La lingua romagnola (nome nativo lengua rumagnôla o lèngua rumagnùla) è una lingua romanza appartenente al gruppo gallo-italico parlata nell'Italia settentrionale in Romagna, nella Repubblica di San Marino e nei comuni toscani (in modo promiscuo con il toscano) della Romagna toscana.

Nella provincia di Pesaro e Urbino è diffuso il gallo-picenoAA. VV. Conoscere l'Italia vol. Marche (Pag. 64), Istituto Geografico De Agostini - Novara - 1982; Le Regioni d'Italia, Vol X Collezione diretta da Roberto Almagià, Pubblicazione sotto gli auspici del Comitato Nazionale per la celebrazione del centenario dell'Unità d'Italia, 1961; Flavio Parrino, capitolo sui dialetti nella Guida d'Italia - volume Marche del Touring Club Italiano, che alcune classificazioni tradizionali ascrivono o considerano direttamente collegato al romagnolo.Giacomo Devoto e Gabriella Giacomelli, I dialetti delle regioni d'Italia, Sansoni Editore, Firenze, 1991, pag. 55 e pag. 75Loporcaro Michele, Profilo linguistico dei dialetti italiani, Editori Laterza, Bari, 2009, pag. 105, a sua volta facente parte del più ampio continuum linguistico emiliano-romagnolo. Tuttavia, uno studio più recente illustra la non completa adesione del gallo-piceno al romagnolo alla luce degli elementi di tipo italo-centrale, affiancati ai fenomeni gallo-italici penetrati dalla Romagna orientale, dei quali quest'insieme dialettale è anticipatoreDialetti romagnoli. Seconda edizione aggiornata, Daniele Vitali, Davide Pioggia, Pazzini Editore, Verucchio (RN), 2016. All'interno della provincia, i dialetti parlati nei comuni di Tavullia, Gradara, Gabicce e Pesaro sono considerati da alcuni studiosi romagnoli appartenenti di fatto al romagnolo.

Appartenendo al gruppo gallo-italico, il romagnolo è quindi affine alle lingue di gran parte del Nord Italia. È però caratterizzato da una notevole moltiplicazione dei fonemi vocalici (rispetto all'italiano, che ne ha solo sette) e da un forte rilievo delle consonanti, che caratterizzano il fraseggio, specie nelle frasi interrogative e negative. Come la maggior parte delle lingue, anche il romagnolo ha vari dialetti interni. Si possono identificare tre macro-aree geografiche, tendenzialmente coincidenti con: la Romagna occidentale (ravennateNel Ravennate sono comprese anche Faenza ed Imola.-forlivese); la Romagna orientale (cesenate-riminese); la Romagna appenninica, oltre a molte micro-variazioni locali ascrivibili a singole città, paesi e quartieri. Particolarmente evidenti sono l'isola linguistica di Santarcangelo di Romagna, con le sue abbondanti dittongazioni, e le interessanti influenze toscane sulla parlata nelle zone della Romagna toscana, dovute a motivi sia geografici sia storici.

Geografia del romagnolo

Confine occidentale

Ad ovest della Romagna si parla il dialetto bolognese, appartenente alla lingua emiliana. Il confine con l'area bolognese è il torrente Sillaro, che scorre in provincia di Bologna: ad ovest (Castel San Pietro Terme) si parla bolognese, ad est (Toscanella) romagnolo. Nella regione Emilia-Romagna, la lingua emiliana è parlata in tutto il territorio ad ovest del torrente Sillaro, fino a Piacenza.

Confine settentrionale

A nord il fiume Reno rappresenta il confine tra romagnolo e dialetto ferrarese.

Il romagnolo è parlato anche in alcuni paesi oltre il Reno, quali: Filo e Longastrino, località poste sul confine tra la provincia di Ravenna e la provincia di Ferrara, in cui coesistono entrambi i dialetti; Anita, colonia alfonsinese in territorio ferrarese.

Confine meridionale A sud, il romagnolo è parlato sino a tutta la provincia di Rimini, che comprende dal settembre 2009 l'intera val Marecchia, inclusa l'Alta Valmarecchia, ex pesarese-urbinate e marchigiana fino al 15 agosto 2009. Fuori dall'Emilia-Romagna, il romagnolo, anche se ormai non più tipico, è parlato a San Marino nella sua variante locale.

