La lingua egizia (in egizio (traslitterato) r n kmt, letteralmente bocca della Terra Nera ossia ciò che si parla lungo le rive del Nilo)vedi ad es. il racconto delle Avventure di Sinuhe, quando il siriano Amunenesci, che lo ospita, gli dice: "Io ho compreso la parlata di Kemet" (Chioffi, Rigamonti, Antologia della letteratura egizia del Medio Regno, vol. II, Ananke, Torino, 2008, pp.82), nota anche, impropriamente, come egizio antico (legizio (o egiziano) antico sarebbe infatti la fase storica della lingua parlata durante l'Antico Regno e inoltre non esiste una forma moderna da cui differenziarlo), è una lingua che appartiene alla famiglia delle lingue afro-asiatiche, imparentata con il gruppo delle lingue berbere e con quello delle lingue semitiche.
Le prime testimonianze scritte della lingua dell'Antico Egitto risalgono all'incirca al 3200 a.C. e la lingua sopravvisse fino al V secolo nella forma del demotico e fino al Medioevo nella forma della lingua copta; la sua lunga durata, oltre quattro millenni, la rende una delle lingue storiche più antiche conosciute agli uomini moderni.
La lingua ufficiale dell'Egitto è oggi l'arabo che, progressivamente, nei secoli successivi alla conquista arabo-musulmana nel VII secolo, si sostituì alla lingua copta come lingua quotidiana. Il copto viene ancora usato come lingua liturgica della Chiesa cristiana copta.
Parentele linguistiche dell'egizio
Le lingue afroasiatiche (o anche camitosemitiche) si dividono generalmente in cinque rami: il ramo delle lingue semitiche, come l'arabo e l'ebraico, il ramo berbero, il ramo cuscitico, il ramo ciadico e quello egizio: le somiglianze tra queste lingue sono diverse.
La struttura della grammatica, ad esempio, che ha indotto gli studiosi a organizzare la grammatica egizia sull'esempio di quelle dell'arabo e dell'ebraico. Alan Gardiner, nella sua Egyptian Grammar, cita sempre i verbi alla terza persona singolare, com'è convenzione nelle lingue semitiche.
Alcune parole e desinenze: in amarico il femminile si forma con la desinenza -it, in egizio con la -t (probabilmente pronunciata /a:t/ in origine, poi la /t/ cadde restando solo nella scrittura, come la tāʾ marbūṭa dell'arabo, e la /a/ sembra in seguito essersi chiusa in /e/); sia in egizio sia in amarico il pronome suffisso di 1ᵃ persona plurale è -n; in egizio, la consonante che forma la parola "uomo" è s (nella moderna prassi convenzionale, la parola è pronunciata se), mentre in amarico "uomo" è səw.
Caratteristica dell'egizio, presente anche in tutte le lingue semitiche, è la distinzione di genere nel pronome di 2ª persona singolare, che ha forme distinte per maschile e femminile. Un'altra parentela semantica è, ad esempio, il verbo sḏm (ascoltare), molto simile allo šemà ebraico. In egiziano esiste il verbo šmˁ, che significa "cantare": la parentela di campo semantico è notevole; oppure, cfr. l'egiziano šw (il vuoto) con l'ebraico šwa (il nulla, zero).
Sviluppo della lingua Gli studiosi hanno suddiviso la lingua egizia in sei grandi suddivisioni cronologiche:
egizio arcaico (prima del 2600 a.C.) egizio antico (2600 a.C. – 2000 a.C.) egizio medio (2000 a.C. – 1300 a.C.) egizio tardo o neoegizio (1300 a.C. – 700 a.C.) egizio tolemaico (epoca tolemaica, fine IV secolo a.C. – 30 a.C.) e demotico (VII secolo a.C. – V secolo d.C.) copto (IV– XIV secolo)
Solitamente le sei fasi vengono riunite in due gruppi: il primo comprende le prime tre (egizio arcaico, antico e medio), il secondo le ultime tre (egizio tardo, tolemaico e demotico e il copto). Questa suddivisione è giustificata dal fatto che le fasi all'interno di ciascun gruppo mostrano una certa uniformità, pur differenziandosi fra di loro.
