La peste del 1630 fu un'epidemia di peste bubbonica diffusasi in Italia nel periodo tra il 1629 e il 1633 che colpì diverse zone del Settentrione, il Granducato di Toscana, la Repubblica di Lucca e la Svizzera, con la massima diffusione nell'anno 1630. Il Ducato di Milano, e quindi la sua capitale, fu uno degli Stati più gravemente colpiti. Si stima che in Italia settentrionale tra il 1630 e il 1631 morirono per la peste 1.100.000 persone su una popolazione complessiva di circa 4 milioni..
L'epidemia è nota in Italia come peste manzoniana perché venne ampiamente descritta da Alessandro Manzoni nel romanzo I promessi sposi e nel saggio storico Storia della colonna infame mentre all'Estero è ricordata come "Peste Italiana": en. Italian Plague o Great Plague of Milan; es. Plaga italiana o La gran peste de Milán.
Precedenti storici e consapevolezza sociale L'epidemia di peste che flagellò l'Italia nel quinquennio 1629-1633 fu solo una delle epidemie di peste che investirono l'Europa nel corso del XVII secolo: un primo focolaio s'era già riscontrato a Londra al principio del secolo, mietendo oltre vittimeGraunt John (1759), Collection of Yearly Bills of Mortality, from 1657 to 1758 Inclusive, Londra, Millard.; dopo toccò alla Sicilia (1624) e alla FranciaParker G (2001), Europe in Crisis: 1598-1648, Wiley, p. 7., ove la peste esplose nel 1628; dopo l'epidemia italiana, colpì Siviglia tra il 1647 e il 1652, poi l'Impero russo, con un'ecatombe di mortiCollins S (1671), The Present State of Russia, Londra., e tornò a colpire la Penisola nel 1656; nel 1661 fu l'Impero ottomano ad esserne pesantemente colpito; tra il 1663 e il 1664, un'epidemia si propagò nella repubblica olandese uccidendo persone nella sola Amsterdam.. La grande peste di Londra colpì la capitale inglese tra il 1665 e il 1666, causando la morte di un numero di persone compreso tra e , vale a dire più di un quinto dell'intera popolazione della città.; Malta fu investita nel biennio 1675-1676Tully JD (1821), The History of Plague: As it Has Lately Appeared in the Islands of Malta, Gozo, Corfu, Cephalonia, Etc. Detailing Important Facts, Illustrative of the Specific Contagion of that Disease, with Particulars of the Means Adopted for Its Eradication, Londra, Longman, Hurst, Rees, Orme & Brown., perdendo il 40% della popolazione urbana; i domini diretti degli Asburgo d'Austria dal 1679 (c.d. "Peste di Vienna") al 1681 (ultimo grande focolaio di peste a Praga). Dall'altra parte del Mediterraneo, sulla costa nordafricana, la città-stato barbaresca di Algeri, grande mercato di schiavi cristiani, venne a più riprese flagellata dalla peste: 1620–21, 1654–57, 1665, 1691.Davis RC (2003), Christian Slaves, Muslim Masters: White Slavery in the Mediterranean, the Barbary Coast and Italy, 1500-1800, Palgrave Macmillan, ISBN 978-0-333-71966-4, p. 18.
Contesto storico Nel biennio 1628-1629 la popolazione dell'Italia settentrionale era afflitta da una delle ricorrenti carestie tipiche di un paese sovrappopolatoD. Sella, Italy in the Seventeenth Century, Londra, Longman, 1997 al tempo della cosiddetta "piccola era glaciale". Contestualmente, il comparto tessile del Ducato di Milano era interessato da una crisi nelle esportazioni, con la conseguenza che in Lombardia si sommò alla penuria di cibo anche la mancanza di liquidità delle classi meno abbienti, costringendo le autorità cittadine a ricorrere a calmieri e/o elargizioni di cibarie: Nel torbido che seguì l'anno 1629 in questa città [Milano] che se ben parve ne fosse cagione la carestia del pane, infatti non fu del tutto essa; nella qual occasione sendo egli comandato di andar alla custodia del prestino di Porta Comasina, e venendogli replicato l'ordine di farne abbassare il prezzo, come esequì, se gli fece inanti un plebeo mezzo nudo, qual li disse, "che giova a me tal abbassamento, non avendo questo danaro da puoterlo comprare per pascer me e tre figlioli. Il mio mestiere è di tessitore, datemi da lavorare, che lo pagherò il maggiore costo per la massa di cittadini che avevano lasciato le campagne deserte per rifugiarsi a mendicare in cittàPer il caso specifico di Milano, ove i poveri giunti dalle campagne vennero addirittura stipati nel Lazzaretto, v.si . Il conseguente declino delle già scarse condizioni igieniche urbane preparò un fertile terreno per il diffondersi di malattie: Roma, per esempio, fu flagellata nel 1629 da un'epidemia di tifo che decimò i poveri ed i deboli mettendo così la città nelle condizioni di superare indenne la successiva sfida della peste..
