L'area archeologica di San Maurizio di Bioggio è un sito archeologico del Canton Ticino, considerato il più importante del Sottoceneri e un unicum per il Canton TicinoPatricia Cavadini-Bielander, Rossana Cardani Vergani, Giovanni Maria Staffieri, Bioggio, (Guide ai monumenti svizzeri SSAS), Società di storia dell'arte in Svizzera SSAS, Berna 2008, 11.
È considerato bene culturale di importanza nazionale dalla Confederazione Svizzera.
La suddivisione Il sito si divide in tre parti: area della villa romana con i resti delle terme; area sacra con il muro di cinta del tempietto prostilo con capitelli corinzi; resti delle strutture murarie dell'antica chiesa di san Maurizio con la necropoli tardo-romana.
La prima parte è visibile mediante una ricostruzione in superficie della planimetria dell'impianto della villa romana, la seconda è visibile attraverso due griglie poste nell'autosilo accanto all'attuale chiesa di san Maurizio, mentre la terza, sicuramente meglio conservata, è posta sotto il sagrato della chiesa.
I tre siti ruotano, comunque, attorno al complesso attuale della chiesa di san Maurizio e del suo campanile.
Nel 1999 è stato realizzato un percorso archeologico-didattico per collegare i tre siti.
I primi ritrovamenti Nella zona tra Agno e Bioggio erano state ritrovate diverse testimonianze del passato conservate al Museo Plebano di Agno.
La presenza etrusca Si è ipotizzata la presenza etrusca a Bioggio fin dal V secolo a.C. grazie ad alcuni ritrovamenti.
Quelli più importanti riguardano alcune stele etrusche. Si tratta di lastre di pietra con incisione di figure antropomorfe e caratteri in lingua etrusca.
La prima è stata ritrovata alla base dell'attuale campanile dove si trova l'antica necropoli e l'antica chiesa cristiana, ed è conservata nello stesso luogo del ritrovamento anche se posta su una parete nella struttura coperta del sito archeologico dell'antico san Maurizio. Faceva parte di una testata di una tomba altomedievale nell'antica chiesa di San MaurizioPatricia Cavadini-Bielander, Rossana Cardani Vergani, Giovanni Maria Staffieri, Bioggio, (Guide ai monumenti svizzeri SSAS), Società di storia dell'arte in Svizzera SSAS, Berna 2008, 10.
Questa stele riporta la scritta:
[...]ONI : KUIMITRUI : PALA
La seconda è stata ritrovata nell'area sacra del tempietto romano ed è conservato nella casa comunale di Bioggio.
Su quest'ultima si hanno due figure antropomorfe con una doppia iscrizione:
[...] E[.]E[...] : TI [...]ASUI : PALA
e
ATAI : UESA[...]AI : PALA
Una terza, ritrovata sempre nell'area del tempietto romano, è conservata presso l'Ufficio dei beni culturali del Canton Ticino a Bellinzona e riporta:
[...]ONI : KLANALUI : PALA
Il termine "pala" si riferisce alla stele a cui viene anteposto il nome del morto, ma dalle iscrizioni ancora non è possibile identificare quali siano.
Inoltre sono rilevanti le scoperte di coperchi di sarcofaghi etruschi riutilizzati per tombe medievali come quello che si può vedere nel cortile della casa comunale di Bioggio. Altri resti di sarcofago si possono vedere ad Agno, accanto alla chiesa dei Santi Giovanni Battista e Provino, mentre un coperchio è stato riadattato a fontana ed è visibile in una piazzetta di Cassina d'Agno, frazione di Agno, comune confinante con Bioggio.
La villa romana
Il primo sito si può dividere in due sotto-siti: la villa romana e le terme.
La villa romana è situata in parte nell'area dell'attuale cimitero ma non è più visibile, mentre le terme sono ancora visibili in rilievo, in parte ricoperteLa suddivisione tra villa e terme non è ben chiara. La struttura ritrovata nel cimitero non è ben definita, mentre quella ancora visibile sulla palestra è sicuramente formata da alcune terme, ma affiancate ad un altro edificio che di volta in volta è stato adattato prima a magazzino e poi ad abitazione.F.Butti Ronchetti, Tombe romane a Muggio. In appendice un excursus sulle olle di «tipo comasco» nel Canton Ticino, con contributi di Moira Morinini e Gianluca Viettiin "Bollettino Storico della Svizzera Italiana", Editore Salvioni Bellinzona, Vol. CVIII, fasc. I, 150.
