Si gira/Quaderni di Serafino Gubbio operatore è un romanzo di Luigi Pirandello, inizialmente pubblicato nel 1916 con il titolo di Si gira… da Treves e successivamente riveduto e ripubblicato da Bemporad nel 1925 con il titolo definitivo di Quaderni di Serafino Gubbio operatore.

Trama L'opera è costituita da sette Quaderni, formati ciascuno da un numero variabile di capitoli, da 6 (tanti ne hanno il Quaderno primo e il Quaderno terzo) a 4 (quanti ne contengono gli ultimi due Quaderni, il sesto e il settimo), per un totale di 35. R. Luperini, Pirandello, Laterza, Roma-Bari, 1999, VI rist. 2014, p. 67

Quaderno primo Il primo Quaderno è dedicato alla rappresentazione della condizione di passività e di estraneità del protagonista narratore e poi alla rievocazione, per analessi, di un episodio accadutogli poco meno di un anno prima in un ospizio per poveri a Roma. Essendo andato a dormire nell'ospizio dove vivono un suo bizzarro amico, Simone Pau, e un violinista, impazzito per essere stato costretto ad accompagnare un piano meccanico, Serafino si è qui imbattuto in un vecchio compagno di scuola che ora lavora nel cinema, presso la Kosmograph, e nell'attrice Varia Nestoroff, venuta con lui a girarvi una scena. La donna aveva suscitato in lui diversi ricordi, ai quali è interamente dedicato il Quaderno secondo. R. Luperini, Pirandello, Laterza, Roma-Bari, 1999, VI rist. 2014, pp. 67-68

Quaderno secondo Siamo nell'ambito di un ricordo di secondo grado o di un ricordo del ricordo: il narratore rammenta di avere ricordato, un anno prima, ciò che ora va esponendo. La materia del racconto slitta ancora più indietro nel tempo, al periodo in cui Serafino Gubbio, povero studente, faceva il precettore di Giorgio Mirelli nella «dolce casa di Campagna» Si gira…, ed. critica a cura di L. Stefanelli, Mondadori, Milano, 2020, Fascicolo secondo, § 6, p. 15 dei nonni del ragazzo, vicino a Sorrento. Giorgio era poi divenuto pittore a Napoli, mentre la sorella, Duccella, si era innamorata di un suo amico, Aldo Nuti. A Capri, Giorgio si era invaghito della Nestoroff, un'avventuriera russa che nelle movenze e nel colore dei capelli ricorda una tigre. L'obbiettivo era sposarla e perciò l'aveva condotta – nonostante le resistenze di Aldo Nuti – in casa della sorella e dei nonni. L'amico, per dimostrare a Giorgio quale tipo di donna questi vorrebbe sposare, promette di sedurla. In realtà sarà lui a venire conquistato. Quando Giorgio si accorge del doppio tradimento – della donna e dell'amico –, si suicida. Da allora sono passati parecchi mesi e la Nestoroff ha trovato lavoro come attrice nella casa cinematografica della Kosmograph. R. Luperini, Pirandello, Laterza, Roma-Bari, 1999, VI rist. 2014, p. 68

Quaderno terzo La vicenda prende pieno avvio solo a partire dal Quaderno terzo, col quale l'azione narrativa torna al presente attraverso la descrizione degli ambienti della casa cinematografica dove Serafino Gubbio, introdottovi dall'amico incontrato all'ospizio (Cocò Polacco), sta lavorando da otto mesi come operatore. La situazione è quella in cui maturerà il dramma conclusivo. Si deve girare la scena di un film, in cui verrà uccisa una tigre. Il racconto passa dal passato remoto del Quaderno secondo al presente indicativo di una narrazione che accade mentre viene registrata dal diarista («Vado a vedere la tigre»), Si gira…, ed. critica a cura di L. Stefanelli, Mondadori, Milano, 2020, Fascicolo terzo, § 4, p. 39 di nuovo alternandosi al passato quando si passa a narrare il dialogo fra il protagonista e la Nestoroff davanti alla gabbia. Successivamente Simone Pau conduce il violinista a suonare davanti alla gabbia della tigre, e tutti ne restano commossi. L'incontro con la Nestoroff e la suonata alla tigre sono gli unici, brevi episodi di un Quaderno costituito prevalentemente dalle riflessioni di Serafino sull'alienazione prodotta dalla vita moderna e dal cinema. R. Luperini, Pirandello, Laterza, Roma-Bari, 1999, VI rist. 2014, pp. 68-69

