La rivoluzione tunisina del 2010-2011, nota altresì nella stampa occidentale come rivoluzione dei GelsominiPierre Vermeren, « », L'Express, publié le 14 janvier 2010, consulté le 15 janvier, fu una serie di proteste e sommosse popolari in numerose città della Tunisia avvenute tra il 2010 ed il 2011, nel contesto della primavera araba.

Le motivazioni delle proteste che hanno portato alla caduta del vecchio regime, sono da ricercarsi in disoccupazione, rincari alimentari, corruzione e cattive condizioni di vita. Le proteste, iniziate nel dicembre 2010, costituiscono la più drammatica ondata di disordini sociali e politici in tre decenni e hanno provocato decine di morti e feriti per i tentativi di repressione.

Moti di Sidi Bouzid e Kasserine A partire dal 17 dicembre del 2010 e a gennaio del 2011,Hanene Zbiss,«Chronique d'une rivolte», pag. 16-18 REALITES, settimanale indipendente di Tunisi, N° 1308 20,26 gennaio 2011 una serie di manifestazioni di piazza hanno scosso varie città al centro-sud della Tunisia, formalmente motivate in una prima fase dall'impressionante suicidio di Mohamed Bouazizi, un giovane ambulante che si era dato fuoco davanti alla sede del governatorato di Sidi Bouzid per protestare contro il sequestro della propria merce da parte delle autorità. Dopo ripetuti sequestri della merce, gli erano stati ritirati anche il passaporto e la licenza di commerciante che gli permettevano di mantenere moglie e figli. Chiese allora di poter parlare con il governatore; al suo diniego, acquistò della trielina in un negozio nelle vicinanze e intorno alle ore 15.00 si diede fuoco.

Il fine settimana nero dell'8 e 9 gennaio

Radicalizzazione della protesta

Moltissimi manifestanti documentano gli avvenimenti inviando immagini e video sulla rete.Hélène Favier, «Des Tunisiens filment la violence», pubblicato il 13 janvier 2011 alle 23,15, http://www.europe1.fr/International/Des-Tunisiens-filment-la-violence-371599/ Quest'opera di informazione e denuncia istantanea degli abusi sembra avere avuto un ruolo importante nella propagazione dei moti di protesta ed alcuni esponenti di spicco del movimento internauta sono stati arrestati nei primi giorni della rivolta.Anne BRIGAUDEAU, «Slim Amamou, le blogueur devenu secrétaire d'Etat», http://info.france2.fr/medias/slim-amamou-le-blogueur-devenu-secretaire-d-etat-66904019.html Gaia Berruto, Daily Wired,« Chi è il blogger nel governo tunisino » https://daily.wired.it/news/politica/blogger-tunisino.html

Destituzione del ministro dell'interno

Il 12 gennaio, il primo ministro, Mohamed Gannouchi annuncia la destituzione del ministro dell'interno, Rafiq Belhaj Kacem, e la sua sostituzione con Ahmed Friâa, nel tentativo di riavvicinarsi al popolo designando un colpevole. Ma la piazza non si convince e la capitale Tunisi diventa il teatro principale degli scontri e delle proteste mentre la repressione continua con l'uso di proiettili.

Viene chiesto l'intervento delle forze armate per sedare la rivolta ma il capo di stato maggiore dell'esercito, Rachid Ammar, si rifiuta di sparare sui manifestantiGiancarlo Elia Valori, Forze Armate, società, riforme nel nuovo Mediterraneo, Nuova antologia : 607, 2259, 2011, pag. 224.. Viene destituito ma l'esercito resta neutrale e interviene solo a protezione e difesa dei punti sensibili (banche, uffici pubblici ecc.)

Il discorso di Ben Ali del 13 gennaio Le proteste e gli scontri continuano ormai in tutto il paese e ci sono ancora vittime.