Nel 1962 per l'ampliamento dell'attuale cimitero vennero alla luce delle strutture murarie che fecero subito pensare ad una villa romana di modello rurale.
Il ritrovamento dell'epoca non trovò seguito in una conservazione adeguata. Infatti attualmente la villa è stata ricoperta e quello che ci resta è dovuto all'opera di Mario Fransioli che documentò gli scavi e mise a sicuro i reperti. Vennero qui ritrovati tubuli, mattoni rotondi e 15 monete di bronzo databili tra il 147 e il 248 d.C., alcuni dei quali conservati al Museo Plebano di Agno.
La datazione, quindi, si potrebbe far risalire al II o III secolo d.C. anche per il ritrovamento di una lamina in bronzo e di un'anfora con la dicitura APICI sull'orlo, in un cartiglio rettangolare, che si possono far risalire a quell'epoca. Il riferimento alla gens Apicia lascia presumere un legame con Como dove questa gens era attestata, oltre che in tutto il Veneto e nel Norico.
Negli anni '90 del XX secolo, invece, si ebbe un vero e proprio susseguirsi di ritrovamenti. Prima di tutto le terme durante la costruzione della palestra comunale avvenuta nel 1992.
La struttura del II secolo d.C. aveva a nord un calidarium e un ipocausto, fatto di piccoli piedistalli rotondi, e a sud dei piccoli locali adibiti forse a spogliatoi.
È stato possibile vedere diverse fasi che vanno dal 150 d.C. fino al VII secolo. Nel 150 d.C. l'edificio venne adibito a magazzino con una suddivisione interna fatta da pali e con un probabile recinto esterno. Poco dopo l'edificio si arricchì della sauna.
Nel III/IV secolo l'edificio venne adattato ad abitazione, mentre nel V secolo venne abbandonato e diviso in stanze più piccole alcune delle quali vennero adibite a dispensa o cantina mentre le terme vennero sostituite da una struttura a portico.
Nel VI e VII secolo la struttura venne ulteriormente divisa e venne ricoperta da un acciottolato e venne di nuovo abitata dopo un certo periodo di abbandono.
L'area sacra Sempre nello stesso periodo, durante la costruzione di un parcheggio coperto nel 1996Si parla continuamente di autosilo, ma realtà si tratta di un piccolo parcheggio coperto ad un solo piano., venne alla luce unarea sacraUno dei maggiori esperti dello studio del tempo è la dott.sa Moira Morinini che ha fatto del tempietto prima l'oggetto della tesi di laurea (Bioggio (TI), découverte d'un petit temple d'époque romaine. Présentation des fouilles et des trouvailles archéologiques) presso l'Università di Ginevra nel 2002 e dopo quello di due articoli scientifici pubblicati su riviste di archeologia e numismatica..
I ritrovamenti hanno rivelato un caso unico nel Canton Ticino: un tempietto prostilo con due colonne corinzie su un podium, preceduto da una piccola scalinata di qualche gradino, in un'area sacra delimitata da un muro di cinta. Davanti al tempio c'era una struttura fatta di due fosse per i resti sacrificali. La datazione si può far risalire alla seconda metà del II secolo d.C., età di massimo splendore della villaIndagine archeologica UBC (1996/1998) - mappali 925/1073A/1126.. Il tempietto può essere paragonato in Svizzera solo a quello di Augusta Raurica.
Lo scavo aveva portato alla luce il basamento in pietra locale legata con malta, la base dei quattro pilastri che delimitavano lo spazio che conteneva le fosse sacrificali del diametro di 110-120 cm e diciotto elementi marmorei. Questi elementi erano stati sistemati secondo un ordine preciso dopo il recupero avvenuto in seguito all'incendio che aveva distrutto l'edificio ed era formato da basi, colonne, capitelli e fregi.
I capitelli corinzi erano molto preziosi in quanto fatti di marmo proconnesio dell'Asia minore.
Attualmente alcuni elementi sono conservati nel sito archeologico coperto posto sotto al sagrato di San Maurizio, insieme ad una delle colonne e ad una copia di un capitelloL'originale è conservato all'Ufficio beni culturali di Bellinzona.
