La rivolta dei pezzenti fu un movimento insurrezionale popolare che ebbe luogo nei Paesi Bassi a partire dal 1566.

La rivolta fu definita iconoclasta in quanto i protestanti che la guidarono si accanirono contro le rappresentazioni figurative religiose. Condotto da una parte della nobiltà, il termine "pezzenti" fu rivendicato dagli insorti a seguito di un'osservazione di Charles de Berlaymont, allora consigliere del Governatore generale dei Paesi Bassi, a Margherita d'Austria che volendo rassicurarla dichiarò: «non sono che pezzenti». A partire dal 1568, e in particolare dopo l'esecuzione di Lamoral, conte di Egmont e Philip de Montmorency, conte di Horn, l'insurrezione si trasformò in una vera e propria guerra, la guerra degli ottant'anni, per l'indipendenza delle Province Unite, poi riconosciuta dalla Spagna nel 1648.

Paesi Bassi prima del dominio spagnolo

Il territorio degli attuali Paesi Bassi - situato su tre specchi di mare, la Waddenzee, la Zuiderzee e il Mare del Nord, e sugli estuari di tre grandi fiumi, il Reno, la Mosa e la Schelda - è fiorito nel corso del medioevo grazie alla posizione geografica e alla conformazione del terreno. L'Olanda e la Zelanda nel XIV secolo, rappresentavano una potenza marittima capace di rendere grandi servigi al re d'Inghilterra, in seguito con il sostegno dei duchi di Borgogna riuscirono a contrastare il dominio dei mari dell'Hansa.Huizinga p. 10 Le linee d'acqua interne che si diramano nella regione dei Paesi Bassi costituivano un perfetto sistema naturale di comunicazione. Seguendo i corsi d'acqua, dai grandi fiumi ai piccoli ruscelli e persino a fossati, tutti comunicanti tra loro, si poteva infatti attraversare tutto il territorio rapidamente. Questa infrastruttura idrografica, che di fatto favoriva i trasporti a basso costo, diede alla nobiltà un peso minore che altrove.Huizinga p. 11 La configurazione del terreno inoltre, preservò i Paesi Bassi dai rischi di un eccessivo latifondismo; la servitù della gleba era già quasi scomparsa verso la fine del medioevo. L'ordinamento giuridico del sistema agrario si fondava in prevalenza sul libero affitto. In regioni come la Frisia, i contadini erano rappresentati come ceto agli “stati”, grazie alla mancata penetrazione del sistema feudale.Huizinga p.12 – 13 Dal punto di vista religioso, gli abitanti cristianizzati tardivamente, si trovavano distanti dai centri dell'autorità imperiale e delle supreme gerarchie ecclesiastiche; in particolare, i Paesi Bassi settentrionali, in netto contrasto con le contrade meridionali di Liegi, Brabante, Fiandre ed Hainuat, non furono mai un terreno in cui potesse svilupparsi un alto clero, potente, ricco e considerato. Tutto questo territorio formava la diocesi di Utrecht ed all'interno di questa si svilupparono solo due ricchi conventi, Egmond e Middlelburg, e di questi soltanto il secondo riuscì ad avere, verso la fine del medioevo, una funzione politica.Paesi Bassi settentrionali

