Vivendi SA (precedentemente conosciuta con il nome di Vivendi Universal) è una società francese attiva nel campo dei media e delle comunicazioni, con il gruppo di pay TV Canal+ e Havas, e il gruppo Prisma Media.

Storia I precursori Il 14 dicembre 1853 una società idrica chiamata Compagnie Générale des Eaux (CGE) fu creata da un decreto imperiale di Napoleone III. Nel 1854 la CGE ottenne una concessione per fornire acqua al pubblico a Lione, un servizio offerto per oltre cento anni. Nel 1861 ottenne una concessione di 50 anni con la città di Parigi. Quindi fornì acqua anche a Nantes, Venezia (dal 1880), Costantinopoli (dal 1882) e Porto (dal 1883). Per oltre un secolo l'attività della società rimase principalmente concentrata sul settore idrico.

Dopo la nomina ad amministratore delegato di Guy Dejouany nel 1976, CGE ampliò le sue attività in altri settori. Dal 1980 ha cominciato a diversificare entrando nella gestione dei rifiuti, dell'energia, dei servizi di trasporto, dell'edilizia. Acquisì la Compagnie Générale d'Entreprises Automobiles (CGEA), specializzata in veicoli industriali, che in seguito fu divisa in due rami: Connex (più tardi Veolia Transport) nel 1999 e Onyx Environnement (poi Veolia Environmental Services) nel 1989. In seguito CGE rilevò la Compagnie Générale de Chauffe e successivamente il gruppo Montenay. Queste società diventarono poi la divisione Servizi energetici della CGE e successivamente, nel 1988, vennero ribattezzate Dalkia.

Nel 1983 CGE contribuì a fondare Canal+, il primo canale televisivo a pagamento in Francia, e negli anni novanta incominciò a espandersi nelle telecomunicazioni e nei mass media, soprattutto dopo il cambio al vertice della società, il 27 giugno 1996, con Jean-Marie Messier (giovane partner di Lazard) che subentra a Guy Dejouany. Nel 1996 CGE creò Neuf Cegetel per approfittare della liberalizzazione del mercato francese delle telecomunicazioni del 1998, accelerando il passaggio nel settore dei media che culminò poi con la scissione del 2001 in Vivendi Universal e Vivendi Environnement (Veolia).

La nascita di Vivendi Nel 1997 Compagnie Générale des Eaux cambiò il nome in Vivendi. Il gruppo conta due poli di attività, la comunicazione e l'ambiente: nella divisione comunicazioni le attività sono raggruppate in "Vivendi Communication", che comprende Cegetel, il principale operatore privato di telecomunicazioni, Havas (agenzia di marketing, media e comunicazione), Gameloft con i suoi videogiochi, le divisioni editoriali e di stampa e il gruppo Canal+; nella divisione ambiente le attività sono raggruppate in "Vivendi Environnement", tra cui Générale des Eaux, leader mondiale nel suo settore, Dalkia (energia) CGIS e SGE con CBC (industria delle costruzioni).

La strategia di Vivendi fu quella di cedere le attività tradizionali del gruppo (nel maggio 1998 vendette la sua partecipazione del 25% in JCDecaux, l'anno seguente vendette il settore delle costruzioni con SGE e CGIS) e nello stesso tempo di espandersi media: nel 1999 rilevò il controllo di Pathé (mantenne le quote di British Sky Broadcasting e CanalSatellite e rivendette tutto il resto alla Fornier di Jérôme Seydoux). Comprò poi quote di Maroc Telecom, Cendant Software, Anaya e NetHold, attraverso Canal+ lanciò la pay tv in Italia, Spagna, Polonia, Scandinavia, Belgio e Paesi Bassi. Ciò che per lungo tempo è stato il business principale di Vivendi (servizi di pubblica utilità, come la distribuzione dell'acqua e lo smaltimento dei rifiuti) venne separato con la creazione della nuova società Veolia Environnement. Nel dicembre del 2000 è creata Vivendi Universal Entertainment dalla fusione dell'impero mediatico Vivendi con il network televisivo Canal+ e la casa di produzione cinematografica Universal Studios di proprietà della società statunitense Seagram. Nel 2001 Vivendi Universal acquista MP3.com e la Houghton Mifflin, un'importante casa editrice americana.

