La localizzazione delle Forche Caudine consiste nell'identificazione del luogo dove avvennero l'accerchiamento, la successiva resa e l'umiliazione dei Romani da parte dei Sanniti, durante la seconda guerra sannitica nel 321 a.C.: un problema della storiografia su Roma antica cui non si è data una risposta unanimemente accettata, anche se viene ampiamente preferita l'ipotesi che colloca l'evento fra i comuni di Arienzo ed Arpaia.

Il primo a scrivere sull'argomento è stato Flavio Biondo nel XV secolo; sono seguiti i pareri di parecchi altri studiosi, in particolare dalla fine del XVII secolo.

Sono svariate le aree fra le città di Caserta e Benevento che vorrebbero fregiarsi di essere il luogo dell'episodio. Per tale motivo, alle opinioni che danno gli storici in proposito si accompagnano discussioni parziali, inasprite dai campanilismi. Ipotesi principali Arienzo-Forchia-Arpaia

Arienzo, Forchia ed Arpaia sono tre comuni che sorgono approssimativamente lungo la Via Appia, consecutivamente. Gli abitati di Arienzo e Forchia sorgono a sud della strada, ai piedi della catena montuosa del Partenio; la strada percorre longitudinalmente una vallata, delimitata a nord da un'altra catena di alture minori. L'ingresso occidentale, dal luogo di Calatia, è detto Cupa di Pizzola, ed è situato fra il Monte Pianitella ed una collina sul retro della quale sorge un convento di frati Cappuccini. L'uscita all'estremità orientale, in direzione dell'antica Caudium, è invece la stretta di Arpaia, situata fra i monti Tairano e Castello. Arpaia si trova nel punto più alto di questa sella.

L'opinione più diffusa fra gli storici attuali è che le Forche Caudine abbiano avuto luogo in questa valle; , eventualmente allungata ad ovest fino a raggiungere Santa Maria a Vico., e che le gole menzionate da Livio siano le sue estremità ora connesse dalla Via Appia.

Flavio Biondo nella sua Italia illustrata espresse sostanzialmente questo punto di vista., che fu successivamente condiviso da svariati altri autori, in particolare Francesco Daniele, Johannes Kromayer e Paolo Sommella. Tra i motivi c'è innanzitutto la posizione della valle, che la rende un punto di passaggio naturale per procedere da Calatia alle vicinanze di Caudium, dove i Sanniti si erano accampati.

La toponomastica locale incoraggia questa ipotesi: il toponimo Forchia presso la stretta di Arpaia è attestato fin dall'IX secolo., ed a questo si aggiunge una seconda Forchia presso l'ingresso occidentale, attualmente frazione del comune di Cervino; ; gli autori sette-ottocenteschi riportano inoltre che, vicino al primo di questi due centri, c'era una chiesa chiamata Santa Maria del Giogo, che sarebbe quindi il luogo dell'umiliazione inflitta dal Sanniti ai Romani.; . Nella cartografia del Daniele, Santa Maria del Giogo è l'odierno Santuario della Madonna delle Grazie di Arpaia. Tuttavia la validità delle suggestioni della toponomastica è stata più volte messa in dubbio.;

Viene inoltre ipotizzato che il castello che dà il nome al monte alle spalle di Arpaia, per quanto di costruzione medievale, possa sorgere sulle rovine di fortificazioni sannitiche, le quali potrebbero essere quindi il praesidium citato da Livio..

Molti studiosi, in verità, sostennero questa ipotesi anche perché convinti che Caudium sorgesse molto vicino all'attuale Arpaia, parere che poi è stato abbandonato in favore di Montesarchio a partire dalla fine del XIX secolo, a causa delle distanze riportate dagli Itinerari nonché di ritrovamenti archeologici sempre più rilevanti.. La descrizione di Livio, comunque, sembra suggerire che l'episodio sia avvenuto in un luogo disabitato e questo dà di nuovo la possibilità di immaginare la valle in questione come luogo delle Forche. Da citare il fatto che Daniele riporta di aver esposto le sue tesi al «Generale Melville già supremo Governatore dell'Isole conquistate dagl'Inglesi nell'Indie occidentali», e questi ne fu convinto..

