Fu docente all'Università degli Studi di Siena dal 1985 al 1993, ministro della pubblica istruzione dal 1996 al 2000 e dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica dal 1996 al 1998.

Biografia Era fratello di Sergio, nonché nipote di Mario, e quindi cugino di Enrico Berlinguer, storico leader del PCI, e di Giovanni Berlinguer; era quindi imparentato anche con Francesco Cossiga, Antonio e Mario Segni.

Dopo aver compiuto gli studi al liceo classico Domenico Alberto Azuni, nel 1955 si laureò in giurisprudenza. Inizi in politica Iscritto alla Federazione Giovanile Comunista Italiana della Sardegna, ne divenne segretario provinciale di Sassari e regionale. Nel 1952 divenne membro della direzione nazionale del partito.

Fu consigliere comunale di Sennori dal 1956 al 1960, e sindaco dello stesso comune dal 1960 al 1964. Consigliere provinciale nelle liste del Partito Comunista Italiano dal 1956, fu deputato del PCI per la Sardegna nella IV legislatura (1963-1968), ove fu membro della Commissione Affari costituzionali della Camera, impegnato in modo particolare sui temi della riforma della scuola e dell'università.

Attività accademica A Sassari, dove ricopriva temporaneamente anche gli incarichi di esegesi delle fonti del diritto italiano e di storia delle istituzioni politiche, fu eletto preside della facoltà di giurisprudenza (1972) e contribuì alla costruzione del nuovo corso di studi in scienze politiche, nato come corso di laurea della facoltà giuridica. Nel 1973 fu chiamato a Siena (facoltà di giurisprudenza, cattedra di esegesi delle fonti del diritto italiano, poi dal 1988 di storia del diritto italiano), dove i suoi interessi si concentrarono ulteriormente verso la storia del diritto moderno, in particolare commerciale, penale e delle codificazioni. A Siena fu anche membro della Deputazione amministratrice del Monte dei Paschi (1970-75). Tra i suoi allievi si annoverano Guido Melis (1949), Floriana Colao (1956) e Paolo Passaniti (1967).

Dal 1971 al 1984, assunta la direzione della rivista “Democrazia e diritto”, impresse al periodico una vivace apertura verso i temi della riforma delle istituzioni e dell'amministrazione, chiamando a collaborarvi soprattutto la nuova generazione dei giuristi progressisti italiani. Anche in virtù di questo impegno, dal 1982 al 1985 fu incaricato di dirigere la commissione del PCI per la riforma della pubblica amministrazione. Nel 1975 fu eletto nelle liste comuniste consigliere regionale della Toscana, carica che mantiene sino al 1982. Nel frattempo diresse (1972-77) anche un gruppo di ricerca CNR sulla storia dei partiti popolari in Sardegna, che ha prodotto contributi sulla storia politica dell'isola in età contemporanea.

Nell'ambito dell'ateneo senese fondò il Dipartimento di studi politici e di storia politico-giuridica, divenendone il direttore nel triennio 1984-87. Dal 1982 è a Siena membro della Commissione di ateneo. Membro della commissione tecnico-scientifica del Dipartimento della funzione pubblica per la riorganizzazione della Scuola superiore della pubblica amministrazione (1988), nello stesso periodo fu anche membro del Consiglio superiore della pubblica amministrazione. Sempre negli anni 1980 si collocò anche il suo impegno nell'ambito della ricerca CNR sulla “Leopoldina” (“Criminalità e giustizia criminale nelle riforme del '700 europeo”), iniziativa capace di raccogliere studiosi italiani e stranieri e culminata in una sequenza di volumi che forniscono un esaustivo quadro d'insieme sul diritto e sulla giustizia criminale del Settecento europeo. Dal 1986 fu anche membro della Commissione ministeriale per lo sviluppo dell'università.

Proseguì intanto la sua attività scientifica, rivolgendosi sempre più ai temi della riforma istituzionale e costituzionale. I suoi scritti degli anni 1970 e '80 vertono sul Parlamento, sullo Stato delle autonomie (Regioni a statuto ordinario, enti locali), sul ruolo dei partiti nella democrazia di massa, sulle riforme istituzionali, sul garantismo e i diritti dei cittadini, infine sull'autonomia degli ordinamenti universitari e sulle riforme organizzative degli atenei.

