L’Ascari è stato un cacciatorpediniere della Regia Marina.

Storia All'inizio della seconda guerra mondiale faceva parte della XII Squadriglia cacciatorpediniere, che comprendeva i gemelli Lanciere, Carabiniere e Corazziere.

L'11 giugno fu inviato in perlustrazione nel Canale di Sicilia insieme al resto della XII Squadriglia, alla XI Squadriglia Cacciatorpediniere (Artigliere, Aviere, Geniere, Camicia Nera), alla III Divisione (incrociatori pesanti Trento, Pola, Bolzano) ed alla VII (incrociatori leggeri Attendolo e Duca D’Aosta).

Il 7 luglio, alle 18.40, lasciò Augusta insieme alle unità sezionarie ed all'incrociatore pesante Pola, congiungendosi poi con il resto della II Squadra Navale (Divisioni incrociatori I, II, III e VII per un totale di 10 unità e squadriglie cacciatorpediniere IX, X, XI e XIII) che, dopo aver funto da forza di appoggio ad un'operazione di convogliamento per la Libia, si unì alla I Squadra e partecipò alla battaglia di Punta Stilo del 9 luglio: durante il ripiegamento della flotta italiana in tale scontro, la XII Squadriglia fu inviata, con le altre, al contrattacco silurante; in particolare, l’Ascari lanciò, intorno alle 16.22, un singolo siluro contro un incrociatore, non riuscendo però a colpirlo..

Tra il 30 luglio ed il 1º agosto fornì scorta indiretta – insieme ai cacciatorpediniere Bersagliere, Granatiere e Fuciliere della XIII Squadriglia, cui era stato aggregato, agli incrociatori Pola, Zara, Fiume, Gorizia, Trento, Da Barbiano, Alberto di Giussano, Eugenio di Savoia, Duca degli Abruzzi, Attendolo, Montecuccoli ed alle Squadriglie Cacciatorpediniere IX, XII e XV per un totale di 11 unità – a due convogli per la Libia, che videro in mare complessivamente 10 mercantili, 4 cacciatorpediniere e 12 torpediniere.

Nella sera del 5 ottobre salpò da Taranto per scortare in Libia, insieme alle tre navi della XII Squadriglia, due trasporti (operazione «CV»), ma rientrò in porto in seguito all'avvistamento di navi da battaglia inglesi.

Nel primo pomeriggio del 26 novembre salpò da Messina insieme a Lanciere e Carabiniere ed alla III Divisione (incrociatori pesanti Trento, Trieste e Bolzano), unendosi poi al resto della squadra italiana che prese parte all'inconclusiva battaglia di Capo Teulada: durante tale scontro, tra le 12.35 e le 12.41 del 27 novembre, il Lanciere fu immobilizzato da tre proiettili da 152 mm dell'incrociatore britannico e l’Ascari lo prese a rimorchio, e trainandolo a lento moto a Cagliari con l'assistenza del Carabiniere e la scorta della III Divisione.La decisione di inviare in assistenza al Lanciere non solo Ascari e Carabiniere, ma l'intera III Divisione, è stata successivamente molto criticata da parte degli storici: in essa si vede infatti anche un anticipo della decisione, durante la battaglia di Capo Matapan, di inviare in soccorso all'incrociatore Pola l'intera I Divisione, che fu sorpresa e distrutta dalle corazzate inglesi..

Nel 1941 l’Ascari subì dei lavori che videro la sostituzione del cannone illuminante con un quinto da 120 mm.

Alle 5.45 del 24 febbraio di quell'anno salpò da Palermo insieme al gemello Corazziere ed agli incrociatori Bande Nere e Diaz per fornire scorta indiretta ad un convoglio per la Libia (trasporti truppe Esperia, Conte Rosso, Marco Polo e Victoria, cacciatorpediniere Baleno e Camicia Nera, torpediniera Aldebaran), ma alle 3.43 del 25 il Diaz fu silurato dal sommergibile britannico Upright e, scosso da una violenta esplosione, affondò rapidamente in posizione 34°33' N e 11°45' E.: morirono 484 uomini.