Il sito di San Maurizio conserva anche un frammento di un'ara votiva dedicata a Giove Ottimo MassimoAra è parziale in quanto è mancante un lato..
Questa ara reca ancora un'iscrizione frammentaria:
Testo frammentarioRicostruzione del testoIOVI·O·M NENN[???] EX·VOTO VRNAM [???] SOR[TI]B[VS] CRESCENI[???] [??]+c+v+[???]IOVI·O(PTIMO)·M(AXIMO) NENN[IC(O)] EX·VOTO VRNAM [CUM] SOR[TI]B[VS] CRESCEN[TINUS] [.A?]CIU+[???]
L'altare era dedicato a Giove Optimo Massimo ma gli viene attribuito l'epiteto di Nennico che qualcuno ha voluto tenere distinto ad associarsi ad una divinità indigena di origine celtica.
In questa area venne trovata anche la stele etrusca con due figure antropomorfe collocata nell'atrio della casa comunale. Ciò ha lasciato supporre che qui doveva esserci un luogo di culto celtico già nel V secolo a.C. anche per l'iscrizione dell'ara di Giove e la presenza del nome di Nennic che forse fa pensare ad un culto precedente a quello romano, poi rimasto nel tempo associato a quello di Giove.
Durante il lavoro di chiusura dello scavo è stato ritrovato nell'area antistante il podium del tempio un frammento di olla di tipo comasco. Questo frammento conteneva un bordo verticale e un pezzo di spalla percorsa da una linea incisa. La ceramica è nera rossiccia con tracce di incendio su entrambi i lati. Il pezzo si raccorda ad altri ritrovamenti nel Ticino e ad una produzione locale confermata da indagini sul materiale che hanno individuato in Como la zona di produzione. L'uso era quello culinario, ma era anche frequente la sua destinazione come urna funerariaF.Butti Ronchetti, Tombe romane a Muggio. In appendice un excursus sulle olle di «tipo comasco» nel Canton Ticino, con contributi di Moira Morinini e Gianluca Vietti in "Bollettino Storico della Svizzera Italiana", Editore Salvioni Bellinzona, Vol. CVIII, fasc.I, p.150.
La necropoli e l'area cristiana Nel 1997-1998 durante la sistemazione del sagrato della chiesa di San MaurizioI lavori sono stati effettuati dallo studio Lepori di Canobbio, su cui sorgeva un edificio adibito a scuola e l'attuale campanile, collegati tra di loro con un muro, è stato portato alla luce lo scavo attuale che evidenzia tutta la stratificazione delle costruzioni cristiane a partire dal V secolo fino al 1791, quando è stata costruita la nuova chiesa.
La struttura attuale, quindi, si presenta come una serie di fondamenta stratificate, di diverse epoche, con evidenza di qualche particolare come una parte dell'antica torre campanaria o del coro o dell'entrata. Sono ben visibili le tombe più antiche, poste al centro dello scavo e vicine alla tomba principale, mentre quelle più recenti, poste nelle aree limitrofe, in buona parte non sono più evidenti nello scavo attuale, così come la struttura muraria della chiesa barocca, ad eccezione delle fondamenta dell'attuale campanile.
È da notare che il primo luogo di culto era sorto nel V-VI secolo come un'aula quadrata sulla necropoli romana che, anche nelle epoche successive, ha continuato ad ospitare delle tombe a fossa. Non è sicuro che in questa aula si svolgesse del culto cristiano, ma sicuramente vi era una sepoltura molto venerata e rispettata che hanno fatto pensare ad una tomba a fossa privilegiata in cui è stato ritrovato il corpo di una donna. L'edificio aveva un prolungamento in un muretto di terrazzamento che delimitava la necropoli. Nella tomba principale sono stati ritrovati alcuni fusaiole in cotto di cui una invetriata, mentre nelle tombe secondarie coeve una lama di coltello.
Sancti Mauricii di Biegio Nel VII-VIII secolo l'edificio sicuramente venne adibito al culto cristiano in quanto venne aggiunta un'abside con un primo altare fatto di tegoloni romani uniti con l'argilla. Alla tomba principale se ne aggiunsero altre due, all'interno dell'edificio, quella di un uomo e quella di un bambino, mentre all'esterno se ne aggiunsero delle altre.