Dopo un periodo di pubblicazioni, nel 1985 fu eletto rettore dell'Università di Siena.

Anni 1990 Nel 1991 pubblicò, negli Scritti in onore di Domenico Maffei, un saggio sull'autonomia universitaria tra la legge Casati e la riforma Gentile. Nel 1998 curò con Antonello Mattone, nella Storia d'Italia. Le regioni dall'Unità ad oggi, il volume dedicato alla Sardegna.

Nel 1993, lasciando il rettorato di Siena, accettò la designazione a ministro dell'università e della ricerca scientifica offertagli dal Presidente del Consiglio dei ministri Carlo Azeglio Ciampi, dimettendosi però immediatamente dall'incarico, insieme al compagno di partito Vincenzo Visco, per sopravvenute difficoltà politiche.

Nel 1994 si candidò alla Camera come capolista progressista nella circoscrizione della Toscana. Eletto, tornò a far parte della Commissione Affari costituzionali e assunse la guida del gruppo dei deputati “progressisti-federativo”. Ricandidatosi nel 1996, fu eletto nel collegio di Firenze 1. Alla formazione del governo Prodi I (1996-1998), successiva alle elezioni, fu nominato ministro della pubblica istruzione e, ad interim, anche dell'università e della ricerca, mantenendo il primo incarico governativo anche nei governi successivi per quasi tutta la legislatura, fino al 2000. Fu durante questo periodo che, in quanto ministro dell'istruzione, promosse la riforma della scuola che porta il suo nome.

Nel corso della sua attività di governo tenderà a introdurre nel campo dell'istruzione e della ricerca innovazioni profonde, tutte all'insegna dell'adeguamento alle esigenze nuove di una società in rapida trasformazione, sempre più integrata nella cornice europea e mondiale e segnata dall'economia della conoscenza. Rifletterà su questa fase nel volume La nuova scuola (Laterza, 2001). È sua la formulazione del nuovo esame di maturità, in vigore dal 1999.

Anni 2000 e 2010 Nel 2000-2001 fu presidente della XIV commissione permanente della Camera “Politiche dell'Unione europea”.

Nel 2001 fu eletto al Senato della Repubblica nel Collegio di Pisa; chiamato a far parte della VII Commissione permanente Istruzione pubblica e ricerca e della Giunta per gli affari delle comunità europee.

Nel 2002 fu eletto dal Parlamento come membro laico del Consiglio superiore della magistratura per il quadriennio 2002-2006 con 615 voti, in quota DS.

Nel nuovo incarico mette a frutto sia le sue profonde conoscenze giuridiche sia la sua vasta esperienza delle istituzioni, nonché la spiccata sensibilità per i temi dell'Europa unita. In questa prospettiva, in particolare, favorì nel 2004 la nascita della Rete europea dei Consigli di giustizia (ENCJ), che raggruppa le rappresentanze degli organi di autogoverno della magistratura negli Stati membri dell'Unione europea e di cui fu il primo presidente, fino al 2007. Fu anche presidente dei comitati per la diffusione della musica e della cultura scientifica e tecnologica nelle scuole superiori istituiti dal Ministero dell'istruzione.

Nel 2006 fonda e presiede fino all'ottobre 2023, presso il Ministero dell'Istruzione, il Comitato nazionale per l'apprendimento pratico della musica del quale fanno parte docenti, pedagogisti, didatti, artisti. Tale Comitato ha lo scopo di dare supporto, consulenza, progettazione, coordinamento all'amministrazione centrale, con l'obiettivo che la musica sia appresa, vissuta e accolta da tutti gli studenti, fin dalla scuola dell'infanzia, con modalità di apprendimento che considerino lo sviluppo globale della persona e la formazione del cittadino.

Nel 2007 fu Presidente della commissione di garanzia del costituendo Partito Democratico.

Nell'aprile del 2009, all'età di 77 anni, accettò la candidatura al Parlamento europeo per il PD come capolista per la circoscrizione nord-est, risultando quindi eletto europarlamentare per l'Italia nella VII legislatura (2009-2014).

Altre attività Nel 2010 ha firmato il manifesto del Gruppo Spinelli per un'Europa federale.

