Le teorie sulla differenziazione dell'orientamento sessuale nel corso della storia sono state innumerevoli, così come i dibattiti se essa sia più o meno volontaria, al giorno d'oggi vi sono forti prove a sostegno di una causa non controllabile.

Tali teorie, che hanno tentato di spiegare il perché dell'esistenza nell'essere umano di diversi "orientamenti sessuali" quali la bisessualità, l'eterosessualità e l'omosessualità, etc.. sono state influenzate dalle più disparate correnti di pensiero. L'asessualità, e in generale le sfaccettature dell'assenza di attrazione vengono prese in considerazione sistematicamente solo in tempi più recenti.

Premesse L'orientamento sessuale è attrazione (o non attrazione) fisica, romantica e/o sessuale di una persona verso altre persone. Comprende tre elementi: Attrazione sessuale; Comportamento sessuale; Identità sessuale; Per alcuni, l'orientamento sessuale è fluido e cambia nel tempo. Per altri è vissuto come profondamente innato e non cambia nel tempo. L'orientamento sessuale e l'identità di genere sono distinti e l'uno non può essere dedotto dall'altro.

Si ricordi che i termini di classificazione dell'orientamento sessuale sono nati di per sé da un concetto di devianza da alcuni scritti di Karl-Maria Kertbeny alla fine del XIX secolo. L'indagine stessa sull'orientamento sessuale è nata con il definitivo consolidarsi della scienza moderna e con la società moderna. In tempi anteriori qualsiasi indagine in tale campo è assente, sia per motivi sociali, sia per mancanza di reale interesse al riguardo.

Alfred Kinsey, nella seconda metà del XX secolo, espresse il suo disappunto verso termini rigidi a proposito dell'orientamento sessuale, per questo introdusse il concetto di scala Kinsey, uno dei primi tentativi di introdurre il concetto di una sessualità umana fluida le cui sfaccettature non siano rappresentate a compartimenti stagni, ma secondo un criterio di gradualità anche nel medesimo individuo, a seconda delle circostanze. Contribuendo quindi ad aprire studi indaganti l'attrazione verso particolari caratteri (es. singoli o collettivi) e/o fenotipi.

Indagare l'orientamento sessuale in quanto tale, e i suoi caratteri, è ben diverso dall'indagare la differenziazione dell'orientamento sessuale ;quest'ultima prescinde il bisogno di trovare una causa a qualcosa che non necessariamente è causato univocamente o che può essere visto unicamente come o uno o l'altro senza tenere conto della linea temporale del vissuto dei singoli individui e della complessità che la persona umana e il mondo vivente ha.

Il dibattito sulle teorie sulla differenziazione dell'orientamento sessuale In generale si possono suddividere le teorie esistenti in cinque categorie, a seconda del tipo di fattore che si ritiene determini (o predisponga) l'orientamento sessuale.

Teorie facenti riferimento al determinismo biologico, secondo il quale sarebbero fattori biologici (in particolare ormonali e/o genetici) a determinare o predisporre l'orientamento sessuale. Teorie facenti riferimento al dominio della psicologia che analizzano il comportamento e l'orientamento sessuale in termini di mente o di esperienze e che ricollegano l'orientamento sessuale allo sviluppo psichico infantile. Teorie facenti riferimento alla omosessualità come malattia e due teorie che rifiutano il concetto di "tendenza omosessuale", e quindi la ricerca delle sue "cause". Da un punto di vista filosofico/antropologico, alcuni studiosi analizzano la genealogia dell'orientamento sessuale, formulando ipotesi sull'origine di tutte categorie che descrivono la sessualità e criticandone l'espressività. Da queste considerazioni e da analoghe considerazioni sulla natura del corpo e della sua rappresentazione si sviluppa la cosiddetta "teoria queer". Da un punto di vista di alcune religioni, esistono teorie che spiegano il comportamento omosessuale in termini di "vizio".