Stato d'emergenza e fuga di Ben Ali

Il 14 gennaio, dalle 9.00, la gente comincia a radunarsi in piazza Mohamed Alì; sono cittadini di ogni estrazione sociale e culturale e avanzano a migliaia verso il palazzo del ministero dell'interno che viene considerato il simbolo della repressione poliziesca. Sono sessantamila i manifestanti, sull'avenue Habib Bourguiba (la principale strada al centro di Tunisi) a gridare slogan contro un presidente che ritengono non credibile: "Ben Ali vattene", "Ben Ali assassino", "Game Over".reportage fotografico, http://www.anssa.it/web/notizie/photostory/primopiano/2011/01/14/visualizza_new.html_1640360327.html

Alle ore 18.30 il Primo ministro Mohamed Ghannouchi, dopo aver decretato lo stato di emergenza, andò in onda sulla televisione di Stato, rivelando che il Presidente Ben Ali non aveva più alcun potere effettivo e assumendo la guida del paese con un direttorio formato da 6 persone. Dopo 18 ore il Consiglio costituzionale, dichiarando decaduto Ben Ali, affidava la presidenza a Fouad Mebazaâ, Presidente della Camera, quale Presidente supplente, secondo le previsioni della Costituzione tunisina. Nel pomeriggio dello stesso giorno, Ben Ali ha abbandonato il paese, arrivando in Arabia Saudita, dopo essersi visto opporre un rifiuto di protezione da Malta e Francia, e l'avvertenza da parte dell'Italia che non gli sarebbe stato permesso di atterrare.

La politica della terra bruciata Immediatamente prima della sua partenza, Ben Ali ha ordinato al capo della sicurezza presidenziale, generale Ali Sériati, di attuare la cosiddetta politica della terra bruciata; già la sera del 14 gennaio sono cominciati i primi attacchi armati. Le milizie di Ben Ali, molto ben armate, hanno cominciato la guerriglia contro l'esercito e le proprietà, private e pubbliche nel tentativo di seminare panico e terrore nella popolazione e quindi preparare il terreno per un colpo controrivoluzionario che consentisse il ritorno del dittatore. Gli scontri proseguono a Cartagine intorno al palazzo presidenziale fra l'esercito e le milizie che facevano capo al suo ex consigliere per la sicurezza. Alla fine della rivolta si conteranno 78 morti e 94 feriti.

L'Esercito e l'ordine pubblico

Neutrale in una prima fase, l'esercito ha comunque avuto un ruolo decisivo nella caduta del regime. Il generale Rachid Anmar capo di stato maggiore delle forze armate terrestriChristophe Lucet, Tunis gagnée par la révolte, in Sud-Ouest, le 12/01/2011 rifiutandosi di far sparare sui manifestanti, avrebbe consigliato a Ben Ali di dimettersi. Nonostante la destituzione di Rachid Anmar dal suo incarico, le truppe hanno continuato a fraternizzare con i manifestanti mentre gli scontri con la polizia, fedele al governo, restavano duri. Venerdì 14 gennaio, mentre i manifestanti si ammassavano sull'Avenue Bourguiba, una delegazione di ufficiali avrebbe raggiunto Ben Ali per comunicargli il rifiuto dell'arma di essere lo strumento della repressione. Nel frattempo anche la diplomazia statunitense avrebbe fatto sapere a Ben Ali che doveva lasciare il potere. Successivamente, dopo la dichiarazione di stato d'emergenza, l'esercito ha assunto il ruolo attivo di garante dell'ordine pubblico non solo proteggendo i punti sensibili ma intraprendendo una vera caccia alle milizie presidenziali.

