Tullio Farabola è stato uno dei più noti fotogiornalisti italiani del secondo dopoguerra. Avviò la propria attività nel campo del fotogiornalismo negli ultimi anni della seconda guerra mondiale documentando gli atti conclusivi della guerra, l'ingresso a Milano delle forze Alleate e dei Partigiani il 25 aprile 1945, nonché i primi passi del nuovo Stato italiano. La sua opera testimonia inoltre il periodo della ricostruzione e il successivo sviluppo legato al cosiddettomiracolo economico italiano degli anni sessanta.
Biografia
Il padre Giuseppe Farabola Tullio Farabola era figlio d'arte. Il padre Alessandro, detto Giuseppe, nato il 12 dicembre 1885 a Milano, frequentò l'Accademia di belle arti di Brera e la Scuola superiore d'Arte applicata all'Industria del Castello Sforzesco. Si diplomò "ritoccatore specializzato", pratica utile nel suo lavoro di fotografo, data la consuetudine, a quell'epoca, specialmente nel ritratto, di procedere a pesanti interventi di ritocco manuale, sia sulle lastre sia sui positivi. Nel 1896 iniziò l'attività di fotografo a Milano. Nel 1911 aprì con un socio (A. Bressani) uno studio in corso Ticinese 87. Pochi mesi dopo la società si sciolse ed egli rimase l'unico titolare dello studio. Per molti anni fu detentore del "Brevetto Arcivescovile", cioè fu il fotografo ufficiale della Curia arcivescovile di Milano. Si dedicò alla fotografia sportiva, (che allora consisteva nel fotografare i protagonisti degli sport in studio), oltre che alle cerimonie, alle foto di gruppo e alle foto-tessera. Si sposò il 22 aprile 1909 con Ambrogina Zanardi; dal matrimonio nacquero i figli Ada (nel 1910) e Tullio.
Smise l'attività di fotografo nel 1954 e morì a Rapallo il 13 aprile 1967.
I primi anni. L'attività di fotoreporter Tullio Farabola si diploma in ragioneria nel 1939 all'Istituto Carlo Cattaneo di Milano e, nello stesso anno, inizia a lavorare con il padre.
Nel 1940 frequenta la Scuola Allievi Ufficiali dell'Esercito Italiano a Salerno, successivamente viene arruolato nella “Guardia alla frontiera", (G.A.F.) e presta servizio a Domodossola e a Tirano. Nel 1942 viene trasferito a Roma all'Istituto Luce (L'Unione Cinematografica Educativa), dove segue un corso di tecnica cinematografica di guerra. Qui conosce Adolfo Porry Pastorel, creatore dell'agenzia VEDO, che eserciterà su di lui un'influenza decisiva, divenendo un modello sul piano esistenziale e professionale.
Nel 1943 torna a Milano. Durante un bombardamento alleato del mese di agosto lo studio fotografico Farabola viene distrutto insieme ai negativi e a gran parte delle attrezzature. Nonostante ciò Tullio Farabola documenta intensamente i fatti storici del periodo 1943 - 45 realizzando servizi fotografici sia per la Wehrmacht che per le forze Partigiane, riguardanti azioni di combattimento e documentazione degli effetti dei bombardamenti a Milano. Riprende momenti cruciali: i festeggiamenti dopo la caduta del fascismo il 25 luglio 1943, l'occupazione tedesca, il discorso di Mussolini da un balcone della sede della Muti in via Rovello nel 1944, i bombardamenti alleati di Milano e le loro vittime (è famosa la drammatica la foto dei bambini morti nella scuola di Gorla durante un bombardamento alleato nel 1944), fino alla liberazione, con i tedeschi che abbandonano la città, la sfilata dei vertici del Corpo volontari della libertà e dei partigiani che sfilano per le vie del centro il 25 aprile 1945 e alcuni degli avvenimenti immediatamente successivi, tra cui l'esposizione in piazzale Loreto dei cadaveri di Mussolini, di Clara Petacci e di altri gerarchi fascisti e la fucilazione di Buffarini Guidi.
