Oltre a unire nella rappresentazione topografica architettura e natura, i suoi dipinti sono il risultato di un'attenta resa atmosferica, della scelta di precise condizioni di luce per ogni particolare momento della giornata e di un'indagine condotta con criteri di scientifica oggettività, realizzati nel periodo della più ampia diffusione delle idee razionalistiche dell'Illuminismo. Insistendo sul valore matematico della prospettiva, per dipingere le sue opere l'artista si avvaleva talvolta della camera ottica.

Biografia Nascita e formazione

Giovanni Antonio Canal Nacque a Venezia da Bernardo quondam Cesare Canal e Artemisia Barbieri. Esisteva una famiglia Canal ascritta al patriziato, ma quasi certamente non aveva legami con quella di Giovanni Antonio che comunque era benestante.. Il soprannome "Canaletto" gli fu dato forse per distinguerlo dal padre, anch'egli pittore (di scenografie teatrali), o forse per la bassa statura.

Fu proprio dal padre che il giovane venne avviato alla pittura. Così come il padre, anche il fratello maggiore, Cristoforo, dipingeva i fondali per il teatro. Antonio cominciò a collaborare con loro e nel 1716 ricevette le prime commissioni: i fondali per alcune opere di Antonio Vivaldi. Tra il 1718 e il 1720, insieme a Bernardo e a Cristoforo, si trasferì a Roma per realizzare le scene di due drammi teatrali di Alessandro Scarlatti.

Il viaggio a Roma fu decisivo, in quanto proprio a Roma ebbe i primi contatti con i pittori vedutisti. In particolare, i suoi modelli di riferimento erano tre importanti artisti che si cimentarono con il genere della veduta: Viviano Codazzi, che Antonio non poté conoscere da vivo in quanto scomparso nel 1670, Giovanni Paolo Pannini, famoso per le sue vedute fantastiche, molte delle quali ispirate alle antichità romane, e Caspar van Wittel, olandese, considerato tra i padri del vedutismo.

Non è possibile attribuire un peso più o meno importante a ognuno dei tre; certo è che il giovane Canal trasse notevoli spunti e suggestioni dalle loro opere e nel frattempo continuò a perfezionare la sua tecnica. Agli anni del soggiorno a Roma risalgono le prime opere a lui attribuite (benché non ci sia grande certezza): la Santa Maria d'Aracoeli e il Campidoglio e il Tempio di Antonino e Faustina, in cui stava appena iniziando a prendere dimestichezza con il genere della veduta, come si vede dalla non impeccabile resa prospettica.

Le prime importanti committenze a Venezia

Tornato nella città natale, il Canaletto strinse contatti con i vedutisti veneziani, tra i quali spiccavano i nomi di Luca Carlevarijs e di Marco Ricci, e si dedicò a tempo pieno alla pittura di vedute. Ai primi anni venti del Settecento risalgono quattro importanti opere che entrarono a far parte delle collezioni dei reali del Liechtenstein: il Canal Grande verso il ponte di Rialto, giocato sui contrasti tra luce e ombra, il Bacino di San Marco dalla Giudecca, una Piazza San Marco che rappresenta una delle prime realizzazioni della famosa piazza che sarà poi uno dei soggetti preferiti di Canaletto, e il Rio dei Mendicanti, interessante in quanto raffigura un rione popolare, nel quale viveva un suo parente, Gaspare di Francesco da Canal, che sposò nel 1709 Anzola del Pio Loco della Pietà, un'allieva di Antonio Vivaldi. Del 1723 sono le prime due opere firmate e la cui data è certa: due Capricci, ossia raffigurazioni di elementi tratti dalla realtà insieme a elementi di fantasia, ambedue conservati in collezioni private.