Nel 2019 il Trinity College di Londra, una delle più prestigiose organizzazioni internazionali nel campo della diffusione e della certificazione della lingua inglese e della musica a scuola, gli assegnò il premio per il Progetto Lingue 2000 la cui finalità principale era fornire agli studenti la possibilità di conseguire una certificazione delle competenze linguistiche secondo quanto definito dagli standard stabiliti dal Consiglio d’Europa. Fu pertanto Honorary Fellow del Trinity College London.

Ritiro e morte Dopo aver diradato negli anni le sue apparizioni in pubblico, Luigi Berlinguer è morto il 1º novembre 2023 a Siena all'età di 91 anni. I funerali in forma privata si tengono due giorni dopo a Siena.

Archivio

L'archivio di Luigi Berlinguer è costituito da due fondi distinti. Il primo fondo, con documentazione che va dal 1952 al 2002, donato dallo stesso Berlinguer, è conservato presso l'Archivio Storico Movimento Operaio Democratico Senese (A.S.M.O.S.). Il secondo fondo, che comprende la documentazione dagli anni 1960 ai '90, è conservato presso la Biblioteca del Circolo giuridico della Facoltà di giurisprudenza dell'Università degli studi di Siena; anche questo fondo fu donato dallo stesso Berlinguer unitamente a un fondo librario di 1274 volumi e ad alcune annate di periodici.

Pubblicazioni Alcuni documenti sul moto antifeudale sardo nel 1795-'96, in “La Sardegna del Risorgimento”, a cura del Comitato Sardo per le celebrazioni del Centenario dell'Unità, Gallizzi, Sassari 1962, pp. 1–34 Ricordo di Antonio Era, in “Ichnusa”, X (1962), n. 3-4, pp. 129–132 Storia antica e moderna, in Sardegna. Un popolo una terra a cura di F.M. Stevani, vol I, Istituto Editoriale Italiano, Milano 1963, pp. 331–397 D.A. Azuni e gli Stati Uniti d'America, in “Studi Senesi”, 1964, II pp. 151–196 Alle origini della questione sarda, in “Studi sardi”, XX, 1966, pp.1–9 D.A. Azuni giurista e politico (1749/1827). Un contributo bio-bibliografico, Giuffrè, Milano 1966, pp. XIV-291 Sui progetti di codice di commercio del regno d'Italia (1807/1808), Giuffrè, Milano 1970, pp. 168 Giustizia e potere, in “Democrazia e diritto”, XII, 1971, 4, pp. 425–431 Considerazioni su storiografia e diritto, in “Studi Storici”, XV, 1974, I, pp. 3–56 Fermenti di democrazia istituzionale nella Resistenza italiana, in “Fascismo, lotta di liberazione, dopoguerra”. Comitato regionale per il 30º Anniversario della resistenza e liberazione dell'Italia, Regione Toscana, Firenze 1975 pp. 176–197 Strumenti giuridici per la moralizzazione della vita pubblica, XI Convegno Nazionale, Comitati di azione per la Giustizia, Reggio Emilia, 24-26 ottobre 1975, pp. 3–11 Democrazia e diritto. I compiti attuali della cultura giuridica marxista. Relazione di apertura. Bari, De Donato, pp. 31–57 Riqualificazione del soggetti di intervento pubblico nell'economia in “Democrazia e diritto”, 1976, I, pp. 183–199 Dialettica parlamentare e unificazione politica in “Democrazia e diritto”, 1976, pp. 454–474 Una riflessione sulla metodologia della storia in Sardegna, in “Archivio sardo del movimento operaio, contadino, autonomistico”, 1976, 6/7, pp. 1-6 Prefazione a G.Fois, E. Pilia, I giornali sardi 1900-1940. Catalogo, Edizioni Della Torre, Cagliari, 1976, pp. 9–13 Prefazione F. Manconi, G. Melis, G. Pisu, Storia dei partiti popolari in Sardegna, 1890-1926, a cura di Luigi Berlinguer, Editori Riuniti, Roma 1977, pp. VII-XXVIII I comprensori, in “Dimensioni”, II, 1977, n. 3, pp. 7–21 Una filosofia positiva dell'istruzione superiore, in “Città e regione”, 5, 1977, pp. 15–29 Intervento in Opocher, Benvenuti, Berti, Cavallari, Gallo, Giustizia e Resistenza, Marsilio, Padova 1977, pp. 178–181. Università di Massa, professioni, dipartimenti, in Achille Occhetto e altri, “Dialogo sul movimento”, De Donato, Bari 1978, pp. 143–162