Secondo Adolfo Mignemi "Significativa è la comparsa in questa fase (la fase finale della Liberazione) di una singolare categoria di fotografi professionisti: i fotoreporter. La liberazione di Milano, ad esempio, vede scendere in campo Vincenzo Carrese, ma soprattutto Fedele Toscani e Peppino Giovi per la Publifoto, Tullio Farabola e Frattini. Sono, in un certo senso, i migliori fotografi di attualità in campo nazionale".
Dopo la fine della guerra torna a lavorare con il padre intraprendendo però una strada del tutto originale e nuova, per l'epoca: il fotogiornalismo. Fonda così l'Agenzia Fotografica per la stampa "Farabola" con sede in C.so Ticinese 60.
Il 31 agosto 1946 sposa Paolina Siboni.
Negli anni immediatamente successivi racconta la difficile realtà milanese del dopoguerra: una città stremata dai bombardamenti e dalla fame, segnata da povertà e borsa nera, con le Cucine Economiche, i dormitori, i ragazzi reclusi nel carcere minorile Beccaria, la rivolta nel Carcere di San Vittore capeggiata da Ezio Barbieri, le retate di prostitute, le bische clandestine, l'attentato a Togliatti. Poi, finalmente, le sue fotografie illustrano la rinascita: la ricostruzione della città, dalla Scala alla Galleria, il rientro in Italia di Toscanini, il ritorno alla vita sociale e culturale dei cittadini, i primi balli all'aperto, la gente che fa il bagno nei navigli, lo spettacolo, lo sport, la moda e i primi segnali del boom economico.
In breve l'agenzia fotografica diventa una delle più note del Paese e collabora con i principali quotidiani e settimanali italiani.Il fotogiornalismo in quegli anni crebbe enormemente soprattutto per la riacquistata libertà di informazione dopo 20 anni di dittatura.
Alcuni fatti di cronaca, che oggi apparirebbero insignificanti, diventavano oggetto di servizi su quotidiani e settimanali, nonché di discussioni nei bar e nelle famiglie, e tenevano banco per mesi. In occasione di uno di questi fatti avvenuto a Milano nel 1946, l'omicidio della moglie e dei figli dell'amante da parte di Rina Fort, la foto dell'assassina che dormiva su un divano in questura venne pubblicata sui principali quotidiani e settimanali facendo scalpore e dando notorietà a Tullio Farabola. Ciò è stato possibile, oltre che per le sue capacità e spirito di iniziativa, anche per l'introduzione sul mercato italiano di più moderne apparecchiature fotografiche, come le macchine portatili tipo Speed Graphic formato 4” x 5”, le Rolleiflex e Hasselblad formato 6x6 cm e, successivamente, delle Leica formato 24x36 mm accoppiate al flash elettronico, che costituivano una dotazione in grado di operare in esterni ed interni, di giorno e di notte, senza troppe preoccupazioni per le condizioni di luce. Parallelamente alla cronaca l'agenzia amplia la propria attività nei settori della moda, della pubblicità e dello spettacolo.
Per quanto riguarda la fotografia di attualità e la cronaca nera, Tullio Farabola individuò i propri modelli di riferimento, come egli stesso ricorda nella prefazione al volume “Farabola, un archivio italiano”, nell'esperienza di Adolfo Porry Pastorel e dei fotoreporter americani.
"Le fotografie del periodo 1943 - 1960 sono le più drammatiche ed efficaci di Tullio Farabola e quelle che meglio rappresentano il suo stile".
Lo sviluppo dell'agenzia fotografica
La notevole richiesta di immagini da parte dell'editoria dopo la fine della Guerra venne soddisfatta dalla creazione di una fitta rete di agenzie fotografiche nelle principali città italiane. A Milano operavano le tre principali agenzie italiane: Publifoto (di Vincenzo Carrese), Farabola, Rotofoto (di Fedele Toscani) e Giancolombo di Gian Battista Colombo.
Presto Tullio Farabola privilegiò lo sviluppo dell'agenzia fotografica rispetto all'attività personale di fotoreporter. Svolse un'intensa attività fotografica in sala di posa, realizzando ritratti in bianco e nero di personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo e foto destinate alle copertine dei più diffusi settimanali popolari dell'epoca (Oggi, Gente, Radiocorriere TV), e dei dischi in vinile.
