La storia del giornalismo britannico si sviluppa lungo vari secoli, a partire dall'apparizione delle prime gazzette, avvenuta all'inizio del XVII secolo.

Origini In Inghilterra i primi giornali furono chiamati newsbooks (“libri di notizie”) oppure newssheets (“fogli di notizie”). Contavano generalmente 16 pagine ed erano venduti a 1 penny. Il primo “libro di notizie” apparve nel 1622 con il titolo Weekely Newes from Italy, Germanie , Hungaria, Bohemia, the Palatinate, France & the Low Countries, opera dello stampatore Nathaniel Butter.. Si trattava della traduzione di un giornale olandese, il Courante uyt Italien, Duytslandt &c. di Amsterdam. I giornali erano venduti quasi esclusivamente su abbonamento. Se uno stampatore riusciva a ottenere il privilegio dell'esenzione dall'affrancatura postale, spediva il proprio giornale franco posta. I giornali circolavano dunque come “lettere di notizie” utilizzando il servizio postale. In ogni città, però, solamente uno-due stampatori avevano questo privilegio. Durante la guerra civile apparve uno dei primi periodici in assoluto della stampa britannica, il Mercurius Aulicus (1643-45). Nel 1644 John Milton pubblicò il suo Areopagitica, una grande perorazione in favore della libertà di stampa.

Nel 1665 apparve il primo giornale pubblicato a cadenze regolari, la «Oxford Gazette» (poi «London Gazette»). Ne era proprietario e compilatore Henry Muddiman. I nomi dei giornali inglesi dell'epoca erano: Courant, News (Newes), Mercury, Post, Gazette. Una caratteristica della stampa britannica fu la precoce scoperta della pubblicità, un'opportunità favorita dall'aumento costante dei commerci. I primi giornali inglesi a pubblicare annunci pubblicitari furono il «Weekely Relations of Newes» e il «Mercurius Britanicus». Il primo annuncio relativo al tè apparve nel 1658..

Dal 1660 al 1685 regnò in Inghilterra Carlo II Stuart. Il nuovo re restaurò la monarchia dopo il periodo di Cromwell e nel 1662 fece ripristinare la censura preventiva: in quell'anno il Parlamento approvò il Licensing Act. La legge attribuì notevoli privilegi alla corporazione degli stampatori e cartolai di Londra (Stationers' Company). Nessun giornale poteva essere stampato senza l'assenso della corporazione. Come avveniva nel resto d'Europa, si autorizzò la pubblicazione di una sola “gazzetta ufficiale”, cioè una gazzetta che riceveva notizie ufficiali in via esclusiva ed era l'unica che aveva accesso agli uffici governativi. Nell'isola questo giornale fu la «London Gazette». La corporazione - utilizzando il potere di censura conferitole dalla legge - bloccò la pubblicazione di numerosi libelli.

Il Licensing Act doveva essere periodicamente rinnovato dalla Camera dei comuni. Nel 1693 l'assemblea legislativa decise che la legge sarebbe stata rinnovata per soli due anni. Nel maggio 1695 la censura preventiva cessò quindi di esistere.. Rimase una sola restrizione: non si poteva confutare la politica del governo e mettere in cattiva luce gli ambasciatori delle nazioni estere e, in genere, i rappresentanti ufficiali degli Stati esteri in visita ufficiale sul suolo britannico. La legge sulla diffamazione metteva a tacere gli organi di stampa che si spingevano troppo in là nella critica all'esecutivo..