Alle 5.30 del 26 marzo 1941 salpò da Messina assieme a Corazziere e Carabiniere ed alla III Divisione incrociatori (Trento, Trieste, Bolzano), che con varie altre unità – corazzata Vittorio Veneto, Divisioni incrociatori I (Zara, Pola, Fiume) e VIII (Garibaldi e Duca degli Abruzzi), Squadriglie cacciatorpediniere IX (Alfieri, Oriani, Gioberti, Carducci), XIII (Granatiere, Bersagliere, Fuciliere, Alpino), XVI (da Recco, Pessagno) – destinata a partecipare all'operazione «Gaudo», poi sfociata nella disastrosa battaglia di Capo Matapan, conclusasi con la perdita di tutta la I Divisione e dei cacciatorpediniere Alfieri e Carducci. Durante tale battaglia le navi della XII Squadriglia presero parte allo scontro di Gaudo e quindi scortarono gli incrociatori della III Divisione durante la ritirata italiana, difendendoli con il proprio fuoco contraereo.

Il 30 aprile 1941 appartenne alla scorta indiretta (con gli incrociatori pesanti Trieste e Bolzano, l'incrociatore leggero Eugenio di Savoia ed i cacciatorpediniere Gioberti e Carabiniere) di un convoglio formato dai trasporti Birmania, Marburg, Reichenfels, Rialto e Kybfels in navigazione da Augusta e Messina per la Libia carichi di rifornimenti per il Deutsches Afrikakorps (la scorta diretta era costituita dai cacciatorpediniere Euro e Fulmine e dalle torpediniere Castore, Procione ed Orione); sebbene attaccato da aerei e sommergibili il 1º maggio, il convoglio non subì danni.

Nelle prime ore del 24 maggio 1941 salpò da Messina insieme al Lanciere, al Corazziere ed alla III Divisione incrociatori (Trieste e Bolzano) per fornire scorta indiretta ad un convoglio, in rotta Napoli-Tripoli, composto dai trasporti truppe Conte Rosso, Marco Polo, Esperia e Victoria scortati dal cacciatorpediniere Freccia e dalle torpediniere Pegaso, Procione e Orione; alle 20.40, però, il Conte Rosso fu silurato dal sommergibile HMS Upholder ed affondò in dieci minuti, portando con sé 1297 uomini..

Il 25 giugno lasciò Messina e si aggregò alla scorta indiretta, formata dagli incrociatori Trieste e Gorizia e dai cacciatorpediniere Corazziere e Carabiniere, ad un convoglio formato dai trasporti truppe Esperia, Marco Polo, Neptunia ed Oceania scortati dai cacciatorpediniere Aviere, Gioberti, Geniere e da Noli sulla rotta Napoli-Tripoli: dopo una sosta a Taranto il 27, le navi giunsero a destinazione il 29 giugno nonostante alcuni attacchi aerei (che procurarono lievi danni all’Esperia).

Dal 16 al 18 luglio fornì scorta indiretta, unitamente agli incrociatori Trieste e Bolzano ed ai cacciatorpediniere Carabiniere e Corazziere, ad un convoglio composto dai trasporti truppe Marco Polo, Neptunia ed Oceania in navigazione, con la scorta dei cacciatorpediniere Gioberti, Lanciere, Oriani, Geniere e della torpediniera Centauro, sulla rotta Taranto-Tripoli: tutte le navi giunsero a destinazione indenni, evitando anche un attacco del sommergibile HMS Unbeaten diretto contro l’Oceania.

Il 1º settembre fu inviato insieme al Lanciere a scortare a Messina la motonave Francesco Barbaro, appartenente ad un convoglio per Tripoli, danneggiata da un aerosilurante e presa a rimorchio dal cacciatorpediniere Dardo.

Il 23 settembre posò un campo di mine a sudest di Malta insieme alle tre unità della XII Squadriglia, con la scorta di Aviere e Camicia Nera.