In questa occasione, Havas viene ribattezzata Vivendi Universal Publishing e diventa editore di letteratura, libri di testo, stampa e videogiochi. La divisione videogiochi, che include Blizzard Entertainment e Sierra Entertainment, ereditata da Havas, così come Universal Interactive, portata da Seagram, è conosciuta come Universal Interactive fino al 2002 e diventa Vivendi Universal Games. Le attività cinematografiche e televisive di Canal+ e Universal Studios sono raggruppate in Vivendi Universal Entertainment (media e parchi di divertimento). La divisione ambientale "Vivendi environnement" è quotata in Borsa nel luglio 2000, con Vivendi che detiene oltre il 70% del capitale. Vivendi poi si ritira gradualmente da "Vivendi environnement" (ribattezzato "Veolia Environnement" nel 2003 e "Veolia" nel 2005). Il completo disimpegno è completato nel luglio 2006.

La crisi Nel luglio 2002 Jean-Marie Messier è costretto a dimettersi da presidente. Vivendi Universal ha grosse difficoltà finanziarie, perde un miliardo di dollari al mese e non riesce a far fronte ai pagamenti dovendo fare ricorso al sostegno delle principali banche. Il più grande singolo azionista è la famiglia di Edgar Bronfman, Jr., a capo della Seagram prima della fusione. Nel marzo 2003 annuncia una perdita contabile di 23 miliardi di euro e un indebitamento netto di 12,3 miliardi di euro. Nell'estate 2002 è nominato presidente Jean-René Fourtou, e incomincia per la società una riflessione sulla strategia del gruppo per evitare la bancarotta. Alla fine del 2003 Vivendi Universal vende la società editoriale Vivendi Universal Publishing (esclusi i Vivendi Universal Games) a Lagardère SCA. La sua vendita consente l'acquisizione delle quote del Gruppo BT in Cegetel per diventare azionista di maggioranza dell'operatore mobile SFR.

Nel 2003 viene anche smantellata Vivendi Universal Net, che raggruppa le attività internet del gruppo, un'eredità dell'era di Messier. Cede la sua quota di Vizzavi a Vodafone, con l'eccezione di Vizzavi France. Cede a un gruppo di investitori anche il 20,4% del capitale di Vivendi Environnement e la sua quota nell'operatore satellitare nordamericano EchoStar Communications Corporation. Vende la maggior parte delle attività internazionali di Canal+ (Italia, Benelux, Scandinavia...) o le chiude (Marocco). Vende Canal+ Technologies a Thomson (precedentemente chiamata Thomson Multimédia); TELE+ a News Corporation e a Telecom Italia, cede anche il suo 26,3% di Xfera e MP3.com a CNET. Durante tutto il 2003 Vivendi Universal ha venduto proprietà per 7 miliardi di euro per ridurre le perdite.

Nel maggio 2004 viene ceduto l'80% di Vivendi Universal Entertainment a General Electric che lo fonde con il gruppo NBC per formare NBC Universal ottenendo in cambio il 20% del nuovo gruppo NBCUniversal (il limite del controllo da parte di un azionista straniero di una delle maggiori reti televisive negli Stati Uniti, in questo caso NBC) e 14 miliardi di euro. Questa partecipazione residua sarà venduta nel gennaio 2011 quando Comcast acquisirà il 51% della società. Cede inoltre i suoi interessi in Kencell, Monaco Telecom, Sportfive e in particolare quelli relativi a Newsworld International ai partner d'affari Joel Hyatt e Al Gore, ex vice presidente degli Stati Uniti. La società acquista altre azioni di Maroc Telecom arrivando al 51% del capitale.

Nell'aprile 2005 Jean-René Fourtou diventa presidente del consiglio di vigilanza mentre l'incarico di presidente del comitato esecutivo finisce a Jean-Bernard Lévy, già direttore generale del gruppo.

Il nuovo inizio Il 20 aprile 2006 Vivendi Universal modifica la propria denominazione in Vivendi SA. E dopo l'ampia serie di cessioni, il gruppo riprende a rafforzarsi nel settore delle telecomunicazioni, della televisione, della musica e dei videogiochi. Annuncia l'acquisizione dell'etichetta discografica BMG dalla Bertelsmann, poi ribattezzata Universal Music Publishing Group.