Nel medesimo periodo, l'Italia si trovò direttamente invischiata negli eventi bellici del grande conflitto che andava flagellando da un decennio l'Europa Continentale e Settentrionale: la Guerra dei trent'anni. La morte di Vincenzo II Gonzaga nel 1627 innescò la Guerra di successione di Mantova e del Monferrato, spostando verso la Pianura Padana un gran numero di truppe francesi e tedesche che saccheggiarono quelle terre, sottraendo cibo alla popolazione e diffondendo il morbo della peste contratto nei territori di provenienza.
Alcuni casi di contagio in Piemonte si ebbero nel 1629 a Brianzone, a San Michele della Chiusa, a Chiomonte e nella stessa città di Torino. Probabilmente questa diffusione in Piemonte dell'epidemia giunse dalle truppe francesi impegnate nei dintorni di Susa. Il successivo passaggio di lanzichenecchi, radunati dal Sacro Romano Impero a Lindau e da lì reindirizzati a Mantova attraverso lo Stato di Milano, diffuse enormemente la peste: ad esempio in Valle d'Aosta il contagio si propagò nel maggio 1630 per il passaggio di quattro reggimenti di lanzi che si accamparono nei dintorni di Aosta.
Il passaggio dei lanzichenecchi
L'Italia settentrionale era un campo di battaglia strategico per il Regno di Francia e la Casa d'Asburgo dal XVI secolo. Il controllo su quest'area permetteva agli Asburgo di minacciare la Linguadoca ed il Delfinato francesi, come pure di proteggere le rotte verso la Spagna. Quando nel dicembre del 1627 morì senza eredi diretti Vincenzo II Gonzaga, duca di Mantova, feudo imperiale soggetto all'autorità di Ferdinando II d'Asburgo, e del Monferrato, regione strategicamente importante per i collegamenti tra la Repubblica di Genova, alleata degli Asburgo di Spagna, ed il ducato di Milano, controllato da Filippo IV di Spagna, la questione della sua successione coinvolse giocoforza i potentati stranieri già contrapposti nella Guerra dei trent'anni da poco avviata. Vincenzo II Gonzaga aveva nominato suo erede Carlo di Rethel, figlio di Ludovico Gonzaga-Nevers, ramo cadetto francese, ma per evitare che una dinastia filo francese si insediasse nel Monferrato, la Spagna si accordò per una spartizione del territorio con il duca Carlo Emanuele I di Savoia. Ebbe così inizio nella primavera del 1628 la guerra di successione di Mantova e del Monferrato. Nel maggio 1628 le forze spagnole guidate dal governatore di Milano Gonzalo Fernández de Córdoba posero sotto assedio Casale, difesa dai francesi.
Nel maggio del 1629 Luigi XIII, terminata in patria la riconquista di La Rochelle, senza dichiarare formalmente guerra alla Spagna scese in Italia, sconfisse Carlo Emanuele presso il colle del Monginevro, (Susa e Chiomonte), liberò Casale dall'assedio, occupò la fortezza di Pinerolo e con il trattato di Susa impose ai Savoia di astenersi dalle ostilità contro il ducato di Mantova. L'intervento diretto dei francesi sul fronte monferrino provocò la reazione di Ferdinando II che inviò parte delle truppe di Albrecht von Wallenstein in Italia in supporto dell'armata spagnola comandata da Ambrogio Spinola, che aveva sostituito Gonzalo Fernández de Córdoba. Approfittando del rientro in patria di Luigi XIII, in settembre l'esercito imperiale al comando di Rambaldo XIII di Collalto scese nella penisola attraverso la Valtellina (territorio già interessato da scontri tra francesi e spagnoli sin dal 1620 - v.si Guerra di Valtellina) muovendo in direzione di Mantova. L'avanzata dei lanzichenecchi, apparentemente inarrestabile nonostante la resistenza dell'armata gonzaghesca, fu notevolmente rallentata proprio dalla peste che covava tra le file dei tedeschi e che ne decimò il numero. Mantova cadde il 18 luglio 1630Cronaca universale della città di Mantova. Volume III. p.543: la maggior parte dei cittadini fu torturata e uccisa e dappertutto venne appiccato il fuoco; poi arrivò la peste. In ultimo, i soldati tedeschi furono richiamati in patria dall'imperatore che aveva sposato in seconde nozze Eleonora Gonzaga.
