La Confindustria, abbreviazione di Confederazione generale dell'industria italiana, è la principale organizzazione rappresentativa delle imprese italiane, in prevalenza del settore manifatturiero e dei servizi, comprendendo anche alcune banche e, dal 1993, aziende a partecipazione statale.

Costituita a Torino nel 1910 come Confederazione italiana dell'industria, nel 1919, con il trasferimento della sede a Roma, assume l'attuale denominazione.

Confindustria è un'associazione a base volontaria e privatistica. Opera attraverso una rete composta dalle sedi centrali di Roma e Bruxelles e da organizzazioni associate attive nei territori e nei settori produttivi (Sistema Confindustria). Secondo i dati diffusi da Confindustria, il Sistema conta 151.731 imprese associate con 5.390.110 addetti e 210 organizzazioni associate. Il bilancio confederale riporta che, al 31 dicembre 2024, le imprese associate si confermano sopra la soglia delle 151.000 unità.

Lo Statuto, approvato originariamente nel 1944 e modificato da ultimo il 30 maggio 2023, disciplina finalità, perimetro di rappresentanza e governance dell'organizzazione. Secondo lo statuto vigente, Confindustria «partecipa al processo di sviluppo della società italiana», contribuendo crescita economica, sociale, civile e culturale del Paese; il Codice etico e dei valori associativi è indicato come «l’insieme dei valori, dei principi e degli impegni che rappresentano il riferimento per tutto il sistema confederale».

È azionista di controllo del Gruppo Il Sole 24 ORE. È storicamente collegata all'Università Luiss Guido Carli, ateneo privato nato nel 1974.

Confindustria promuove il Centro Studi Confindustria (CSC), che nel 2016 ha ottenuto il riconoscimento di ente di ricerca economica da Eurostat.

Storia

Origini Associazione L’associazionismo degli imprenditori industriali in Italia si sviluppò tra la seconda metà dell’XIX secolo e i primi anni del XX secolo come risposta a una pluralità di esigenze: promozione della modernizzazione produttiva, tutela degli interessi economici nei confronti dello Stato rispetto alle misure protezionistiche, coordinamento tra imprese per la formazione tecnica e il credito, e – progressivamente – gestione dei conflitti sociali e delle relazioni industriali.

Secondo la storiografia, in questa fase è utile distinguere tra un primo associativismo «pre-sindacale», orientato soprattutto a dogane, fiscalità e politica commerciale, e un secondo momento – a cavallo del 1900 – nel quale si affermarono organismi con finalità più direttamente “sindacali” (nel senso di regolazione dei rapporti di lavoro, trattative salariali e gestione delle vertenze).

Fase pre-sindacale A Torino, già nel 1868, la costituzione della Società promotrice dell’industria nazionale contribuì a strutturare una rete locale di promozione industriale e iniziative espositive. Si riporta che tra gli eventi di maggiore rilievo vi fu l’Esposizione Generale Italiana del 1884, ospitata a Torino, interpretata dalla storiografia locale come grande vetrina del progresso industriale cittadino.

Nel settore tessile, un esempio precoce è lAssociazione dell’Industria Laniera Italiana, fondata a Biella nel 1877. Nel cotoniero, Silvio Benigno Crespi promosse nel 1894 lAssociazione fra gli industriali cotonieri e Borsa cotoni, di cui divenne il primo presidente.

Verso funzioni “sindacali” Proprio nel passaggio di secolo, mutò anche l’agenda delle associazioni: accanto alle richieste di protezione doganale e di politiche industriali, aumentarono gli interventi su temi come regolamenti di fabbrica, disciplina del lavoro, e – più in generale – strumenti di difesa collettiva nelle controversie (fino alla serrata, discussa e praticata in alcune vertenze) in alcuni comparti – soprattutto metalmeccanico e cantieristico – si formarono organismi imprenditoriali con funzioni più direttamente orientate alla gestione delle vertenze e alla contrattazione in quello che viene definito il primo triangolo industriale Milano-Genova-Torino.