I comitati di difesa civica

Sull'onda caotica della rivolta molti supermercati e centri commerciali (inizialmente solo quelli di proprietà della famiglia presidenziale) sono stati presi d'assalto, saccheggiati ed incendiati da bande di disperati e delinquenti comuni.blitz quotidiano, «Tunisia: saccheggi e devastazioni, la gente ha paura,» https://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/tunisia-saccheggi-devastazioni-gente-paura-713159/ Alcuni commercianti hanno svuotato i negozi per limitare i danni mentre altri hanno addirittura saldato le serrande metalliche. La popolazione tunisina, dopo lo smarrimento di fronte ai saccheggi e agli incendi, ha reagito organizzando dei comitati di autodifesa ed auto-protezione, i quali hanno rappresentato un contributo prezioso all'Esercito nella difesa dai saccheggi e dagli atti vandalici.Abdelmajid Haouachi,«La revolution et l'Etat», pag. 21 REALITES, settimanale indipendente di Tunisi, n. 1308 20, 26 gennaio 2011 Ovunque gli abitanti hanno creato sbarramenti improvvisati per poter controllare le vie di accesso ai singoli quartieri ed hanno montato la guardia tutte le notti, nonostante il coprifuoco, in costante contatto con i militari. I militari hanno saputo utilizzare e coordinare queste squadre di volontari mentre questi ultimi hanno cercato di facilitare il compito dei militari segnando tempestivamente le situazioni di pericolo. In molti casi hanno impedito attacchi alle proprietà private ed alle persone e consegnato ai militari sia miliziani sia balordi che cercavano di approfittare della situazione per derubare.Abdelmajid Haouachi,«L'istinct révolutionnaire contre la Terreur», pag. 21 REALITES, settimanale indipendente di Tunisi, n. 1308 20, 26 gennaio 2011TMNews, «Tunisia, Saccheggi e disordini dopo fuga Ben Ali», http://notizie.tiscali.it/feeds/11/01/16/t_02_20110116_000007.html?ultimora

Governo di transizione

In attesa di elezioni generali (inizialmente previste entro due mesi e poi rinviate per l'estate), viene varato un governo di unità nazionale presieduto da Mohamed Ghannouchi del quale vengono chiamati a far parte anche esponenti dell'opposizione parlamentare ed extraparlamentare. Il giovanissimo blogger Slim Amamou, uno dei principali volti della protesta, viene nominato sottosegretario alla gioventù e allo sport. Il 15 febbraio il nuovo governo rimuove il coprifuoco; lo stato d'emergenza, però, viene mantenuto.

Le proteste, però, non cessano. Il nuovo obiettivo delle proteste è Ghannouchi, visto da molti come troppo legato al passato regime. Il 27 febbraio 2011, dopo che un corteo è degenerato in scontri con la polizia che hanno provocato la morte di 5 persone, Ghannouchi annuncia le sue dimissioni. Al suo posto è stato nominato premier Beji Caid Essebsi, ministro degli Esteri durante la presidenza di Habib Bourguiba il cui governo, il 7 marzo, abolisce la polizia segreta.

Elezione dell'Assemblea Costituente e nuovo governo di coalizione Il 3 marzo viene fissata, come data per le elezioni per la nuova Assemblea Costituente, il 24 luglio. La data viene quindi spostata al 23 ottobre. Queste elezioni vedono la netta affermazione dei partiti che si erano opposti a Ben Ali, in particolare di Ennahda, partito islamico moderato, che ottiene il 37% dei voti e 89 seggi, e del Congresso per la Repubblica, partito laico riformista, che ottiene l'8,7% dei voti e 29 seggi.

In seguito (dicembre 2011) l'Assemblea costituente elegge Presidente della Repubblica Moncef Marzouki, vecchio oppositore di Ben Ali e leader del Congresso per la Repubblica, che nomina primo ministro Hamadi Jebali, anch'egli un vecchio oppositore di Ben Ali, segretario di Ennahda. Il nuovo governo è costituito da una coalizione tripartita che comprende Ennahda, il Congresso per la Repubblica e il Forum Democratico per il Lavoro e le Libertà.

Filmografia Plus jamais peur, di Mourad Ben Cheikh (2011) Chroniques de la Revolution, di Habib Mestiri et al. (2011) Laïcité, Inch'Allah!, di Nadia El Fani (2011)

Note

Voci correlate Primavera araba Rivoluzione egiziana del 2011 Prima guerra civile in Libia Quartetto per il dialogo nazionale tunisino

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