti vaticani in qualità di medico dei Sacri Palazzi apostolici. Per un periodo di vari anni il padre ebbe anche una sua clinica personale, la "Clinica del Sole". In gioventù Clara studiò musica con rendimenti alterni e fu allieva del violinista Corrado Archibugi, amico dei genitori.Lo ricorda il figlio, Franco, del Maestro Archibugi in Francesco Bucimann, Il violino Storioni, Roma, Stampa privata, 1985. Clara era anche sorella maggiore dell'attrice Maria Petacci e sorella minore del chirurgo Marcello Petacci.

Il 24 aprile 1932 la Lancia Astura vaticana con a bordo, oltre all'autista Saverio Coppola, Claretta Petacci, la sorella Myriam, la loro madre e il futuro marito di Claretta, Riccardo Federici, lungo la via del Mare che da Roma va al Lido di Ostia, venne sorpassata dalla rossa Alfa 6C 1750 Gran Turismo Zagato guidata da Benito Mussolini. La Petacci, che già da tempo inviava al Duce numerose lettere di ammirazione, lo riconobbe e trovò il modo di attirare la sua attenzione; lui accettò poi di scambiare qualche parola con lei. Da allora sempre più frequenti furono le "udienze" a Palazzo Venezia che, dopo una serie di colloqui confidenziali, acquisirono il carattere di una vera e propria relazione. Clara aveva 29 anni in meno del suo amante. Mussolini era sposato dal 1915 con rito civile e dal 1925 con rito religioso con Rachele Guidi, che aveva conosciuto già durante l'infanzia e alla quale era legato sin da prima del 1910. Gli erano inoltre state attribuite numerose amanti, tra le quali Ida Dalser (secondo alcune fonti d'archivio sposata con rito religioso nel 1914), che gli dette il figlio Benito Albino; ed era ancora implicato in una lunga, ma ormai estenuata relazione con Margherita Sarfatti.Già nel 1932 la Sarfatti era stata allontanata dal Popolo d'Italia per volere di Mussolini, cfr. Rachele Ferrario, Margherita Sarfatti (2015), pp. 253-54. E di seguito: "Nel 1938, di fronte al clima così mutato, la Sarfatti fugge all’estero": La Petacci, che nel frattempo aveva sposato il sottotenente della Regia Aeronautica Riccardo Federici (1904-1972), si allontanò dal marito precocemente per poi separarsene nel 1936. Mussolini prese a frequentare la Petacci con regolarità, ricevendone le visite puntuali anche nel suo studio di Capo del governo a Palazzo Venezia. Clara rimase per molti anni fedele «all'amato "Ben"», come chiamava Mussolini nei suoi diari.Il Corriere Lombardo e il Corriere d'informazione già dall'autunno del 1945 pubblicano a puntate i diari di Clara Petacci: «Clara Petacci diviene così, quella che oggi definiremmo un'icona. La stampa fruga nel suo privato, esponendola alla curiosità e all'interesse del pubblico. L'amante di Mussolini finisce per canonizzare in quei mesi lo stereotipo della donna perduta, acquistando una visibilità che non solo eguaglia quella del Duce, ma non è da meno né rispetto a quella delle dive hollywoodiane, i cui volti riempiono le pagine dei periodici, né rispetto a quella delle eroine della Resistenza, alle quali per la prima volta si sono aperte le porte del Parlamento, e che scalza quella della moglie di Mussolini, Rachele Guidi, confinata con la famiglia a Ischia.» (Covelli Claudia, La costruzione storico-sociale delle sessualità femminili: la cronaca nera nel Novecento italiano, Salute e società: XII, 2, 2013, p. 31 (Milano, Franco Angeli, 2013).

Diversi gerarchi del fascismo, d'altra parte, reputavano la relazione tra il Duce e la Petacci – per quanto ufficialmente inesistente e tollerata da donna Rachele – molto inappropriata, perché possibile fonte di scandalo e di accuse di corruzione al regime, suscitando altresì facezie e amenità tra quanti ne erano informati.