Annessione dei Paesi Bassi al dominio asburgico

Nel 1477 Massimiliano I d'Asburgo aveva aggiunto al dominio ereditario dell'Austria la ricca Borgogna sposando Maria, (figlia di Carlo il Temerario) dalla quale ebbe Filippo il Bello d'Asburgo.Prosperi p. 292 Massimiliano riuscì inoltre a combinare il matrimonio del figlio con Giovanna, discendente dei re cattolici di Castiglia. Riuscì quindi, tramite una politica di alleanze militari e matrimoniali ad accrescere l'importanza del titolo imperiale. Massimiliano I s'impegnò per difendere i confini della Borgogna dalla Francia di Luigi XI, senza però riuscire ad ottenere coesione politica dalle città dei Paesi Bassi.Prosperi p. 293. Massimiliano non riuscì a convincere le ricche città dei Paesi Bassi a fondersi in una struttura unitaria, la Borgogna era caratterizzata da forti autonomie cittadine. Il candidato più forte alla successione di Massimiliano I era Carlo d'Asburgo, figlio di Filippo il Bello e Giovanna di Castiglia. Carlo nacque nel cuore della Borgogna nel febbraio del 1500, cresciuto ed educato nei Paesi Bassi da sua zia Margherita secondo i valori cavallereschi e cattolici. Nel 1515, divenuto maggiorenne, Carlo divenne signore dei Paesi Bassi e l'anno successivo alla morte di Ferdinando II d'Aragona fu proclamato re di Spagna e delle Indie. I Paesi Bassi avevano ottenuto da Maria di Borgogna il “Gran Privilegio”, cioè la possibilità di coniare moneta, nominare i magistrati e decidere sulle imposte domandate dal sovrano, e quindi una larga autonomia rispetto agli altri stati europei. Carlo V, divenuto imperatore, rispettò questa situazione in quanto figlio della cultura Borgognona.

Aumento del malcontento

Nel 1556 Carlo V, ormai all'apice del potere, decise di abdicare. Questo processo non fu immediato ma il sovrano cominciò a modificare la propria sovranità, prima concedendo la libertà di culto ai principi tedeschi e poi smembrando l'impero in due blocchi: da una parte gli Asburgo d'Austria con Ferdinando I, fratello di Carlo, dall'altra gli Asburgo di Spagna con Filippo II, figlio di Carlo. A Filippo toccò quindi il regno di Spagna con le Indie, il regno di Napoli, il ducato di Milano e le ricche province dei Paesi Bassi con le quali fu chiaro subito che il rapporto sarebbe presto degeneratoParker p. 82. Filippo infatti oltre a non conoscere il francese rimase sempre distante da quella che vedeva come una periferia dell'impero. Il fulcro della politica di Filippo, caratterizzata da un fortissimo accentramento burocratico, fu la restaurazione del cattolicesimo in un'Europa ormai dilaniata dalle nuove dottrine protestanti che partendo dalla Germania vennero accolte da gran parte dei territori settentrionali, tra cui i Paesi Bassi che avevano sempre goduto di una larga autonomia. Negli anni sessanta del '500 crebbe un forte malcontento tra i principi delle province Unite perché esclusi totalmente dalle scelte di governo. In questa prima fase nessuno dei principi aveva aderito alla riforma protestante, tuttavia la questione religiosa fu usata come una leva per obbligare il re a concedere loro vantaggi politici. Tra la nobiltà dei Paesi Bassi spiccarono le figure di Guglielmo I d'Orange, il conte di Egmont e Enrico di Brederode.Parker p.84 Nel dicembre del 1564, il conte di Egmont in rappresentanza della nobiltà fiamminga, si recò alla corte di Filippo II a Madrid per persuadere il sovrano ad accordare una politica più moderata verso gli eretici, una maggiore autorità al consiglio di stato e a nominare un numero maggiore di nobili a membri del medesimo. Giunto a corte nel febbraio del 1565, il conte fu trattenuto per circa sei settimane poiché Filippo si trovava in grande difficoltà a dover affrontare una questione così importante faccia a faccia.Parker p. 90. Filippo venne definito “el Rey prudente” (il re prudente), in questo caso però l'aggettivo non indica la virtù della saggezza, ma l'incapacità di prendere decisioni. Il re in quest'occasione si trovò in difficoltà perché non era solito incontrare di persona i diplomatici. Quando il re si decise ad arrivare al nodo della questione, come riportato in alcune lettere fra il sovrano e i suoi segretari, seguì una linea ambigua: diceva infatti di trovarsi d'accordo in linea di principio con le questioni sottopostegli dal conte senza però concedere nulla di fatto poiché, per quanto riguardava le nomine politiche (sul potere del consiglio di stato dei Paesi Bassi) non si poteva decidere nulla senza il parere della reggente Margherita d'Austria. Sul nodo religioso il sovrano si diceva pronto a nominare una commissione di esperti che discutessero circa il modo migliore per punire gli eretici, senza però definire la composizione e le funzioni di questo nuovo organo. Filippo non intendeva affatto offrire alcuna possibilità alla suddetta commissione di trasformarsi in una sorta di pubblica istanza dove i protestanti avessero potuto sostenere le proprie ragioni, non voleva quindi nessuna mitigazione dei castighi. Inoltre Filippo elargì al conte di Egmont alcuni favori personali con una complessiva rendita di cinquantamila ducati. Tornato a Bruxelles il conte di Egmont assicurò ai colleghi che il re aveva espresso verbalmente il suo consenso ad un allentamento dell'inquisizione e aveva riconosciuto il primato del consiglio di stato. In ogni caso gli alti esponenti politici dei Paesi Bassi sapevano che il re non avrebbe potuto fermarli fino a che non avesse sventato l'assedio turco su Malta.

