La Federazione CGIL, CISL, UIL — nota anche come Federazione unitaria CGIL-CISL-UIL — fu l'organismo paritetico costituito nel luglio 1972 tra le tre principali confederazioni sindacali italiane CGIL, CISL e UIL con l'obiettivo di ricomporre l'unità del movimento sindacale dopo le scissioni del 1948-1950. L'esperienza si concluse nel 1984 a seguito delle divergenze sul cosiddetto «decreto di San Valentino» del governo Craxi I, che tagliava alcuni punti della scala mobile.

Storia

Il percorso verso l'unità sindacale

Il processo di ricomposizione tra CGIL, CISL e UIL prese avvio nella seconda metà degli anni sessanta, sostenuto dalla forte conflittualità operaia culminata nell'autunno caldo del 1969 e nella conquista dello Statuto dei lavoratori del 1970. Le federazioni di categoria dei metalmeccanici (FIOM, FIM, UILM) svolsero un ruolo pilota, sperimentando dinamiche unitarie già in occasione delle vertenze del biennio 1968-1969.

Tra il 1970 e il 1971 i consigli generali delle tre confederazioni si riunirono unitariamente in tre incontri a Firenze — noti come «Firenze 1», «Firenze 2» e «Firenze 3» — nei quali si discussero i tempi di un possibile congresso costituente di una confederazione unica. In assenza di un consenso pieno all'interno della CISL e della UIL, si ripiegò su una soluzione di tipo federativo.

La costituzione della Federazione

Il 3 luglio 1972 le segreterie confederali di CGIL, CISL e UIL raggiunsero a Roma un'intesa sulla costituzione della federazione; il patto federativo fu ratificato il 24 luglio 1972, sempre a Roma, dai consigli generali delle tre confederazioni riuniti congiuntamente presso la Domus Mariae. La Federazione si dotò di un comitato direttivo paritetico di 90 membri (30 per ciascuna confederazione) e di una segreteria di 15 membri; le deliberazioni erano assunte con la maggioranza qualificata dei quattro quinti. I segretari generali della Federazione furono Luciano Lama per la CGIL, Bruno Storti per la CISL e Raffaele Vanni per la UIL.

Nell'ottobre 1972 l'assemblea nazionale dei delegati metalmeccanici fondò la Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM), che rappresentò la più compiuta esperienza di unificazione di categoria nell'ambito della Federazione unitaria.

Gli anni settanta

Nel corso degli anni settanta la Federazione garantì la gestione unitaria delle principali vicende sindacali, tra cui l'accordo interconfederale del 1975 sull'unificazione del punto di contingenza e la riforma della cassa integrazione. Le divergenze sull'opportunità di mantenere una linea salariale moderata, suggerita dalla crisi economica della seconda metà degli anni settanta, iniziarono a incrinare i rapporti unitari a partire dall'inizio del decennio successivo.

La rottura del 1984

Nel febbraio 1984 il governo Craxi I emanò il cosiddetto «decreto di San Valentino», che tagliava di alcuni punti percentuali l'indennità di contingenza della scala mobile. CISL e UIL, insieme alla componente socialista della CGIL guidata da Ottaviano Del Turco, sostennero il provvedimento; la maggioranza della CGIL — sotto la segreteria di Luciano Lama — vi si oppose. Il Partito Comunista Italiano guidato da Enrico Berlinguer promosse un referendum abrogativo, svoltosi il 9 e 10 giugno 1985 e concluso con la prevalenza del No all'abrogazione (54,3%).

La spaccatura sul decreto e sul referendum determinò la chiusura ufficiale dell'esperienza federativa nel 1984. Alcune federazioni di categoria, come la FLM, sopravvissero ancora per alcuni anni come organi di rappresentanza, in particolare nei consessi internazionali.

Note

Bibliografia

Voci correlate Confederazione Generale Italiana del Lavoro Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori Unione Italiana del Lavoro (1950) Federazione Lavoratori Metalmeccanici Autunno caldo Statuto dei lavoratori Scala mobile (economia)

Collegamenti esterni

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