Per l’area milanese, la storia associativa locale segnala la nascita nel 1898 del Consorzio fra industriali meccanici e metallurgici di Milano (poi confluita in Assolombarda), definito come organizzazione con impostazione prevalentemente “sindacale”.

In ambito ligure, la genealogia storica di Confindustria Genova riconduce al 1901 la nascita del Consorzio Industriale Ligure, poi confluito nelle strutture territoriali del sistema confederale nel secondo dopoguerra.

Nel 1906 venne fondata la Lega industriale di Torino, indicata come snodo organizzativo essenziale nella transizione verso forme moderne di rappresentanza imprenditoriale a base territoriale e intersettoriale; la presidenza fu affidata a Louis Bonnefon-Craponne mentre il ruolo di segretario fu affidato a Gino Olivetti. Luigi Einaudi, in un articolo apparso sul «Corriere della Sera» il 31 luglio 1906, salutò la nascita della Lega Industriale di Torino come momento di bilanciamento della contrapposizione tra leghe industriali e leghe di operai quale fattore per una pace sociale.

A seguire, l'8 maggio 1908, Gino Olivetti si fece promotore della nascita della Federazione Industriale Piemontese che sorse per allargare l'organizzazione a tutta la regione.

La Lega torinese è descritta come un “laboratorio” di pratiche associative e di linguaggi della rappresentanza padronale dove si consolidarono produzione di documenti e interventi nel dibattito pubblico che contribuirono a rendere possibile, pochi anni dopo, la costruzione di un organismo nazionale di coordinamento delle associazioni industriali italiane.

Nascita Confindustria Il 5 maggio 1910, su invito della Federazione Industriali Piemontesi, nella sede della Lega industriale di Torino (via Monte di Pietà 26), si radunarono i rappresentanti di 11 associazioni per sottoscrivere l’atto costitutivo della Confederazione italiana dell’industria (CIdI).

Ne facevano parte (come associazioni promotrici/fondatrici) la Lega industriale di Torino; la Federazione industriale piemontese; la Federazione industriale vercellese; la Federazione produttori calce e cementi di Casale; l’Unione industriale di Val Ponzone; l’Unione industriale della Valsessera; l’Associazione industriale della Valsesia; l’Associazione industriale della Valle Strona; il Consorzio industriale ligure; la Federazione industriale monzese; il Consorzio industriali meccanici e metallurgici di Milano. Alla nascita la Cidi annoverava circa 1.200 aziende, per un totale di circa 160.000 dipendenti.

Nello statuto originario, oltre alla tutela degli interessi collettivi dell’industria, si richiamavano obiettivi di “rispetto e libertà del lavoro” e di “buona intesa con gli operai”, e si affermava il carattere “apolitico” dell’associazione.

Primo presidente fu Louis Bonnefon-Craponne (1910-1913), il ruolo di segretario generale fu affidato a Gino Olivetti.

Il trasferimento a Roma Negli anni della prima guerra mondiale l'attività della Confederazione risultò condizionata dalla gestione pubblica dello sforzo produttivo e dalle nuove forme di coordinamento tra Stato e industria; nel dopoguerra, la crescita della conflittualità, poi sfociata nel biennio rosso, rafforzò l'esigenza, avvertita da più componenti dell'imprenditoria organizzata, di un coordinamento su base nazionale e di un interlocutore più vicino ai centri decisionali governativi. In questo quadro, il presidente dell'Assonime Dante Ferraris inviò il 3 gennaio 1919 alle associazioni industriali un documento programmatico che proponeva la costituzione di una confederazione con sede a Roma; il 13 marzo 1919 trasmise una bozza di statuto e convocò una riunione di rappresentanti delle associazioni imprenditoriali presso la sede dell'Assonime in via Lata a Roma.