Il XVIII secolo

Nel 1702 nacque il primo quotidiano britannico. Si chiamò «Daily Courant» ed era composto da un unico foglio stampato su una facciata; il primo numero uscì l'11 marzo. Diretto da Samuel Buckley, il quotidiano si presentò con il motto: "Credibilità e imparzialità" e promosse la distinzione tra fatti e opinioni. Il modello cui si ispirò era ancora quello ufficiale e prestigioso della «London Gazette» che, per effetto della nuova crescita della stampa periodica, vide diminuire la propria tiratura. I canali informativi della Gazette erano quelli ufficiali dei circuiti diplomatici, che immancabilmente si rivelarono più lenti e incompleti degli , che invece rappresentavano le fonti principali degli altri giornali. Di corrente opposta fu invece il di poco successivo «Spectator» (uscì dal marzo 1711 al dicembre 1712), che espose i temi di attualità secondo un'ottica ben precisa e schierata politicamente. Nel 1731 esistevano in Inghilterra 400 giornali.

Fino al 1712 l'unica tassa che riguardava la stampa era il dazio sulla carta, fissato in mezzo pennyUna sterlina era divisa in venti scellini; uno scellino era composto da dodici pence (plurale di penny). alla libbraRimase invariato fino al 1861, anno in cui venne abolito.. Quell'anno furono istituite due nuove tasse: il “diritto di bollo” per ciascun mezzo foglio stampato (Stamp Duty)Se il provvedimento avesse colpito ciascun "foglio stampato", sarebbe stato facilmente aggirato. del valore di un penny, e la tassa sulla pubblicità. Quest'ultima era molto onerosa: uno scellino per ogni inserzione pubblicitaria. La tassa andava a colpire la principale fonte di sostentamento dei giornali: i critici accusarono il governo di voler imbavagliare la stampa. Infatti la pubblicità quasi scomparve dai giornali e molti di essi dovettero chiudere. I rimanenti dovettero aumentare il prezzo di vendita e quindi perdere i lettori dei ceti popolari.. Nel giro di qualche anno, però, si ebbe un'inversione di tendenza: le copie vendute ricominciarono a salire progressivamente. La contromossa del governo fu, nel 1776, l'aumento dell'imposta di bollo da 1 penny a 1 penny e mezzo.

Alla metà del secolo i quotidiani si concentravano sulle notizie politiche o commerciali (adatte agli interessi della classe media)Gli inserzionisti pubblicitari erano gli imprenditori e i produttori: in massima parte appartenenti alla classe media., mentre i settimanali fornivano notizie di carattere più generale. Alla fine del secolo, dei nove giornali pubblicati a Londra, cinque erano fogli di sole inserzioni pubblicitarie. Altri giornali dedicavano la maggior parte del loro spazio alla pubblicità.. Nella seconda metà del secolo apparvero dei grandi talenti giornalistici sulla scena britannica: John Bell (1745–1831), che fu co-fondatore nel 1772 del «Morning Post» e sei anni dopo lanciò il fortunato «World». James Perry divenne nel 1789 proprietario e direttore del «Morning Chronicle» e lo fece diventare il giornale più letto del suo tempo. John Walter, un ex mercante di carbone, lanciò il «Daily Universal Register» nel 1785. La testata iniziale poco tempo dopo mutò in «The Times». Nei primi anni conteneva soprattutto pubblicità; quando qualche anno dopo ebbe raggiunta una solida base finanziaria, divenne un quotidiano generalista.. Nel 1788 apparve il primo quotidiano del pomeriggio: era intitolato «Star and Evening Advertiser».. L'idea era quella di fornire per primi le notizie relative ai fatti accaduti nello stesso giorno in cui si erano verificati.