Grazie alla sua notevole abilità e alla sua tecnica che nel giro di pochi anni aveva fatto grandi progressi, il Canaletto riuscì in breve tempo a diventare uno dei pittori più affermati di Venezia, e nel corso della seconda metà degli anni venti le committenze crebbero. Uno dei primi importanti committenti fu il mercante lucchese Stefano Conti, che attraverso la mediazione del pittore Alessandro Marchesini fece realizzare al Canaletto quattro opere, tra le quali una veduta di Campo Santi Giovanni e Paolo. Al 1727 risale la prima composizione a carattere celebrativo, il Ricevimento dell'ambasciatore francese a Palazzo Ducale, conservata all'Ermitage di San Pietroburgo: è la prima di una lunga serie di opere che, descrivendo le feste della Repubblica di Venezia, riescono a dare un'immagine del lusso e dello splendore delle celebrazioni della Serenissima.

Un altro importante cliente di Canaletto in questi anni fu il feldmaresciallo Johann Matthias von der Schulenburg, che prestò servizio per la Repubblica di Venezia e ne riformò l'esercito. Appassionato di arte, nella sua residenza di Ca' Loredan sulle rive del Canal Grande raccolse un'importante collezione, nella quale figuravano opere di artisti come Raffaello, Correggio, Giorgione, Giulio Romano e altri. Tra le opere commissionate da Schulenburg a Giovanni Antonio Canal una veduta di Corfù, che celebra la vittoria ottenuta dal tedesco nell'isola greca contro gli Ottomani, e una Riva degli Schiavoni, conservata al Sir John Soane's Museum di Londra.

Molte opere realizzate dal Canaletto durante la prima fase della sua carriera, al contrario delle abitudini del tempo, furono dipinte "dal vero" (piuttosto che da abbozzi e da studi presi sul luogo per poi essere rielaborati nello studio dell'artista). Per alcune delle sue opere tarde tornò a questa abitudine, suggerita dalla tendenza per le figure distanti a essere dipinte come macchie di colore: un effetto prodotto dall'uso della camera oscura, che confonde gli oggetti distanti. I dipinti di Canaletto comunque si distinguono sempre per la loro grande accuratezza.

L'incontro con Joseph Smith Acquisita una notevole fama, il Canaletto cominciò a essere notato dagli inglesi: durante il Settecento Venezia era molto frequentata dai giovani dell'aristocrazia britannica che svolgevano il loro Grand Tour, del quale la città lagunare era una delle tappe preferite. I primi contatti con i committenti inglesi si devono all'appoggio di Owen McSwiny, impresario teatrale e mercante d'arte irlandese. Oltre alle vedute, sul finire degli anni venti il Canaletto cominciò a cimentarsi con il genere delle rappresentazioni celebrative, tra le quali spicca uno dei suoi capolavori più famosi, Il Bucintoro al Molo il giorno dell'Ascensione, datato 1729, conservato a Barnard Castle, in Inghilterra. L'opera raffigura quella che era forse la festa maggiormente sentita dai veneziani, e cioè lo sposalizio del mare, che si teneva ogni anno il giorno dell'Ascensione. Nel dipinto l'artista raffigura il ritorno del Bucintoro verso Palazzo Ducale con la grande nave da parata attorniata dalle imbarcazioni del corteo. I dipinti celebrativi di Canaletto sono assai spettacolari e offrono una tangibile testimonianza dello splendore delle celebrazioni della Serenissima, che continuava a cullarsi sui suoi fasti nonostante si stesse avviando verso un declino irreversibile, che si sarebbe concluso nel 1797 con la fine della millenaria indipendenza della Repubblica.