Nel 2007 rileva le attività su Internet di Tele 2 France. Sempre nello stesso anno entra, con l'apertura di linee di credito dalle banche per 3,5 miliardi di euro, nei videogiochi controllando il 68% della nuova società Activision Blizzard nata dalla fusione tra Blizzard Entertainment e Activision. Activision Blizzard diventerà leader mondiale nei videogiochi con un fatturato nel 2010 di 3 330 milioni di euro grazie al successo di Call of Duty e World of Warcraft.

Il 20 dicembre 2007 Vivendi rileva, tramite la controllata SFR, il 60% dell'operatore mobile Neuf Cegetel con un investimento di quattro miliardi e mezzo di euro al fine di diventare unico proprietario della società. E sempre per avere il controllo completo, nel gennaio 2008 acquisisce il rimanente 44% dell'operatore mobile SFR. Nel 2011 Vodafone, che ha costruito la rete mobile di SFR, venderà la sua quota a Vivendi, che assumerà così il controllo totale della compagnia di telefonia mobile.

Nel novembre 2011 Vivendi acquisisce e amalgama con UMG il suo concorrente britannico EMI Group per 1,2 miliardi di sterline, rafforzando la supremazia nel mondo della musica con il 38,9% della quota di mercato globale. Tuttavia, in seguito alla richiesta di varie autorità garanti della concorrenza, la filiale di EMI denominata Parlophone deve essere venduta per 487 milioni di sterline (570 milioni di euro) al gruppo Warner Music.

Nel giugno 2012 Jean-Bernard Lévy è sostituito da Jean-François Dubos in seguito a divergenze strategiche con Jean-René Fourtou. Nello stesso periodo il gruppo lancia il sito web Cultures With Vivendi con lo slogan "Cultura al centro dello sviluppo sostenibile" e il Consiglio di Sorveglianza di Vivendi decide di concentrare le attività su media e intrattenimento. In quest'ottica Vivendi cede per 4,2 miliardi di euro a Etisalat il 53% di Vivendi in Maroc Telecom (un gruppo operativo anche in Burkina Faso, Gabon, Mali e Mauritania), vendita completata nel maggio 2014. Nel settembre 2012 il gruppo Canal+ prende il controllo dei canali televisivi Direct 8 e Direct Star del gruppo Bolloré che in cambio ottiene una partecipazione del 4,41% in Vivendi. Nel luglio 2013 Vivendi, che possiede il 61% di Activision Blizzard, vende il 49% del capitale agli azionisti di minoranza del gruppo guidati da Bobby Kotick con una transazione totale di 8,2 miliardi di dollari, ovvero circa 6 miliardi di euro. Questa vendita rende Activision Blizzard un'azienda indipendente completamente controllata da Bobby Kotick, nell'ottobre 2013 Vivendi possiederà solo il 12% di Activision Blizzard. In quei mesi l'Autorità garante della concorrenza polacca dà il suo via libera a una partnership strategica tra Canal+, ITI e TVN, in novembre Vivendi acquisisce dal Gruppo Lagardère il 20% del capitale di Canal+ France che non deteneva ancora.

Vivendi persegue la sua strategia di rifocalizzazione sulle attività dei media intorno al gruppo Canal+ e intrattenimento con Universal Music Group. il 5 aprile 2014 l'operatore SFR è venduto a Altice/Numericable per un valore superiore a 17 miliardi di euro; l'operazione è finalizzata il 23 novembre. Il 27 febbraio 2015 il Consiglio di Sorveglianza di Vivendi decide di uscire definitivamente dal capitale di Numericable-SFR.

L'arrivo di Vincent Bolloré Nel giugno 2014 l'assemblea generale del gruppo convalida l'arrivo di Vincent Bolloré a capo del consiglio di vigilanza mentre Arnaud de Puyfontaine è nominato CEO del gruppo. Tre mesi più tardi, in settembre, Vivendi annuncia la vendita della partecipazione in GVT all'operatore spagnolo Telefónica per 7,2 miliardi di euro, ovvero 4,66 miliardi in contanti, contro una quota del 7,4% in Telefonica Brasil e il 5,7% in Telecom Italia. L'accordo è finalizzato nel maggio 2015.

Nel marzo 2016 Vivendi entra in Telecom Italia, determinando la seguente composizione azionaria:Vivendi 23,94%, altri investitori esteri 57,20%, investitori italiani 14,33%, Norges Bank (Norvegia) 3,45%, azioni proprie 1,08%Gazzetta di Modena, pag. 7 di Economia, 25 luglio 2017