Il termine isteria denota una psiconevrosi caratterizzata da stati emozionali molto intensi e da attacchi parossistici particolarmente teatrali. Nell'immaginario collettivo è sempre stata considerata una malattia appartenente all'universo femminile: la teoria era corroborata dal falso storico secondo il quale il termine "isteria" deriva dal greco (hystera), cioè utero, anche questa traduzione è del tutto errata. Tracce di simile correlazione sono ravvisabili anche in iscrizioni risalenti all'antico Egitto, ma più in generale appare chiaro come disordini in qualche modo legati all'apparato genitale femminile, inficiando la capacità di procreazione, spaventassero già le popolazioni primitive.
L'isteria nell'antico Egitto Sono stati diversi i papiri ritrovati riguardanti la medicina egizia: fra questi, il papiro Kahun, risalente al XX secolo a.C., che ha come oggetto specifico l'isteria, e il più generico papiro Ebers (XVI secolo a.C.). L'idea dominante era che ogni tipo di alterazione psichica e fisica nella donna derivasse dallo spostamento dell'utero nel corpo. Compito del medico, quasi sempre appartenente alla casta sacerdotale, era quello di far tornare l'utero nella sua posizione originaria, mai tramite manipolazione diretta ma sempre cercando di attrarre o di respingere l'utero con fumigazioni o con l'applicazione di oli benefici e pozioni. In ogni caso, si pensava all'utero come un'entità distinta e indipendente, talvolta maligna, altre benefica. La presenza, nelle terapie, di molti simboli del dio Thot, dio della saggezza e della medicina, conferma l'inscindibilità della pratica medica con le credenze religiose. A questo proposito sono state rinvenute, in varie parti d'Egitto, alcune statuette di cera raffiguranti l'ibis, il volatile sacro al dio, utilizzate come statuette votive o nelle insufflazioniIlza Veith: "Hysteria: The History of a Disease" The University of Chicago Press 1965 pag.5.
Il mondo classico
Il termine isteria appare per la prima volta nel trentacinquesimo aforisma del Corpus Hippocraticum: “Se una donna soffre di isteria, sternutire è di beneficio”. Fra le manifestazioni più comuni erano riportati casi di donne affette da alcune difficoltà respiratorie, senso di soffocamento o da attacchi epilettici, tutti attribuibili alla posizione dell'utero e, indirettamente, all'astinenza sessuale. Dalla sua posizione originaria, si credeva che l'utero potesse raggiungere il cuore e, nei casi più gravi, la testa.
I metodi di cura più comuni sono trattati nel “Natura della donna” di Ippocrate: il medico doveva dapprima capire la posizione dell'utero e poi applicare fumigazioni aromatiche o maleodoranti sul basso ventre e sulla testa delle pazienti. Veniva anche data una purga, consigliati bagni bollenti e non raramente erano utilizzati pessari intrisi di vari aromi; la cura variava sulla base dei casi e soprattutto si differenziava fra vergini e vedove, ma il rimedio migliore rimaneva comunque il matrimonio.
Nel corpus sono anche comprese casistiche dettagliate come mutismo, paralisi artificiali, nevralgie e convulsioni tutte comunque incluse nella categoria “Soffocamento dell'utero”. A Ippocrate va anche il merito di aver distinto epilessia e isteria e aver parlato per la prima volta di cause organiche anche per queste malattie, togliendone così l'etichetta di “sacralità”Cfr.op.cit pag 14. Alcune iscrizioni del Tempio di Asclepio a Epidauro riportano casi di isteria ben documentati e certamente significativi: in questo caso la cura si basava sui sogni ristoratori e su offerte votive al dio.
Il modus operandi della medicina greca si trasmise intatto nel mondo romano: Celso, nel suo De medicina (probabilmente non totalmente intatto) definisce l'isteria “la malattia dell'utero” per eccellenza e, alle tradizionali modalità di cura aggiunge solo il consiglio di prolungare la terapia per un anno al fine di evitare ricadute.op.cit., p. 21
Areteo di Cappadocia, famoso per la sua divisione delle malattie fra croniche e acute, pone il “soffocamento isterico” fra le ultime; definisce inoltre l'utero “erratico”, più precisamente “un animale nell'animale” (secondo una definizione già presente nel Timeo di Platone), responsabile dei prolassi degli organi interni e dunque dei disturbi normalmente associati.
