Le elezioni parlamentari in Romania del 2000 si tennero il 26 novembre per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato.
Le elezioni furono vinte da una coalizione di centro-sinistra formata dal Partito della Democrazia Sociale di Romania e dai partner minori del Partito Umanista Romeno e del Partito Social Democratico Romeno. Il PDSR tornò al potere dopo i quattro anni di governo di centro-destra della Convenzione Democratica Romena, formazione che alle elezioni parlamentari del 2000 non ottenne alcun seggio. Il secondo gruppo più votato fu il Partito Grande Romania, trascinato dalla retorica di Corneliu Vadim Tudor, personaggio estremista ed ultranazionalista che riuscì a capitalizzare il voto di protesta della popolazione. Il PDSR formò un governo con a capo Adrian Năstase che godeva dell'appoggio esterno da parte di altre forze parlamentari.
Entrarono in parlamento i membri appartenenti a 5 liste, oltre a 18 deputati dei partiti delle minoranze etniche.
Le elezioni parlamentari si tennero in concomitanza con il primo turno delle elezioni presidenziali che, al ballottaggio, videro la vittoria del leader del PDSR Ion Iliescu.
Sistema elettorale
Le elezioni si svolsero secondo le disposizioni della legge 68/1992 promulgata nel giugno 1992, che aveva regolato anche la precedenti tornate elettorali del 1992 e del 1996. Avevano diritto al voto i cittadini di almeno 18 anni di età, mentre secondo l'art. 35 della costituzione per candidarsi alle camere erano necessari 23 anni (deputati) e 35 anni (senatori).
Rispetto al 1996 l'ordinanza d'urgenza 129/2000 del 30 giugno 2000 modificò la soglia di sbarramento, portandola nel caso dei singoli partiti al 5% e nel caso delle coalizioni ad una tra l'8% e il 10%, variabile in funzione del numero dei partiti che costituivano la coalizione. Ad ognuno dei partiti delle minoranze etniche era garantito un rappresentante alla camera dei deputati a prescindere dalla soglia di sbarramento, a condizione che ottenessero un numero di voti pari o superiore al 5% del numero medio di voti per l'elezione di un deputato. Il voto prevedeva un sistema su base proporzionale, con l'elezione di un deputato ogni 70.000 abitanti e di un senatore ogni 160.000 abitanti.
Il voto era previsto nell'intervallo orario tra le 7:00 e le 21:00.
Quadro politico
Le precedenti elezioni presidenziali e parlamentari del 1996 furono vinte da Emil Constantinescu e da una coalizione di centro-destra chiamata Convenzione Democratica Romena (CDR), in cui le formazioni principali erano il Partito Nazionale Contadino Cristiano Democratico (PNȚCD) e il Partito Nazionale Liberale (PNL). Dal 1996 al 2000 si susseguirono tre esecutivi sostenuti dalla CDR e dai partner di governo del Partito Democratico (PD) e dell'Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR) che, lungi dal risolvere gli annosi problemi del paese, furono bloccati da continui problemi di tenuta interna della coalizione e non riuscirono neanche a contenere il loro aggravamento. Pur avvicinatasi diplomaticamente agli stati occidentali, la Romania era avvolta nella spirale della crisi economica e occupazionale, causa di costanti scioperi e tentativi di rivolta sociale (come la mineriada del gennaio 1999), fattori appesantiti anche dalla dilagante corruzione della classe politica.
La difficile situazione economico-sociale accelerò la rottura della CDR prima del 2000, anno di celebrazione di nuove elezioni locali, parlamentari e presidenziali. Il PNL lasciò la CDR e partecipò individualmente alle elezioni locali, mentre i partiti di opposizione beneficiarono del malcontento verso la coalizione di governo. La principale forza di centro-sinistra, il Partito della Democrazia Sociale di Romania (PDSR) di Ion Iliescu, infatti, fu chiaramente vincitrice delle elezioni amministrative dell'estate 2000, malgrado la sconfitta registrata a Bucarest contro l'esponente del PD Traian Băsescu, nuovo sindaco della capitale.
Il calo del tenore di vita e l'aumento della povertà, inoltre, furono causa di un crollo di fiducia nei partiti. Una percezione prettamente negativa del sistema politico da parte dei cittadini condusse ad un'omogeneizzazione dell'orizzonte ideologico dei partiti, il cui posizionamento sull'asse destra-sinistra non costituiva motivo di mobilitazione per l'elettorato, che chiedeva azioni immediate di contrasto alla crisi economica e non un confronto sul piano del pensiero politico. In tale contesto, mentre riconoscendo la sconfitta degli obiettivi della CDR Constantinescu annunciò che non avrebbe concorso per un nuovo mandato, nella seconda parte del 2000 il paese vide la sorprendente crescita della forza ultranazionalista radicale del Partito Grande Romania (PRM) di Corneliu Vadim Tudor, che prometteva una tempestiva ed estrema soluzione a tutti i problemi della Romania.
Nel 2000, a ridosso delle elezioni parlamentari e presidenziali, il quadro politico era caratterizzato da un fronte di centro-destra frammentato e indebolito dalla scarsa azione di governo, da un centro-sinistra filosocialista trainato dalla figura paternalista di Ion Iliescu, ex presidente della repubblica (1990-1996) ed ex dirigente del Partito Comunista Rumeno, e dall'irruente crescita del linguaggio populista, estremista e xenofobo di Corneliu Vadim Tudor, figura di riferimento del PRM.
