La storia di Albenga inizia con la fondazione di un villaggio da parte del popolo dei Liguri, che diventa poi municipium romano, e quindi Comune medievale: il Centa che sfociava a mare con una foce a delta cambia il suo corso diventando una foce a estuario. Albenga è impegnata in continui scontri con Genova, che impone il mantenimento di un plotone genovese in città. Da quest'epoca Albenga perde la sua antica forza marittima e la sua fortuna, con lo spostamento di gran parte dei marinai nel vicino e più sicuro golfo di Alassio; da quest'epoca l'economia albenganese si basa sull'agricoltura. Sottomessa a Genova, passa poi sotto il dominio francese, ed è data al Savoia. Sotto questi domini non riuscirà mai ad avere l'importanza di un tempo. Dalla metà dell'Ottocento, il regime alluvionale viene legato da nuovi argini e molte terre paludose vengono bonificate, aumentando l'economia agricola, riportando prosperità e ricchezza. Albenga cambia la sua urbanistica uscendo dalle medievali mura. Nel 1900 diventa un importante centro dell'economia del ponente la cui agricoltura offre prodotti di prestigio esportati in tutto il mondo.

Preistoria Sono molti i ritrovamenti di siti risalenti all'ingaunia preistorica, tra cui spicca quello nella caverna delle Arene Candide a Finale Ligure, in cui sono state scoperte diciannove sepolture paleolitiche, tra cui quella di un adolescente definito il Giovane Principe, rinvenuto su uno strato di ocra rossa a sette metri dalla superficie, rivolto a sud, con un copricapo di nasse dorate, monili di conchiglie, ossa, corna di cervo lavorate e una lunga selce in mano. La ferita mortale al mento risultava ricomposta con ocra gialla prima della sepoltura.

Ritrovamento di uguale importanza è avvenuto nella caverna di Arma Veirana nella vicina Erli, dove sono stati rinvenuti alcuni manufatti risalenti a 50.000 anni fa ed altri di un popolo di cacciatori-raccoglitori vissuti 16.000 anni fa. Quando durante gli scavi è stata trovata una sessantina di conchiglie forate si è proceduto con cautela e poco sotto si è scoperta la sepoltura di una neonata ribattezzata dagli archeologi Neve, morta dopo 40-50 giorni di vita e vissuta circa 10.000 anni fa durante la prima fase del Mesolitico. Tale scoperta è stata di eccezionale importanza poiché è la più antica tomba di un infante rinvenuta in Europa. Il professore Stefano Benazzi, docente di Antropologia fisica al dipartimento di Beni culturali dell'Università di Bologna, analizzando i resti, ha evidenziato che per quel poco che si sa con certezza, tale ritrovamento permette di dire che un soggetto femminile di pochi giorni avesse un comportamento egualitario rispetto agli altri membri della comunità. Analizzando i denti di Neve si è potuto stabilite che la madre durante la gravidanza si nutrisse di risorse terrestri come animali cacciati, e non di risorse marine, e che durante la gravidanza aveva subito alcuni stress fisiologici. Il corpo è stato ritrovato con una sessantina di conchiglie forate, quattro ciondoli ricavati da frammenti di bivalvi e un artiglio di gufo reale. Questi ornamenti sembrano essere stati impiegati per lungo tempo da parte dei membri della comunità e poi usati per adornare la tomba della neonata.

Albium Ingaunum I primi insediamenti di cui si hanno testimonianza certa sono del VI secolo a.C. La società che vanno a formare è agropastorale. Questo popolo fonda quello che i Romani definiscono oppidum, un centro fortificato, con il nome Albium Ingaunum, "la fortezza degli Ingauni". L'oppidum era ubicato vicino al mare, probabilmente nei pressi di un'ampia insenatura che fungeva da porto naturale.