Talvolta l'egizio, nella sua totalità, viene chiamato "egizio (o egiziano) antico", anche se non del tutto correttamente. Ciò per due motivi: dal momento che con "egizio antico" si indica una fase della lingua, riferirsi con questa denominazione all'idioma nel suo complesso potrebbe generare confusione; in secondo luogo, non c'è motivo di parlare di "egizio (o egiziano) antico" dal momento che la lingua oggi parlata in Egitto è l'arabo (nella sua variante dell'arabo egiziano), quindi non esiste un "egiziano moderno" da cui differenziarlo.
I primi esempi della scrittura ideografica egizia risalirebbero al 3000 a.C. e i testi in essi redatti sono generalmente raggruppati nella denominazione di "egizio arcaico".
L'egizio antico fu parlato per oltre 500 anni, dal 2600 a.C. in poi ed è attestato soprattutto nei Testi delle piramidi. L'egizio medio, la lingua classica (vi è scritta la maggior parte dei testi, soprattutto monumentali, ma anche molte opere letterarie e scientifiche), fu parlato a partire circa dal 2000 a.C. per altri 700 anni, fino all'apparire dell'egizio tardo; sopravvisse ancora fino ai primi secoli dell'era cristiana come lingua scritta di tradizione, nello stesso modo in cui il latino fu la lingua scritta di preferenza in Europa fino al XVIII secolo. L'egizio tardo, parlato fra il 1300 e il 700 a.C., fu la lingua amministrativa nel periodo ramesside, ma le sue origini si ritrovano fin dal periodo amarniano; è attestato in un vasto corpus letterario ed epistolare. Il demotico apparve intorno al 650 a.C. e sopravvisse come lingua scritta fino al V secolo. Il copto, il cui dialetto bohairico è tuttora utilizzato come lingua di culto dai cristiani copti, apparve nel IV secolo e sopravvisse come lingua scritta di uso corrente fino al XIV secolo e probabilmente fu utilizzato ancora come lingua parlata nelle campagne ancora per qualche secolo. L'arabo si sostituì gradualmente al copto parlato e venne utilizzato come lingua dell'amministrazione politica musulmana a partire dalle invasioni arabe del VII secolo.
L'egizio antico, medio e tardo utilizzavano la scrittura geroglifica, solitamente di utilizzo monumentale (da cui anche il nome greco: ἱερός = sacro, γλύφειν = incidere), termine che in qualche modo riprendeva la voce egizia mdw nṯr (convenzionalmente pronunciata medu necer) S43-nTr,"parole del dio" (del dio Thot, cui era attribuita l'invenzione della scrittura) e quella ieratica, evolutasi parallelamente ai geroglifici, con cui ha uno stretto legame, e caratterizzata da una forte corsivizzazione e frequenti legature fra i segni, solitamente utilizzata per la scrittura quotidiana su papiro, legno o pietra. Dalla scrittura ieratica deriva anche quella utilizzata per il demotico, la cui apparenza è vagamente simile alla moderna scrittura araba, sebbene non ci sia alcuna parentela. Il copto fu scritto utilizzando l'alfabeto copto, una forma modificata dell'alfabeto greco, con alcuni simboli presi in prestito dal demotico per i suoni inesistenti nel greco antico.
Fonetica Qui sotto, la tabella dei segni monoconsonantici con la trascrizione secondo Rainer HannigGeroglifico egizio:
+Segni monoconsonanticiA ȝ achiamato aleph, occlusiva glottidale sordaavvoltoio egiziano i j i/achiamato yod, approssimante palatalecanna i-i o y y idoppio yodun paio di canne o due barre a ˤ achiamato ‘ayn, fricativa faringale sonorabraccio w o W w w/uchiamato waw, approssimante labiovelare sonorapulcino di quaglia o sua abbreviazione ieratica b b bpiede p p pstuoia di canna o sgabello f f fvipera cornuta m m mcivetta n n nacquar r rbocca h h htettoia di giunchi o cortile H ḥ hh enfatica, fricativa faringale sorda,treccia di lino o lucignolo x ḫ khfricativa velare sorda,placenta o palla di stringhe (?) Xẖ khfricativa palatale sorda,ventre di animale con coda s o z s sstoffa piegata o chiavistello S š shstagno q q kk enfatica, occlusiva uvulare sorda,pendio k k kcesto con manico g g g durasupporto di vaso t t tfocaccia o pane T ṯ c dolce come nell'italiano "ciao"occlusiva palatale sordapastoia d d dmano D ḏ dj come nell'italiano "gioco"occlusiva palatale sonora cobra a riposo
Schema delle consonanti dell'egizio (fra parentesi i simboli convenzionali che differiscono dall'IPA);
+ Consonanti dell'egiziano Labiale Alveolare Postalveolare Palatale Velare Uvulare Faringale Glottidale Nasale Occlusiva sorda (ṯ) (ȝ) sonora (ḏ) Fricativa sorda (š) (ẖ) (ḫ) (ḥ) sonora (ˤ) Approssimante Vibrante Laterale
Sistema vocalico (si noti l'assenza della e, aggiunta solo nella lettura egittologica convenzionale, e della o, introdotta per i nomi greci).
