Il rapporto prezzo/utili (in inglese Price-Earnings (PE) Ratio, P = price = prezzo; E = earnings = utili) è un indicatore economico. È il rapporto fra il prezzo corrente di un'azione al momento del calcolo dell'indicatore, scelto di solito nel listino della borsa nazionale coi maggiori volumi scambiati, e l'utile per azione. Si parla di trailing P/E quando al denominatore si usano gli utili effettivamente conseguiti e risultanti dall'ultimo bilancio, e di forward P/E (o P/E anticipato) quando si usano gli utili attesi stimati dagli analisti per l'anno successivo. Per le società quotate, che pubblicano dati trimestrali, il trailing P/E si calcola di solito sommando gli utili degli ultimi quattro trimestri. I risultati trimestrali si concentrano nella cosiddetta stagione degli utili, che cade di solito nel mese successivo alla fine di ogni trimestre solare (gennaio, aprile, luglio e ottobre) e dura in genere sei settimane.
L'ipotesi sottostante è di una crescita dei dividendi tale che il successivo sarà pari almeno al precedente; un aumento delle azioni fra le quali è distribuito il dividendo non dovrebbe erodere l'utile per azione, in quanto la ricapitalizzazione è accompagnata da nuovi investimenti e maggiori utili che dovrebbero seguire l'emissione di nuove azioni. Il premio Nobel per l'economia Robert Shiller, insieme a John Y. Campbell, ha proposto il cyclically adjusted price-earnings ratio (CAPE), che utilizza la media degli utili reali degli ultimi 10 anni, dato meno volatile e più affidabile, riprendendo un'indicazione di Benjamin Graham e David Dodd (1934).
Applicazioni Tale rapporto serve a valutare le quotazioni di un'azione, anche se un giudizio sul corretto valore di un titolo deve tener conto di diversi fattori, come il settore di appartenenza o l'andamento futuro dell'impresa.
Un valore pari a 13-15 è ritenuto normale; se è superiore indica di norma un titolo sopravvalutato (lo è certamente intorno a 27-30). Valori intorno a 8-9 sono ricercati dagli analisti, perché indicano titoli sottovalutati dal mercato, che potrebbero avere una buona crescita della quotazione.
In settori economici più tradizionali, dove è maggiore la concorrenza e minore la possibilità di ottenere utili di dimensioni elevate, ci si attende che il rapporto prezzo-utili o PE sia basso. In settori innovativi o in settori appena usciti da una situazione di crisi, le attese di utili futuri elevati spinge invece più in alto il PE considerato corretto.
Il PE esprime anche il tempo necessario perché gli utili siano pari al prezzo dell'azione. È da considerare che gli utili prodotti non coincidono con i dividendi distribuiti che ne rappresentano soltanto una parte.
Il PE è influenzato anche dall'inflazione e, quindi, dai tassi di interesse. Nei dati statunitensi il rapporto mostra una forte correlazione negativa con l'inflazione, sia effettiva sia attesa. Secondo l'analisi di Steven A. Sharpe, un'inflazione attesa più alta si accompagna a minori attese di crescita reale degli utili e a rendimenti reali richiesti più elevati.
Note
Categoria:Analisi fondamentale