Biografia Nato nella cittadina costiera istriana di Rovigno nel 1927, vi trascorse parte dell'infanzia, fino a quando il padre - carraio - nel 1936 fu costretto a causa di difficoltà economiche a vendere il negozio, trasferendo la famiglia a Pola.

Qui il giovane Ligio incontrò dei problemi di inserimento, giacché la sua lingua materna era l'istrioto, mentre a Pola si parlava l'istro-veneto. Verso la fine della seconda guerra mondiale iniziò a frequentare i giovani antifascisti polesi, diplomandosi nel 1947 all'Istituto Magistrale, nel pieno dell'esodo che colpì l'Istria.

Zanini si iscrisse al Partito Comunista di Jugoslavia (PCJ) iniziando ad insegnare nelle scuole elementari, ma gli venne immediatamente affidato il compito di capoufficio per le scuole italiane presso il Dipartimento dell'Istruzione di Pola. In poco tempo si rese conto che questo incarico gli fu affidato in quanto - giovane ed inesperto - poteva essere facilmente influenzato dai funzionari sloveni e croati: da qui Zanini iniziò un percorso di amara riflessione sulle manipolazioni delle ideologie, e nel 1948 - nel pieno del turbolento periodo della rottura fra Tito e Stalin e dalla caccia al cominformista in Jugoslavia - decise di condannare entrambe le posizioni in lotta, dimettendosi dal PCJ. Continuò peraltro a definirsi antifascista, internazionalista e consiliarista.

Questa decisione gli costò l'arresto: a gennaio del 1949 la polizia segreta jugoslavia lo internò nelle carceri di Pola, poi a giugno dello stesso anno - in seguito ad un processo sommario - venne condannato a tredici mesi di lavori forzati presso il campo di concentramento di Goli Otok. La pena si prolungherà e Zanini in definitiva trascorrerà quasi tre anni ai lavori forzati: un'esperienza che lo segnerà profondamente.

Nel 1952 ritornò in libertà sotto l'impegno di non parlare a nessuno delle terribili esperienze vissute nell'isola, passando quindi un periodo di cosiddetta "libertà sorvegliata". Venne costretto a lavorare come magazziniere nel cantiere navale "Stella Rossa" di Pola e gli fu espressamente vietato l'insegnamento.

Grazie all'interessamento di amici e intellettuali polesi - che conoscevano la sua produzione poetica, pubblicata non ufficialmente e diffusa in copie dattiloscritte - trovò un nuovo impiego come ragioniere, fino a quando nel 1959 gli fu permesso di tornare ad insegnare. Si trasferì a Salvore, col compito di riattivare la scuola elementare italiana, chiusa nel 1953 per imposizione degli jugoslavi. Nei cinque anni trascorsi nella piccola cittadina, fondò il locale Circolo Italiano di Cultura (oggi Comunità degli Italiani). Nel 1964 ritornò a Rovigno, impiegandosi come contabile, ma nel 1966 si licenziò, vivendo di pesca fino al 1972, quando gli venne offerto un posto come maestro nella scuola elementare di Valle.

Rimarrà a Valle - vicina a Rovigno, così da non essere obbligato a lasciare l'amatissimo paese natale - fino al pensionamento. Nel 1979 si laureò alla Facoltà di Pedagogia dell'Università di Pola.

Ligio Zanini passò gli ultimi anni della sua vita coltivando le due grandissime passioni della sua vita: la pesca e la poesia, mantenendo rapporti epistolari con alcuni poeti italiani, fra i quali spicca l'amicizia fraterna con Biagio Marin, che alcuni critici come Bruno Maier affiancarono proprio a Zanini.

Colpito da un male incurabile, Ligio Zanini morì nell'ospedale di Pola il 1º luglio 1993.