Teorie genetiche biologiche e sociali

Alcuni studi hanno avanzato l'ipotesi che nella genesi dell'omosessualità possano essere coinvolti fattori genetici o biologici. In alcune vecchie ricerche sarebbero stati rinvenuti in omosessuali maschi livelli di androgeni più bassi del normale. Ma l'indirizzo recente delle più accreditate scuole di endocrinologia dimostra invece il contrario: non sussiste alcuna differenza di profilo e qualità ormonale tra i maschi omosessuali e quelli eterosessuali. In altri lavori è stata anche descritta una risposta anomala all'inoculazione di estrogeni con aumento della concentrazione di ormone luteinizzante.

Da ciò si è ipotizzato che gli estrogeni, qualora presenti in concentrazione normale durante lo sviluppo prenatale, siano capaci di determinare un orientamento sessuale caratterizzato da interesse nei confronti delle donne mentre una diminuzione di tali ormoni (o un'insensibilità tissutale alla loro azione) determinerebbe la comparsa di un orientamento sessuale verso i maschi. È da riferire comunque che i dati ottenuti da questi studi non sono stati confermati da lavori successivi.

A sostegno dell'ipotesi descritta, è stata portata anche la constatazione che bambine sottoposte a livelli eccessivi di ormoni maschili durante la gestazione tendono a essere più aggressive e meno femminili. . Questa associazione è errata in quanto la mascolinità nelle femmine o femminilità nei maschi non si accompagna di pari passo con l'omoaffettività. Uno studio del 1977 aveva indicato una correlazione tra l'omosessualità femminile e la quota di testosterone plasmaticoGartrell NK, Loriaux DL, Chase TN. Plasma testosterone in homosexual and heterosexual women. Am J Psychiatry. 1977 Oct;134(10):1117-8., in ciò anche sostenuto da un altro lavoro che suggeriva che i livelli di alcuni ormoni potessero essere anomali nei casi di lesbismo primario (dall'autore definito, tra l'altro, come una situazione in cui non si siano avuti mai rapporto eterosessuali)MacCulloch MJ, Waddington JL. Neuroendocrine mechanisms and the aetiology of male and female homosexuality. Br J Psychiatry. 1981 Oct;139:341-5. ma lavori successivi non hanno dato conferma a tali dati.Downey J, Ehrhardt AA, Schiffman M, Dyrenfurth I, Becker J. Sex hormones in lesbian and heterosexual women. Biol Psychol. 1990 Jun;30(3):251-64.Dancey CP. Sexual orientation in women: an investigation of hormonal and personality variables. Biol Psychol. 1990 Jun;30(3):251-64.