Gli Ingauni, nel IV secolo a.C. hanno notevoli conoscenze marittime che li porteranno a creare una potente flotta, che creerà lucrosi profitti, tramite il commercio e la pirateria; il principale nemico del tempo erano i Greci Marsigliesi, le due potenze si contendevano il dominio del Tirreno settentrionale, gli Ingauni esercitavano la pirateria proprio ai danni dei Marsigliesi. Lo storico romano Tito Livio descrive che le navi corsare erano snelle e veloci, per le quali la guerra di corsa era l'attività principale. Insieme ai Sabates di Savona e agli Intemelii di Ventimiglia, gli Ingauni erano un gruppo etnico abbastanza omogeneo che andava da Savona a Monaco e che i Romani unirono nel nome di Ligures Alpini. Tuttavia gli Ingauni governavano sul territorio che va da Finale Ligure, confinante con i Sabates, fino a Sanremo, confinante con gli Intemeli, più vasto rispetto ai confinanti. In quest'epoca l'economia prevalente era quella dovuta allo sfruttamento del territorio circostante, tramite agricoltura e pastorizia, mentre nelle zone litoranee era l'attività legata al mare la principale fonte di sostentamento.

La Repubblica romana si pone l'obiettivo di conquistare la Liguria, per avere vie terrestre sicuri verso la Gallia e l'Iberia, oltre ad avere dei porti sicuri dove poter attraccare. Nel III secolo a.C. i Romani hanno come punto di riferimento in Liguria la città di Genova, un patto che non verrà mai meno, tuttavia la politica genovese non era condivisa dal resto delle popolazioni liguri, che erano maggiormente legate a Cartagine attraverso vincoli commerciali.

Nella seconda guerra punica (218 a.C. - 201 a.C.), quando Annibale provò a sconfiggere Roma, Albium Ingaunum si alleò con il cartaginese, che farà base nella piana più volte anche tramite il fratello Magone Barca che secondo una tradizione morirà proprio in queste acque dopo aver depredato Genova e diviso il bottino tra Savona e Albenga, il patto fatto con questo era di aiutare gli Ingauni a sconfiggere la popolazione degli Epanteri, che era nelle zone montane. Il danno dovuto al sacco di Genova fu talmente enorme che ancora oggi si usa il termine dialettale "magone" per indicare il nodo in gola causato dal pianto.

Dopo la sconfitta dei Cartaginesi, gli Ingauni si alleano con Roma pur rimanendo autonomi economicamente tramite un foedus, stipulato nel 201 a.C. Questo patto concedeva ai Romani per almeno un decennio la possibilità di comunicare liberamente con Marsiglia e con l'Iberia. Ma l'attività di pirateria era andata rinnovandosi, inoltre per le guerre di Roma contro i Liguri Apuani erano nati nuovi fermenti antiromani nel ponente ligure. Roma non più disposta a tollerare, invia nel 185 a.C. un esercito comandato dal proconsole Lucio Emilio Paolo che sconfiggerà gli Ingauni annettendo nel 181 a.C. tutto il loro territorio al dominio di Roma. Gli scontri vennero descritti da Tito Livio: la prima vittoria fu ingauna, avvenuta secondo la tradizione tramite l'inganno, che costrinse comunque i Romani a rinchiudersi nella loro fortificazione. Tuttavia questi rimasti inferiori di numero, ma con grandi capacità militari, riuscirono a vincere. Esattamente nel 181 a.C. il proconsole ebbe una notevole vittoria terrestre assieme a una vittoria navale avvenuta dal duumviro Matieno, che riuscì a catturare 32 navi corsare, che portarono alla definitiva resa di Albium Ingaunum. Poco dopo con la vittoria sui Liguri Montani, i Romani ottennero il completo controllo sulla Liguria. Lucio Emilio Paolo decise di non infierire sulle popolazioni vinte, decise di distruggere le mura delle città e di impedire la costruzione di navi di grosso tonnellaggio. Questa politica era tipica dei Romani, che miravano a conquistare le popolazioni lasciando libertà e introducendo elementi della civiltà romana. L'oppidum ingauno viene raso al suolo dalle fondamenta, tanto che non sono stati trovati segni dell'antico insediamento. Alcuni ritrovamenti dell'antichità ingauna pre-romana sono stati fatti al Monte, risalenti al IV secolo a.C.

