Nella linguistica storica, la rottura o frangimento o frattura vocalicaThe American Heritage Dictionary of the English Language, Quarta Edizione 2000 di Houghton Mifflin Company. (in tedesco Brechung) è il mutamento di un monottongo in un dittongo o trittongo. Il mutamento in un dittongo è anche noto come dittongazione. La frattura vocalica viene spesso distinta dalla dittongazione e definita più strettamente come un processo armonico (vale a dire assimilatorio) che coinvolge la dittongazione provocata dalla vocale o consonante successiva. La pura vocale originaria di solito si rompe in due segmenti, dove il primo si accompagna alla vocale originale e il secondo si armonizza con la natura della vocale o consonante "scatenante". Per esempio, il secondo segmento può essere /u/ (una vocale posteriore) se la vocale o consonante seguente è posteriore (per es. velare o faringale), e il secondo segmento può essere /i/ (una vocale frontale) se la vocale o consonante seguente è frontale (per es. palatale). Perciò, la frattura vocalica in questo senso stretto può essere vista come un esempio di assimilazione di una vocale a una vocale o consonante seguente.
Il fenomeno riveste particolare rilevanza nelle lingue germaniche storiche, specialmente in norreno e inglese antico, dove agisce in condizioni dipendenti dal contesto fonetico specifico di ciascuna vocale tonica breve coinvolta.
Inglese americano meridionale
Questa è una caratteristica della "pronuncia strascicata meridionale" dell'Inglese americano meridionale, dove le vocali frontali brevi hanno sviluppato un "suono transitorio" (semivocalico) fino a [j], e dunque in alcune zone fino allo scevà: pat , pet , pit .
Medio inglese
Nel medio inglese veniva inserita una vocale tra una vocale frontale e una seguente (pronunciata in questo contesto), e una vocale inserita tra una vocale posteriore e una seguente (pronunciata in questo contesto). Questo è un esempio prototipo in senso stretto di "frattura vocalica" come descritto sopra: la vocale originale si rompe in un dittongo che si assimila alla consonante seguente, ottenendo una frontale davanti a una consonante palatale e davanti a una consonante velare.
Antico inglese
Ci sono due processi nell'antico inglese che rappresentano degli esempi di frattura vocalica armonica, chiamata Old English breaking e back umlaut.
L'Old English breaking è un processo in atto nell'antico inglese preistorico mediante cui le vocali brevi e lunghe accentate i, e, æ diventano rispettivamente i dittonghi brevi e lunghi io, eo, ea, quando seguiti da h o da r, l + altra consonante (vocali brevi soltanto), e talvolta da w (soltanto per alcune vocali brevi).
Esempi sono:Robert B. Howell 1991. Old English breaking and its Germanic analogues (Linguistische Arbeiten, 253.). Tübingen: Max Niemeyer PG *fallan → feallan "fall" PG *erþō → eorþe "earth"
Il Back umlaut è un processo in atto nell'antico inglese preistorico attraverso cui le vocali brevi i, e, æ diventano rispettivamente i dittonghi brevi io, eo, ea davanti alla vocale posteriore della sillaba successiva, se la consonante che interviene è di una certa natura.
Norreno
La e breve accentata proto-germanica diventa regolarmente ja o (davanti a u) jǫ nel norreno tranne dopo w, r, l. Per esempio: PG *ek(a) "I" → (est) AN jak, svedese jag, danese e bokmål norvegese jeg (ma jutlandico æ, a, islandese ek → ég, nynorsk eg) Il faroese le ha entrambi. La forma standard è eg, mentre i dialetti di Suðuroy hanno jeg. PG *hertōn "cuore" (in ing. heart) → AN hjarta, svedese hjärta, faroese hjarta, danese hjerte PG *erþō "terra" (in ing. earth) → proto-norreno *erþū → AN jǫrð, svedese, danese jord, faroese jørð
Secondo alcuni studiosi,J. Svensson, Diftongering med palatalt förslag i de nordiska språken, Lund 1944. la dittongazione di e è un mutamento fonetico incondizionato, mentre altri parlano di epentesiH. Paul, "Zur Geschichte des germanischen Vocalismus", Beiträge zur Geschichte der deutschen Sprache und Kultur 6 (1879) 16-30. o umlaut.K. M. Nielsen, Acta Philologica Scandinavica 24 (1957) 33-45.
Proto-indoeuropeo
Alcuni studiosi F. Normier, in: Zeitschrift für vergleichende Sprachforschung 91 (1977) 171-218; J.S. Klein, in: Die Laryngaltheorie und die Rekonstruktion des indogermanischen Laut- und Formensystems, Heidelberg 1988, 257-279; J.E. Rasmussen, in: Selected Papers on Indo-European Linguistics, Copenaghen 1999, 442-458. credono che le vocali i, u del protoindoeuropeo (PIE) abbiano un tipo di frattura davanti a un'originaria laringale in greco, armeno e tocario, mentre le altre lingue indo-europee hanno monottonghi. Esempi tipici sono:
PIE * → * "vivo" → gr. , toc. B śāw-, śāy- (ma in sanscrito jīvá-, lat. vīvus) PIE * → * "lato frontale" → gr. "faccia", toc. B pratsāko "petto" (ma in sanscrito prátīka-) PIE * → * "lungo" → gr. , arm. *twār → erkar (sanscrito dūrá-, lat. dūrus).
Tuttavia, l'ipotesi non è adottata dalla maggior parte dei manuali.
Note
Bibliografia Crowley, Terry. (1997) An Introduction to Historical Linguistics. 3ª edizione. Oxford University Press.
Categoria:Linguistica storica Categoria:Fonetica