Nel gergo parlamentare, il trasformismo indica una pratica politica che consiste nella sostituzione del processo fisiologico di alternanza tra maggioranza e opposizione per via elettorale con la cooptazione nella maggioranza di elementi dell'opposizione. Nella storia della politica italiana il trasformismo emerse dopo il 1880 nel Regno d'Italia, come prassi comune ai gruppi parlamentari, di Destra e Sinistra, di variare le maggioranze in base a convergenze d'intenti su problemi circoscritti anziché su programmi politici a lungo termine. Il singolo parlamentare non era legato a un partito, per il semplice motivo che nell'Italia dell'Ottocento i partiti organizzati non esistevano. La candidatura alle elezioni era personale e ciò favoriva l'individualismo del singolo deputato. Il passaggio di un parlamentare da uno schieramento all'altro era segno della conclusione di una trattativa nella quale il deputato aveva mercanteggiato il proprio voto in cambio della soddisfazione di interessi privatiSergio Turone, Corrotti e corruttori dall'Unità d'Italia alla P2, Laterza, Roma-Bari, 1984, pp. 76-77.. Durante il periodo in cui il trasformismo fu prassi politica, le maggioranze parlamentari che di volta in volta si costituirono, poggiarono su singole personalità politiche che, manovrando il costituirsi delle varie combinazioni di gruppi parlamentari, risultarono l'unico elemento di stabilità politica.

Nella politica moderna il termine trasformismo ha acquistato una connotazione prettamente negativa. Viene infatti attribuito: a) ad azioni chiaramente dettate dallo scopo di mantenere il potere o di rafforzare il proprio schieramento politico; b) alla consuetudine di evitare il confronto parlamentare e ricorrere a compromessi, clientelismi e sotterfugi politici, senza tenere conto dell'apparente incoerenza ideologica di certi connubi o consociazioni. Conseguenze negative in tal senso sono: la mancanza di scelta tra schieramenti che rappresentano interessi diversi e contrapposti; l'allontanamento del sistema politico dall'interesse collettivo (poiché il sistema politico obbedisce a logiche interne di proprio interesse, con spregio della responsabilità verso gli elettori) e, in ultimo ma non per ultimo, la dimostrazione di scarsa moralità da parte dei parlamentari agli occhi dei cittadini elettori.

Antecedenti: il Marais francese

Il trasformismo trova un antecedente storico, anche se non nelle forme più propriamente note, durante la rivoluzione francese nel gruppo della Pianura (Plaine in francese), cioè il centro moderato della Convenzione del quadriennio 1792-1795. La Palude, come veniva chiamata in modo spregiativo, nacque dalle elezioni del 1792 che ridisegnarono la geografia politica della nuova assemblea. Essa appariva come il polo più numeroso, ma più eterogeneo e fluido rispetto alla sinistra montagnarda e al gruppo brissottiano (girondini). Le due ali estreme, tuttavia, non potevano prescindere dall'appoggio dei moderati della Palude, e in effetti fu solo grazie a essa che la sinistra poté trionfare sui girondini nel 1793, portando all'istituzione giacobina del Comitato di salute pubblica e alla stagione del Terrore. La Palude risultò poi la reale vincitrice degli eventi perigliosi di tale intervallo con la presa del potere dei Termidoriani (1794) a seguito della morte di Robespierre. In questo periodo si era mostrata, a tutti gli effetti, l'ago degli equilibri, eliminando dapprima la destra brissottiana, appoggiando poi la sinistra montagnarda, ma sempre esercitando una ferma influenza sulla parte politica che aveva il controllo dell'assemblea, tanto all'epoca della Convenzione, quanto poi della svolta costituzionale del 1795 (Direttorio). Trasformisti celebri in Francia Famosi trasformisti o camaleontisti, che a volte finirono perfino a sostenere la seconda restaurazione, furono Talleyrand, Fouché, Tallien, Stanislas Fréron, Jacques-Louis David, Barras, Sieyès, Bertrand Barère (uno dei maggiori artefici delle leggi del regime del Terrore), Cambacérès (Console con Napoleone) e Lazare Carnot.

