La Villa medicea di Poggio a Caiano è una delle ville medicee più famose e si trova nel comune di Poggio a Caiano (Prato). Oggi è di proprietà statale e ospita due nuclei museali: uno degli appartamenti storici (piano terra e primo piano) e il Museo della natura morta (secondo piano).
La villa è forse il migliore esempio superstite di architettura commissionata da Lorenzo il Magnifico, in questo caso a Giuliano da Sangallo verso il 1480. Come edificio privato, vi furono sviluppati elementi che fecero poi da modello futuro per la tipologia della ville suburbana: compenetrazione tra interno ed esterno mediante filtri come le logge, distribuzione simmetrica degli ambienti attorno a un salone centrale (spazio "centrifugo"), posizione dominante nel paesaggio, recupero consapevole di elementi architettonici classici (come la volta a botte e il frontone di tempio ionico in facciata)..
Storia Quattrocento La villa è situata al centro di un poggio, ultima propaggine del Montalbano, in una posizione strategica, protesa a promontorio verso il fiume Ombrone e la piana e dominante verso la strada tra Firenze e Pistoia, che qui scavalca la piccola altura.
Fu fatta edificare da Lorenzo de' Medici dopo aver comprato un podere a destinazione rustica da Giovanni Rucellai, il quale a sua volta aveva acquistato quello che allora era un semplice fortilizio, da Palla di Noferi Strozzi, costruito dalla famiglia dei Cancellieri di Pistoia ai primi del Quattrocento.
Dopo un periodo di intensi acquisti fondiari da parte della famiglia Medici, nell'area di Poggio a Caiano e anche sull'altra sponda del fiume Ombrone, presso Tavola, tra il 1470 e il 1474, Lorenzo incaricò Giuliano da Sangallo di realizzare una villa che divenne il prototipo della dimora signorile di campagna nei secoli successivi. Lorenzo infatti, tramite il suo architetto preferito, fu tra i primi a concepire uno spazio agreste in cui il territorio venisse ordinato e plasmato secondo le esigenze dell'armonia; iniziava infatti in quell'epoca a tramontare l'idea della villa-fortezza (come la villa di Careggi, più simile a un castello, realizzata solo trent'anni prima da Michelozzo per Cosimo il Vecchio, il nonno di Lorenzo). Questa nuova attitudine era dovuta sia a questioni politiche, grazie al periodo di pace e stabilità raggiunto dalla politica di Lorenzo, sia filosofiche, secondo gli umanisti che vedevano l'uomo come plasmatore del paesaggio a suo favore, in qualità di "demiurgo" platonico.
Tra le innovazioni originali per l'epoca, si registrarono il porticato al pian terreno (quasi una zona di interconfine tra il paesaggio circostante e la villa), il portico e il frontone classicheggiante al piano nobile e la mancanza di un cortile centrale. Gradualmente la villa si arricchì di opere in un continuum tra architettura, pittura e scultura: risalgono a questo periodo l'affresco di Filippino Lippi sotto la loggia al primo piano e, forse, il frontone in maiolica invetriata attribuito ad Andrea Sansovino (che alcuni storici riferiscono ad una seconda fase costruttiva).
A Giuliano da Sangallo è riferito anche un altro edificio all'interno della grande tenuta; si tratta di una struttura quadrata e bastionata, a corte centrale, denominato “Cascine” che si trova sull'altra sponda dell'Ombrone e che, come centro delle attività agricole, costruito prima della stessa villa, era il suo ideale contrappeso nel complessivo disegno territoriale.
Con la morte di Lorenzo nel 1492 i lavori alla villa erano ancora in gran parte incompiuti e subirono un vero e proprio arresto tra il 1495 e il 1513, a causa dell'esilio dei Medici da Firenze. La villa era completa solo per un terzo, il basamento con il portico già completi e le murature del piano primo giunte al piano d'imposta della volta che doveva coprire il salone centrale.