È affine al romagnolo il dialetto gallo-piceno (o metauro-pisaurino) parlato nelle Marche settentrionaliVedi: AA. VV. Conoscere l'Italia vol. Marche (Pag. 64), Istituto Geografico De Agostini - Novara - 1982; Le Regioni d'Italia, Vol X Collezione diretta da Roberto Almagià, Pubblicazione sotto gli auspici del Comitato Nazionale per la celebrazione del centenario dell'Unità d'Italia, 1961; Flavio Parrino, capitolo sui dialetti nella Guida d'Italia - volume Marche del Touring Club Italiano, che coincide con il romagnolo propriamente detto nella media ed alta Valconca (appartenente alla regione storica del Montefeltro); le affinità linguistiche sono molto marcate con il dialetto pesarese-urbinate. Il dialetto della provincia di Pesaro-Urbino ha in comune con il romagnolo la matrice gallica e bizantina, ma con una minore influenza di quest'ultima a favore invece della cosiddetta "cadenza celtica" derivante dalla popolazione dei Galli Senoni che qui furono a lungo stanziati e che in buona parte vi rimasero anche dopo la conquista romana. Secondo altri studi questo dialetto sarebbe invece una variante del romagnolo propriamente detto; le ricerche dimostrano che la sua posizione non è tuttora ben determinata.

Andando verso sud, il gallo-piceno nel circondario di Senigallia e del Cònero si allontana ancora di più dal romagnolo e acquisisce caratteristiche via via sempre più simili ai dialetti italiani mediani.

La Romagna toscana è un'area storicamente molto vasta che comprende territori sia al di qua che al di là del crinale appenninico. Dal punto di vista amministrativo, è oggi composta di soli tre comuni, siccome i rimanenti territori che la costituivano sono confluiti nella Provincia di Forlì: Marradi (valle del Lamone), dove si parla romagnolo (con inflessioni e vocaboli appartenenti al toscano); Palazzuolo (valle del Senio), dove si parla romagnolo (con inflessioni e vocaboli appartenenti al toscano); Firenzuola (Valle del Santerno), dove si parla prevalentemente toscano. L'ultimo paese del comune di Firenzuola dove si parla il dialetto romagnolo, nella varietà chiamata localmente "balzerotto", è la frazione di San Pellegrino.

Nell'alta Valmarecchia, Ca' Raffaello e Santa Sofia Marecchia fanno parte della provincia di Arezzo (sono una exclave del comune di Badia Tedalda). Qui si parla lo stesso dialetto di Pennabilli.

Tramite le Marche settentrionali elementi del romagnolo sono giunti a influenzare alcuni dialetti centrali dell'Alta Valle del Tevere, specialmente quelli di Sansepolcro e, ancora più fortemente, di Città di Castello. Caratteristiche evidenti di questa influenza sono lo scempiamento di alcune consonanti (palatali, labiali, nasali) e la palatalizzazione di a tonica in sillaba libera, che nel caso del dialetto di Sansepolcro giunge ad aprirsi in una 'è' (esempio: cane = chène).

Origini Innanzitutto è importante sottolineare come il termine dialetti italiani oppure dialetti della lingua italiana, pur diffuso ancora oggi, sia in realtà scorretto. Le lingue regionali non sono «figlie» dell'italiano, bensì «sorelle»: gli idiomi della penisola italica si sono sviluppati sulla base comune del latino, ma indipendentemente gli uni dagli altri. L'italiano è dunque solo una delle molteplici evoluzioni del latinoGli italianisti sono concordi nel sostenere che la fortuna del toscano, che da lingua regionale è diventata, dopo lunghe vicissitudini, la lingua nazionale, non fu determinata da valori linguistici, ma da fattori culturali e storico-politici.. La lingua romagnola, come le altre lingue regionali italiane, ha origini neolatine; si è sviluppata dal latino seguendo un'evoluzione autonoma. In base ad un calcolo approssimativo, circa il 90% del lessico romagnolo deriva dalla lingua degli antichi romani. Grecismi, gallicismi, germanismi ecc. sono giunti in romagnolo quasi sempre attraverso la loro forma latinizzataGilberto Casadio, la Ludla, dicembre 2018, pag. 12.. Nell'Alto Medioevo, l'evoluzione spontanea dei volgari regionali, dal latino, è proceduta attraverso rigorose regole fonetiche e morfologiche. Uno dei tratti che accomuna i volgari italiani è, per esempio, la scomparsa della flessione (declinazione) dei sostantivi. Il romagnolo non fa eccezione.