Nel XIX secolo anche i poeti, scrittori e politici Chateaubriand, Lamartine e Victor Hugo cambiarono diversi schieramenti durante la loro attività parlamentare.

Nel Regno d'Italia

Il termine «trasformismo» si diffuse a partire dal 1882, durante il quarto governo di Agostino Depretis. Il capo del governo, proveniente dalla Sinistra liberale, auspicò che gli esponenti più progressisti della Destra entrassero nell'orbita della Sinistra. Venne così a crearsi un nuovo schieramento centrista moderatamente riformatore, che frenava l'azione dell'Estrema sinistra.

Precedenti: il "Connubio Rattazzi-Cavour"

Alla base del fenomeno politico del trasformismo c'era una vera e propria tradizione italiana, manifestatasi inizialmente nel 1852 grazie all'alleanza parlamentare dell'ala più progressista dalla maggioranza cavouriana con la componente più moderata della Sinistra; tale accordo prese il nome di Connubio e fu organizzato dall'azione mediatrice di Cavour con lo scopo di potere trovare una più ampia maggioranza che fosse poi in grado di attuare sostanziali riforme del paese.G. Carocci, Storia d'Italia dall'Unità ad oggi, Feltrinelli, Milano, 1977 - (documento presente in Antonio Desideri e Mario Themelly, op. cit.) Similmente, anche nelle camere subalpina e italiana vi erano state sensibili manovre parlamentari.

Il Connubio ebbe però connotati diversi rispetto al trasformismo di Depretis: non fu infatti caratterizzato dall'inclusione nello schieramento moderato di singoli parlamentari della parte politica avversa, bensì un'alleanza più o meno trasversale che non si risolse mai nell'assimilare completamente l'opposizione. Inoltre, il Connubio ebbe la particolarità di creare coesione fra singoli gruppi all'interno del paese e di alcune élite.A. Desideri e M. Themelly, Storia e storiografia - dall'Illuminismo all'età dell'Imperialismo, tomo 2, Casa editrice G.D'Anna, Messina-Firenze, pag. 1198 Parallelamente al trasformismo però, il Connubio spostò l'asse politico verso l'area centrale e moderata, eliminando gli scontri con le ali estreme e la loro incisività nello scontro politico.

Condizioni storico-politiche Tra il 1861 e il 1876 il governo dell'Italia unitaria fu guidato dalla Destra storica. Durante questo lasso di tempo gli eredi politici di Cavour incentrarono la propria azione politica sul risanamento del bilancio economico (attraverso l'aumento della pressione fiscale e il corretto controllo della riscossione delle tasse), causando però un progressivo scollamento della politica dalla dimensione sociale; ciò permise all'opposizione - la Sinistra storica - di cavalcare l'onda del dissenso, soprattutto riguardo a provvedimenti altamente impopolari come per esempio l'imposta sul macinato. Inoltre la Destra non fu capace di risolvere completamente i problemi del Mezzogiorno. Gli unici provvedimenti adottati furono le alienazioni delle proprietà e la ricostituzione di un ceto borghese di grandi proprietari terrieri, incapace però di ridare slancio produttivo ed economico all'Italia meridionale; parallelamente la Destra non colse l'occasione di includere nel proprio progetto politico elementi di spicco della società civile meridionale, in primis le personalità legate al passato regime borbonico. Alle elezioni politiche del 1876 la Destra fu sconfitta, consegnando per la prima volta il governo del Paese alla Sinistra.