Campagna elettorale
Sconfitto alle elezioni del 1996, il PDSR ebbe a disposizione quattro anni per riorganizzarsi, riuscendo a sfruttare a proprio vantaggio l'insoddisfazione della popolazione contro il governo di centro-destra. Nel corso del 2000 costituì una coalizione elettorale insieme al Partito Umanista Romeno (PUR) di Dan Voiculescu e al Partito Social Democratico Romeno (PSDR) di Alexandru Athanasiu, il Polo della Democrazia Sociale di Romania, che presentò liste comuni alle parlamentari e sostenne la candidatura di Iliescu alla presidenza. Il PDSR e Iliescu si riproponevano come "salvatori" della Romania dalla crisi, messaggio già veicolato nelle precedenti campagne a partire dal 1990. Iliescu si presentava all'elettorato come l'unica figura capace di garantire stabilità e giustizia sociale al paese in un momento di profondi cambiamenti sociali ed economici. Nel corso della campagna sottolineò più volte il bisogno di superare il disastro economico causato dalla CDR e porre urgente rimedio alla corruzione. Nei discorsi di Iliescu del 2000 apparvero riferimenti sull'esigenza di premiare le competenze, di rafforzare il percorso europeo della Romania e di dialogare con le forze moderate e le minoranze, rivelando un equilibrio e un progressismo che erano stati alieni alla precedente propaganda politica del partito. Lo stesso primo vicepresidente Adrian Năstase si espose pubblicamente, affermando che la riforma del sistema economico verso un capitalismo funzionale era l'unica soluzione per lo sviluppo della Romania, dichiarazioni che mitigarono i timori dei paesi occidentali sul possibile ritorno al potere di un partito filocomunista.
Il PRM aveva ottenuto il 6% alle elezioni locali del giugno 2000, ma le sue quote erano in crescita. L'avanzamento del partito fu dovuto principalmente alla figura del suo presidente, Corneliu Vadim Tudor, personaggio dal temperamento vulcanico ed irruente. Questi sottolineò il proprio ruolo messianico e si scagliò regolarmente e platealmente contro tutti gli esponenti dei partiti tradizionali, trattati come nemici e ritenuti colpevoli di aver razziato il paese e averlo ridotto alla povertà. Il PRM riprendeva vari dettami del nazionalismo dell'epoca di Ceaușescu, mentre il discorso di Vadim Tudor era un mix di temi populisti di sinistra sul piano sociale e di elementi tratti dall'estrema destra, con accenti xenofobi, razzisti e violenti. Il PRM si rivolgeva ai nazionalisti e, soprattutto, a quella fetta di elettorato che chiedeva azioni radicali dal punto di vista sociale. In tal modo il PRM si faceva collettore del voto di protesta della popolazione delusa dalla povertà e dall'incapacità della classe politica di farvi fronte. A tal proposito il PRM prometteva punizioni esemplari per quanto riguardava la lotta alla corruzione e soluzioni immediate e non convenzionali per i problemi del paese.
L'intero fronte del centro-destra moderato era screditato dai fallimenti della CDR, i cui aderenti originali del 1996 avevano abbandonato la coalizione, lasciando il Partito Nazionale Contadino Cristiano Democratico (PNȚCD) in una posizione di isolamento. I principali partiti moderati afferenti all'area del centro e del centro-destra non riuscirono a coalizzarsi, né a presentare un singolo candidato per la presidenza della repubblica, elemento che indebolì ulteriormente la loro forza. Nei mesi precedenti le tornate elettorali del novembre 2000 politologi, intellettuali, stampa liberale e associazioni indipendenti, come Alleanza Civica, lanciarono numerosi appelli invitando al dialogo le maggiori forze moderate, ma tali tentativi risultarono fallimentari. Pur con programmi simili, sottolineando la necessità di rafforzare le privatizzazioni e migliorare la gestione della spesa pubblica, CDR e PNL presentarono candidati separati alla presidenza.
Tra gli altri gruppi che aspiravano ad entrare in parlamento vi erano il Partito Democratico di Petre Roman, la forza regionalista filoungherese dell'Unione Democratica Magiara di Romania e Alleanza per la Romania di Teodor Meleșcanu, che si richiamava alla terza via.
Risultati |Camera dei Deputati Liste Voti % Seggi+/-(%)+/-(Seggi) Polo della Democrazia Sociale di Romania Partito della Democrazia Sociale di Romania Partito Umanista Romeno Partito Social Democratico RomenoPDSR36,6115515,09 64 Partito Grande RomaniaPRM19,488415,02 65 Partito DemocraticoPD7,03315,90 22 Partito Nazionale LiberalePNL6,8930Nel 1996 il PNL concorse nella coalizione Convenzione Democratica Romena, ottenendo 25 deputati e 16 senatori5 Unione Democratica Magiara di RomaniaUDMR6,80270,16 2 Convenzione Democratica Romena 2000 Partito Nazionale Contadino Cristiano Democratico Unione delle Forze di Destra Alleanza Nazionale Cristiano Democratica Partito dei Moldavi di Romania Federazione Ecologista di RomaniaCDR5,04-25,13 122 Alleanza per la RomaniaApR4,07- Partito Nazionale Liberale-CâmpeanuPNL-C1,40-Nel 1996 il PNL-C concorse nella coalizione Alleanza Nazionale Liberale Ecologista, ma non ottenne alcun seggio Partito Alleanza Nazionale Partito dell'Unità Nazionale Romena