Le critiche mosse a questa localizzazione dell'episodio sono principalmente due. La prima è che si fatica a far combaciare la descrizione che Livio dà dei luoghi: in particolare non si nota una grande ricchezza d'acqua nella vallata; inoltre il suo ingresso occidentale, per quanto Livio confermi che dovesse essere più largo dell'uscita, è tutt'altro che una strettoia: il colle dei Cappuccini di Arienzo è una modesta altura che divide due zone pianeggianti, larghe 1 km circa ciascuna.

I sostenitori, però, in genere sono convinti che i luoghi siano dovuti cambiare di molto negli ultimi secoli.. Abbiamo infatti testimonianze documentate che la valle fosse a tratti paludosa nel medioevo, e a Forchia ci sono resti di un acquedotto romano. Questo spiegherebbe anche perché l'ingresso adesso è molto più agevole di quanto potesse esserlo all'epoca: i detriti portati dall'acqua potrebbero aver spianato la zona in cui si trova la via Appia, ancor oggi percorsa da un piccolo fosso; mentre un altro ingresso a sud della collina dei Cappuccini sarebbe stato aperto dall'azione di un corso d'acqua che ha fatto digradare il livello del terreno.. Inoltre il cambiamento topografico potrebbe essere in parte artificiale, dovuto al fatto stesso che qui fu costruita la via Appia.. È stato obiettato, comunque, anche che questa spiegazione non sarebbe sufficiente. afferma che un cambiamento così radicale necessiti di tempi molto più lunghi di quelli che ci separano dalla battaglia delle Forche Caudine. Altre fonti ritengono che, pur non essendo contestabile il fatto che sia effettivamente questo il luogo delle Forche, i dettagli di Livio siano romanzati..

Il secondo dubbio avanzato è che la valle sembra troppo piccola per contenere le due legioni dispiegate in marcia che furono poi bloccate dai Sanniti; tuttavia, le stime sul numero dei soldati romani variano da 12.000 a 36.000 stima fra 12.000 e 15.000 citando studi precedenti di Johannes Kromayer; è sostanzialmente d'accordo; parla di almeno 16.000; ammette al più 30.000 uomini; dice che erano 18.000 o 36.000, e quelle sullo spazio che dovessero occupare sono parecchio discordanti, perciò è difficile rispondere se questa è un'obiezione fondata. Fonti di epoca romana parlano di numeri ancora superiori, ma sono ritenuti esagerati.

I comuni di Arpaia e Forchia, dando per buona l'attribuzione dell'episodio delle Forche Caudine allo loro zona, da decenni si contendono la collocazione esatta del giogo sotto cui passarono i Romani. Alla fine Forchia riuscì ad ottenere il diritto di riprodurre la scena nello stemma comunale.

Valle Caudina

La Valle Caudina, nell'accezione attuale, è la spianata situata ad est della stretta di Arpaia, molto più ampia di quella ad ovest di questa. È delimitata dal monte Taburno a nord, e dalla catena montuosa del Partenio a sud. Questi due confini sono ben lontani dal toccarsi, ma il perimetro è quasi del tutto chiuso da alture minori sui lati occidentale ed orientale. In età successiva alla conquista romana la via Appia, dopo aver varcato la stretta di Arpaia, avrebbe attraversato la valle longitudinalmente, lambendo l'abitato di Caudium e poi uscendo tramite il passo di Sferracavallo dalla parte opposta. Sembra credibile che l'abitato sannita di Caudium fosse sorto poco distante da quello di età romana, su una collina isolata che sarà, secoli dopo, anche il primo nucleo di Montesarchio.

Da più parti è stata avanzata la tesi che questo sia il campus che vide la disfatta romana; tuttavia la fortuna di questa tesi è, attualmente, di molto diminuita. In base a questa ricostruzione, comunque, la stretta di Arpaia sarebbe la gola da cui i Romani entrarono, e Sferracavallo quella che trovarono bloccata. L'ipotesi è stata considerata all'inizio del XVII secolo da Luca Olstenio., poi seguito fra gli altri da Nicolò Lettieri., Theodor Mommsen e Gaetano De Sanctis. Alcuni autori possono essere caduti in confusione fra questa e la valle di Arienzo. dà svariate indicazioni geografiche sulla valle Caudina, che risultano però contraddittorie se confrontate con la disposizione attuale dei paesi citati.