Nel trattato di ginecologia di Sorano d'Efeso del II sec d.C., fra i più famosi medici dell'antichità e il più noto dei metodisti, viene proposta una descrizione dell'apparato genitale femminile fra le migliori dell'età classica. Sorano rigettò platealmente l'idea di un utero in movimento, attribuendogli comunque l'isteria come “malattia di restrizione”. Essa era principalmente riscontrabile in donne che avevano dato alla luce bambini prematuri, vedove, adolescenti alla fine della pubertà e coloro che erano affette da disordini mestruali.
La terapia consisteva nel porre la paziente in un ambiente tiepido e con luci soffuse durante l'attacco, per poi applicare olio d'oliva sul ventre e massaggiare dolcemente, cercando quindi di indurre rilassamento. Nei casi di isteria cronica le pazienti andavano curate con passeggiate, esercizi vocali, bagni ed esercizi ginnici.
Dello stesso avviso anche Galeno, che rigettò fermamente l'idea di migrazione elaborando la propria teoria eziologica. Avendo già evidenziato la stretta e reciproca relazione fra mente e corpo, definì l'isteria una manifestazione di squilibri somatici, secondo la sua ben nota teoria degli umori: così la causa dei disturbi era la ritenzione delle secrezioni dell'utero (assimilabili al seme maschile), che, corrompendo il sangue, inevitabilmente portava all'irritazione dei nervi. Divideva la sintomatologia in tre gruppi: attacchi con perdita di conoscenza e con pulsazioni molto basse; attacchi con problemi respiratori, e quindi i casi di contrazione delle membra. In tutti e tre i casi comunque rimaneva inoppugnabile la presenza di affezioni uterine. Significativo sottolineare che Galeno identificò anche una serie di disturbi omologhi nel maschio, dovuti alla ritenzione dello sperma e che avevano conseguenze decisamente più gravi dell'isteria femminile. Utilizzando le sue parole: “La passione isterica è solo un nome; in ogni caso, varie e innumerabili sono le forme in cui si presenta”Cfr. op.cit., p. 39.
Il Medioevo
Con l'affermarsi del Cristianesimo, e la sempre maggiore importanza data alla castità come virtù, l'isteria iniziò a essere trattata come manifestazione demoniaca, il risultato della nefasta alleanza della paziente (si escludeva un'incidenza maschile) con le forze maligne. Come evidenziato da Sant'AgostinoSant'Agostino, La città di Dio, Libri XIX-XXII i piaceri carnali sono intrinsecamente legati al male, sebbene sia sempre la volontà personale dell'individuo che sceglie il proprio orientamento. Agostino realizzò (e descrisse) una serie di esorcismi, che probabilmente coinvolsero molti malati mentali: nei suoi scritti, tuttavia, l'isteria non viene mai nominata.
Le teorie galeniche rimasero in vigore fino a Rinascimento inoltrato, ma le isteriche divennero l'emblema stesso della stregoneria e come tale iniziarono a essere perseguitate e accusate delle peggiori nefandezze, spesso vittime della furia popolare. A seguito delle torture più crudeli inflitte dall'Inquisizione o da improvvisati giudizi popolari, spesso arrivavano ad ammettere rapporti con il diavolo o patti segreti per diffondere epidemie, morte e carestie.
Con la bolla imperiale di Carlo Magno la “stregoneria e l'evocazione del maligno” vennero ufficialmente punite: nei secoli stragi, torture e sevizie colpirono migliaia di innocenti; qualsiasi cosa accadesse la colpa ricadeva inevitabilmente sui soggetti più deboli. A peggiorare la situazione anche la diffusa misoginia che pervadeva la società.