Studi su coppie di gemelli, separati alla nascita, di cui almeno uno dei due abbia successivamente rivelato un comportamento omosessuale, mostrano una concordanza di tale orientamento nel 20% dei casi in coppie dizigote e del 50% in quelle monozigote. Pare, inoltre, che maschi omosessuali tendano ad avere un maggior numero di fratelli anch'essi omosessuali rispetto agli eterosessuali.Kendler KS, Thornton LM, Gilman SE, Kessler RC. Sexual orientation in a U.S. national sample of twin and nontwin sibling pairs. Am J Psychiatry. 2000 Nov;157(11):1843-6.Whitam FL, Diamond M, Martin J. Homosexual orientation in twins: a report on 61 pairs and three triplet sets. Arch Sex Behav. 1993 Jun;22(3):187-206. Altri lavori, inoltre, hanno constatato come maschi omosessuali tendano ad avere un maggior numero di fratelli più grandi. Attualmente si ritiene che l'ordine di nascita costituisca un fattore predittivo per lo sviluppo di un comportamento omosessuale.Blanchard R, Bogaert AF. (1996) Homosexuality in men and number of older brothers. Am J Psychiatry. 1996 Jan;153(1):27-31Blanchard, R., Zucker, K.J., Siegelman, M., Dickey, R. & Klassen, P. (1998). The relation of birth order to sexual orientation in men and women. Journal of Biosocial Science, 30:511-519.Ellis, L. & Blanchard, R. (2001). Birth order, sibling sex ratio, and maternal miscarriages in homosexual and heterosexual men and women. Personality and Individual Differences 30:543-552Blanchard, R. (2001). "Fraternal birth order and the maternal immune hypothesis of male homosexuality." Hormones and Behavior, 40:105-114.David A. Puts, Cynthia L. Jordan, and S. Marc Breedlove (2006) "O brother, where art thou? The fraternal birth-order effect on male sexual orientation." Proc. Nat. Acad. Sci. USA. 103:10531-10532. Blanchard R (2004) J Theor Biol. 2004 Sep 21;230(2):173-87 Sebbene all'inizio tale situazione fosse portata come sostegno a favore dell'ipotesi d'una base genetica dell'omosessualità, successivi lavori hanno proposto differenti spiegazioni (soprattutto di tipo sociale) dei fenomeni citati per cui la questione risulta ancora molto discussa.Haynes JD. A critique of the possibility of genetic inheritance of homosexual orientation. J Homosex. 1995;28(1-2):91-113.Fraternal birth order and ratio of heterosexual/ho... [J Homosex. 2006] - PubMed resultBlanchard R, Zucker KJ, Siegelman M, Dickey R, Klassen P. The relation of birth order to sexual orientation in men and women. J Biosoc Sci. 1998 Oct;30(4):511-9.

Sono stati pubblicati anche lavori che hanno ricevuto una forte attenzione dagli scienziati e dai mezzi d'informazione:

Nel 1991, sulla rivista Science, apparve un articolo che riferiva che le cellule di una specifica regione dell'ipotalamo anteriore erano più piccole in maschi omosessuali e nelle donne rispetto ai maschi eterosessuali. In merito a tale articolo, comunque, è da notare che uno studio successivo non ha confermato i risultati del lavoro precedente.Byne W, Tobet S, Mattiace LA, Lasco MS, Kemether E, Edgar MA, Morgello S, Buchsbaum MS, Jones LB. The interstitial nuclei of the human anterior hypothalamus: an investigation of variation with sex, sexual orientation, and HIV status. Horm Behav. 2001 Sep;40(2):86-92. Contestualmente, fecero notare che, sebbene le due medie si potessero considerare dal punto statistico significativamente differenti, i dati pubblicati mostravano invece che il range delle dimensioni dei due gruppi erano virtualmente gli stessi, poiché si potevano riscontrare casi di omosessuali in cui l'area ipotalamica interessata era più grande di quella di molti eterosessuali, e viceversa. Si tratta però di un comportamento frequentemente riscontrabile in campioni statistici con media differente e che avviene anche per molte altre caratteristiche biologiche, per esempio la differenza di altezza fra le popolazioni africane (più alte) e quelle caucasiche (più basse) è reale, cioè in media gli individui appartenenti alla prima popolazione sono più alti di quelli della seconda, che sempre in media risultano più bassi, questo ovviamente non significa che non si possano trovare persone di origine caucasica più alte di persone di origine africana. Si può solo dedurre che, pur esistendo una differenza statisticamente significativa rilevabile fra le altezze, l'altezza dell'individuo non può essere considerata, presa a sé, un indice per dedurne l'origine etnica; infatti Hubbard and Wald rivelano che "... nonostante i gruppi mostrarono qualche differenza come gruppi, non c'era nessun modo per dire nulla sull'orientamento sessuale di un individuo guardando il suo ipotalamo."Hubbard, Ruth and Elijah Wald (1997) Exploding the Gene Myth: How Genetic Information Is Produced and Manipulated by Scientists, Physicians, Employers, Insurance Companies, Educators, and Law Enforcers. BeaconPress, ISBN 978-0-8070-0431-9