I punti in favore di questa tesi sono che la Valle Caudina, appare, anche oggi, ben delimitata dalle sue montagne; inoltre la maggiore ampiezza rispetto alla valle di Arienzo avrebbe consentito ai Romani di marciare, anche secondo le opinioni più generose riguardo al loro numero, secondo le quali la valle di Arienzo sarebbe una localizzazione impossibile.. Sarebbe possibile, anche in questo caso, spiegare il toponimo di Forchia accanto alle primae angustiae; infine, la valle è acquosa perché vi passa il fiume Isclero con i torrenti che vi affluiscono (oltre al fatto che si pensa che in tempi preistorici fosse un lago).

Tuttavia sono stati riscontrati notevoli motivi di scetticismo anche verso questa ricostruzione: innanzitutto la valle presenta svariate vie d'uscita secondarie. Questo, oltre a differire dal racconto di Livio, avrebbe anche favorito un'eventuale fuga dei Romani. Sferracavallo, sempre dando fede alle parole di Livio, avrebbe dovuto essere un passo più stretto di Arpaia; ed invece è più agevole da superare, e difficile da bloccare; e non presenta alture abbastanza vicine su cui collocare il posto di vedetta dei Sanniti. Non solo, ma uno sbarramento sarebbe stato probabilmente già notato molto prima di arrivarci, a causa della visuale aperta.; ;

Inoltre, la grande ampiezza della valle avrebbe consentito ai Romani una battaglia campale, che invece secondo Livio non ci fu; afferma che una disfatta a Sferracavallo sarebbe possibile solo ammettendo che ci sia stata una battaglia fra Romani e Sanniti; crede che, se questa fosse la valle in cui i Romani erano intrappolati, potevano benissimo accamparsi in un modo più stabile, e mandare qualcuno a cercare aiuto a Capua.. E il fatto che Caudium sia posta nella valle stessa sembra essere escluso dal modo in cui raccontò l'episodio Appiano di Alessandria: a suo dire Ponzio si era recato presso l'esercito romano intrappolato usando un carro, quindi il posto doveva essere non vicinissimo alla città.

Il De Sanctis prende in considerazione buona parte di queste difficoltà ma, essendo convinto che la valle di Arienzo sia troppo piccola per poter essere stata il teatro delle azioni, conclude che sia necessario non prendere Livio alla lettera; ed ammettere piuttosto che i Romani avrebbero potuto in teoria combattere il nemico, ma erano già troppo stanchi e sfiduciati nel momento in cui si ritrovarono rinchiusi nella valle..

Gola dell'Isclero

Il fiume Isclero percorre la Valle Caudina da est ad ovest; vicino al paese di Moiano esce da questa percorrendo il fondo di una gola piuttosto verdeggiante, situata a nord della stretta di Arpaia, fra l'altro versante dello stesso gruppo montuoso cui appartiene il monte Tairano, ed il Monte Taburno. La gola si apre ad ovest verso uno spazio collinare, entro cui sorge Sant'Agata de' Goti. Proseguendo lungo questa zona, l'Isclero continua il suo percorso fino a confluire nel Volturno.

Il geografo Filippo Cluverio nel XVII secolo individuò nella suddetta gola il luogo delle Forche Caudine. Tuttavia, da Olstenio. in poi sono stati tantissimi gli studiosi che lo hanno smentito. In primo luogo, infatti, pare proprio che Cluverio non sapesse dell'esistenza di Calatia ed aveva confuso tale nome con quello di Caiatia, l'attuale Caiazzo. Per questo motivo aveva anche frainteso il corso originario della via Appia, e credette che Caudium si trovasse sul luogo dell'attuale Airola, cittadina della Valle Caudina vicina alla gola dell'Isclero.; ; ; Nella sua ottica, quindi, la gola dell'Isclero era il passaggio più ovvio per l'esercito romano.