Il 24 settembre salpò da Palermo unitamente agli incrociatori leggeri Duca degli Abruzzi ed Attendolo, alla III Divisione (incrociatori pesanti Trento, Trieste e Gorizia), al resto della XII Squadriglia ed alla X Squadriglia Cacciatorpediniere (Maestrale, Grecale e Scirocco) per intercettare un convoglio britannico, senza riuscirci.

Il 13 dicembre, alle 19.40, salpò da Taranto insieme alla corazzata Doria, agli incrociatori Attendolo e Duca d'Aosta ed ai cacciatorpediniere Aviere e Camicia Nera per fornire scorta indiretta all'operazione «M 41» (tre convogli per la Libia composti da 6 mercantili, 5 cacciatorpediniere ed una torpediniera), che però fu funestata dagli attacchi sottomarini, che affondarono due trasporti (il Fabio Filzi ed il Carlo del Greco) e danneggiarono seriamente la corazzata Vittorio Veneto.

Il 16 dicembre fornì copertura ravvicinata – insieme ad Aviere e Camicia Nera, alla corazzata Duilio ed agli incrociatori Duca d'Aosta, Attendolo e Montecuccoli – ad un'operazione di convogliamento per la Libia, la «M 42» (che vide l'impiego in tutto di 4 trasporti con a bordo 14.770 t di rifornimenti e 212 militari, 7 cacciatorpediniere ed una torpediniera), conclusa con successo..

Alle 18.50 del 3 gennaio 1942 salpò da Taranto unitamente ai cacciatorpediniere Carabiniere, Alpino, Aviere, Pigafetta, Geniere, Da Noli e Camicia Nera, agli incrociatori pesanti Trento e Gorizia ed alle corazzate Littorio, Cesare e Doria per fornire scorta indiretta all'operazione «M 43» (tre convogli per la Libia con in mare complessivamente 6 mercantili, 6 cacciatorpediniere e 5 torpediniere): tutti i mercantili giunsero a destinazione il 5 gennaio ed alle 17 di quel giorno il gruppo «Littorio», Ascari compreso, rientrò a Taranto.

Il 22 gennaio fece parte della scorta indiretta (insieme alla corazzata Duilio ed ai cacciatorpediniere Pigafetta, Oriani e Scirocco) dell'operazione «T. 18» (un convoglio formato dal trasporto truppe Victoria – partito da Taranto – e dai cargo Ravello, Monviso, Monginevro e Vettor Pisani – salpati da Messina –, con la scorta dei cacciatorpediniere Vivaldi, Malocello, Da Noli, Aviere, Geniere e Camicia Nera e delle torpediniere Orsa e Castore).. Dopo un primo ed infruttuoso attacco aereo avvenuto nel pomeriggio del 23 gennaio, alle 17.25 dello stesso giorno altri tre aerosiluranti attaccarono il convoglio ed uno di essi immobilizzò la Victoria. Tra le 18.40 e le 18.45, mentre erano in corso le operazioni per il rimorchio della nave, arrivarono altri quattro aerosiluranti (divisi in due coppie): l’Ascari riuscì ad abbatterne uno, ma la Victoria fu nuovamente colpita ed affondò in un quarto d'ora; furono tratti in salvo 1064 dei 1455 uomini a bordo.

Alle 16 del 21 febbraio 1942 partì da Taranto con i cacciatorpediniere Aviere, Geniere e Camicia Nera e la corazzata Duilio e fornì scorta indiretta all'operazione «K 7» (due convogli con 5 cargo, una nave cisterna, 10 cacciatorpediniere e 2 torpediniere tutti diretti a Tripoli).

Alla mezzanotte del 21 marzo l'unità, insieme ai cacciatorpediniere Grecale, Aviere ed Oriani partì da Taranto unitamente alla corazzata Littorio, prendendo poi parte all'inconclusiva seconda battaglia della Sirte, nella quale non ebbe comunque un ruolo di rilievo..

Sempre nel 1942 l’Ascari fu sottoposto ad altri lavori che videro l'imbarco di due mitragliere da 20 mm e, successivamente, di un ecogoniometro.