Descrizione Intrappolata per tre giorni nell'acqua, fango e altri detriti della propria casa, Omayra catturò l'attenzione dei mass media quando i volontari sul luogo raccontarono della bambina che non erano riusciti a salvare. I filmati di Omayra che parla con i volontari, sorride e gesticola davanti alla telecamera fecero il giro del mondo. Il suo "coraggio e dignità" commossero molti operatori umanitari, che le si riunivano intorno per incoraggiarla e pregare per lei. Dopo sessanta ore di lotta, Omayra soccombette alla gangrena e all'ipotermia. La sua fine sottolineò il fallimento del governo a rispondere prontamente all'emergenza.<ref></small></ref>

Omayra viene ricordata in particolare per una foto scattata prima di morire dal fotoreporter Frank Fournier. Quell'immagine provocò in tutto il mondo polemiche e indignazione contro il governo colombiano, accusato di aver ignorato i segnali di allarme sui rischi di una possibile eruzione del vulcano Nevado del Ruiz.

Il racconto De barro estamos hechos di Isabel Allende, contenuto nella raccolta Eva Luna racconta, è proprio basato su questi eventi ed è raccontato dal punto di vista di un uomo presente alla morte di Omayra. La Allende in seguito ha scritto della sua ispirazione per la storia: "I suoi [di Omayra] grandi occhi neri, pieni di rassegnazione e saggezza, ancora mi perseguitano nei miei sogni. Scrivere questa storia non è servito ad esorcizzare il suo fantasma."Correas de Zapata and Sayers Peden, p. 76.

Sul luogo in cui sorgeva la città di Armero, è stato creato un memoriale del disastro, in cui un piccolo mausoleo è stato dedicato proprio alla memoria di Omayra. In occasione dei venti anni del disastro alcuni quotidiani e riviste locali hanno commemorato sia l'evento, sia la morte della bambina.

Note

Voci correlate Tragedia di Armero

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