Quaderno quarto Nel Quaderno quarto gli indicatori temporali mostrano che continua la registrazione di fatti accaduti da poco tempo o ancora in corso di svolgimento. Nella scena della danza dei pugnali – girata per il film, intitolato La donna e la tigre, dove peraltro ella ha solo una parte secondaria – la Nestoroff rivela quanto sia profonda in lei una pulsione masochista: l'istanza autopunitiva sembra giungere qui sino alla volontà di uccidersi. Nel frattempo il violinista muore nell'ospizio e compaiono due nuovi personaggi: il dottor Cavalena, angustiato dalla folle gelosia della moglie, e la figlia Luisetta, che si trova a recitare per caso una scena di un film della Kosmograph e che attira subito la simpatia e presto l'amore di Serafino. R. Luperini, Pirandello, Laterza, Roma-Bari, 1999, VI rist. 2014, p. 69

Quaderno quinto Nel Quaderno quinto Aldo Nuti viene alla Kosmograph per lavorarvi e poter così incontrare la Nestoroff. Ella intanto convive con un attore siciliano, rozzo e violento, Carlo Ferro, che è stato prescelto per la parte del cacciatore e dovrà perciò girare una scena pericolosa nella gabbia della Tigre, durante la quale dovrà davvero uccidere la belva con un colpo di fucile. Aldo Nuti è in preda a grande agitazione e infine si ammala in una stanza di casa Cavalena, presso cui va ad abitare in affitto anche Serafino. Luisetta, con disappunto di Serafino, si innamora di Nuti, che nel delirio della febbre la scambia per l'antica fidanzata Duccella. La narrazione racconta ancora in presa diretta fatti che stanno accadendo al presente, registrando persino, al passato prossimo, la temporanea interruzione dell'atto della scrittura, come accade talora nei diari:

«Ho interrotto per parecchi giorni queste mie note…» (Si gira…, ed. critica a cura di L. Stefanelli, Mondadori, Milano, 2020, Fascicolo quinto, § 3, p. 96)

Quaderno sesto Nel Quaderno sesto Serafino, ricevuto un invito della Nestoroff, va a trovarla a casa sua. L'attrice oscuramente gli promette che farà «qualcosa» per lui. Allude, come si capirà più avanti, alla propria intenzione di sbarazzarsi di Aldo Nuti, che ella sa rivale di Serafino. Da parte sua, Serafino si reca nella casa di Sorrento per convincere Duccella a venire a Roma. Forse, vedendo l'ex fidanzata, Aldo Nuti rinuncerà alla passione – fra desiderio di vendetta e furiosa gelosia – che nutre per la Nestoroff. Ma Duccella è cambiata, come la nonna Rosa: le due donne si sono trasformate in goffe beghine, mentre la stessa dolce casa di Sorrento non è più quella di un tempo, essendo passata ad altri proprietari. L'idillio appartiene al passato: al presente può trionfare solo la fine dei valori e dei significati. R. Luperini, Pirandello, Laterza, Roma-Bari, 1999, VI rist. 2014, pp. 69-70

Quaderno settimo Il Quaderno settimo registra l'atto finale della tragedia. Carlo Ferro viene indotto dalla Nestoroff, la quale persegue un suo piano nascosto, a cedere il posto ad Aldo Nuti nella scena della tigre. L'episodio conclusivo è raccontato dal narratore un mese dopo il suo svolgimento. Aldo Nuti e Serafino sono entrati nella gabbia della tigre, il primo come attore, per la scena dell'uccisione dell'animale, il secondo come operatore. Ma Nuti, al momento di sparare, ha deviato il colpo dalla tigre alla Nestoroff, che, con gli altri attori, stava osservando la scena fuori della gabbia, uccidendola. La belva ne ha approfittato per lanciarsi su di lui e sbranarlo, mentre Serafino Gubbio ha continuato a girare la manovella della cinepresa sino alla fine, ma per lo shock è diventato muto. Nonostante che ora Luisetta sia disponibile al suo amore, egli non ne vuole più sapere. Intende restare completamente fuori della vita, tutto chiuso nel suo «silenzio di cosa». R. Luperini, Pirandello, Laterza, Roma-Bari, 1999, VI rist. 2014, p. 70