L’atto formale di riorganizzazione avvenne l’8 aprile 1919 a Roma: presso la sede dell’Assonime gli industriali approvarono un nuovo statuto e adottarono la denominazione «Confederazione Generale dell’Industria Italiana». All’assemblea parteciparono delegati in rappresentanza di circa seimila imprese e di circa cinquanta associazioni; nella stessa occasione furono indicate le prime cariche della nuova Confederazione (presidenza a Dante Ferraris; segreteria generale a Gino Olivetti).

La sede provvisoria della Confederazione fu fissata in Via Vicenza 7. Nell’ottobre 1919 gli uffici furono trasferiti nel palazzo delle Assicurazioni Generali in Piazza Venezia (sede che, con successive vicende, rimase un riferimento storico per l’organizzazione fino al trasferimento all’EUR negli anni Settanta).

Nello stesso periodo viene inoltre descritto un modello organizzativo “duale”, distinguendo una dimensione territoriale (associazioni intercategoriali) e una tecnico-economica (associazioni/federazioni nazionali di categoria e Assonime).

Nel 1919-1920 la Confederazione pubblicò inoltre il periodico L’Italia industriale, indicato da repertori bibliografici come organo della Confederazione generale dell’industria italiana.

Confindustria tra le due guerre Dal 1919 a Roma, per tutelare gli interessi delle aziende industriali nei confronti dei sindacati dei lavoratori. Il suo presidente, Dante Ferraris, nel 1919 fu chiamato come ministro dell'Industria nel governo Nitti. Dopo il delitto Matteotti, il direttivo della Confindustria chiese il ripristino dell'ordine e della legalità costituzionale con un memorandum presentato nel settembre 1924 a Mussolini.

Nel 1925 riconobbe come unici interlocutori i sindacati fascisti. In quegli anni l'intervento pubblico, sfociato nel 1933 nella creazione dell'IRI, salvò dal dissesto numerose imprese in quel periodo di crisi mondiale.

Nel 1926 fu costituita la "Confederazione generale fascista dell'industria italiana" ai sensi della legge 3 aprile 1926, n. 563. Aveva sede in Roma e inquadrava sotto di sé le Federazioni nazionali di categoria, che rappresentavano i datori di lavoro di ciascun settore (industrie estrattive, fibre tessili, legno, ecc.) e sul territorio si articolava in unioni provinciali. Nel 1934 fu denominata "Confederazione fascista degli industriali". Ebbe tra i presidenti Giuseppe Volpi e Alberto Pirelli. Fu infine liquidata nel 1944

Ricostituzione Nel dopoguerra la Confindustria assunse un ruolo di primo piano nell'opera di ricostruzione post-bellica, che contemporaneamente siglò importanti accordi con i sindacati. Gli anni del boom economico portarono a uno sviluppo delle grandi imprese, insieme a forti divergenze all'interno dell'organizzazione sulla posizione nei confronti di governi di centro-sinistra.

Anni '70 Dopo l'"autunno caldo", negli anni settanta varò la cosiddetta "riforma Pirelli" per rafforzare le proprie strutture organizzative con una rappresentanza più equilibrata e partecipata delle associazioni territoriali e di categoria e nel 1975 tornò la collaborazione con i sindacati, con l'accordo sull'indicizzazione dei salari. Nel 1976 per la prima volta divenne presidente un personaggio che non era un imprenditore, l'ex governatore della Banca d'Italia Guido Carli, cui fu affiancato come direttore un economista di fama come Paolo Savona.

Il nuovo millennio Nel 1999 è stata varata la "Carta dei Valori Associativi".

Nei decenni successivi emergeva una ormai cronica crisi strutturale dove le uniche grandi imprese industriali rimaste erano tutte pubbliche.

Descrizione Organizzazione La confederazione è guidata da un presidente, eletto ogni quattro anni. È affiancato da un Consiglio di 9 membri (vice presidenti), cui sono affidate deleghe operative. L'attuale presidente è Emanuele Orsini in carica dal 4 aprile 2024. La direzione generale coordina tutta la struttura, dal centro studi, alle relazioni esterne, alle risorse umane, alle varie politiche: dal 2023 il Direttore Generale è Raffaele Langella.