Scoppio della peste e diffusione nell'Italia settentrionale Origine
Il medico milanese Alessandro Tadino (1580-1661), testimone oculare dell'epidemia, identificò nella città di Lindau, grande mercato presso il quale si radunavano tutte le merci alemanne da destinarsi allo Stato di Milano oltreché luogo di raccolte delle truppe del Collalto, il centro di propagazione dell'epidemia pestifera che avrebbe flagellato l'arco alpino.. Entro il mese di settembre 1629 il morbo si sarebbe diffuso in altre città della Germania meridionale, nella Confederazione elvetica e nei Grigioni..
Altre notizie di peste giungevano già in aprile dai dintorni di Susa, ove il morbo accompagnava le truppe del Regno di Francia impegnate contro la Savoia..
Diffusione Svizzera Nel loro transito verso lo Stato di Milano, i lanzichenecchi vennero fermati nei Grigioni per ordine del Governatore di Milano Gonzalo de Córdoba, contribuendo a diffondervi il morbo che raggiunse Coira.. I territori elvetici erano già in piena epidemia nell'estate: ad esempio le cronache relative al piccolo villaggio di Bondo in Val Bregaglia riportano che in giugno la peste colpì quel piccolo villaggio alpino causando significative morti. L'importante centro di Lucerna riuscì ad evitare il diffondersi dell'epidemia, ma le sue campagne ne furono flagellate.
L'esercito alemanno si portò poi verso la Valtellina, ottenendo il permesso di entrare nello Stato di Milano a causa del forte di Fuentes il 20 settembre 1629..
Stato di Milano
Le testimonianze principali che hanno tramandato i fatti del 1630 del Ducato di Milano sono le cronache del sopracitato Tadino e del canonico Giuseppe Ripamonti (1573-1643), entrambi testimoni diretti della grande pestilenza del 1630 che descrissero in due opere fondamentali per la comprensione di quanto accadde: Tadino diede alle stampe nel 1648 il Raguaglio dell'origine et giornali successi della gran peste contagiosa, venefica, & malefica seguita nella Città di Milano; Ripamonti stampò nel 1640 la cronaca in latino Iosephi Ripamontii canonici Scalensis chronistae vrbis Mediolani De peste quae fuit anno 1630.
Nelle due cronache si trova un riferimento al primo caso di morte per peste nella città di Milano, ma con dettagli diversi: secondo Tadino fu Pietro Antonio Lovato proveniente dal territorio di Lecco ed entrato in città il 22 ottobre.; secondo Ripamonti fu invece Pietro Paolo Locato proveniente da Chiavenna, città già infetta, ed entrato a Milano il 22 novembre: ospitato da una zia a Porta Orientale, si ammalò per morire in capo a due giorni all'Ospedale Maggiore, avendo già infettato gli altri abitanti della casa che morirono anch'essi.. La situazione si mantenne comunque stabile sino all'estate successiva, quando la pestilenza esplose con incredibile virulenza, riempiendo il lazzaretto di malati.
L'epidemia provocò in Milano una recrudescenza delle teorie, già esplose durante la peste del 1576, secondo cui la peste fosse provocata intenzionalmente da degli untori: la cosiddetta "pestis manufacta".
Già il 9 febbraio 1629 si diffuse a Milano la notizia dell'arresto di alcuni frati francesi e anche di un tale che «aveva portato qua in ampolla della peste». Si appurò che il tale era Girolamo Buonincontro, frate apostata proveniente da Ginevra, e che portava con sé solo alcuni innocui medicamenti contro il mal di stomaco..