L'opera Genesi del titolo Il romanzo che oggi conosciamo come Quaderni di Serafino Gubbio operatore nacque con un diverso titolo e una fisionomia differente rispetto a quella che siamo abituati a leggere. La sua storia editoriale è segnata da cambiamenti e ripensamenti che riflettono la complessità del rapporto di Pirandello con il cinema e con la modernità. In origine, nel 1915, quando apparve a puntate sulla rivista «Nuova Antologia», il libro era intitolato Si gira..., riprendendo il soprannome che era stato dato a Gubbio e il comando tecnico usato sul set per dare inizio alle riprese.

Successivamente, nel 1916, nel volume edito da Treves, il titolo rimase lo stesso, ma già qualche tempo prima Pirandello aveva immaginato un progetto diverso su cui lavorare, intitolato La tigre. In quella prima idea, la trama era dominata da un dramma grottesco. È possibile che Pirandello l'avesse concepito come un romanzo più melodrammatico e liberty, ma già attraversato dal tema centrale del contrasto tra realtà e finzione, tra vita e macchina. Con Si gira..., il tono cambia: il dramma resta sullo sfondo e, nel mentre, si afferma la dimensione umoristica e critica del mondo del cinema. Il titolo stesso diventa un soprannome crudele affibbiato al protagonista Serafino, che lo riduce a una “nonpersona”. La macchina da presa, che nel finale “ingoia” la realtà trasformandola in finzione, diventa metafora di un processo di alienazione che riguarda non solo il cinema, ma la scrittura e la vita stessa. Pirandello mette in scena un mondo in cui la realtà viene divorata e restituita come parvenza meccanica, e in cui l'individuo perde la propria voce.

Il passaggio al titolo Quaderni di Serafino Gubbio operatore, nell'edizione Bemporad del 1925, segna un ulteriore spostamento di senso, poiché ci si concentra sulle due funzioni fondamentali del protagonista: i quaderni e il mestiere tecnico, la scrittura e il cinema, l'arte creativa e la produzione seriale. Pirandello avvicina l'opera al genere diaristico, molto diffuso in quegli anni, soprattutto dopo la Grande Guerra, che aveva prodotto una fioritura di diari e memorie. In questa nuova edizione non si ha un cambiamento della struttura del testo: già in Si gira... si trovava la forma di note diaristiche. Con il nuovo titolo, Pirandello vuole catturare l'attenzione del lettore e orientare la ricezione, suggerendo una scrittura dell'io, un registro più intimo e riflessivo. I quaderni nei quali scrive il protagonista, sono un mezzo per dare libero sfogo ai sentimenti repressi e trasformare la sua alienazione professionale in una vera e propria osservazione morale e vendetta simbolica: la scrittura diventa così, dunque, un “messaggio in bottiglia”, un modo per parlare a un pubblico implicito, oltre il silenzio imposto dalla macchina.Si gira…, ed. critica a cura di L. Stefanelli, Mondadori, Milano, 2020. pp. IV-XXXIV

Commento

I Quaderni rappresentano senza dubbio il romanzo più sperimentale di Pirandello, sia sul piano tematico, che su quello delle tecniche narrative. Pur essendo distante solo pochi anni dal Fu Mattia Pascal (1904) e da I vecchi e i giovani (1913), questi appartiene a una fase cruciale nella definizione di una poetica che rifiuta tanto le avanguardie quanto la tradizione ottocentesca. Come tipico del modernismo, nei Quaderni emerge la dimensione del romanzo-saggio: una categoria che non basta a definirne la complessità, ma che costituisce comunque un elemento significativo. Modernista è anche, in direzione opposta, la scelta di un narratore “debole”: un narratore che, pur riflettendo incessantemente su ciò che osserva, non coglie mai la totalità del reale, ma solo frammenti. Proprio questa limitatezza di sguardo lo costringe a riempire continuamente i vuoti della storia con ipotesi e interpretazioni personali, nel tentativo di conferirle un senso complessivo.R. Castellana, Finzione e memoria: Pirandello modernista, Liguori, Napoli, 2018, p. 51