Per i ritratti in bianco e nero Farabola si ispirò a Yousuf Karsh, il fotografo canadese, mentre l'idea delle copertine a colori dei grandi settimanali popolari e dei dischi in vinile venne dalle foto realizzate dal fotografo Slim Aarons e da altri grandi fotografi pubblicitari americani, che realizzavano diapositive di grande formato (18 x 24 cm e 8"x10"), cosa inusuale in Italia. Da queste foto nacquero l'idea di Emilio Radius, (direttore di Oggi dal 1956 al 1962), di far realizzare ritratti in bianco e nero di personaggi del mondo dell'arte e dello spettacolo (Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale, Riccardo Bacchelli, Indro Montanelli, Giorgio De Chirico, Juliette Gréco) e l'idea di Vittorio Buttafava, direttore di Novella 2000 nel 1957, di realizzare le copertine dei settimanali e la serie delle canzonette sceneggiate per illustrare le copertine dei dischi in vinile. Sono state realizzate numerose copertine per i dischi di Renato Carosone, del Quartetto Cetra, di Mina, di Johnny Dorelli, di Fred Buscaglione, di Adriano Celentano.
Negli anni '50 e '60 posare per Farabola diventa una sorta di consacrazione per i protagonisti del mondo dello spettacolo, dell'arte o dello sport L'agenzia fotogiornalistica si avvalse di numerosi collaboratori: Franco Gremignani, Lucio Berzioli, Sergio Del Grande, Sergio Bersani, Adalberto Guarnerio, Eros Biavati, Settimio Garritano, Angelo Cozzi, Pietro Pascuttini, diventando una vera e propria scuola di fotogiornalismo.
La formazione dell'archivio fotografico storico Contemporaneamente prende forma l'Archivio Fotografico Storico "uno degli archivi fra i più ricchi e meglio organizzati in Italia".
Nato dall'esigenza di ordinare il materiale invenduto, l'archivio si è poi sviluppato grazie a importanti acquisizioni.
Prima acquisizione importante è stata l'archivio dell'Agenzia VEDO di Adolfo Porry Pastorel, avvenuta nel 1950. In seguito sono stati acquisiti gli archivi di Mario Agosto, fotografo della Società Italia di Navigazione, dei ritrattisti Artuto Ermini e Attilio Badodi, dei Felice, fotografi accreditati presso la Santa Sede dal 1920 al 1970. Negli anni '60 sono state acquisite foto delle due guerre mondiali da agenzie straniere e dall'archivio dell'Imperial War Museum di Londra, comprendenti le riprese aeree della RAF con le città bombardate (è stato il primo materiale fotografico della seconda guerra mondiale a essere importato in Italia). A Berlino est è stato realizzato invece uno scambio fra foto italiane del fascismo e foto tedesche del nazismo. Così sono state acquisite le foto di Hitler scattate da Heinrich Hoffmann, di Manfred von Richthofen (il "Barone Rosso"), di Göring, la storia dell'inflazione della Repubblica di Weimar e altre di grande interesse storico. La creazione, lo sviluppo e la gestione dell'archivio storico è stata affidata ad Alberto Crivelli, collaboratore dell'agenzia dal 1948 e direttore della stessa dalla morte di Tullio Farabola sino al 1990.
Tullio Farabola muore a Milano l'11 dicembre 1983.
La sua attività è stata oggetto di numerose pubblicazioni dedicate soprattutto soprattutto alle foto di cronaca, e all'archivio storico, mentre manca ancora uno studio organico sulla produzione fotografica svolta in studio.
Parte del suo patrimonio fotografico è oggi consultabile online sul sito A.F. Archivi Farabola, la cui attività è rivolta al recupero, alla conservazione ed alla digitalizzazione delle sue fotografie.
Note
Bibliografia
Testi pubblicati durante la sua vita
Testi pubblicati dopo la sua morte
Cataloghi di mostre fotografiche contenenti contributi di Tullio Farabola o dell'agenzia Farabola
Altri progetti
Collegamenti esterni
Le foto digitalizzate dell'archivio Farabola sono visibili su www.archivifarabola.it e sul sito farabola.com
Categoria:Studenti dell'Accademia di belle arti di Brera Categoria:Figli d'arte