Poetica È lo stesso Zanini a indicare le coordinate di delimitazione geografica e tematica della sua opera: un "triangolo di terra e acqua", del quale fornisce puntuali e minuziose descrizioni. L'enumerazione di boschi, monti, paesi, chiese, canali, cale, insenature, scogli, tratti di costa, isolotti, fondali, secche si sussegue a ritmo serrato, suggerendo da un lato un senso d'immediatezza con la realtà locale, dall'altro - al lettore forestiero - un'idea di fantastico esotismo. Nel suo dichiarato intento di farsi capire, spesso Zanini aggiunge delle note a piè di pagina, traducendo anche tutte le liriche - scritte originariamente in istrioto - nella lingua italiana.

Con questa opera tassonomica, Zanini cerca non solo di introdurre il lettore nel suo mondo, ma di salvaguardare altresì - almeno dal punto di vista della memoria - il dialetto rovignese, spazzato via dal mutamento radicale della componente etnica della cittadina in seguito all'esodo della grandissima parte della popolazione autoctona.

Zanini cerca di rapportarsi anche col nuovo abitante rovignese di lingua slava, pur rendendosi conto che il suo operato ha oramai una valenza di "trasmissione di una memoria intrasmissibile", e che non può di conseguenza modificare il senso della storia.

I tre piani di lettura Sotto la scorza del tessuto narrativo legato alla concretezza e all'immediatezza del mondo circostante, Zanini in realtà compie una serie di passaggi analogici:

Il primo piano è quello descrittivo: i pesci della poesia sono reali, la sporcizia che uccide le loro uova è l'inquinamento, è l'uomo in generale a causare quindi la loro estinzione; il secondo piano di lettura è quello allegorico, laddove i pesci rappresentano i rovignesi autoctoni, andati via in gran parte dopo il 1945 con l'esodo, e pochi dei rimasti riescono a rimanere sé stessi, a diventare adulti: gli altri vengono raccolti, e cioè assimilati. Il terzo piano di lettura è dato dall'universalità del messaggio, rivolto ad un indistinto lettore cui viene suggerita l'attenzione nei confronti di una tematica che potrebbe ripetersi - e di fatto si è ripetuta - in molti altri posti e in diversi tempi.

Rapporto col mare Il mare per Zanini ebbe un'importanza fondamentale: trasparente metafora della vita, può essere calmo e limpido oppure agitato e torbido: e così come sono gli agenti atmosferici a turbare la tranquillità delle onde, così anche la vita è squilibrata dai rapporti interpersonali, che possono coinvolgere le singole persone, le classi sociali, le etnie, le nazioni.

Zanini ha deciso per sé stesso di essere un outsider: dopo essersi liberato dalle giovanili infatuazioni ideologico/comuniste, vive la vita affermando che "ognuno ha da essere il primo uomo di sé stesso"Dalla lirica El Sul, par nui, el va in saco (Il Sole, per noi, va in sacco), in Cun la prua al vento, Scheiwiller, Milano 1993.. Quindi egli si mette alla prova, così come testimoniato in una serie di poesie di carattere marinaresco, nelle quali sfida il mare con la barca o nel corso di un'avventura di pesca.

Radicalismo Provato dalla terribile esperienza di reclusione a Goli Otok, e non dimenticando nemmeno il dramma della dittatura fascista, Zanini cerca di porsi oltre queste esperienze, dimostrando una fortissima carica critica. Dopo il 1980, con la morte di Tito, Zanini si libera da una serie di remore stilistiche e dialettiche, ritenendo che i tempi stessero per cambiare: nella sua poetica si limita il contenuto allegorico, e il discorso è molto più diretto. La denuncia nei confronti dei nazionalismi è aperta, l'antagonismo contro i potenti è di immediata percezione.

Credo cattolico e comunista e la speranza C'è comunque un momento in cui -per Zanini- ogni persona va considerata in modo più indulgente: di fronte alla morte tutti, anche i grandi peccatori, anche i potenti, meritano una sincera pietà. Zanini perdona, ma non dimentica, perché la sua è contestualmente misericordia cristiana e memoria storica. La religiosità di Zanini è frutto di un cammino di ricerca personale, sorretto da un'autonoma interpretazione dei precetti biblici, non fidandosi per nulla della chiesa-istituzione.