Cinquecento
Tra il 1513 e il 1520, dopo il rientro dei Medici, i lavori vennero portati a termine su iniziativa del figlio di Lorenzo il Magnifico, Giovanni, nel frattempo diventato papa Leone X. Giuliano da Sangallo, ormai anziano, poté seguire i lavori solo saltuariamente e fino al 1516, anno della sua morte. I lavori proseguirono però secondo il suo progetto, documentato molto probabilmente anche da un modello ligneo. Venne realizzata la volta del salone centrale al primo piano con lo stemma papale (che da allora fu detto Salone di Leone X), sotto la direzione di Andrea di Cosimo Feltrini e del Franciabigio. La grande copertura a botte aveva preoccupato, fin dall'inizio, i committenti, che per la sua grandezza temevano un crollo, ma fu collaudata dal Sangallo nel suo stesso palazzo fiorentino che stava costruendo, secondo un aneddoto raccontato dal Vasari; inoltre la stessa volta del portico al primo piano della villa, terminata tra il 1492 e il 1494, fece da ulteriore prototipo.
Sempre all'epoca di Leone X vennero iniziati gli affreschi del salone dai più grandi maestri fiorentini dell'epoca: Pontormo, Andrea del Sarto e il Franciabigio stesso. Le pitture vennero concluse circa cinquant'anni dopo da Alessandro Allori, con un ripensamento del progetto originale in chiave più monumentale, dando più spazio alle figure rispetto alle architetture dipinte.
Con Cosimo I ripresero i lavori, concludendo l'edificio principale e realizzando il giardino e i vari annessi sotto la guida di Tribolo e di Davide Fortini.
La villa di Poggio a Caiano rimase da allora una residenza estiva e autunnale dei Medici e, oltre ad ospitare numerose personalità, fu teatro di importanti avvenimenti della loro storia dinastica. In particolare alla villa venivano accolte prima di giungere a Firenze le spose straniere dei membri della famiglia, che qui ricevevano l'omaggio della nobiltà fiorentina: è il caso di Giovanna d'Austria, prima moglie di Francesco I e di Cristina di Lorena, moglie di Ferdinando I. Si celebrarono qui, tra gli altri, i matrimoni tra Alessandro de' Medici e Margherita d'Austria (1536), tra Cosimo I ed Eleonora da Toledo (1539) e Francesco I e Bianca Cappello già sua amante (1579). Proprio Bianca e Francesco in questa villa trovarono anche la morte, per cause non pienamente chiarite e con sospetto di avvelenamento.
Seicento e Settecento
Nel 1661 giunse a Firenze Margherita Luisa d'Orléans, cugina di Luigi XIV e sposa di Cosimo III. La principessa, profondamente diversa dal carattere cupo e ultra-religioso di Cosimo e soprattutto sopraffatta dalla Granduchessa madre Vittoria della Rovere, venne di fatto relegata a Poggio a Caiano. Per alleviare la "prigionia", oltre al seguito di circa centocinquanta persone, fece costruire il teatro al piano terra, prima di tornare definitivamente in Francia nel 1675.
La villa fu la residenza preferita del figlio di Cosimo III, il principe Ferdinando, grande amante delle arti prematuramente scomparso, che ne fece un attivissimo centro culturale. Vi si rappresentavano spesso commedie nel teatrino e qui egli aveva radunato una singolarissima collezione che chiamava il Gabinetto delle opere in piccolo di tutti i più celebri pittori. Si trattava di una pinacoteca disposta in un'unica stanza della villa, che conteneva 174 quadri di altrettanti pittori diversi, il più grande dei quali misurava 100x75 cm, e che contava opere di importantissimi autori tra i quali Dürer, Leonardo da Vinci, Raffaello Sanzio, Rubens ecc. Oggi non è più ammirabile perché venne smembrata nel 1773 dagli Asburgo-Lorena. La sala del Gabinetto era affrescata da Sebastiano Ricci con un'Allegoria delle arti, ma anche quest'opera è andata perduta nelle ristrutturazioni successive. Il monumentale organo del romano Lorenzo Testa (1703), già a palazzo Pitti e oggi nel teatrino, è frutto di un desiderio di Ferdinando.