Roma

Nel 180 a.C. i Romani costruiscono un castrum militare sull'oppidum degli Ingauni, la città prese il nome di Albingaunum che nel 13 a.C. vede passare per il suo territorio la via Julia Augusta edificata da Augusto per unire Roma con la Gallia. In questi anni alcune truppe di Liguri partecipano alle spedizioni di Roma. Nell'89 a.C. Albingaunum diventa un municipium, e i suoi abitanti ricevono in seguito il titolo di cittadini romani, eleggono i propri magistrati e senatori. Dal I al III secolo Albingaunum gode della Pax Romana diventando una città prospera come attestato dai numerosi reperti archeologici, difatti l'abbattimento delle antiche mura e l'ampliamento del fabbricato ne sono testimonianza.

Per capire bene la ricchezza della città basti pensare che un suo cittadino, Proculo, nel 280 armò i suoi 2.000 schiavi presenti nella piana e si fece eleggere imperatore dalle legioni a Lione; ma venne velocemente eliminato dall'imperatore in carica Probo.

Dell'epoca romana si hanno diversi rinvenimenti di materiale a San Calocero al Monte, dov'è stato trovato del materiale sepolcrale con il bollo di Sextus Murrius Festus, che compare in molti corredi funebri di Albenga, oltre che del materiale di sigillata africana tipo A, come lo stesso piatto blu realizzato in Egitto.

I Visigoti nel 402 la saccheggiano riducendola in rovine, ma Flavio Costanzo nel 417 decide di riedificare la città realizzando coves, tecta, portus, commercia, portasbaie, edifici, porti marittimo, marcati, porte nelle mura,- LAMBOGLIA 1957, pp. 16-17, 82; PERGOLA 1993-1994, pp. 300-301., che con ampliamenti e rinforzi resisteranno per tutto il Medioevo; si ha la certezza che Costanzo costruì anche strutture portuali ma nulla è stato rinvenuto. Il portus di Albingauno sarebbe stato localizzato alla foce del Marura, oggi conosciuto come CentaPlin., NH, III, 48. In quest'epoca Albenga ospita San Martino di Tours che per qualche anno risiederà sull'isola Gallinara.

Nel V secolo passerà sotto la dominazione ostrogota e dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, Albingaunum passa sotto il controllo dell'Impero bizantino, migliorando la sua organizzazione militare.

Medioevo La prima discesa dei Longobardi in Italia si arresta tra il confine delle Alpi e Appennini con la pianura, dove si attesta il limes tra i due popoli. La Liguria, detta Marittima Italorum, è ridotta a una lingua di terra tra i monti e il mare, ma proprio grazie all'apertura su questo riesce ad avere contatti con la flotta bizantina che lo controllava. In quest'epoca la città continua a mantenere un'organizzazione romano-bizantina, con tutte le conseguenze che questo comporta. Centro della vita cittadina resta il porto, con i contatti commerciali, umani e militari che ne conseguono, restando uno dei centri della Marittima. Vincolante per capire questo periodo è l'organizzazione militare del limes, organizzato su un sistema di castra a cui faceva capo una parte di territorio e la sua popolazione, che probabilmente era inquadrata secondo schemi militari. Le fonti citano vari luoghi sotto il controllo di Albenga: il castrum Tabia, Portus Maurici, il castron Baractelia (Toirano), Varigotti, e secondo gli studi di Nino Lamboglia anche Cisano, Pietra e Giustenice, visto che hanno fondazione su centri fortificati sorti in età bizantina per controllare le vie tra l'entroterra e la litoranea.