Anche nei confronti del comunismo Zanini nutre un simile approccio: ne delegittima le istituzioni, la sua manifestazione concreta, ma pensa in termini positivi ai concetti di "fratellanza" e di "uguaglianza".

A ciò si collega la tematica della "speranza": una fiducia comunque riposta da Zanini sia in Dio che negli uomini, che in un ipotetico futuro del quale non si conoscono i contorni potrebbero finalmente trovare quella pace che a lui fu negata.

Martin Muma Importanza del romanzo Martin Muma è l'unico romanzo di Ligio Zanini. Scritto in lingua italiana per l'esigenza di spiegare e cercare di farsi capire da un pubblico più vasto, per il tramite della narrazione di vicende strettamente legate al percorso umano dell'autore è divenuto la più importante e profonda rappresentazione letteraria di un popolo lacerato e disperso, quello Istriano, e segnatamente di quella componente rimasta nella sua terra e costretta a perdere tutte le coordinate della propria esistenza. È un romanzo di passaggio, composto da un autore che visse parte della propria vita come cittadino italiano, e poi come cittadino jugoslavo; composto in un arco temporale di anni, Martin Muma rimase inedito fino quasi alla morte di Zanini: testo troppo problematico per esser pubblicato durante gli anni della dittatura comunista per la molteplicità di tematiche "proibite", fu uno dei primi scritti a denunciare le terribili sorti dei deportati a Goli Otok, durissimo campo di lavoro ove morirono di stenti migliaia di cominformisti ed oppositori veri o presunti del regime, la cui esistenza era ignota nella Jugoslavia di Tito.

I tre aspetti della narrazione Martin Muma si sviluppa attraverso tre aspetti della narrazione, riconoscibili distintamente. Il primo aspetto si traduce nella descrizione dell'ambiente popolare, protettivo e materno, fatto di affetti, buoni sentimenti, onesto lavoro e semplicità. Il secondo aspetto è caratterizzato dall'irruzione in quel mondo di una realtà avversa ed ostile: le contrapposizioni etnico-politiche, gli orrori della guerra, le persecuzioni nazifasciste, l'entrata a Pola dei partigiani di Tito (chiamati širikolo a ragione del canto che accompagnava una diffusissima danza popolare slava - il kolo - completamente ignota e perfino oscura e intimidatoria per i polesani), considerata come preludio di un'altra occupazione. Il terzo aspetto è dato dal continuo fantasticare di Martino (il protagonista), che introduce in una dimensione speculare della realtà vissuta dal protagonista, di eccezionale ricchezza e profondità.

Chi è Martin Muma

Con questa citazione nella prefazione della seconda edizione del libro, si spiega il suo particolare titolo: Martin Muma è un personaggio - nato dall'inventiva di Pier Lorenzo De Vita - del Corriere dei Piccoli degli anni '30 del '900, l'uomo portato qua e là dal vento della vita, trovatosi quasi ignaro e totalmente imbelle all'interno di un meccanismo più grande di lui. Per singolare e voluta correlazione, nel dialetto di Rovigno "Martin" è il nome dei piccioni del gabbiano, "goffi e petulanti (...). Proprio Martino, il Rovignese che la sua gente, già per il nome che porta, lo considera un individuo privo d'astuzia; impressione che trova conferma alla fine della lettura della 'storia'"L.Zanini, Martin Muma, p. 320.; "mouma" invece significa scimmia: il "quadrumane che grazie alla propria agilità e intelligenza riesce a vivere in un ambiente spesso ostile, per la presenza di animali feroci. Senza violenza, quel ch'è più importante"L.Zanini, Martin Muma, pp. 320-321.. Martin Muma è quindi lo stesso Zanini, perennemente e ingenuamente alla ricerca del perché le cose accadono in un certo modo, segnato dagli eventi della micro e della macrostoria, che suo malgrado passò con la forza d'un uragano nelle terre istriane.