La rivolta

Ben presto fu chiaro che il conte di Egmont aveva frainteso le reali intenzioni di Filippo II e così i nobili cessarono di collaborare con la reggente e tennero una serie di incontri informali a Spa, nei pressi di Liegi, per decidere quale azione intraprendere in caso di un rifiuto perentorio del sovrano. Il sovrano, tuttavia, non intervenne nei Paesi Bassi prima del 1565, in quanto incombeva sull'impero spagnolo la minaccia turca a Malta. Una volta assicuratosi che l'isola fosse al sicuro, manifestò però le sue reali intenzioni: gli eretici dovevano continuare ad essere perseguitati. Nel dicembre del 1565, i nobili riuniti precedentemente a Spa prepararono una petizione per chiedere la soppressione dell'Inquisizione e una mitigazione delle leggi sugli eretici. Questo atto noto come “Compromesso della Nobiltà” fu firmato da circa un decimo della rappresentanza nobiliare. Il 5 aprile del 1566 trecento confederati armati, definiti sprezzantemente gueux (pezzenti), entrarono a cavallo nel palazzo della reggente Margherita e la costrinsero ad accettare le loro richieste; così ella diede istruzioni agli inquisitori di cessare la propria azione e impose ai magistrati di astenersi dalle leggi sugli eretici fino a nuovo ordine.Parker p. 95 Il 10 agosto in vari centri delle Fiandre Occidentali la popolazione si diede alla devastazione di chiese e monasteri, con il supporto e l'incitamento dei ministri calvinisti. Il primo luogo di culto preso di mira e saccheggiato fu il convento di San Lorenzo a Steenvoorde nel Westhoek. La protesta, da nobiliare, si era estesa al popolo - la cui furia iconoclasta denunciava la larga diffusione del protestantesimo - e ai ceti mercantili emergenti. Questo vuoto istituzionale attirò da tutta Europa gli esponenti delle nuove dottrine che favoriti dal caldo estivo e dall'alto tasso di disoccupazione riuscirono a radunare grandi folle. Circolavano voci incontrollate che annunciavano il passaggio al protestantesimo di metà della popolazione e della presenza di 200.000 uomini in armi contro l'autorità del re.

Il 31 luglio Filippo, per guadagnare tempo, firmò una lettera non vincolante che consentiva la sospensione della persecuzione degli eretici e contemporaneamente stanziò trecentomila ducati affinché la sorellastra Margherita potesse arruolare tredicimila soldati tedeschi. Dall'America infatti era giunto un convoglio carico di argento per un valore di un 1.500.000 ducati; nel frattempo Solimano I, sultano turco, morì e in diverse parti dell'impero ottomano si ebbero insurrezioni e ammutinamenti militari.

Nell'ottobre del 1566 si riunì il Consiglio di Stato spagnolo, tutti i consiglieri del re convennero sulla necessità di usare la forza per ripristinare il controllo del governo.Parker p. 96 – 97

L'arrivo del Duca d'Alba

Filippo II poté organizzare una potente controffensiva: inizialmente furono mobilitati 60.000 fanti e 12.000 cavalieri sotto il comando del duca d'Alba, ma essendo in pieno inverno le truppe spagnole, operanti in Italia, arrivarono nelle regioni fiamminghe solo nel 1567.

I “pezzenti” tentarono allora di arruolare dissidenti in Francia e in Germania, ma furono sgominati ad Oosterweel e tutte le città ribelli furono costrette alla sottomissione.