Nel frattempo Giovanni Antonio Canal entrò in contatto con Joseph Smith, personaggio rivelatosi poi decisivo per la carriera dell'artista. Ricchissimo collezionista d'arte e poi console britannico a Venezia tra il 1744 e il 1760, Smith divenne il principale intermediario tra il Canaletto e i collezionisti inglesi. Inizialmente questi fu cliente, uno tra i più facoltosi, e quindi durante i primi anni del loro rapporto il Canaletto realizzò anche per lui alcune opere, come la Regata sul Canal Grande e un suggestivo Interno di San Marco di notte (uno dei pochi dipinti notturni della produzione dell'artista): sono due opere celebrative, risalenti ai primi anni trenta e conservate nelle collezioni dei reali d'Inghilterra. Successivamente Smith svolse il ruolo di mecenate e di intermediario con la ricca clientela inglese, anche per facilitare i rapporti con essa, visto che, secondo le fonti dell'epoca, il Canaletto non aveva un carattere particolarmente affabile. L'attività di Joseph Smith raggiunse il culmine nella seconda metà degli anni trenta: importanti nobili come il conte di Fitzwilliam, il duca di Bedford, il duca di Leeds e il conte di Carlisle iniziarono a richiedere i quadri di Canaletto.

A questo periodo risalgono importanti quadri come Il doge alla festa di san Rocco, altra opera dal carattere celebrativo, conservata alla National Gallery di Londra, e un'altra veduta di piazza San Marco, conservata a Cambridge negli Stati Uniti, interessante perché permette un confronto diretto con la veduta che apparteneva ai reali del Liechtenstein e rivela così i progressi fatti dal Canaletto in circa dieci anni. Altre opere realizzate per i committenti inglesi sono la Riva degli Schiavoni verso est, risalente al 1738-40 circa e conservata nei musei del Castello Sforzesco di Milano, una veduta di Piazza San Marco verso sud-est, conservata a Washington e una veduta dell'angolo nord-est della principale piazza di Venezia, conservata a Ottawa.

Il trasferimento in Inghilterra

Verso il 1740, quando la guerra di successione austriaca (1741-1748) portò a un forte decremento dei visitatori britannici a Venezia, il mercato di Canaletto si ridusse drasticamente. Smith non riusciva più a garantirgli l'elevato numero dei clienti di un tempo, anche perché ormai tutti i più importanti committenti inglesi che frequentavano Venezia avevano acquistato parecchie sue opere. Perciò nel 1746 Canaletto stesso decise di trasferirsi a Londra: nella lettera al suo primo "agente", Owen McSwiny, lo prega di introdurlo presso il duca di Richmond, che tra l'altro era già stato cliente di Canaletto durante gli anni venti.

Canaletto cominciò quindi a creare rapporti diretti con i nuovi clienti, tra i quali il principe boemo Johann Georg Christian von Lobkowitz e il nobile inglese Hugh Percy, futuro duca di Northumberland. Accolto con iniziale diffidenza, riuscì a ricevere comunque diverse commissioni da parte dell'aristocrazia inglese. Tra le opere di questi anni Il Parco di Badminton da Badminton House del 1748, realizzato per Charles Somerset, quarto duca di Beaufort. Si tratta di un dipinto interessante perché mostra un Canaletto diverso: se infatti l'artista era abituato a dipingere gli scorci urbani di una Venezia ricca di edifici e piena di persone indaffarate, in Inghilterra cominciò a raffigurare i tipici paesaggi calmi e privi di architetture complesse della brughiera inglese. Esemplificativi in tal senso sono anche alcuni dipinti come Il castello di Warwick, realizzato per Francis Greville Brooke, futuro duca di Warwick, e alcune vedute del Tamigi, nelle quali il pittore poteva utilizzare gli artifici di cui si serviva per raffigurare i canali e i bacini di Venezia.

Interessante è anche un dipinto a scopo celebrativo conservato presso l'Abbazia di Westminster che raffigura l'abbazia stessa con la processione dei cavalieri dell'Ordine del Bagno, in cui Canaletto si servì della sua esperienza maturata nel dipingere le lussuose feste della Repubblica di Venezia. Dopo aver interrotto il soggiorno inglese una prima volta nel 1750 e una seconda nel 1753, il pittore fece ritorno a Londra e strinse rapporti con Thomas Hollis, uno dei più importanti committenti del periodo inglese, per cui dipinse il Ponte di Walton e L'interno della rotonda di Ranelagh, quest'ultimo uno dei rari interni realizzati dal pittore.

Il ritorno a Venezia e gli ultimi anni