Ciò che distingue il romagnolo rispetto alle altre lingue dell'Italia settentrionale è un insieme di fattori storici, geografici e culturali: il retaggio greco-bizantino dei secoli VI, VII e VIII, la diversa esposizione agli influssi germanici (prima e dopo le invasioni barbariche), le diverse caratteristiche del latino parlato al di qua e al di là dell'Appennino settentrionale, l'esistenza di un substrato celtico (secondo l'Ascoli), presente in tutte le parlate a nord degli Appennini (tranne il veneto) e il cui limite meridionale è costituito dal fiume Esino.

Secondo il linguista austriaco Friedrich Schürr (1888-1980), il maggiore studioso del romagnolo, esso acquisì i suoi caratteri distintivi fra il VI e l'VIII secolo, quando ciò che restava dell'Esarcato d'Italia si trovò isolato politicamente e culturalmente dal resto della Val Padana. Durante quel periodo il romagnolo assunse la sua specificità rispetto ai volgari delle zone confinanti, che finirono invece sotto il dominio longobardo.

Per quanto riguarda gli influssi delle parlate germaniche, lo studioso Guido Laghi ha individuato due parole derivanti dalla lingua degli Ostrogoti che sono entrate nel romagnolo. Le radici di "bere smodatamente" e "russare", da cui trinchêr e runfêr sono infatti un lascito del popolo di Teodorico (la cui tomba si trova a Ravenna).

Sembra che sia venuto dal Nord, portatori i Longobardi o i Franchi (secc. VIII-IX), anche l'accento di intensità, cioè l'abitudine a caricare la vocale tonica al punto da sottrarre "aria" alle vocali precedenti e/o successive. In Romagna questo fenomeno ebbe conseguenze ben più profonde che presso i popoli confinanti. Nel romagnolo le atone cadono totalmente, con l'eccezione della 'a', che si conserva di norma in ogni posizione.

In questo modo, le parole che in latino sono trisillabe o quadrisillabe sono ridotte a monosillabi:

Il latino GENUCULU- diventa in romagnolo znòc (ginocchio) Il latino TEPIDU- diventa in romagnolo tevvd (tiepido) Il latino OCULU- diventa in romagnolo òc (occhio) Il latino FRIGIDU- diventa in romagnolo frédd (freddo)

Il fenomeno non ha eguali nelle lingue delle regioni confinanti, per cui si può dire che la “distruzione delle atone” è una caratteristica distintiva del romagnolo: Graziadio Isaia Ascoli rileva che il substrato celtico è presente in quasi tutte le parlate a nord degli Appennini, ma solo in Romagna si verifica la caduta totale delle vocali àtone (eccettuata, come si è detto, la 'a')«La Ludla» 2012, n. 7, p. 10 .

Altra caratteristica è la flessione interna, con vari gradi di apofonia, per la determinazione del genere e del numero nei nomi, della persona e del tempo nei verbi. Inoltre, certamente nel forlivese, le "e" e le "o" non venivano ripetute in una stessa parola, nemmeno nei cognomi: ad esempio, si può prendere il celebre cardinale Giuseppe Bofondi: a Forlì il suo nome di famiglia suonava invece Bafondi; e talvolta si trova anche scritto così. Tra il popolo, infatti, sono circolate abbastanza a lungo espressioni come: A-n so miga Bafondi! oppure U-s créd d'ësar Bafondi!.

La letteratura Dal Cinquecento al Settecento La prima attestazione di un'opera letteraria è il "sonetto romagnolo" di Bernardino Catti, di Ravenna, stampato nel 1502. È scritto in un italiano frammisto di romagnolo. Appartiene invece alla metà del Cinquecento la Commedia Nuova... molto diletevole e ridiculosa, pubblicata a Firenze da Pier Francesco da Faenza. È un testo teatrale, ad imitazione dellOrfeo di Poliziano. Il protagonista è il tipico villano, il cui comportamento rozzo contrasta con la raffinatezza degli altri protagonisti, nobili e acculturati. Allo stesso modo, la sua parlata, un dialetto faentino infarcito di epiteti volgari, contrasta col linguaggio aulico degli altri personaggi.