Nel XVIII secolo comparirono davanti a un giudice con l'accusa di diffamazione: Jonathan Swift, accusato di aver attaccato i ministri whig dalle colonne dell'«Examiner»Swift pubblicò sull'«Examiner» (il giornale che dirigeva) un articolo dal titolo The conduct of the allies.; JuniusPolemista anonimo, criticò il governo di re Giorgio III. Pubblicò le sue opinioni sotto forma di lettera al giornale «Public Advertiser». (uno pseudonimo), per un attacco a William Murray, presidente della Corte Superiore di Giustizia (Lord Chief Justice); John Wilkes, che finì in prigione due volte: nel 1763 per le critiche fatte al governo (fece cadere il ministero di John Stuart) e nel 1768. Grazie alla sua ostinazione, riuscì a far riconoscere la libertà dei giornali di criticare il governo. Verso la fine del secolo l'incipiente rivoluzione industriale, favorendo lo sviluppo di nuove tecnologie meccaniche, rese possibile l'aumento della tiratura dei giornali. Aumentò anche la quantità di inserzioni pubblicitarie e, di conseguenza, salì la redditività di molte testate. Raggiunta una più solida base finanziaria, i quotidiani londinesi ebbero la forza di criticare le scelte del governo sui temi più scottanti dell'epoca (la guerra d'indipendenza americana e la rivoluzione francese)Entrambe portarono, nei rispettivi Paesi, alla dichiarazione ufficiale della libertà di stampa.. La stampa britannica ottenne un primo, grande risultato: i lavori del Parlamento furono desecretati e resi pubblici. I giornalisti poterono così riferire ai lettori tutti i discorsi e i pronunciamenti resi alla Camera dei Comuni e alla Camera dei Lord. La risposta del governo fu il raddoppio della tassa sulla pubblicità, che passò da 1 a 2 scellini per ogni annuncio (quando all'epoca una copia del “Times” costava 4 pence). Nel 1789 fu deciso un inasprimento anche del diritto di bollo, che salì a 2 pence (in sostanza, la metà del ricavato della vendita di un quotidiano andava allo Stato).

Nel 1792 fu approvato il Fox's Libel Act, in base al quale le cause per diffamazione vennero sottratte alla giustizia ordinaria e assegnate a un giurì composto da magistrati non nominati dal governo. Anche questa fu una vittoria della libertà di stampa.

Il XIX secolo +Tiratura annuale della stampa periodica britannicaAnnoCopie1753 7 milioni1760 7,5 milioni1776 12,3 milioni1790 15 milioni1811 24,4 milioni1833 33 milioni

Per antica tradizione, in Inghilterra i quotidiani non escono la domenica. Ma, dato l'interesse del pubblico per le notizie, questo spazio non poteva rimanere vuoto: nacquero infatti dei giornali che uscivano esclusivamente nel giorno festivo. Già nei primi decenni del XIX secolo i domenicali ebbero una presenza stabile nel panorama britannico. Alcuni nomi: l'«Observer» (1791), il «Weekly Dispatch» (1801) e il «Sunday Times» (1822). Nel 1843 vide la luce il «News of the World»Fu fondato dal figlio di John Bell, John Browne Bell.. Nella storia della stampa britannica ebbero sempre una tiratura superiore dei quotidiani. Si può dire che la crescita dei giornali inglesi nell'Ottocento sia stata trainata dai domenicali. Infatti, il primo giornale (britannico e del mondo) a superare la tiratura di un milione di copie fu un domenicale, il Lolyd's Weekly Newspaper nel 1890Fu fondato da Edward Lloyd nel 1842. Raggiunse il milione di copie nello stesso anno in cui morì il fondatore.. Fino alla metà del XX secolo i domenicali riportarono anche le notizie degli altri giorni della settimana.. Per quanto riguarda le pubblicazioni nei giorni lavorativi, il quotidiano maggiormente rappresentativo della storia britannica è il già citato «Times», fondato nel 1785 da John Walter: conobbe il periodo di maggior sviluppo negli anni fra il 1803 e il 1843, sotto la guida di John Walter II. Un altro importante quotidiano di questo periodo fu il «Morning Post» (1772-1937, anch'esso già citato), nato negli ambienti dell'aristocrazia britannicaAlgernon Borthwick divenne direttore del «Morning Post» nel 1852 e ne fece rivivere le fortune. Nel 1877 ne divenne proprietario.. Nel 1828 nacque il settimanale «The Spectator», destinato a diventare il periodico d'informazione più longevo della storia.