L'ascesa sociale della famiglia Petacci

La vicinanza di Clara a Mussolini finì per innalzare il rango della sua famiglia, alimentando pettegolezzi relativi a favoritismi e corruzioni, dei quali veniva prevalentemente ritenuto responsabile (anche da ambienti legati alla gerarchia fascista) il fratello Marcello (Roma, 1º maggio 1910 – Dongo, 28 aprile 1945).

Verso la fine del 1939 i Petacci si trasferirono dalla residenza medioborghese di via Lazzaro Spallanzani (confinante con villa Torlonia) nella splendida "villa Camilluccia" (sita sulle pendici di Monte Mario, allora ai margini della città), progettata dagli architetti Vincenzo Monaco e Amedeo Luccichenti: rappresentava un esempio di arte fascista, definita razionalismo italiano.Paolo Melis, 2011; Amedeo Luccichenti e Vincenzo Monaco, Villa Petacci alla Camilluccia, Roma, 1937-1939; Un limpido volume di travertino e di cristallo con scale audaci e pronunciate cavità, Milano, Casabella, 2011.

La grande casa era divisa in 32 locali,V. Christopher Stevens, Mussolini the insatiable: He was a violent lover who demanded sex constantly and only truly cared for one woman... the beautiful heiress doomed to die alongside him, Daily Mail, 24 febbraio 2017. distribuiti su due piani sovrastati da una terrazza. Nel sottosuolo, come nella residenza del Duce di Villa Torlonia, era ricavato un rifugio antiaereo, mentre nell'ampio parco erano presenti anche una piscina, un campo da tennis, un giardino fiorito, curato da Clara, un orto e un pollaio, curati dalla madre. L'accesso al complesso era sorvegliato da una guardiola per il portiere e una per la guardia presidenziale assegnata alla proprietà.

Nell'ala destra del piano terreno (probabilmente per ragioni di sicurezza, dovute alla necessaria vicinanza con il rifugio) era posizionata l'alcova di Claretta e Benito. Composta da una camera da letto con pareti e soffitto ricoperte da specchi e arredata con mobili rosa, era servita da una stanza da bagno rivestita in marmo neroRenzo De Felice, Mussolini l'alleato, I, vol. 2, L'Italia in guerra (1940-43). Crisi e agonia del Regime, Einaudi, Torino 1996, Appendice, pp.1536-37. Rapporto sulle uItime vicende della relazione tra Mussolini e la Petacci trasmesso, dopo la liberazione di Roma, dal generale Giacomo Carboni all'OSS . e dotata di grande vasca mosaicata, posta a filo del pavimento, che voleva imitare le vasche termali romane.

All'indirizzo della residenza Petacci (via della Camilluccia, 355/357) erano inviate numerose lettere che richiedevano i buoni uffici di Clara per petizioni rivolte a Mussolini.

Dopo la caduta del fascismo, la villa fu confiscata con l'accusa che fosse stata acquistata da Mussolini con fondi sottratti al bilancio dello Stato. La famiglia riuscì a opporsi contro tale provvedimento e successivamente ottenne la restituzione della villa, dimostrando la falsità dell'accusa. Poi la villa fu venduta e finì in stato di abbandono, fino a essere demolita per far posto a un complesso di edifici che oggi ospitano le ambasciate dell'Iraq presso l'Italia e la Città del Vaticano.

La morte

Clara Petacci fu arrestata il 25 luglio 1943, alla caduta del regime fascista, per essere poi liberata l'8 settembre, quando venne annunciata la firma dell'armistizio di Cassibile. Tutta la famiglia abbandonò Roma e si trasferì nel Nord Italia, controllato ancora dalle forze tedesche, dove poi si instaurò la Repubblica Sociale Italiana. Clara si trasferì in una villa a Gardone, non lontano dalla residenza di Mussolini e dalla sede del governo repubblicano a Salò, costantemente sorvegliata dal tenente delle SS Franz Spögler.