Alla morte di Giangastone (1737), fratello di Ferdinando e ultimo discendente dei Medici, la villa passò ai nuovi granduchi toscani, gli Asburgo-Lorena, che continuarono ad utilizzarla come residenza estiva o come punto di sosta durante i loro viaggi verso Prato o Pistoia. Furono approntati i necessari lavori di manutenzione e restauro periodici, anche se, secondo la loro strategia economica, essi intesero ridimensionare i possedimenti agresti: cominciarono a non usare più alcune ville (come l'Ambrogiana e Lappeggi), facendone confluire gli arredi a Palazzo Pitti e alle residenze superstiti. Poggio a Caiano non subì questa sorte e testimoniano quel periodo solo alcuni arredi, come i piccoli cassettoni in legno pregiato con intarsi raffiguranti vedute e paesaggi. Gli architetti Giuseppe e Giovan Battista Ruggeri curarono un generale restauro, con il rinnovo del teatro e l'apposizione di un orologio sulla facciata.
All'epoca di Ferdinando III di Toscana, il parco antistante la villa fu dotato di alcune singolari strutture per il divertimento: un "arcolaio volante", un'altalena, una "giostra degli asini" e una "giostra di cavalli", che sono ancora conservate in un deposito.
Ottocento
Con la conquista napoleonica, la Toscana entrò nella sfera di influenza francese, prima come regno d'Etruria e poi come parte dello stesso Impero francese. La villa subì modifiche interne ed esterne (soprattutto ad opera di Pasquale Poccianti) su iniziativa della reggente Maria Luigia d'Etruria e successivamente di Elisa Baciocchi Bonaparte, sorella di Napoleone, dal 1804 principessa di Lucca e Piombino e dal 1809 granduchessa di Toscana. La Villa di Poggio divenne una delle sue residenze preferite e pare che proprio qui si sia consumata una presunta relazione amorosa tra lei e il celebre violinista Niccolò Paganini, che tenne nel teatro della villa numerosi concerti. Vi si esibirono, tra gli altri, anche Giovanni Paisiello, Étienne Nicolas Méhul e Gaspare Spontini. Risalgono a quest'epoca gli affreschi in stile neoclassico del pratese Luigi Catani nella sala d'ingresso al primo piano e in ben diciassette sale della villa, ai quali collaborarono vari artisti guidati sempre dal Catani.
Sempre su commissione di Elisa Baciocchi, nel 1811 Giuseppe Manetti progettò nuovi giardini all'inglese, prevedendo viali irregolari, un laghetto, e piccoli padiglioni neoclassici, quali una ghiacciaia a cono e un tempietto di Diana. Il progetto fu ultimato solo in seguito e parzialmente.
Con la restaurazione (1819) proseguirono le riparazioni e i lavori di riordino (soprattutto nel giardino, dove fu costruita la conserva dell'acqua e limonaia, solenne opera di Pasquale Poccianti, e fu completato il parco all'inglese).
Quando Firenze divenne capitale, Vittorio Emanuele II, amante dei cavalli e della caccia, fece risistemare la villa: furono costruite nuove scuderie ed alcune sale al piano terra vennero ridecorate, come la sala da biliardo al pian terreno o la Sala dei Pranzi, su progetto dell'architetto Antonio Sailer. Con Vittorio giunse al Poggio anche la "bella Rosina", ossia Rosa Vercellana, una popolana piemontese e amante del re e poi sua moglie morganatica. Testimonianza di questa ennesima storia d'amore che ha avuto come teatro la villa sono le rispettive camere da letto del re e della moglie, visitabili al primo piano.
Nel 1828 furono sistemate le meridiane sui lati dell'edificio, mentre l'interno della villa veniva aggiornato con arredi pregiati provenienti dai palazzi reali di Modena, di Piacenza, Parma, Torino, Lucca e Bologna, confluiti nel patrimonio del nuovo regno unitario.
Novecento e epoca contemporanea Nel 1919 l'amministrazione della Real Casa donò la villa allo Stato italiano. La cascina di Poggio a Caiano-Tavola e le scuderie, che con la villa costituivano un complesso unitario di grande valore architettonico, furono invece cedute, sempre nel primo dopoguerra, all'Opera Nazionale Combattenti e Reduci e successivamente vendute ai privati. Gli arredi e i parati al secondo piano vennero irrimediabilmente dispersi in questo periodo.