+Sistema vocalico dell'egiziano Anteriore Posteriore Chiusa Aperta
Struttura della lingua L'egizio presenta diverse caratteristiche proprie delle lingue afroasiatiche.
È formato da parole con radici prevalentemente triconsonantiche, come nfr "bello". Sono tuttavia presenti anche termini con radici biconsonantiche, come per esempio rˁ "sole", e alcuni con un numero di consonanti ancora maggiore, ad esempio cinque come in sxdxd "essere sottosopra". È importante sottolineare che le sequenze fonetiche appena descritte non sono propriamente parole, ma, come detto, radici che rappresentano aree semantiche, con cui si creano le parole vere e proprie per mezzo di varie vocalizzazioni. Le vocali e altre eventuali consonanti venivano poi aggiunte alla radice per dare origine alle parole della lingua, in modo simile a quanto tuttora avviene nell'arabo o nell'ebraico. Nella maggior parte dei casi ignoriamo quali fossero le vocali aggiunte, in quanto l'egizio, in modo analogo alle lingue semitiche antiche e moderne, non scriveva le vocali: di conseguenza, il termine ˤnḫ potrebbe significare "vita", "vivere", "vivente" o "vivendo", a seconda della vocalizzazione. Nella moderna trascrizione, "a", "i" e "u" rappresentano delle consonanti egizie: per esempio il nome di Tutankhamon era scritto in egizio come "twt ˁnḫ Jmn". Gli esperti hanno ricostruito il valore di questi simboli, ma per alcuni non si è del tutto certi della correttezza. Se a questo si aggiunge che la vocalizzazione, non segnata nella scrittura e quindi per la maggior parte sconosciuta, viene integrata in modo del tutto arbitrario (le semiconsonanti e ʾalef e ʿayin sono lette come vocali e dove non compaiono questi suoni si aggiunge convenzionalmente una e), se ne deduce che la pronuncia attuale dell'egizio ha ben poco a che vedere con quella originale. Attraverso il copto e le trascrizioni di parole e frasi egizie in altre lingue (ad esempio le Lettere di Amarna, scritte in accadico) è stato comunque possibile, per una certa misura, ricostruire l'antica pronuncia.
Fonologicamente, l'egizio differenziava consonanti bilabiali, labiodentali, alveolari, palatali, velari, uvulari, faringali e glottali, in una distribuzione simile a quella dell'arabo.
Morfologicamente, come in altre lingue semitiche, viene usato il costrutto detto stato costrutto che combina due o più vocaboli: in questa trasformazione il primo vocabolo subisce spesso variazioni (ad esempio una -h finale diventa -t nei nomi femminili e in mlkt šba ("la regina di Saba"), mlkt è la trasformazione dal termine mlḫ.
Inizialmente non erano conosciuti gli articoli, né i determinativi, né gli indeterminativi; le forme più tarde utilizzarono invece a questo scopo le parole pȝ, tȝ e nȝ (il segno "ȝ" trascrive il colpo di glottide), rispettivamente per il maschile singolare, femminile singolare e plurale comune.
Ricostruzione fonetica dell'egiziano
La lettura che danno gli egittologi all'egiziano è convenzionale: Champollion riuscì, partendo dal copto, definibile in un certo senso come "egiziano con le vocali", e dal greco ad assegnare a ciascun segno un valore fonetico.
L'egiziano invece veniva notato senza vocali, quindi noi abbiamo solo lo scheletro consonantico, come se in italiano scrivendo cn dovessimo poi integrare le vocali occorrenti leggendo "cane", "cena", "Cina", "cono", "canna" ecc. a seconda dei casi. Lo stratagemma cui sono ricorsi gli egittologi è quello di intercalare tra consonante e consonante una vocale convenzionale, la "e".