In questo periodo ebbe un fitto rapporto epistolare con Mussolini e, nonostante il parere contrario del Duce, conservò tutte le missive;Pasquale Chessa, L'ultima lettera di Benito: Mussolini e Petacci: amore e politica a Salò, 1943-1945, Mondadori, 2010. in una di queste chiese che, al processo di Verona, Galeazzo Ciano fosse condannato a morte in quanto "traditore, vile, sudicio, interessato e falso", esprimendo quindi una posizione durissima (valevole anche per Edda Mussolini, "sua degna compare") che venne definita dallo storico Emilio Gentile di "rigore nazista".Mussolini, il cadavere vivente, La grande storia, puntata del 27 settembre 2012, visibile qui; i riferimenti vanno da 32:25 a 36:15.

Trasferitisi a Milano a seguito dell'abbandono della riviera gardesana da parte del Duce poco dopo la metà di aprile del 1945, il 23 aprile i Petacci – salvo Clara e il fratello Marcello, che rimasero nel capoluogo lombardo – si misero in salvo in aereo, giungendo a Barcellona dopo un avventuroso volo durato quattro ore. Il 25 aprile, sia Clara sia Marcello si allontanarono da Milano assieme alla lunga colonna di gerarchi fascisti in fuga verso Como, Marcello tentando di riparare in Svizzera con false credenziali da diplomatico spagnolo. Il 27 aprile 1945, durante l'estremo tentativo di Mussolini di sottrarsi alla cattura, Clara fu bloccata a Dongo da una formazione della 52ª Brigata Garibaldi partigiana, che intercettò la colonna di automezzi tedeschi con i quali viaggiava Mussolini. Taluni affermano che le sia stata offerta una via di scampo, da lei ricusata decisamente: avrebbe potuto fuggire in Spagna con i suoi familiari in aereo.Myriam Petacci, Chi ama è perduto. Mia sorella Claretta, Gardolo di Trento, Reverdito, 1988.

Il giorno seguente, 28 aprile, dopo il trasferimento a Bonzanigo di Mezzegra, sul lago di Como, Mussolini e la Petacci, che aveva 33 anni, furono fucilati dai partigiani a Giulino di Mezzegra, in corrispondenza del muretto del cancello di Villa Belmonte, su ordine del CLNAI, da un commando di partigiani guidato da Walter Audisio e di cui facevano parte Michele Moretti e Aldo Lampredi. Una ricostruzione vuole che Petacci sia stata uccisa involontariamente dai partigiani, in quanto si sarebbe interposta tra il plotone di esecuzione e Mussolini, cercando invano di proteggere quest'ultimo dai proiettili.Pierluigi Baima Bollone, Le ultime ore di Mussolini, Milano, Mondadori, 2005, ., pagg. 89 e succ.ve

Nella stessa giornata anche il fratello di Clara, Marcello Petacci, fu ucciso a Dongo dai partigiani, insieme ad altre quindici persone complici della fuga di Mussolini.

Il giorno successivo, il 29 aprile, attorno alle ore 14 in piazzale Loreto, a Milano, i corpi di Benito Mussolini e Claretta Petacci (assieme a quelli delle persone fucilate a Dongo il giorno prima e a quello di Achille Starace, casualmente catturato a Milano e poi giustiziato direttamente in piazzale Loreto), vennero appesi per i piedi alla pensilina del distributore della Esso per sottrarli da ulteriori oltraggi che la folla stava riservando ai cadaveri dei gerarchi fascisti, compreso il suo. Il luogo in cui vennero portati fu scelto per vendicare simbolicamente la strage di quindici partigiani e antifascisti, messi a morte per rappresaglia in quello stesso luogo il 10 agosto 1944.

Non appena il cadavere della Petacci fu appeso alla pensilina, don Pollarolo, cappellano dei partigiani, dietro pressione di Anna Mastrolonardo e altre donne presenti tra la folla, chiese alla sarta Rosa Fascì una spilla da balia per fissare la gonna indossata dal corpo di Clara. Tale soluzione si rivelò però inefficace e così intervennero i pompieri, sopraggiunti con gli idranti a sedare l'ira della folla, a provvedere a mantenere ferma la gonna con una corda. Ferruccio Parri definì una "macelleria messicana" l'oltraggio fatto a Piazzale Loreto ai cadaveri di Benito Mussolini, della Petacci e degli altri fucilati a Dongo.

Attorno alle ore 15 i corpi giunsero all'Obitorio Civico di via Giuseppe Ponzio.