Secondo l'analisi di Benedetto Croce le condizioni che resero possibile il manifestarsi del trasformismo in Italia sono da rintracciare non soltanto nella debolezza strutturale che aveva portato la Destra storica al tracollo elettoraleBenedetto Croce, Storia d'Italia dal 1871 al 1915, a cura di Giuseppe Talamo, con la collaborazione di Aureliana Scotti, Bibliopolis, 2004, Napoli; cfr. Capitolo I: "Polemiche politiche in Italia dopo il 1870 e realtà storica" (l'argomento è trattato nell'intero capitolo), bensì nella composizione del ceto parlamentare, che non rappresentava le classi sociali esistenti nel Paese, essendo composto unicamente dalla grande borghesia e dal notabilato. Non era possibile distinguere nitidamente la Sinistra dalla Destra; i due schieramenti maggiori non corrispondevano alla comune distinzione fra "Progressisti" e "Conservatori". Per Croce le differenze maggiori erano evidenti soltanto in merito a questioni particolari, generalmente in relazione con la posizione politica del singolo parlamentare, e non del raggruppamento di cui faceva parte.

I governi Depretis

Il 25 marzo 1876 si insediò il primo governo della Sinistra storica, formato da Agostino Depretis. Il governo nacque debole, essendo composto da esponenti provenienti unicamente dalle forze di Sinistra. Il nuovo presidente del Consiglio diede una dimostrazione della propria abilità politica riuscendo ad acquisire l'appoggio di alcuni elementi di Destra, cui promise la cancellazione del progetto di nazionalizzazione delle ferrovie, argomento che aveva creato polemiche interne allo schieramento moderato. Tale provvedimento tuttavia spaccò al suo interno il raggruppamento di Sinistra. La conseguenza obbligata furono le elezioni, indette per il 5 novembre 1876, che confermarono Depretis come leader della maggioranza.I. Montanelli, Storia del Regno d'Italia, Capitolo IV, Il Trasformismo, Milano, ottobre/novembre 1993 (inserto redazionale allegato al quotidiano Il Giornale) - pag.37. Alla formazione del nuovo governo contribuì l'ingresso di organi e clientele di potere nello schieramento di Sinistra, come per esempio le grandi industrie e, all'estremo opposto, il re Vittorio Emanuele II, che si augurava di potere ampliare la spesa pubblica per l'esercito. Depretis aprì un lungo ciclo che durò fino al luglio 1887, interrotto solo da due brevi governi di Benedetto Cairoli (marzo-dicembre 1878 e luglio 1879 - maggio 1881).

La politica trasformista di Depretis In opposizione al modello politico della Destra storica la Sinistra di Depretis riuscì a organizzare le proprie politiche in modo tale da includere al proprio interno il dissenso popolare nei confronti dell'operato della Destra, le nostalgie borboniche dell'elettorato del sud e le diverse componenti dei ceti più produttivi del paese.

Concessioni alla Sinistra Agostino Depretis, ex membro della Giovine Italia e massone, aveva frequentato numerosi protagonisti delle lotte risorgimentali. Per il loro carattere rivoluzionario e anti-sistemico gli elementi più estremi erano sempre rimasti fuori dal Parlamento. Uno degli scopi che si prefisse il primo ministro fu quello di integrare tali protagonisti nell'arena parlamentare. L'azione riuscì pienamente, anche perché a quell'epoca i membri del Parlamento appartenevano in larga maggioranza al medesimo ceto sociale, ovvero a quello borghese.

Concessioni alla Destra La politica del Depretis si sforzò di includere nelle proprie schiere elementi quanto più vicini alla propria politica sotto il profilo del moderatismo, a prescindere dall'appartenenza o meno a uno schieramento alleato oppure d'opposizione. Le esigenze politiche di Depretis si conciliarono con il desiderio di una parte della Destra Storica di tornare a coprire incarichi di potere.A. Desideri e M. Themelly, Storia e storiografia - dall'Illuminismo all'età dell'Imperialismo, tomo 2, Casa editrice G. D'Anna, Messina-Firenze, pag. 1169. Esemplare fu in questo senso il progressivo distaccarsi dalla Destra storica di esponenti politici che cercavano posizioni di prestigio nel governo, come per esempio Cesare Correnti, che collaborò a lungo con DepretisA. Desideri e M. Themelly, Storia e storiografia - dall'Illuminismo all'età dell'Imperialismo, tomo 2, Casa editrice G. D'Anna, Messina-Firenze, pag. 1201., oppure Marco Minghetti, cavouriano che nel 1883 si allineò con la maggioranza,.