All'inizio del Quattrocento fu promulgato il “Malleus Maleficarum” da parte di due monaci domenicani, tali Kramer e Sprenger, incaricati da papa Innocenzo VII di estirpare il male portato da uomini e donne “abbandonati al diavolo, "incubi e succubi".”Bolla Papale Summis desiderantes 1484. Immediatamente divenne causa di un'infinità di persecuzioni e ingiustizie, diffondendosi rapidamente in tutta Europa. Dalla descrizione delle vittime ricavate dai verbali (giovani donne, vedove, persino suore), emerge come gran parte delle vittime soffrisse di manifestazioni isteriche (cecità e paralisi artificiale, convulsioni). Secondo il “Malleus Maleficarum”, le donne sono molto più inclini a essere possedute per loro stessa natura, un “animale imperfetto che inganna sempre”;
Durante i processi si effettuavano test veri e propri alla ricerca di aree del corpo insensibili al dolore: queste mancanze di sensazioni cutanee, tipiche delle manifestazioni isteriche, venivano considerate come uno segno di Satana, sufficienti per una condanna a morte per annegamento, o più probabilmente tramite rogo.
Il confinamento dell'isteria, come di altre patologie, nel campo d'azione dell'esorcismo e delle manifestazioni sovrannaturali, non impedì ad alcuni medici medievali di rimanere ancorati all'antica visione organicistica: Arnaldo da Villanova, medico del XIII secolo, ferma restando la natura soprannaturale di alcune patologie, cercò di definire l'origine organica di molti disturbi. L'isteria, comunque, continuò a essere considerata un disturbo parossistico del genere femminile, e le sue uniche raccomandazioni prevedevano l'uso di ovuli inseriti nella vagina.
La fine del Medioevo e la rivoluzione scientifica Sull'onda del cambiamento che da lì a poco avrebbe travolto la medicina, Paracelso (1493-1541), nella sua aspra critica contro la medicina araba e galenica, pone per la prima volta l'isteria fra le malattie mentali. Nel trattato “Sulle ragioni che privano l'uomo della ragione” egli rigetta l'idea di malattie provenienti da presenze infernali, ma nel tentativo di staccarsi dall'eziologia greca, elabora un proprio modello mancante di chiarezza e pragmatismoIlza Veith, Hysteria: The History of a Disease, The University of Chicago Press 1965, p. 105: l'utero “viene internamento alimentato” e in mancanza delle sostanze necessarie alla sua sopravvivenza “perde la sua vera natura e diviene freddo” producendo un violento spasmo. L'eccessiva freddezza provoca acido e inevitabilmente si producono vapori e fumi che infettano tutti gli altri organi, causando un attacco epilettico.
Interessante notare che Paracelso sia stato il primo a intuire una componente inconscia della malattia, da lui definita Chorea Lasciva, anticipando così una delle fondamenta della psicoanalisi. François Rabelais, medico oltre che famoso letterato, è ricordato per le sue mordenti descrizioni di donne affette da isteria, ma ebbe anche un ruolo nell'intuizione dell'importanza del controllo dell'intelletto volontario nella malattia. Sosteneva altresì che la miglior cura consistesse nell'agire sulla volontà delle donne occupandole in altre faccende che distraessero da altre pulsioni: “Diana che è costantemente occupata nella caccia, è chiamata infatti la casta”Ilza Veith, Hysteria: The History of a Disease, The University of Chicago Press, 1965, p. 108.
Ambroise Paré è ricordato come colui che diede nuovo lustro alla professione chirurgica, ma nel trattamento dell'isteria effettua un singolare recupero delle teorie galeniche e ippocratiche. Considerò la malattia come pazzia: “lo strangolamento dell'utero, è un blocco o un'ostruzione nella capacità di prendere fiato e spazio, che l'utero, pressato a causa dell'eccesso di vapori e umori lì contenuti, cerca di svicolare come se fosse mosso da una convulsione.Cfr. op. cit. p. 110” Per alcune ragioni, come la “corruzione del seme”, all'utero “è portata secchezza, che viene trasmessa su fino al cervello, da dove la donna cade come in catalessi, senza muoversi”. Con tali dinamiche possono manifestarsi collassi, paralisi, convulsioni o pazzia, significativamente definita come furor uterinus.